La preziosità di un libro sta nell’essere facilmente capito, nell’essere assimilato senza sforzi in una lettura scorrevole. E tutto ciò, certamente, si deve alla bravura dello scrittore, alla semplicità delle sue parole che, se a prima vista possono sembrare superficiali, ci si accorge che alla fin fine hanno una profondità che sfiora davvero la completezza.
Uno degli storici che, a mio avviso, vanno studiati con attenzione è, senza ombra di dubbio, il belga Henri Pirenne (1862-1935).
Pirenne era dell’idea che non erano state del tutto le invasioni barbariche a far cadere l’impero romano, ed entrare quindi in un periodo storico chiamato Medioevo. Dopotutto, diceva lo studioso, questi venivano non a distruggerlo, bensì a partecipare alla sua ricchezza, lasciando intatta la vita quotidiana con le sue leggi e le sue regole. Ciò che invece causò la vera rovina degli usi e costumi romani fu l’invasione araba del VII secolo. Ma non tutti furono e sono d’accordo con questa tesi.
Ciò che maggiormente interessa in questa sede, dopo questo preambolo, è il suo bel libro, Le città del Medioevo, che racchiude concetti e tesi che sarebbe bene riconsiderare e che ci è di grande aiuto per capire la loro – delle città – importanza addirittura fino a poco prima della rivoluzione francese.
Pirenne ci mostra nel suo lavoro lo sviluppo delle città dal tardo periodo romano sino, più o meno, al XII secolo, secolo in cui, grazie a un fiorenze sviluppo economico, si ha una specie, azzarderei dire, di rinascimento. E il nuovo ceto borghese ne è protagonista, con i suoi commerci, i suoi nuovi valori sociali, con quell’essere la terza forza autorevole dopo nobiltà e clero.
[…] furono gli abitanti del borgo nuovo, cioè del borgo mercantile, a ricevere o, più probabilmente, a darsi l’appellativo di borghesi […], ci dice il Pirenne. Un termine che si presenta intorno i primi dell’XI secolo, sembra, in Francia nell’anno 1007.
Borghesi erano, dunque, non solo i mercanti che commerciavano con terre lontane, ma anche scaricatori di merci nei porti (portus), addetti alla fabbricazione di battelli, vetture, botti e via dicendo. Persone che si insediarono principalmente vicino a corsi di acqua navigabili o porti preesistenti, vie di ampia comunicazione.
Ecco così l’importanza della navigazione, come del resto è sempre stata, che, a parte durante il periodo carolingio, è stata perno essenziale per lo sviluppo economico di intere società.
Il Mediterraneo riacquista in tal modo, grazie a loro, protagonismo nell’ambito europeo.
La circolazione che diventa sempre più intensa favorisce necessariamente la produzione agricola, rompe i confini che fino ad allora l’avevano racchiusa, la trascina verso le città, la modernizza e nello stesso tempo la libera.
Le città avranno, col passare del tempo, potere decisionale, avranno forze proprie per difendersi, avranno commerci in grado di soddisfare le esigenze interne, avranno magistrati per autogovernarsi, e via dicendo.
Laica e mistica insieme, la borghesia del Medioevo si trova così singolarmente ben preparata alla funzione che avrà nei due grandi movimenti di idee dell’avvenire il Rinascimento, figlio dello spirito laico e la Riforma, verso la quale conduceva il misticismo religioso.
Pirenne ha la grande dote di regalarci la Storia non come una materia complicata e piena di nomi intricati, ma quasi come un romanzo da leggere, un romanzo accessibile ai non addetti ai lavori.
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- Henri Pirenne, Le città del Medioevo, Laterza, 1997.











30 ottobre 2009 at 9:41 pm
seguirò il tuo consiglio, da non addetta ai lavori, è quello che mi serve;))
Un caro saluto augurandoti una buona serata, roberta.
31 ottobre 2009 at 5:04 pm
Grazie Roberta, ti consiglio vivamente il libro, è facile, interessante e apre una finestra diversa per vedere quel periodo storico. Buona domenica a venire.
6 febbraio 2010 at 4:23 pm
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12 febbraio 2010 at 7:11 am
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