Il busto dal XVI secolo a oggi

La storia della moda è anche storia del comportamento, storia sociale, storia delle tendenze, storia dello sviluppo delle idee… storia degli oggetti. Bianca Maria Rizzoli ci parla del busto attraverso i secoli.

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Corsetto in ferroDal Medioevo al Rinascimento la massima ambizione della donna europea fu avere la vita sottile, ottenuta stringendo il torace con fasce nascoste sotto al corpetto. I primi busti, ossia i primi indumenti che dovevano supplire alle fasce, comparvero nel XVI secolo ed erano all’inizio gabbie di ferro sagomate che terminavano con una lunga punta sul davanti, serrate sulla schiena con una molla o una chiave. L’introduzione del busto fu contemporanea alla moda spagnola, giunta in Italia con le conquiste di Carlo V, che cambiarono radicalmente l’elegante stile rinascimentale, creando all’opposto una figura femminile rigida e ieratica. La moda tardo-cinquecentesca assimilava il corpo della donna ad una coppia di coni opposti, di cui il punto più sottile era la vita, come una sorta di X. Al Musée de Cluny di Parigi è conservato uno di questi strumenti di tortura. Al busto era solitamente associata una sottogonna, detta “verdugale” che dava alla sottana una forma conica. Tuttavia le gabbie in ferro furono presto sostituite da stecche di balena o di vimini, infilate direttamente nel corsetto della veste.

La maggiore libertà di cui nel Settecento godette la donna, la portò a Casacca - busto, Fra' Galgario,  1750prediligere maliziosi abiti molto scollati. Sotto all’abito si indossò un busto di tessuto che aveva la funzione di spingere in alto il seno, in modo da mostrarne l’attaccatura. Imbottito e irrigidito da stecche di balena, fu associato fino al 1770 circa al “panier”, una sorta di cesto ovale molto largo e stretto che limitava i movimenti femminili: la donna doveva attraversare le porte trasversalmente e aveva difficoltà a sedersi. Tuttavia il busto era una prerogativa delle donne aristocratiche, mentre le popolane che lavoravano, non potevano permetterselo sia perché limitava i movimenti, sia perché era un indumento costoso.

Alla fine di due secoli di costrizione, l’illuminismo cominciò ad affermare la necessità di un corpo più libero, agile e naturale. Grazie alla rivoluzione francese, che associava busto e sottovesti all’odiata aristocrazia, furono infine aboliti tutti gli abiti di lusso e stabilita definitivamente l’eguaglianza vestiaria di ogni cittadino. Dalla fine del Settecento il busto conobbe circa un trentennio di eclisse. Ma già attorno al 1830 ricomparve per durare tutto il secolo e parte del Novecento. La signora borghese di buone condizioni usciva poco da casa e lasciava le fatiche domestiche alle cameriere. Durante tutto il secolo si continuò a pensare che la donna fosse fragile e debole rispetto all’uomo, ritenendo che il busto fosse necessario per sorreggerne la colonna vertebrale, che altrimenti si sarebbe distorta. La tortura iniziava in tenera età, quando madri amorevoli cominciavano a stringere gradualmente nella morsa di questo indumento le loro figliolette. Il busto diventò uno strumento di mutilazione al fine di ridurre la vitalità del soggetto, causando difficoltà respiratorie e digestive e comprimendo tutti gli organi interni. Durante tutto l’Ottocento massima ambizione della donna fu avere il vitino di vespa, ossia una circonferenza che non superava i 40 centimetri, in contrasto con la larghezza della gonna, che si era ulteriormente ampliata con l’invenzione della crinolina, dapprima in tessuto di crine (da cui deriva il nome) poi in elastici cerchi d’acciaio. Per indossare simili corsetti era indispensabile l’aiuto del marito o di una cameriera, finché non fu inventata l’allacciatura “alla pigra”, con una serie di lacci variamente incrociati che la donna poteva manovrare da sola.

