Il Seicento, lo abbiamo visto, è stato un secolo che alcuni studiosi hanno chiamato di crisi, crisi rispetto – anche, ma non solo – al Rinascimento del Cinquecento, alla sua arte, ai suoi sviluppi politici ed economici.
Il Barocco sarà la caratterizzante di quegli anni, così come le monarchie assolutiste, lo sviluppo delle ricerche scientifiche, e via dicendo. Barocco che sarà diffuso in quasi tutta Europa, e diciamo quasi in quanto vi fu uno stato, un piccolo ma importante stato, in cui non prese piede, o quanto meno poco: l’Olanda.
Scrive Johan Huizinga nel suo bellissimo La civiltà olandese del Seicento:
“Uno dei più forti impulsi del Seicento è di conformarsi alle norme stabilite, dottrinarie o politiche, plastiche o prosodiche. Dominano lo splendore e la dignità, la posa teatrale, la regola rigorosa e la dottrina chiusa; l’ideale è il deferente rispetto per la chiesa e per lo stato. La monarchia viene divinizzata come regime politico, mentre i vari paesi adottano come norma fondamentale di condotta uno sfrenato egoismo e arbitrio nazionalistico. Tutta la vita pubblica si svolge entro i canoni di un’ampollosa eloquenza che vuol essere presa per serietà assoluta. Magnificenza e ostentazione, con pomposo formalismo, toccano il culmine: La fede rinnovata si esprime plasticamente in figurazioni altisonanti e trionfali: Rubens, i pittori spagnoli, Bernini.”
Ma tutto ciò toccherà poco o nulla l’Olanda. A parte Joost van den Vondel (1587-1679), poeta e drammaturgo, di tendenze barocche, il resto si dedicherà a realizzare la quotidianità, come i pittori del genere, che rappresenteranno lo sviluppo economico e l’agiatezza della classe borghese dell’epoca. I Paesi Bassi in generale vivranno, durante quasi tutto l’arco del Seicento, un periodo di maturità davvero unica, basta dare un’occhiata alle tele di Jan Steen o di Jan Vermeer.
Grazie al commercio marittimo e alla forza della borghesia, l’Olanda sarà uno dei pochi stati europei a spiccare il volo e a differenziarsi dal resto del mondo. I mercanti saranno la classe più influente, così come i magistrati. Amsterdam, intorno alla fine del 1500, poteva dichiarare ad alta voce di aver superato la Francia e l’Inghilterra per volume di scambi e per numero di navi. L’assolutismo non radicherà in quelle regioni, sia per la debolezza della forza nobiliare, che per quella dell’autorità centrale.
In tutto ciò salta alla vista un particolare, forse determinate, nella storia olandese del Seicento:
“Ciò che permise agli olandesi di dominare nel commercio internazionale non fu dunque un’organizzazione commerciale o una teoria economica progredita. Al contrario, si può dire che essi trassero giovamento proprio dalla mancanza d’ingerenza statale.” (J. Huizinga, La civiltà olandese del Seicento).
Le varie attività, come la produzione di aceto, di sale, di sapone, di zucchero, di tabacco, di lavorazione del ferro, del legno, della pietra, e via dicendo, non dovevano sottostare a restrizioni corporative, avevano dunque un margine di libertà superiore alla media europea. Punto di forza, così, della struttura, se di struttura si possa parlare, dello sviluppo economico di quel paese nordico, modello significativo.
Sarà nel 1700 che l’Olanda attraverserà un periodo poco felice, a causa della guerra di successione spagnola.












