Ben sappiamo che si trattò di una lunga serie di battaglie in apparenza a scopo religioso, ma effettivamente a fine politico. Cosicché le alleanze, che avrebbero dovuto essere cattoliche contro protestanti, talvolta si intrecciavano e capitava che la Francia cattolica combattesse contro l’Austria cattolica o la luterana Svezia contro la luterana Danimarca. Nello stesso tempo, i tantissimi staterelli tedeschi – 236 principati – guerreggiavano fra loro senza importare di che credenza fossero.
Essendo quindi un conflitto in cui partecipavano tanti stati e non avendo gli eserciti un’unica uniforme, accadeva che si uccidessero soldati dello stessa banda, non potendo distinguersi gli alleati dai nemici. Una delle tante soluzioni fu quella di inserire, gli appartenenti al medesimo schieramento, un rametto di una pianta sull’elmo. In un secondo tempo, il re di Svezia Gustavo Adolfo fece portare ai suoi soldati una fascia blu orlata di giallo, mentre i sassoni si legarono un fiocco verde. Gli spagnoli, italiani e austriaci adoperarono un nastro o una piuma.
Durante la guerra si sviluppò e si perfezionò l’arte militare: nuove invenzioni, nuove tecniche, nuove armi si rendevano disponibili ogni giorno. Già in quei tempi si costituirono i primi eserciti permanenti: iniziava così il mestiere delle armi. Il reclutamento, a volte, era l’unica soluzione per il povero contadino che vedeva saccheggiati i suoi pochi averi dal nemico e non sapeva né dove andare né cosa fare. Non importava sotto quale bandiera arruolarsi. Avveniva, dunque, che fratelli, padri, figli si trovassero in differenti formazioni, lottando per sopravvivere.
Con la Guerra dei Trent’anni, la cavalleria aristocratica iniziava a perdere importanza. L’uso in massa degli archibugi frenava rapidamente i loro attacchi e morti e feriti si contavano a decine, le corazze servivano a ben poco, per cui il loro impiego verrà ridimensionato. La fanteria, al contrario, diventò la regina delle battaglie, forte, compatta, agguerrita, ben strutturata e ben preparata.
Dicevamo degli archibugi. Questi col passare degli anni ebbero dei miglioramenti: si eliminò la forcella che tratteneva il loro peso, diventarono più leggeri, si cambiò la miccia con la ruota a pietra focaia, insomma sparare era meno complicato di una volta.
Un giorno, il marchese Sebastien Vauban, grande ingegnere militare francese, notando che dopo il primo sparo gli archibugieri dovevano lasciare l’arma a terra e prendere la spada per continuare a lottare, s’inventò la baionetta, innestandola sulla canna dell’arma e adoperandola offensivamente: eravamo a Bayonne, in Francia.
Cambiavano, così, certi modi di combattere, di confrontarsi, di fare la guerra. I cannoni erano usualmente e già da tempo adoperati con lo scopo di aprire brecce nelle file nemiche. I fanti venivano addestrati con attenzione, con cura, con esperienza.
La guerra, alla fine, era un lavoro come un altro!












25 maggio 2009 at 2:24 am
un lavoro come un altro: sì per molti lo è!
marina
25 maggio 2009 at 8:47 pm
Marina: mi sembra anche oggi essere lo stesso, i mercenari come l’esercito professionale. A volte mi domando se la violenza non sia, ahimè, l’altra faccia della medaglia umana. Buona serata.
25 maggio 2009 at 9:02 pm
Se non ricordo male, Rino, la guerra dei trent’anni, iniziata come conflitto religioso fra cattolici e protestanti, si concluse in lotta politica per l’egemonia tra la Francia e gli Asburgo, nel suo quarto periodo.
L’episodio scatenante fu la defenestrazione di Praga, mi sembra.
Certo è che l’Europa fu dilaniata dai conflitti per un trentennio! Penso che la guerra dei trent’anni fu probabilmente il più grave evento che coinvolse l’Europa centrale prima delle Guerre Mondiali, sia sotto il profilo sociale e demografico che da un punto di vista politico.
Abbraccione e grazie per i tuoi post sempre interessanti.
annarita
25 maggio 2009 at 9:13 pm
ciao rino, passo per un saluto veloce, ho letto il tuo post che come al solito è molto interessante.
Un caro saluto, roberta.
26 maggio 2009 at 6:13 am
Annarita: grazie. Del conflitto ne ho parlato in almeno tre articoli, di quel conflitto che ridusse a cenere terre e città dove passava e che di religioso, alla fine, aveva ben poco. Erano anni di espansione territoriale, di predomini, di guerre spesso fratricide. Abbracci.
Roberta: grazie di cuore, sono contento sapere che mi leggi. Buona giornata.
27 maggio 2009 at 6:47 pm
mai banali e sempre di interesse le curiosità che riesci a far emergere dai vari periodi o episodi della storia.
Un abbraccio di corsa.
Stefi
27 maggio 2009 at 8:15 pm
Stefi: grazie, carissima, a buon rendere.
4 ottobre 2010 at 7:06 pm
[...] Paolo Ferrario segnala @ 18:05 Dopo le pesti del 1630 e del 1656, e la terribile guerra dei Trent’anni che, sebbene toccando poco l’Italia, avrà pur sempre una ripercussione indiretta, [...]