Jules Michelet (1798-1874), famoso storico francese, lo ricordiamo anche per l’immenso lavoro della sua Storia di Francia, opera in 19 volumi incentrata nell’indissolubile rapporto che la Storia ha anche con il popolo, con il semplice cittadino, e non solo con il personaggio famoso o l’uomo di potere. E ancor più tale concetto si evince quando scrive i sette volumi della Storia della rivoluzione francese, interrogando finanche i protagonisti ancora in vita. Di idee liberali, interpretò la Storia in forma totale, Storia imbevuta di religione, filosofia, scienze, arte.
In un discorso dato al Collège de France, 29 dicembre 1842 diceva:
Devo ringraziare le persone compiacenti che raccolgono le mie lezioni, ma nel contempo devo pregarle di non dare a questo alcuna pubblicità. Parlo con fiducia a voi, a voi soli, e non alla gente di fuori. Non vi confido solamente la mia scienza, ma il mio pensiero intimo sul tema più vitale. Appunto perché è molto numeroso, molto completo (per età, sesso, province, nazioni, …), in questo uditorio sento l’umanità, l’uomo, cioè me stesso. Da me a voi, da uomo a uomo, tutto può dirsi. Sembra che uno solo parli, qui: errore, anche voi parlate. Io agisco e voi reagite, io insegno e voi m’insegnate. Le vostre obiezioni, le vostre approvazioni sono per me molto sensibili […] L’insegnamento non è, come si crede, un discorso accademico o un’esibizione; è la comunicazione vicendevole, doppiamente feconda tra un uomo e un’assemblea che cercano insieme. La stenografia più completa, più esatta, riprodurrà il dialogo? No, riprodurrà solamente ciò che ho detto e non anche ciò che non ho detto: io parlo anche con lo sguardo e il gesto. La mia presenza e la mia persona sono una parte considerevole del mio insegnamento. La migliore stenografia parrà ridicola perché riprodurrà le lungaggini, le ripetizioni utilissime qui, le risposte che di sovente alle obiezioni che vedo nei vostri occhi, gli ampliamenti che do su un punto, in cui l’approvazione di tale o talaltra persona mi indica che vorrebbe fermarmi. Occorre lasciare volare queste parole alate. Che si perdano, alla buon’ora! che si cancellino dalla vostra memoria, se ne resta lo spirito, va bene. Sta qui ciò che di toccante e di sacro c’è nell’insegnamento. Che sia un sacrificio, che non ne resti niente di materiale, ma che tutti ne escano forti, abbastanza forti per dimenticare questo debole punto di partenza. Quanto a me, se temessi che le mie parole rischiassero di gelare nell’aria e di essere riprodotte così, isolate da colui per il quale avete una qualche benevolenza, non oserei più parlare. Vi insegnerei qualche tavola cronologica, qualche secca e triviale formula, ma mi guarderei dall’apportare qui, come faccio, me stesso, la mia vita, il mio pensiero più intimo.












3 settembre 2009 at 12:54 pm
“L’insegnamento non è, come si crede, un discorso accademico o un’esibizione; è la comunicazione vicendevole, doppiamente feconda tra un uomo e un’assemblea che cercano insieme.”
Un ottimo insegnamento che devo cercare di ricordare. Grazie e buona giornata.
3 settembre 2009 at 1:59 pm
Bellissime parole ricche di profondità, da rileggere con frequenza!
Grazie della divulgazione e buona giornata.
Stefi
3 settembre 2009 at 3:53 pm
Sergio: davvero belle parole, parole cariche di umiltà e profondi significati. Una felice serata.
Stefi: se la Storia fosse così divulgata, sarebbe una materia facile da apprendere e nello stesso tempo piacevole. Un sempre grazie. Un abbraccio.
3 settembre 2009 at 5:34 pm
Caro,
che bello! Mi piace: intenso e profondo.
Non dimentichiamo che è stato l’autore di un formidabile saggio sulle streghe!
P.S. Da dove hai pescato questa citazione?
3 settembre 2009 at 6:12 pm
Charles: carissimo professore, che onore averlo su codesto umile blog. È una parte del discorso che Michelet dette il 29 dicembre 1842 al Collège de France – dove lui insegnò per tanti anni. A presto vederci. Buona serata.
P.s.: lascio un interessante link: http://lettere.unipv.it/semec/ARTICOLI_RASSEGNA/ar02_08_finkielkraut.html
4 settembre 2009 at 11:48 am
“La strega” di Michelet è uno dei saggi che fanno parte delle letture dalle quali non si può prescindere… del resto, quanta saggezza traspare già dal discorso da te citato?
un bacio e un abbraccio post pausa estiva…
4 settembre 2009 at 2:47 pm
interesssantissima la citazione da Michelet!straordinariamente moderna la riflessione su quello che viene riprodotto solo “il detto” e non “il non detto”, i gesti e gli sguardi.
grazie ancora una volta, marina
4 settembre 2009 at 4:51 pm
Dalloway: ben dici sulla sagezza delle parole del Michelet, così come dell’interessantissimo saggio sulle streghe, ovvero sulle persecuzioni che le donne hanno subito durante i secoli, specialmente durante l’Inquisizione: da leggere! Baci, a presto.
Marina: concordo, la modernità del discorso dello storico francese è davvero impressionante… e ricordiamo che quelle parole furono pronunciate pochi decenni dopo la rivoluzione francese. Un abbraccio.
5 settembre 2009 at 5:38 pm
Post molto interessante. Un significato profondo e attuale è contenuto nel discorso di Michelet.
Ho letto di questo autore “Il prete, la donna e la famiglia”, un saggio contro il clericalismo del 1845, da cui emerge l’uso di una prosa impetuosa e coinvolgente.
Tornerò per mettermi in pari con i tuoi scritti meravigliosi.
Ti auguro di trascorrere un buon week end.
Un abbraccio
annarita
5 settembre 2009 at 6:09 pm
Annarita: grazie, anche a te un buon fine settimana. A presto leggerci.
6 luglio 2010 at 11:30 pm
confesso che, sebbene io abbia la ferma intenzione di restare nell”ambito della semplicità e della modestia, quale si addice a chi ama ciò che fa e lo fa perchè vi crede, resto tuttavia commossa e confortata da queste parole di Jules Michelet, personalità che conosco, certo, ma della quale non avevo mai avuto fino ad oggi occasione di leggere il passo qui da te, Gaspare, riportato.
Quanto qui scritto io l’ho vissuto tante volte con le mie classi. In un rapporto discepolo docente che sia autentico, è così, proprio così come dice Michelet!