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Nov 152009
 

Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto, La lavandaia, 1730 ca.La famiglia nell’ancien régime è di vitale importanza, è il punto di riferimento della società agricola, è il luogo di produzione.
Più ancora che in città, il nucleo familiare riveste un ruolo di primo piano. Padre, madre, figli, nonché nonni e parenti, condividendo uno stesso tetto, collaboravano al lavoro. Ognuno con il proprio compito, ognuno con le proprie responsabilità. I bambini non erano di meno, seppur ancora infanti, dovevano contribuire alla sopravvivenza di tutti. Bisogna evidenziare che i giovani non avevano quella fanciullezza felice e spensierata di oggi, su di loro gravavano compiti spesso al di sopra delle loro possibilità. Dunque, a mietere o a spigolare dopo la mietitura, a custodire il bestiame, a preparare le fibre per la filatura, a seminare: il lavoro non mancava.
Non diversa la situazione era per la donna, che si caricava di oneri e lavori, iniziando la giornata appena al sorgere del sole e terminando con questo. Pane, pasta, tele, abiti, calzature, merletti, pizzi e via dicendo erano gli articoli a cui si dedicavano, chi più specializzata in tessitura, chi più pratica di confezioni, chi dedita ai campi, chi alla numerosa famiglia. E non dimentichiamo la funzione delle balie, delle allattatrici, oltre a quelle che andavano a servizio come domestiche nelle case dei più abbienti, giovanette incluse.Giacomo Ceruti, Donne al lavoro, 1720
Il padre è proprietario di tutti i beni, con poteri quasi assolutistici. Dirige, premia, punisce, corregge, impartisce ordini, e non solo ai figli, ma anche alla moglie e a coloro che dividono la stessa stanza. Possono addirittura incatenare i figli discoli, mandarli in prigione a loro spese, possono bastonare la consorte, possono, insomma, “orientare” la famiglia.
Generalmente ogni famiglia tenta essere autonoma e autosufficiente, il lavoro agricolo, seppur pesante e grave, produceva quasi tutto il necessario per vivere, e talvolta era proprietaria di un piccolo appezzamento di terreno. Durante i periodi di cattivi raccolti o cattive stagioni, i contadini cercavano aumentare le entrate con lo svolgere di altre mansioni. Per esempio in Normandia, nel Maine e nell’Angiò anche gli uomini filavano o tessevano per conto dei fabbricanti delle città vicine. Gli attrezzi di lavoro erano ancora quelli del medioevo, aratri primitivi e zappe, mentre per concimare si era soliti adoperare lo sterco degli animali, dei greggi per lo più.
L’istruzione nelle campagne era poco diffusa, a differenza delle città, in cui si riteneva che un commerciante o un artigiano o un professionista dovesse quanto meno sapere leggere e scrivere per far fronte ai propri affari. Dunque, la grande massa dei contadini era analfabeta, non si poteva mandare a scuola i bambini, si sottraevano braccia al lavoro.
In tutto ciò c‘era una certa unione, una coesione che mandava avanti la società agricola, quella società spesso e volentieri insoddisfatta e sempre pronta a ribellarsi.

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(aggiornato il 15 luglio 2011)

Comments

  10 Responses to “La famiglia contadina nell’ancien régime”

  1. Ciao rino, ho letto con piacere questo post, e mentre lo facevo immaginavo l’operosità della famiglia, ognuno con il proprio compito…..si si proprio come adesso.
    ciao e grazie per quello che scrivi.
    roberta.

  2. Roberta: grazie a te. Ieri come oggi, la famiglia è alla base della società, e una famiglia unita e socialmente avanzata lo è ancor di più. I problemi sono diversi, la situazione storica lo è anche, ma alla fin fine i sentimenti restano gli stessi. Una buona serata.

  3. Altri tempi, i figli erano obbligati a impegnarsi e a sacrificarsi, divenendo così degli agricoltori, artigiani e via discorrendo. L’istruzione non contava e specialmente per le donne, il futuro era quello delle massaie e a dipendere totalmente dal marito. Per fortuna questi modelli sono stati superati, la cultura ha raggiunto tutti, con un problema che mancando il lavoro, tanti con un titolo di studio vanno a fare ciò che i loro antenati facevano solo con la pratica. E’ un momento di grande confusione, dovrebbero creare più risorse per i giovani acculturati. Per fortuna, la figura di pater-familias è quasi scomparsa.
    Interessante post.
    Buon inizio settimana.
    un caro saluto

    • Annamaria: è vero, non viviamo un momento sociale particolarmente felice, l’educazione che oggi si dà ai giovani spesso e volentieri lascia a desiderare, il permissivismo è pane dei nostri giorni. Certo, non era bello una volta, quando i ragazzini andavano a lavorare in tenera età, non è bello nel presente, e allora mi chiedo: saremmo capaci trovare una buona soluzione? In ogni caso, la Storia dovrebbe insegnare qualcosa, o quanto meno farci riflettere. Buona serata.

  4. Di fronte a questi dati, si comprende come, in fin dei conti, il progresso sia costante nel tempo.
    Magari con battute d’arresto, ma certo sono vacuoli in un continuum.
    La vita dei bambini non aveva valore, il dolo nascere poteva essere dolore. I diritti inesistenti, il capofamiglia più che altro un despota.
    Abbiamo ancora i nostri tiranni, ma almeno la vita dell’infanzia è sacra e protetta, dalle leggi attuali e dall’etica.
    Purtroppo ci sono ancora paesi al mondo dove la vita vale niente. Sempre un piacere leggerti, Rino.

  5. Cristina: ieri mi sono soffermato a vedere delle foto di bambini al lavoro nel Bangladesh (qui), sicuramente sfruttati, con un orario di lavoro che ricorda la rivoluzione industriale. E allora penso ai nostri giovani che spesso non sanno ciò che hanno, ciò che i loro padri, i loro nonni, i loro avi hanno conquistato lottando aspramente. Buona giornata.

  6. ci sono angoli di Italia dove ancora negli anni cinquanta i bambini avevano lo stesso ruolo!
    marina

  7. Ti dirò Rino che questa , quella lavorativa non quella gerarchica, è stata una caratteristica anche delle famiglie di un paio di generazioni fa, dei nostri genitori per esempio, se abitavano in provincia o in campagna. Poca infanzia, lavoro in città e poi ri-lavoro sui campi, acqua da raccogliere alla fonte, lavoro estivo notturno di tutta la famiglia nelle sere di chiaro di luna, una vita che seguiva i duri regimi del lavoro e della mancanza di comodità: no acqua potabile, no elettricità, no gas. Chiaro, non parlo della città, ma di chi viveva in periferia, nelle immediate vicinanze.
    Anche per me sembrano cose lunari, e dire che ancora adesso, in giro per il mondo, c’è chi le prova in maniera inalterata!

  8. Paolo: ben dici, due generazioni fa, forse anche meno, forse anche oggi qualche famiglia che abita nelle campagne ha orari di lavoro duri ed estenuanti, dove tutti sono invitati a partecipare per sopravvivere. Magari saranno pochissime – non ne ho idea -, ma immagino vi siano, nella nostra Italia contemporanea. Buona serata.

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