Continuano gli interventi della professoressa Bianca Maria Rizzoli, stavolta ci parla della nascita del lusso, nella Francia del XVII secolo.
Dal 1618 al 1648 l’Europa fu devastata dalla Guerra dei Trent’anni, cui intervennero Francia, Spagna, Germania, Danimarca, Svezia. La pace di Westfalia (1648) sancì il predominio francese e, nei campi della moda e del comportamento, l’influenza internazionale dello stile della sua corte.
Nel 1643 si insediò sul trono Luigi XIV di Borbone (1638–1715) che regnò sul paese per circa 70 anni fino alla sua morte. Uno dei problemi della politica francese era sempre stata l’aperta ribellione dell’aristocrazia all’autorità regale. Luigi XIV (detto poi il Re Sole) risolse la cosa costruendo a Versailles una reggia enorme, attirandovi la nobiltà e allettandola con donazioni ed onori. Avendo i suoi feudatari fisicamente vicini li poteva controllare, e, con importanti cariche, riuscì a far loro dimenticare l’autonomia perduta. La vita di corte, coi suoi balli, le feste, le cerimonie, assunse un tono ricchissimo di mondanità. La Francia impose al mondo i suoi costumi e la sua moda, spesso rapinando segreti di lavorazione ad altre nazioni e rivendendoli spacciandoli per suoi.
Artefice di quest’operazione, fu il ministro delle finanze Jean Baptiste Colbert che creò le famose manifatture degli arazzi Gobelins oltre a vere e proprie industrie nazionali, come quella degli specchi, del merletto, dei profumi, tutte di provenienza italiana. Il merletto, a tombolo o ad ago, era una delle glorie veneziane, così come la soffiatura del vetro. La Repubblica Serenissima proteggeva i segreti di lavorazione con molta cura, ma non riuscì ad impedire l’emigrazioni di alcuni artigiani italiani, attirati da più facili guadagni. L’arte della profumeria, invece, era stata introdotta in Francia nel secolo precedente da Caterina de’ Medici, andata in sposa al futuro Enrico II di Francia, e dal suo profumiere personale, Renato Fiorentino, che diventò ben presto celebre per i suoi profumi e i suoi veleni. Sotto Colbert la profumeria francese spiccò il volo; la Compagnia delle Indie importò direttamente e senza intermediazioni della Spagna e dell’Italia materie prime come il muschio, il patchouli, il vetiver, il sandalo. Il clima della Provenza permetteva la coltivazione di gelsomino, tuberosa, rosa muschiata, cassia (un piccolo arbusto con fiori vistosi). Le essenze venivano sparse con bruciaprofumi preziosi, chiuse in bottigliette in oro e lapislazzuli, portate al collo dentro a piccoli recipienti traforati. Il mestiere di profumiere permetteva di guadagnare cifre enormi, dal momento che si profumava ogni cosa, dagli ambienti, alle parrucche e agli oggetti personali, come i guanti. L’uso eccessivo del profumo serviva infatti a mascherare l’odore della sporcizia della Reggia e dei suoi abitanti. A Versailles esisteva un solo bagno privato per il re, il quale peraltro lo usò nella sua vita una volta sola, e per esigenze mediche. I bisogni corporali erano effettuati in pubblico, in apposite comode trasportabili, o lungo le scale della reggia.
Tra il 1655 e il 1675 si ebbe il periodo più ricco e stravagante della moda francese, che perse la ogni severità e si caricò di ornamenti costosi. Particolarmente curiosi erano i calzoni alla Rhingrave, presentati alla corte di Luigi XIV dal Rhein Graf (conte del Reno) e costituiti da una gonna pantalone molto larga e ornata di nastri e fiocchi laterali. Sopra al busto si indossava un bolero da cui fuoriusciva fluente la camicia. Aboliti gli stivali, tornarono le calze e le scarpe col tacco, che era rosso solo per il re e la nobiltà. Luigi XIV intervenne personalmente per indirizzare la moda. In segno di lutto per la morte di suo suocero ordinò che l’abito fosse allungato fino al ginocchio. Proibì anche l’uso delle casacche ornate d’oro e d’argento che concesse solo alla sua scorta privata; erano chiamate justaucorps à brévet, (giustacuori brevettati) in seta azzurra foderata in rosso. Dopo il ’75 fu famoso in tutta Europa l’habit a la française composto da una casacca che arrivava al ginocchio con ampi risvolti alle maniche, una sottoveste lunga come la giacca, entrambe decorate da imponenti file di bottoni, spesso preziosi. In questo periodo nacque la cravatta, che all’inizio era una lunga striscia di batista bianca orlata di pizzo, attorcigliata negligentemente attorno al collo.
Bianca Maria Rizzoli.
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30 settembre 2009 at 8:04 am
Rino, come sai ho comprato tramite Lulu due tuoi libri
“dal codice al libro stampato”pagati e tutto
mi sono anche arrivati tramite email
i ringraziamenti da Lulu, dove mi dicevano che i miei libri erano stati spediti il 21 settembre. Ho anche pagato una tassa supplementare per posta prioritaria.
