Con la riduzione della mortalità e grazie a un alto tasso di natalità, il 1700 fu un secolo di crescita demografica. A parte due isolati episodi di peste, a Marsiglia nel 1720 e a Messina nel 1743, in questi cento anni non abbiamo né pandemie né pestilenze di rilevante importanza, cosicché la popolazione europea aumentò di numero, merito anche a un buon sviluppo economico e a migliori condizioni igienico-sanitarie.
In Inghilterra si passò da 5.800.000 abitanti a circa 9.000.000, in Germania da 14 a 23 milioni, in Spagna da 13 a quasi 18 milioni, in Francia da 22 a 29 milioni, mentre in Italia da 13 a 17 milioni di persone. Il vero boom si ebbe in Russia che da 13 milioni raggiunse i 30 milioni. D’ora in avanti l’accrescimento demografico europeo sarà costante più o meno sino ai giorni d’oggi.
Un contributo notevole fu dato dallo sviluppo di nuove forme di sostentamento alimentare, quali il mais e la patata, importati dall’America meridionale. Mentre il mais ebbe un immediato successo e una grande diffusione, per la patata dobbiamo aspettare quasi la fine del ’700.
Da notare che, se si sarebbe presentato un periodo di carestia, come quello del 1763-1764, i commerci fra le nazioni, europee e non, potevano supplire determinate carenze: le possibilità di mancanza di cibo erano più ridotte rispetto al passato.
Altri fattori che influirono sull’incremento della popolazione fu sia l’abbassamento dell’età al matrimonio delle donne, pertanto un ampliamento del periodo fertile, sia una riduzione del celibato maschile e femminile, dovuti soprattutto a una nuova presa di coscienza popolare, alla sua alfabetizzazione e, certamente non meno, alla libertà di pensiero.
Ritornando ai numeri, notiamo come le grandi città ebbero un loro particolare sviluppo demografico: Londra passò da quasi 600.000 abitanti a 900.000, Parigi da 450.000 a 600.000, Napoli da 300.000 a 450.000. Stessa cosa accadde in quelle più piccole come Marsiglia, Amburgo, Liverpool, diventando importanti centri commerciali, e non dimenticando il peso che ebbe la rivoluzione industriale. Per tale ragione nacquero infrastrutture, strade, ponti, canali navigabili, porti, nuove vie di comunicazioni. Nacquero altresì nuove forme di tecniche agricole produttive. Si pensi che nel 1700 si pubblicarono un numero considerevole di libri riguardanti l’agronomia e, nello stesso tempo, si diffusero in tutta Europa accademie di agraria: tanto era l’attenzione a essa dedicata che il grande Voltaire, in uno dei suoi scritti, adoperò il termine agromania.
A seguito della crescita demografica e a un fiorire di un’agricoltura più redditizia, si sviluppò un mercato secondario, con attività legate alla trasformazione e alla lavorazione dei prodotti. Accrebbe la possibilità di lavorare, quindi di guadagnare. Lino, canapa, birra, vino, acquavite, seta e tanti altri prodotti derivati dalla terra venivano ora elaborati non in città, bensì nelle stesse campagne, con la conseguente proliferazione di un lavoro che definirei a domicilio. Come conseguenza di tale progresso sorsero nei campi case, edifici, strutture. Le corporazioni di arti e mestieri, che controllavano, gestivano e regolamentavano l’economia del medioevo e che condannavano le iniziative individuali, iniziarono a decadere, a non avere più un ruolo decisivo.
Gli stati dovettero intervenire regolamentando la produzione, ma anche i traffici nazionali e internazionali, riconsiderando i dazi doganali, proteggendo i propri prodotti, favorendo lo sviluppo di determinate aeree. Fu nel 1709 che nacque in Inghilterra la prima banca centrale, mentre in Francia iniziarono a circolare le prime monete cartacee.
Lo sviluppo economico era appena abbozzato, i commerci avevano un peso nell’economia e nella politica dei singoli stati, la gente poteva esprimere le proprie idee, le proprie capacità, le proprie convinzioni: l’Illuminismo aveva contribuito all’avvio di un’epoca davvero rivoluzionaria.
Rino, risparmiando.











Interessante notare come tutto ciò che da allora ci ha portato ad accrescere benessere, quindi ad allungare la vita, incrementare le nascite e via dicendo, oggi sia ciò che ci sta portando ad un’inversione di marcia.
Curiosa anche l’importanza di un semplice tubero come la patata, che in molti casi ha davvero determinato la soppravvivenza… mio nonno, per esempio, è sopravvissuto a Dachau mangiando le bucce delle patate che sotterrava di nascosto.
una radiosa giornata
StefiB
StefiB: si sa, la storia è piena di corsi e ricorsi, di cicli, è piena di alti e bassi e, l’epoca attuale, sembra un’epoca di cambi, ma non solo sociali, ma anche economici. Oltre al fatto che stiamo assistendo a una massiccia emigrazione-immigrazione che dovrebbe far riflettere che il futuro è nel cosmopolitismo. Felice fine settimana.
Oggi le città sono come un bicchiere raso d’acqua, non ci stan più nemmeno le formiche.
Oggi non sono le nascite ad aumentare la popolazione, sono le continue migrazioni che svuotano e riempiono.
Oggi è un gran problema, poco abituati al non benessere tutto quello che accade ci spaventa.
Stavano meglio quando stavano peggio dici?
vien da pensarlo.
In corsa verso un week end di relax, che non fa mai male!!
Irish: in effetti, se analizziamo gli eventi della storia, più o meno, anche se in altri constesti sociali e politici, le migrazioni sono state parte importante di una data nazione, paese, stato. E la cosa non deve stupirci se oggi accade lo stesso, l’uomo, dopotutto, è un animale che ricerca sempre il meglio per sé e per la propria famiglia, spesso a discapito della propria e altrui sicurezza. Buon fine settimana.
[...] Rino, nell’Inghilterra del XVIII secolo. [...]
[...] più sanamente vivere, ma soltanto di vegetabili erbe, di radici, di foglie, di fiori. Ebbene, nel XVIII secolo, il benedettino Vincenzo Corrado (1738-1836) invitava tutti, ma specialmente nobili e letterati, a [...]
[...] anni, fra il 1756 e il 1763 con le mire espansionistiche di Federico II di Prussia. La situazione economica europea iniziava a cambiare, a prendere un nuovo volto, la concorrenza dei prodotti inglesi e olandesi era [...]