Nov 112009
 

Dove sono andati a finire i vecchi caffè letterari di una volta, quelli in cui ci si riuniva e si parlava di cultura, di letteratura, poesia, arte, di idee spesso rivoluzionarie?

Caffè, Londra, XVII sec.

Ai tempi dell’Illuminismo a Venezia ce n’erano circa 25 soltanto in piazza San Marco, luoghi dove, fra un caffè bollente e un altro, si leggevano i fogli quotidiani e si scambiavano libri proibiti. E non era raro veder chiudere qualcuno, talvolta perché ritenuto frequentato da gente eversiva e pronta a diffondere idee troppo avanzate per l’epoca.

Anni prima, i salotti delle case dei nobili e della ricca borghesia erano frequentati da letterati, pittori, musicisti, diventando centri di vita mondana e culturale. Facevano, spesso, da intrattenitrici le donne, colte, preparate e raffinate, donne che “tenevano salotto” in modo davvero esemplare. Madame de Rambouillet, a cui spetta l’onore di aver dato il via alla vita di società nella Francia del XVII secolo, presidierà per oltre 40 anni un salotto frequentato da intellettuali, nobili, gente di un certo livello artistico, culturale, sociale. Ma non sarà la sola: la marchesa de Sablé, Madame de Sévigné, Madame de La Fayette, Madame de Tencin: alcuni nomi legati ai cenacoli francesi, nonché all’arte della conversazione.

Narratore turco in un caffè

Erano gli anni del grand tour, una moda sviluppatasi fra borghesi, nobili, ricchi mercanti, un viaggio attraverso l’Europa, la cui meta preferita era l’Italia. Ma non solo, non era raro peregrinare addirittura verso l’Egitto o terre d’Oriente in cerca anche di avventure. Ed erano altresì gli anni, quelli del XVIII secolo, di Winckelmann, degli scavi di Pompei, della cultura classica, di Goethe, e via dicendo.

La metà del Settecento vedrà svilupparsi un’altra usanza, quella di fornirsi di biblioteche private, quella di dedicare un luogo della casa alla raccolta dei libri, economici e meno economici, rari e popolari, manoscritti e incunaboli. Erano librerie protette da ante con vetri, e la stanza da tendaggi oscuri affinché la luce non disturbasse la vita dei volumi.

Dalla sale reali, dai palazzi dei nobili, la rappresentazione teatrale passava appunto al teatro, teatro aperto anche al popolo, teatro che divenne un luogo d’incontro per conoscere gente e conversare. Era d’uso che la sala restasse costantemente illuminata, a differenza di oggi. Commedie, musiche, qualche balletto: gli spettacoli per la maggiore.

La diffusione della cultura stava passando dalla classe elitaria alla classe popolare, poco a poco, un cambio iniziato con lo sviluppo dei torchi gutenberghiani, con la maggiore diffusione dei libri, attraverso le idee illuministiche, percorrendo insomma una strada spesso tortuosa, spesso piena di censure.

Un caffè a Londra, da Vulgus Britannicus, 1710, di Ned Ward

Un caffè a Londra, da Vulgus Britannicus, 1710, di Ned Ward

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Suggerimenti lettura:

– Dorinda Outram, L’Illuminismo, Il Mulino, 2006.
– Ulrich Im Of, L’Europa dell’Illuminismo, Laterza, 1993.
– Vincenzo Ferrone, I profeti dell’illuminismo, Laterza, 2000.

  17 Responses to “I caffè e la diffusione della cultura illuminista”

  1. Epoche che hanno fatto grande la letteratura discussa e argomentata nei salotti privati e pubblici. Le signore “in” sapevano movimentare il loro salotto, peccato si sia persa questa moda. Ora si parla, anzi si verseggia volgarmente di argomenti di gossip, notizie vuote che arricchiscono solo le menti di un certo livello. Comunque credo che ci siano ancora gli amanti della conoscenza e dello scambio culturale, devo dire che la rete, almeno per i siti letterari, ha preso il posto degli antichi salotti e questo blog ne è la prova.
    Interessante post.
    Buona serata, un caro saluto.
    Annamaria

  2. Annamaria: grazie per commentare, mi lusinghi. In effetti sono pochi, anzi direi pochissimi i caffè o circoli culturali dove si parla di letteratura, di arte, di storia e via dicendo. E mi fai ben riflettere quando dici che oggi i blog hanno preso il posto degli antichi salotti, forse è vero. Frequentando il tuo, o qualche altro, magari si riesce ad immaginare un luogo dove le persone si riunivano e, fra una sigaretta e un’altra, un caffè e un altro, si dilettavano accrescendo il loro sapere. Internet, la rete, i siti, i blog: ecco, mi sembra sia qua dove cercare l’evoluzione, il cambio, il nuovo caffè letterario…
    Una felice giornata, e grazie per lo spunto.