Ottocento, corsetto alla modaL’uso del busto portò anche a vere e proprie tragedie, come quella riferita da un giornale parigino nel 1850 in cui il giornalista raccontava di una giovane donna morta durante un ballo, perché il corsetto strettissimo aveva causato la perforazione del fegato da parte delle costole. Alla fine del secolo il busto si allungò oltre la vita stringendo anche una parte dei fianchi. La sua conformazione anatomica dava alla figura una linea ad “esse” che spingeva il petto molto in alto e inarcava le reni indietro. L’uso borghese voleva che le dame eleganti avessero un capo adatto per ogni occasione (da casa, da giardino, da visita, da carrozza, da passeggiata, da viaggio ecc.) il che rendeva necessario un busto per ogni abito del guardaroba, arricchito da trine, nastri e tessuti pregiati. Solitamente chiaro, questo capo di biancheria non era nero, colore considerato troppo voluttuoso. Nemmeno lo sport, che cominciava ad essere praticato da uomini e donne alla fine del secolo, risparmiava il corpo dal busto, anche se con fianchi elastici e corsetti privi di stecche. Perfino con l’introduzione delle zone balneari pubbliche l’indumento non fu abbandonato, ma nacquero pubblicità che propagandavano corsetti antiruggine che resistevano alla salsedine.

I medici avevano idee poco chiare sulla funzione del busto. C’era chi lo deplorava apertamente e chi tentava di brevettare busti medicamentosi, come quelli elettrici che dovevano curare ogni tipo di malattia. Intanto il femminismo avanzava: le suffragette, particolarmente attive in Inghilterra, lottarono per il diritto di voto alle donne, ottenuto nel 1928. La società cambiava: la donna lavorava, fumava, godeva di maggiore libertà. Il busto, indumento anacronistico di contenimento, aveva fatto il suo tempo.

Nel 1910 il pirotecnico sarto Paul Poiret decise di abolirlo, lanciando la sua linea stile impero, con la vita alta e la gonna stretta e lunga. Dopo molte polemiche le donne si adattarono a questo modo di vestire semplice e pratico. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Christian Dior lanciò una nuova collezione, il “New look”, che si ispirava ad una femminilità sofisticata ed elegante, ben lontana dalla severa semplicità degli abiti del periodo di guerra. Per costruire i suoi abiti Dior usava imbottiture e telette rigide, ma stringeva la vita con la guêpière, parola che deriva dal francese guêpe, vespa. Questo stile ebbe vita breve, anche per la morte del suo creatore. Negli anni Cinquanta, irruppero in Europa le disinvolte mode americane che si ispiravano agli abiti sportivi dei giovani studenti. Sport, vita all’aria aperta e balli come il rock’n roll non potevano essere adeguati a una vita costretta dal busto.

Bianca Maria Rizzoli.


18 Risposte to “Il busto dal XVI secolo a oggi”

  • Cristina Galizia

    Spesso, durante le mie spiegazioni di storia, faccio riefrimenti all’evoluzione della moda e dei costumi propriamente detti in una determinata epoca. La moda è un ottimo polso da ascoltare con attenzione: pu… Visualizza altroò dire molto su un periodo storico, sulla condizione femminile, sul rapporto con il potere, sul desiderio di riscatto. In ogni periodo storico. Pensate, solo per stare nel ’900, ai capelli lunghi ma raccolti delle donne formose di epoca fascista e ai capelli alla maschietta che, per rebound, spospolarono caduto il regime assieme al modello androgino della donna. E poi, la minigonna, i capelloni fino ai tatuaggi e ai piercing di oggi…
    Sono alla perrenne ricerca di notizie come queste e, quando le trovo, le rubo con immenso piacere!

    ps: apriamo qui una discussione su tale argomento? Moda e storia: come la moda racconta storia.

  • babilonia61

    Cristina: grazie per il tuo interessante commento. In effetti, ben dici, analizzando l’evoluzione della moda si può anche seguire, fra le tante cose, anche l’evoluzione del pensiero, e non solo legato alla bellezza o alla stessa moda, ma anche pensiero politico, culturale, e via dicendo. Ricordiamo per esempio la nascita dei pantaloni lunghi e i sansculotte dell’ancien régime, di cui abbiamo parlato qualche post precedente.
    Interessante la tua proposta di aprire una discussione su Come la moda racconta la storia. A presto, buona serata.

