Lavorare la terracotta a mano, con passione, esperienza e tradizione, è arte, arte millenaria che si può far risalire, nel nostro Paese, addirittura agli Etruschi, ma forse anche prima. E Impruneta ne è eccellente modello.
A poco meno di mezz’ora di auto, lentamente e senza fretta, ammirando le piacevoli e sinuose colline toscane, fermandosi a chiacchierare qua e là con qualche anziano, percorrendo la piacevole strada del Chianti, a mezz’ora d’auto da Firenze, dicevamo, c’è la splendida cittadina di Impruneta, storica per il suo cotto. Nella quale città sono andato, qualche giorno fa, a visitare la mostra il cui titolo dice tutto: Il cotto dell’Impruneta, maestri del Rinascimento e le fornaci di oggi, ospitata nella Basilica di Santa Maria e Loggiati del Pellegrino. Mostra aperta sino al 26 luglio 2009, che invito a conoscere, anzi a degustare con somma attenzione.
Anche perché, gradevole regalo, ebbi a scoprire lavori di Luca della Robbia, Madonna col Bambino del 1430 ca., il cui volto di Lei, sicuro e forte, sembra rassicurare un Figlio dolcemente immusonito, o di Andrea del Verrocchio, con un San Gerolamo penitente, 1470-1480 ca. a lui attribuito, forse eseguito per esercizi di anatomia, o ancora una superba Madonna con il Bambino pare del Donatello, del 1420-1430.
Girando per la sala, con gli occhi pieni di stupore e sorpresa, incontro un’altra Madonna col Bambino, stavolta attribuita a Filippo Brunelleschi, 1405 ca., policroma, bella, dolce, sensibile, deliziosa: aggettivi che ben poco possono descrivere le sue qualità E molti altri capolavori arricchivano l’esibizione.
Ma il cotto imprunetino ha contribuito a edificare, spesso in simbiosi con il legno, costruzioni famose e meno famose, da case a monumenti, da chiese ad abbazie, da palazzi a cattedrali. Esempio ne è la cupola di Santa Maria del Fiore, a Firenze, dove Brunelleschi in un Concorso del 1418 diceva, fra le altre cose, dover adoperare ben tre milioni e mezzo di mattoni. Per non dimenticare il Campanile della Collegiata di Pietrasanta, in Toscana, la cui alta torre è stata realizzata da Donato Benti con laterizi provenienti proprio da Impruneta. Prove come queste se ne possono trovare a centinaia, come centinaia sono ancora oggi i cotti che escono da quelle ancestrali fornaci che ben poco hanno cambiato in aspetto e metodo di lavoro.
Da buon amante del giardinaggio, quale sono, non posso far a meno ricordare i bei vasi decorati, i goffi orci, le delicate anfore, le giganti ciotole e via dicendo, che arricchite da fiori e piante allietano la nostra vista e spesso anche il nostro palato.
Una tradizione, un’arte che, malgrado le nuove tecnologie, perdura nel tempo e sembra tetragona ai colpi della modernità.
Jun 152009
Sono molti i paesi italiani nei quali la lavorazione delle terrecotte lascia innamorati. Deruta forse è diventata troppo commerciale, ma le botteghe dei maestri sono sempre una miniera di piscevoli scoperte. Mi ha fatto tornare in mente le coloratissime botteghe di Santo Stefano di Camastra, in Sicilia. Una festa per gli occhi e per il cuore! Buona serata, Annarita
Annarita: certo, anche Santo Stefano di Camastra ha dato e da ancora il suo apporto. Visitai la cittadina ben oltre 30 anni fa, e ricordo ancora le fornaci dei Fratelli Gerbino che preparavano terrecotte di una qualità davvero eccellente. Grazie, una buona serata.
ciao! come dice giustamente Annarita tutta l’Italia è piena di laboratori del genere…si pensa sempre alla toscana o all’umbria..noi siamo una piccolissima fornace in Brianza ormai forse l’unica in lombardia che produce ancora pavimenti manualmente, una piastrella alla volta, purtroppo il lato artistico diventa sempre meno importante, quindi per mantenere viva la tradizione, la passione e l’interesse abbiamo creato il nostro blog….
