L’acqua potabile nelle città e nelle campagne fra il XV e XIX secolo

Ai giorni d’oggi quasi tutte le case, siano esse in città che fuori città, hanno la possibilità di avere acqua potabile, ma i nostri avi soffrivano spesso per la mancanza di questo prezioso liquido.
Acquaiolo di Siviglia, Velazquez, 1620L’approvvigionamento idrico in campagna, nei secoli che vanno dal XV al XIX, era difficoltoso normalmente per la distanza da percorrere, in quanto non tutte le case avevano un pozzo o una fontanella o un fiumiciattolo nelle vicinanze. Nei paesi a clima freddo, dove le piogge erano frequenti, era usuale la raccolta della pioggia, sebbene non sempre sufficiente. Cosicché le donne erano costrette a percorrere lunghe distanze per rifornirsene. Si è calcolato che una contadina inglese del ’500 doveva camminare una media di 500-600 mt., mentre una scozzese anche 1.500 mt. Immaginiamoci, dunque, una donna con un secchio, una brocca o un recipiente contenente 10-20 lt. di acqua, percorrere sotto un sole cocente o nei giorni di pioggia e freddo simili distanze, quotidianamente.
Diverso il problema che si presentava in città e sebbene fontane, fontanelle e pozzi fossero a distanze inferiori che nelle campagne non tutte funzionavano e quasi sempre c’era una lunga fila da fare, talvolta anche per 1-2 ore. In Francia, nel XVIII sec., il consumo giornaliero era più o meno di 5-7 lt. pro-capite, mentre a Londra circa 12-15 lt.
A partire dalla metà del ’400, varie città intrapresero opere idriche. A Roma, papa Nicolò V fece ripristinare la cosiddetta Acqua Vergine, mentre a Castel Sant’Angelo, nel 1530, papa Clemente VII – lo stesso che autorizzò nel 1527 a scavare l’oggi Pozzo di San Patrizio a Orvieto – si fece costruire un bagno con acqua calda e fredda; in Francia nel 1457 si rimise in funzione l’acquedotto di Belleville che si affiancò a quello di Pré-Saint-Gervais e nel 1613 Maria de’ Medici fece risorgere quello di Arcueil; in Spagna solo nel 1481 si riattivò l’eccellente acquedotto di Segovia; in Portogallo ne erano attivi una certa quantità, da quello di Coimbra a quello di Tomar a quello di Elvas e, inoltre, se ne costruì uno nuovo a Lisbona tra il 1729 e il 1748, detto delle Acque Libere. In Italia, nel Regno di Napoli, Carlo III di Borbone fece portare l’acqua nella bella reggia di Caserta.Reggia di Caserta.
Tutte queste opere e tante altre contribuirono ad averne maggiore disponibilità nelle grandi città, mentre nelle piccole la figura dell’acquaiolo era ancora presente e operante, sebbene non tutte le famiglie avessero le condizioni economiche per comprarla.
Spesso l’acqua era inquinata, ricordiamo che v’era l’usanza di gettare per strada i rifiuti o di costruire i pozzi neri anche vicino fonti d’acqua potabile, per non parlare poi dell’inquinamento che produrrà la rivoluzione industriale, specialmente in Inghilterra e nei paesi nordici.
Col passare del tempo – siamo già nel XVII secolo – in Francia si sviluppò la moda di avere nei giardini giochi d’acqua, per cui la scienza facilitò nuovi mezzi per migliorare i problemi idraulici. Si iniziò a incanalare il prezioso liquido dirigendolo verso le case, tramite pompe e altri marchingegni che spingevano e sollevavano l’acqua.
Acquedotto dell'Acqua Vergine, Roma, anonimo del XIX secoloGli sviluppi seguirono anche nell’800, nel senso che questa iniziava a essere disponibile nelle abitazioni, almeno negli ambienti benestanti. A Parigi si creò una società per la fornitura del vitale liquido a domicilio, grazie alle pompe dei fratelli Perrier. A Milano, il primo impianto di acqua potabile risale al 1888, a Valencia, Spagna, al 1850.
Dicevamo, dunque, dell’inquinamento, inquinamento tanto molesto che il Tamigi, la Senna o altri fiumi di grandi città portavano nelle loro acque, oramai poco potabili. Ecco allora, l’alta mortalità per tutta l’Età moderna, maggiore nei centri urbani che in quelli di campagna, che potevano attingere acqua ancora potabile. Nelle città, tante fontane, tanti pozzi erano infetti dai rifiuti, a tal punto che la gente, non avendo altro che bere, l’adoperava, con la conseguenza che malattie e infermità colpivano gran parte della popolazione.
Poco a poco, grazie al lavaggio delle strade, alla raccolta dei rifiuti, alla pulizia delle città, migliorarono le condizioni di salute e il tenore di vita: siamo già ai primi del XIX secolo.