Fino ad oggi ancora non mi è arrivato nulla.
Scusami se mi rivolgo a te ma Lulu non risponde neanche alle mie email.
La mattina non esco mai per aspettare il postino
Ti ho anche mandato ieri una email forse non ti sarà arrivata.
tu mi sai spiegare qualcosa sui tempi della spedizione.
Grazie e scusami
30 settembre 2009 at 10:13 am
Rosy: di solito arrivano dopo due settimane, più o meno, in ogni modo vado subito a scrivere a Lulu.
La tua mail non mi è arrivata. Mi dispiace per l’inconveniente farò pressione, per quel che posso. Buona giornata.
30 settembre 2009 at 1:04 pm
Interessante davvero questo post, te lo dice un amante del bello più che del lusso.
Stammi bene
30 settembre 2009 at 6:34 pm
Grazie Sergio. In effetti, come ben sai, anche a me piace il bello, l’armonia, ma non il lusso. Una buona serata.
1 ottobre 2009 at 1:15 am
Un’altra interessante rassegna del costume attraverso la Storia!
L’intraprendenza di Colbert conferma la mia impressione che i francesi abbiano sempre avuto la capacità di valorizzare e sfruttare al meglio le risorse ancorché provenienti da altrove.
Ma forse è solo un’impressione!
E’ poi curioso osservare che la “moda”, seppur limitata alla nobiltà, già veniva dettata in un’epoca così relativamente lontana.
Un caro saluto.
Stefi fuori moda.
1 ottobre 2009 at 7:33 am
Stefi: ciò che mi colpisce è il percorso evolutivo della moda, come, da un semplice sanculotte, per esempio, siamo arrivati al pantalone lungo, o come da una lunga striscia di tessuto sia nata la cravatta, o cose del genere. L’inventiva, la fantasia dell’uomo, sembra, non avere limiti. Ho sempre pensato che non c’è ricerca se non c’è curiosità, e l’uomo per svilupparsi e sopravvivere, a volte, deve essere curioso. Buona giornata.
1 ottobre 2009 at 5:22 pm
E’ un post che mi ha fatto venire in mente il libro di Patrick Suskind “Profumo”, anche se la storia si svolge un secolo dopo da quello qui citato
2 ottobre 2009 at 6:45 pm
Un post molto interessante! Fa impressione la sporcizia della corte di Versailles e l’abuso dei profumi per coprirne il cattivo odore… Una cosa che mi ha fatto sempre impressione questa!
Una curiosità: ho imparato il tombolo a cinque anni e me la cavo piuttosto bene a intrecciare la trina di questo splendido merletto!;)
Un abbraccio e buon week end.
Annarita
2 ottobre 2009 at 9:10 pm
Annarita: il profumo veniva adoperato addirittura anche per certi animali, muli e cavalli, quando sfilavano o andavano a qualche festa… ma non solo in Francia, anche nella nostra Italia del XVI secolo.
Complimenti per lavorare al tombolo, pratica poco diffusa oggigiorno. Un abbraccio.
19 novembre 2009 at 9:08 pm
Splendido!
Nella città dove vivo vi sono Palazzi storici meravigliosi dove io ritorno annualmente a farvi visita… mi piace che ci posso fare?
Così vi presento l’ incantevole Galleria degli Specchi presso il museo del Palazzo Reale a Genova. Ecco il link per uno sguardo.
http://www.palazzorealegenova.it/specchi.html
Tiziana.
19 novembre 2009 at 9:22 pm
Tizy: splendido link, grazie per averlo proposto. Mi ricordo averla visitata qualche anno fa, sebbene mi piacerebbe rivedere l’intero Palazzo. Un abbraccio serale.
24 novembre 2009 at 1:15 pm
Salve,
sono una studentessa e sto facendo delle ricerche riguardo il Re Sole e la sua corte. Visto che lei mi pare abbastanza informato sull’argomento volevo chiederle se conosce dei libri in cui si tratta in modo più o meno amplio l’argomento del gioco d’azzardo praticato a Versailles
La ringrazio anticipatamente
24 novembre 2009 at 5:13 pm
Camilla: che io sappia, posso anche sbagliarmi, non esistono libri su Re Sole che parlino solo ed esclusivamente sul gioco d’azzardo, quanto meno in italiano. Potresti trovare alcune informazioni in questi che ti elenco:
- Saule Béatrix, La giornata di Luigi XIV. 16 novembre 1700, Sellerio ed.
- Campbell Peter R., Luigi XIV e la Francia del suo tempo, il Mulino.
- Curato da: Pasquinelli G., Memorie di Luigi XIV, ed. SE.
- Imbert de Saint-Armand Arthur L., La corte di Luigi XIV, Serra Tarantola ed.
- Beaussant Philippe, Anche il Re Sole sorge al mattino. Una giornata di Luigi XIV, Fazi ed.
Grazie, una buona serata.