  • Tizy

    Aprirei con questa interessante immagine di un corpetto odierno http://www.sfilate.it/photo/bustino-1_a.jpg
    mi piacerebbe poi, sapere quando poterlo indossare. Dunque al lavoro? No non posso con i jeans è scomodo, la gonna non la posso indossare lavorando con adolescenti… meglio di no.
    Sicuramente, una sera….
    Tutte provocazioni le mie, ma in effetti la moda ha sempre seguito la storia e le donne si sono adeguate, non c’è dubbio che tale indumento usato soprattutto nei secoli del secondo millennio per modellare il corpo femminile e adattarlo ai canoni della moda dell’epoca: stringere la vita, sostenere ed evidenziare il seno o, al contrario, ridurne la dimensione appiattendolo, modellare, talvolta evidenziando, i fianchi, ancora oggi è in voga.E le donne, hanno sempre seguito la moda in modo incredibile un tempo, come oggi.
    Complimenti, Tizy.

  • gturs

    Certo che per seguire la moda quante sofferenze hanno dovuto sopportare.
    Ciao gaspare, roberta.

  • Cristina Galizia

    Che ne dici Gaspare di aprire un post ad hoc con quel titolo che ti è piaciuto?
    Da discutere c’è tanto e il discorso mi appassiona moltissimo, anche per i risvolti nella didattica della storia:
    - Stilnovismo: si afferma il canone biondo, angelicato della donna (= purezza), che dura fino a MArilin Monroe; le more fino all’epoca fascista (vedi La lupa Verghiana) sono ammaliatrici, streghe e solo con l’avventura coloniale e il nazionalismo si affermano;
    -”le donne co le poppe in suso” di Dante: i primi corsetti per sorreggere il seno con stecche appoggiate sui fianchi
    - la nascita delle mutande nel ’500 (ben 2 secoli dopo la grande peste
    -il busto femminile che hai già ricordato;
    -la moda maschile: dalla tunica, alla calzamaglia riniscimentale alle parrucche incipriate con polvere di piombo del periodo secentesco inglese;
    - epoi il trucco, le acconciature, i prifumi etc e tanto altro ancora, nel fascismo e nel ’900…
    Hai voglia a scrivere!!!
    Se l’idea ti piace, ti seguo volentieri, nei ritagli del mio tempo libero.

  • babilonia61

    Tizy: la foto sembra essere quasi una di ieri, un corpetto dell’Ottocento con materiali e rifiniture di questo nuovo secolo. Sarà tornato di moda? In ogni modo, rincorrere usi e costumi, talvolta, non è facile, specialmente per chi ne ha poca dimestichezza, tempo e denaro. Un caro saluto.
    Roberta: certo che soffrire anche per seguire la moda? Insomma, viva la libertà d’espressione! Buona giornata.
    Cristina: prendo al volo la tua idea e preparo un post, qualche rigo per introdurre l’argomento che sarà da te, da voi, dai lettori aggiornato, commentato, continuato. Spero riuscire a metà prossima settimana. Grazie ancora. Buon fine settimana.

  • Tizy

    Infatti, il corpetto è uno odierno. (Ti trovo impreparato…)
    Caro Rino, era proprio provocatorio il mio commento.Ponevo una riflessione e al tempo stesso l’ accento di come noi donne seguiamo ed abbiamo sempre seguito la moda pagando anche il “costo” della scomodità.
    Tiziana.

  • babilonia61

    Tizy: mi domando: non sarebbe il corpetto una conseguenza del corsetto, del busto, una evoluzione moderna? Forse lo intendevo in quel modo. In ogni caso, è un vero sacrificio per le donne seguire certe mode! :-)
    Un abbraccio. Buon pomeriggio.

  • Artemisia

    Povere donne! Prigioniere anche dei vestiti!
    Ciao Rino.

  • GiGiA

    Ciao mi interessava una cosa, ma si può modificare la struttura ossea dei fianchi grazie a questi busti o solo cinture, cioè quelle donne si stringevano il bacino,ma i fianchi li lasciavano così, invece si può fare il contrario,stringere fianchi e lasciare bacino in pace??!