 


13 Risposte to “L’acqua potabile nelle città e nelle campagne fra il XV e XIX secolo”

  • gturs

    Nel paese in cui abito, l’acqua nelle case è arrivata nel dopoguerra, la nostra bella fontana del 1486 ha fornito l’acqua a tutto il paese e a molte generazioni, nelle campagne ci sono sempre state delle piccole sorgenti che hanno provveduto a rifornire uomini e animali……ora alla fontana sono in pochi che riempiono le bottiglie….. un buon sorso me lo bevo appena posso.
    A casa beviamo l’acqua del rubinetto, dovresti farlo anche tu rino, il più delle volte è meglio di quella in bottiglia;)
    Un caro saluto e grazie per le preziose informazioni, lieta serata, roberta.

  • babilonia61

    Roberta: c’è un elemeto che sarebbe interessante sviluppare e approfondire: la socializzazione che avveniva intorno le fontane, i pozzi, le fonti di acqua. Erano luoghi dove si discuteva, ci si conosceva, magari ci si scambiava qualche prodotto, luoghi di opinioni. Grazie per il tuo ricordo. Buona giornata.

  • alberto

    Post molto interessante. Naturalmente la diffusione dell’acqua potabile variò da zona a zona (pianura, montagna, collina) ma un problema per conto mio fu quello delle condutture. Adesso è facile trovare un tubo ma allora…

  • gturs

    e si caro rino, la fontana è sempre stata un luogo di aggregazione, in questa piccola piazza si sono consumati eventi lieti e non…..presto ne parlerò, ho dato ad un’amica alcune pagine di un libro di uno storico, consentimi, mio compaesano, da tradurre dal francese….queste pagine sono una vera chicca della quotidianità dei primi del 900…..una pagina realistica……
    un caro saluto, roberta.

  • Stefi

    Che bello questo post Rino sulla storia dell’acqua.
    L’acqua come elemento base della vita, ma che può trasformarsi anche in elemento di malattia e morte…
    Avevi ricordato già l’importanza dell’acqua come via di trasporto e comunicazione.
    A me sovviene anche l’aspetto legato alla sacralità, p.es. nel battesimo ma anche l’acqua come elemento di purificazione.
    Mi viene in mente, ma la vera funzione forse non è ancora certa, il pozzo sacro di Santa Cristina in Sardegna, luogo forse dedicato al culto delle acque…
    Un forte abbraccio e l’augurio di un buon fine settimana.
    Stefi

  • babilonia61

    Alberto: ben hai fatto a sottolineare che ogni regione, ogni stato, ogni zona aveva i suoi problemi. Il mio desidera esser solo un quadro generale. Buona serata.
    Roberta: aspetto leggere con curiosità il tuo articolo. Un abbraccio.
    Stefi: interessante come tu percepisci la funzione dell’acqua, come aspetto sacro. E allora giungo a una considerazione: vista la sua sacralità, perché lo sprechiamo, perché lo adoperiamo malamente? Considerando che, ancora oggi, vi sono popoli che ne sentono la mancanza. Baci.

  • Artemisia

    Come “comprando acqua”??? Non mi dire che anche tu cadi nel tranello delle multinazionali delle acque minerali!
    Abbiamo un’acqua supercontrollata che ci esce dai rubinetti e non sappiamo apprezzarla, come hai ben illustrato in questo interessante post.
    Ciao Rino!

  • babilonia61

    Artemisia: qualche volta la compro anch’io, non posso negarlo. Quella del rubinetto a volte sa di un sapore poco gradevole, ma non è detto che sia colpa dell’acqua erogata dal comune. Buona serata.

  • Gwsonline

    Le opere per portare l’acqua in casa si possono suddividere in due categorie, quelle idrauliche e quelle di potabilizzazione.
    Lo sviluppo delle forze produttive nell’800 permise di poter avere acqua sicura direttamente in casa.
    Con la clorazione sistematica nei paesi indstriali decrebbe in maniera totale la piaga delle epidemie idrodiffuse.
    Fu una vittoria del genere umano.
    L’acqua in casa oggi è tutelata dal lavoro degli enti acquestottistici e dalla legge italiana.

    In italia assistiamo ad una forte propaganda subdola a favore dell’acqua del rubinetto, si sbandiera ai mille venti che è “buona”.
    Bisogna verificare che l’acquedotto faccia il suo lavoro, che la rete distributiva domestica sia non vetusta e mantenuta correttamente, bisogna concedere che il sapore di cloro e similari a volte sono fastidiosi.
    Nello stesso tempo assistiamo ad un batage pubblicitario dei più a-scientifici a favore delle acque confezionate. Senza sodio ? ma il sodio a contatto con l’acqua brucia.. Che fa fare tanta pp ? quella del rubinetto evapora dalle orecchie ?

    Il nostro consiglio è di ragionare e fare scelte sempre consapevoli.

  • deeba

    I wish I understood… sigh!

  • babilonia61

    Deeba: thanks, it ‘a real pleasure to receive these your words. I invite my readers to visit your wonderful blog. Ciao.

  • gturs

    ciao rino, ho finalmente avuto la traduzione del libro che racconta ciò che avveniva intorno alla nostra fontana……
    un caro saluto, roberta.

  • babilonia61

    Grazie Roberta. Riporto il tuo link affinché i lettori possano leggere una pagina di storia locale. Da a funtana, di Andrè Cane.

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