  3. Perchè non venite più spesso a Milano? Quel posto che ben conosci, ci metterebbe davvero poco a ritrovare i fasti dei tempi di Pietro Verri ;-)

  4. El Eternauta: Sergio, a volte il tempo non lo permette, o… forse dipende dalla nostra buona volontà; chissà il prossimo anno si possa organizzare un qualcosa di periodico e ritornare ai vecchi tempi. Un abbraccio.

  5. Quelle dei caffé ( meno i salotti ) erano atmosfere dove credo mi sarei trovata a mio agio e che mi mancano da sempre. Nella mia città non esistono luoghi simili e forse nemmeno più nelle altre. Allora i siti e i blog letterari possono riempire almeno parzialmente questo vuoto.
    Complimenti per il post, davvero interessante.
    franca

  6. Franca: benvenuta, grazie per commentare, giacché i commenti sono parte essenziale di un blog, per migliorare, per condividere idee, per partecipare attivamente. Sto riflettendo se i blog possano essere la parte evolutiva dei caffè letterari, forse un continuum, certo, con altre caratteristiche, in altri modi, in altri contesti storici, ma sicuramente sono un luogo di ritrovo per poter stare insieme e apprendere l’uno dall’altro. Buona serata.

  7. «Caffè Tergeste, ai tuoi tavoli bianchi/ ripete l’ubbriaco il suo delirio;/ ed io ci scrivo i miei più allegri canti»: così Umberto Saba immortalava uno dei più famosi caffè di Trieste…

    Librerie e bar, festival letterari e fiere del libro cercano invano di ricreare le vecchie atmosfere. I tempi sono mutati…e come potrebbe essere diversamente?

    Il blog in qualche modo assomiglia al caffè letterario di altri tempi anche per il “cazzeggio” da bar, che ha sempre caratterizzato questo tipo di scambi. Nel blog c’è un po’ di tutto: critica costruttiva e insulti, materiale inedito e accese discussioni. Manca però la fisicità e manca un limite: nel blog a volte ci si perde senza alcun costrutto.

    Salutoni, Rino.

  8. Annarita: bella la poesia del nostro Saba, di cui ricordo fra le altre cose, nella mia visita a Trieste qualche mese fa, una simpatica statua: lui con un cappotto, il bavero alzato e un bastone da passeggio mentre cammina per una via cittadina.
    Ritornando al tema caffè-blog, a volte rifletto se la comunicazione del futuro non sarà in prevalenza virtuale, una comunicazione che si prende il tempo per rispondere, per pensare, per chiarire, una comunicazione la cui unica fisicità immediata è la tastiera del nostro computer. Sarà l’evoluzione, sarà il progresso, sarà il successivo passo dell’umanità?
    Buona giornata.

  9. Ma vedi Rino che questa presunta democrazia della cultura si è attuata solo in parte: nella produzione degli oggetti culturali. In questo senso, e la cosa è perfettamente notabile, la riduzione del costo della carta e dei sistemi di stampa, ha perfettamente contribuito a rendere economica la diffusione delle idee. Solo che il processo è continuato: ora non è solo economico produrre e distribuire idee (sotto forma di carta stampata) ma è diventato più facile e economico pure usufruir di queste idee, nel senso che c’è qualcuno che le legge e te dice, che al posto di parole ti fa vedere l’immagine, che al posto delle sue riflessioni ti dà il precotto culturale, con scelta: alle verdurine o alla carne, e da lì non si scappa. A meno che non torni a usare la forza bruta della lettura e dell’atto ‘attivo’.
    Vedi quante idee m’hai stimolato, o Rino?
    ;)

  10. Paopasc: ecco, ora hai svelato parte dell’ultimo capitolo del libro che ho scritto, insieme ad Alessio Miglietta, sulla stampa: Dal codice al libro stampato. ;-)
    Un abbraccio… ideale!