  • babilonia61

    Artemisia: cosa non si faceva e si fà per la moda! :-) Buona giornata.
    GiGiA: benvenuta. Non so, realmente non so se è possibile farlo, non ho esperienza in merito né letture che mi aiutano. Spero qualche lettore possa chiarire il tuo dubbio. Buona giornata.

  • ambra

    ciao..io dovrei fare una tesina di storia x l’università..qlc sa darmi il titolo di qlc libro o sito che parli di cm la storia abbia influenzato la moda e il comportamento delle donne nel corso della storia moderna e contemporanea??grazie mille..

  • babilonia61

    Ambra: a fine settimana pubblicherò qualcos’altro riferente alla moda e alla storia. Inoltre, se cerchi in questo blog nel tag moda, potrai trovare altri articoli. In ogni modo, informerò la prof.ssa Rizzoli per indicarti qualche buon libro. Grazie, felice serata.

  • Bianca Maria Rizzoli

    Cara Ambra, quello che mi poni è un problema molto complesso. La moda è stata influenzata da innumerevoli fattori, quali la storia, le guerre, l’arte, il cinema, la religione, alcune scoperte scientifiche ecc. E’ molto difficile che tu trovi in un solo testo quello che mi chiedi e che io ho raccolto in molti anni di lavoro. A peggiorare la situazione la maggior parte dei libri appaiono sul mercato e altrettando rapidamente scompaiono, tant’è che molti dei miei li ho reperiti nei remenders, quelle librerie che vendono testi scartati a metà prezzo. Un’ottima enciclopedia che si trova nelle grosse biblioteche (l’Archiginnasio di Bologna, ad esempio) è la Storia del costume in Italia (5 volumi) di Rosita Levi Pizetsky – Istituto editoriale italiano, che va dalla tarda romanità fino alla fine dell’Ottocento. Solo sulla moda è ancora reperibile li libro di L. Kybalova “Enciclopedia illustrata della moda” che io ho nelle edizioni “La Pietra”, ma credo sia stato ripubblicato da un’altra casa editrice. Ti consiglio inoltre di consultare Wikipedia, alla voce “moda” dove troverai una breve storia del vestire che arriva fino al Novecento scritta in anonimo da me (le voci di Wikipedia sono tutte anonime) ma che ti può dare qualche spunto. Sempre su Wikipedia c’è un “Portale moda ” dove troverai parecchio altro materiale.
    Buon lavoro,
    Bianca Maria

  • ambra

    si garzie mille..per i consigli!mi metto subito al lavoro..e spero di fare qualcosa d’interessante e non scontato..se proprio mi trovo in crisi ti riscriverò per qlc consiglio…grazie ancora
    Ambra

  • Camilla Colombo

    La maggior parte delle pubblicazioni di storia del costume propendono ormai per la teoria che i famigerati busti di metallo cinquecenteschi non fossero capi di abbigliamento ma apparecchi riservati solo ad uso ortopedico per individui con problemi scheletrici, quando non addirittura falsi ottocenteschi realizzate in pieno revival medievale (come ormai si ritiene sia per esempio quello conservato al Metropolitan Museum di New York).

    Un interessante studio condotto da una storica del costume e da un medico (“The Corset: A Cultural History”, Valerie Steele, Yale University Press, 2001) ha ricentemente sfatato la maggior parte degli orrori attribuiti al busto ottocentesco. A parte interferire con la respirazione (e quindi provocare i tanti comuni svenimenti) non pare aver avuto nessun altro effetto nefasto (men che meno mortale), ne’ essere stato comunemente indossato stretto come si è a lungo creduto.

  • Ceci

    Vorrei sottolineare l’importante ruolo che ha avuto la grande Gabrielle Chanel, meglio conosciuta come Coco, nel rivoluzione della moda femminile del ’900, Poiret aveva si dato una svolta, ma Chanel ha completamente eliminato i vestiti che “impacchettavano” le donne, creando una moda semplice e comoda, superando le critiche e lo sdegno della gente.

  • babilonia61

    Ceci: grazie per il tuo intervento. Buona giornata.

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