ForArt: grazie per passare e per farci conoscere la vostra realtà, una realtà artistica che dovrebbe essere maggiormente diffusa e pubblicizzata. Invito i miei lettori a passare dal vostro sito. Buona serata.
grazie Gaspare per i complimenti! aspettiamo anche lei!
Molto interessante le notizie storico-artistiche sul cotto di Impruneta. L’arte della terracotta è diffusa un po’ ovunque in Italia.
Nel Salento, c’è la cittadina di Cutrofiano, famosa per l’artigianato figulo.
L’origine della cittadina è legata alla terracotta visto che essa sorge al centro di un’area caratterizzata dalla presenza di uno strato d’argilla a poca profondità.
Il legame è rinforzato da quello che è il significato della parola Cutrofiano. Il nome infatti sarebbe composto dal sostantivo greco “cutra” che significa vaso, e dal verbo “fio” che corrisponde a fabbricare. Quindi Cutrofiano è da sempre conosciuto come il paese dei vasi e della terracotta.
Ancora oggi l’argilla cutrofianese viene decorata con le stesse greche, linee ondulate, segmenti, fiorellini usati nel passato.
A Cutrofiano un tempo questa materia veniva estratta dai cosiddetti “pozzari” in un territorio così ricco di paludi da far meritare agli abitanti il nomignolo di “mpatulati”.
Questa attività artigianale sembra fosse sviluppata già nel medioevo ma occorre aspettare il XVI secolo per trovare conferma nei documenti. Informazione dettagliata ci viene dal Catasto Onciario del Comune che risale alla metà del 1700.
Da questo risulta che in città vi erano 31 botteghe in cui lavoravano 46 artigiani divisi in codimari, piattari e pignatari.
Ogni estate, quando vado in vacanza a Gallipoli, non manco mai di fare una capatina a Cutrofiano per curiosare nei mercatini e nelle mostre allestite. Ritorno a casa sempre con qualche delizioso oggettino.
Un salutone.
annarita
Carissimo Rino,
ho letto con interesse il tuo post e della mostra.
Rifletto come da un materiale povero e semplice, ma basilare, come la terra si siano potute trarre opere d’arte non di minor valore artistico di quelle realizzate con materie più preziose.
Peccato sia andato in disuso…a me trasmette, in tutte le sue forme, un senso di calore.
Un abbraccio.
Stefi
Annarita: grazie per il tuo interessante contributo, apporta maggiori dettagli all’arte della terracotta ancora attiva e viva nella nostra Italia. Confeso sconoscevo Cutrofiano. A volte penso che si dovrebbe informare maggiormente di queste piccole realtà locali, spesso importanti per avere un completo quadro, e i blog credo possano aiutare. Buona giornata.
Stefi: una volta l’uomo adoperava i materiali nobili, materiali prodotti dalla nostra Madre Terra, e in essa e con essa viveva in perfetta simbiosi. Oggi… Un abbraccio.
Come sempre informazioni allettanti qui da te…
ho sempre desiderato avere un laboratorio dove lavorare la terracotta, mi piace non solo il risultato finale, ma anche il contatto tattile, plasmarla…
(a casa mia solo vasi di terracotta, la plastica è bandita…)
un bacione
Una tradizione, un’arte lavorare la terracotta a mano,
che ad Impruneta contiunua a coltivare questo meraviglioso lavoro artigianale, sfidando la modernità,
donando calore alle nostre case.
un caro saluto!
p.s
Grazie Rino il tuo bellissimo commento, che hanno inserito oggi….
Dalloway: grazie e ri-benvenuta. La terracotta è vita, fa parte di quella vita, di quella terra, di quell’universo in cui l’uomo nasce e cresce, e di cui ne è partecipe. E il contatto fisico, il modellare, a mio avviso, è un comunicare le proprie emozioni che sfociano in arte. Un abbraccio.
Klara: è vero, Impruneta sfida la modernità, le ultime tecnologie, sfida i tempi, eppure il cotto perdura nel tempo, con la sua eleganza, bellezza, sensibilità, unicità. Un caro saluto.
Beato te che ce la fai a vederti tutte queste mostre! Io vedo i manifesti e stop.
Un caro saluto,
Artemisia
Artemisia: cerco di fare di tutto per riservarmi del tempo al fine di visitare qualche mostra, dopotutto vivo di storia e arte. Una felice serata.