  11. E’ come dire Rino, che ti ho rotto (involontariamente) le uova nel paniere. Son sine culpa…
    Però, allora siete tosti tu e Alessio.
    ;)

  12. Paolo: mi piace il tuo involontariamente… potrebbe stuzzicare la curiosità di qualche lettore ;-) A presto.

  13. bella pagina! bella domanda! Un buon motivo per avere nostalgia! tempi che furono!? … o i tempi che, mutate sembianze, non hanno mai cessato di esistere?
    Alle volte, io ho nostalgia persino dei miei incontri con “quei ch’ebbi compagni nell’età più bella”, con i quali, all’Arciliuto o al Giardino degli Aranci, a Roma, tra un canto e l’altro, tra un amore vecchio ed un altro nuovo, si dibattevano temi esistenziali, si ipotizzavano futuri, si coltivavano ideali….Certo, non erano i Caffé illuministi né i salotti governati da abili e seducenti salonniéres…né raduni di artisti a Mont Martre… però c’erano giovani che pensavano e avevano ideali, ai quali una mediocre televisione e una pseudocultura dilagante non aveva deviato i sani istinti di creatività.
    Chissà, mi chiedo, se, nonostante la sovrantà dei mezzi telematici, non ci sarebbero nuovi caffè e nuove salonniéres? chissà se, salvaguardate, nell’educazione delle nuove generazioni, quelle che Foscolo chiamava “illusioni” e che qualcuno chiamerebbe più concretamente “valori umani”, non ci sarebbero, numerosissime, nuove “fucine” di idee?
    Ci accontentiamo, di aver mantenuto, non moltissimi invero, la curiosità e l’interesse per il passato come per l’avvvenire, il gusto dello scambio e la facoltà di mantenerci, all’interno di un confronto, autonomi nel pensiero e sensibili all’ascolto.
    Per questo dico: i mezzi sono funzionali allo scopo e pertanto ben graditi anche quelli telematici! Certo, una cornice più “gustosa” un timbro di voce, un’espressione degli occhi, un modo particolare di gesticolare o di alzare le spalle ed arricciare il naso….dei nostri interlocutori… chissà … forse creerebbero un clima animico-culturale più denso, ma certo non meno ricco.
    grazie Gaspare!

  14. Rosalia: ricordo anch’io, nella mia pur breve vita, che negli anni giovanili, insieme a un gruppo di amici, avevamo idee ben precise su cosa desideravamo dalla vita, come dovevamo muoverci, cosa fare, ed è curioso che tutto ciò avveniva in un bar di provincia, dove ci si riuniva il sabato o la domenica – giacché io e qualche altro lavoravamo – davanti un gelato o un caffè, e spesso si alzava la voce perché qualcuno era in disaccordo con il gruppo o troppo visionario e fantasioso. Peccato che poi la vita ci abbia fatto prendere altre strade, eravamo in 4-5: chi andò a finire negli Stati Uniti, chi in America del Sud e chi in Spagna, chi restò in Italia.
    Mi piacerebbe riprendere, e lo faccio spesso con un paio di amici molto più grandi di me, quella vecchia abitudine del tè o del caffè tardo serale… mi fa quasi sentire aver ancora le forze di elaborare idee e seguire ideali!
    Buona serata.

  15. Ho spesso sognato che mi sarebbe piaciuto intrufolarmi in qualcuno di questi caffe’ d’altri tempi frequentati da intellettuali. Solo per ascoltare e imparare, non avrei osato intervenire… Ma che elevazione per lo spirito, che fermento di idee, che frequentazioni stimolanti!
    Quando mi capita di passare accanto al Caffe’ Pedrocchi di Padova un pensiero mi passa inevitabilmente per la testa.
    Grazie per questi spunti bellissimi, Gaspare

  16. Nidia: grazie Nidia; mi piace sottolineare l’importanza che hanno avuto i caffè nella diffusione di idee e ideali, la loro partecipazione, spesso attiva, il loro contributo al rinnovamento di certi status quo. Nei caffè si sino sviluppate fiamme di libertà, deciso azioni violente e pacifiche, preparato programmi politici, militari, letterari, intrapreso opere letterarie e preparato bozzetti per futuri quadri…
    Buona giornata.

  17. ciao sono verdiana..io sono d’accordo con annamaria …oggi quelle donne non esistono più..oggi come oggi è la figura della donna quella ad essere offuscata..a cominciare dal fatto del paese maschilista in cui viviamo..non c’è più un minimo di religione…la donna per fare parlare di sé ha bisogno solo di un bel decollète e di una bellezza estetica non indifferente.. ma la bellezza interiore dov’è?? quale donna, OGGI, 2011 parla di arte, letteratura, poesia…???

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