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May 182009
 

La passeggiata dei GesuitiMi sembra interessante analizzare il percorso educativo che si sviluppò fra la fine del XVI sec. e buona parte del XVII, e in cui la stampa, grazie ai torchi gutenberghiani, ebbe un’influenza davvero profonda.
La cultura, per tanto tempo ristretta ai principi, agli aristocratici, ai religiosi e a qualche fortunato, nei suddetti secoli inizia un processo di espansione e d’accoglienza anche fra il ceto medio. Sostenitori di tale crescita, oltre ai vari letterati e artisti, furono i confessori, i sacerdoti, i ministri della chiesa, che si dedicarono all’insegnamento. Vale la pena ricordare che prima della venuta dei caratteri mobili, i testi erano prerogativa di ben poche persone, giacché il costo di un manoscritto era piuttosto elevato, e lo dobbiamo certamente a Gutenberg se, a partire della fine del XV secolo, i libri saranno ampiamente disponibili.
Notevoli erano le differenze fra i paesi a tendenza cattolica e quelli protestanti. Mentre nei primi la figura ecclesiastica, usualmente amico di famiglia che spesso viveva con loro, era l’istruttore, l’educatore, nel secondo caso il precettore era un laico, un insegnante professionale scelto per le sue capacità, che, alla fine del corso di studi, accompagnava il proprio allievo al grand tour europeo, momento conclusivo della preparazione del giovane e da questi atteso con zelo.
Particolare importanza fu data alla formazione intellettuale delle giovani fanciulle. A tal proposito, l’ordine religioso delle orsoline aveva creato appositi educandati che tenevano conto delle ragazze non interessate a prendere i voti monastici. Vere e proprie scuole, invece, furono istituite nei paesi protestanti.Ignazio di Loyola
Nel 1534, lo spagnolo Ignazio di Loyola fondò la Compagnia di Gesù, approvata da papa Paolo III nel 1540. Lo scopo dei gesuiti era quello di evangelizzare tramite l’insegnamento e la predicazione. Ricordiamo che siamo all’inizio della Controriforma, di quei cambiamenti che dovevano fermare la proliferazione di certe sette eretiche, del nuovo protestantesimo, delle nuove forme religiose che contrastavano il potere della chiesa cattolica.
Fu a Messina che nel 1548 si aprì la prima scuola gesuita, con lo scopo di formare i futuri membri dell’ordine. La scuola riceveva donazioni dai privati che avevano altresì la possibilità di far studiare i loro figli. Qualche anno dopo, nel 1558, si inaugurò quella di Roma. Generalmente lo scopo era dare al giovane una buona e completa cultura pre-universitaria. Il loro insegnamento, ciò che si chiamava ratio studiorum, aveva una durata di 8 anni, di cui 5 a livello umanistico e 3 a indirizzo filosofico. Nei primi anni si faceva particolare attenzione allo studio della grammatica, dell’umanità, della retorica, non tralasciando la lingua latina. Seguiva la storia, il greco, la geografia, si continuava con l’approfondimento della filosofia, della matematica, della fisica, dell’astronomia, della chimica. Vi era inoltre un successivo corso della durata di 4 anni che serviva alla specializzazione teologica.
I gesuiti nei loro insegnamenti erano inflessibili, si basavano sull’onore, sull’educazione e sulla competitività, a tal punto da ricorrere a premi, castighi, gare, recitazioni, rappresentazioni pubbliche. La gerarchia, spesso e volentieri rigida, era qualcosa cui si doveva sottostare e rispettare. Da quelle classi uscirono giuristi, amministratori, esponenti della nobiltà, quel ceto medio-alto che dirigerà le sorti del popolo.
Visto il successo delle scuole gesuite in Italia, ben presto se ne aprirono altre in Germania, Polonia, Boemia, Paesi Bassi, Spagna, Francia. Poco a poco acquistarono tanto potere che influenzeranno addirittura la politica.

Comments

  11 Responses to “L’insegnamento nel XVI secolo e i Gesuiti”

  1. Ciao Rino, non so perchè ma il tuo post sui gesuiti mi ha fatto venire in mente un’altra grande figura di insegnante:
    http://es.wikipedia.org/wiki/Sim%C3%B3n_Rodr%C3%ADguez_(escritor_venezolano)

  2. Sergio: interessante il tuo link, dopotutto c’è da notare che, nel 1600-1700, l’influenza dei gesuiti nelle terre oltreoceano fu davvero rilevante e le stesse terre diedero personaggi importanti. Buon pomeriggio.

  3. Caro Rino le scuole confessionali (ho studiato dalle elementari alla maturita’ in scuole confessionali, mai dai gesuiti, i miei plurimi percorsi accademici solo in universita’ statali) hanno sempre avuto un grande ruolo nell’ educazione allo studio. Ho imparato molto: metodo, rigore, eticita’, che poi sono riuscito a trasmettere, almeno mi pare, ai miei figli, che invece hanno frequentato solo scuole pubbliche. Devo anche dire che la lungimiranza di molti professori mi ha consentito di sviluppare atteggiamenti critici, laici e libertari.
    Buona serata.
    Vale

  4. Pier: mi sembra una buona esperienza la tua, specialmente quando, insieme all’insegnamento accademico, si accompagna un retto modo di vivere. Buona serata.

  5. Un post molto interessante, Rino. Un’analisi intelligente condotta con sintesi efficace.

    Segnalerò l’articolo ai miei colleghi di Storia. Potrebbe essere un utile riferimento per un approfondimento o una ricerca. I ragazzi di terza media si stanno preparando agli esami…

    Un abbraccio
    annarita

  6. Annarita: grazie, cerco di compartire quel poco che so. A buon rendere. Felice giornata.

  7. Ciao Rino,
    con te ripercorro sempre quegli anni che mi han vista giovincella.
    “si basavano sull’onore, sull’educazione”, ecco qualcosa che manca, o forse non è sufficiente, al giorno d’oggi.
    Semplicemente io.

  8. Irish: chissà cosa manca oggi in questa società che sta cambiando valori e parametri, realmente non riesco a capirlo, forse perché sono legato ai vecchi modi. Una felice serata.

  9. Ciao Rino,
    ancora una volta un tema che mi vede quasi totalmente impreparata, ma che sollecita inevitabilmente la mia curiosità ed attenzione.
    Ciò che mi colpisce è come una regola rigida (mi riferisco al metodo di insegnamento/apprendimento) produca risultati di ampio respiro storico come un Simon Bolivar per LatinoAmerica, indirettamente citato nel link del commento di Equipaje, che ringrazio, o di un più generico ceto medio-alto comunque destinato a dirigere le sorti di un popolo…
    Metodo, rigore, inflessibilità per arrivare a tolleranza, elasticità, ampiezza di vedute???
    Personalmente e, a posteriori, valuto che un insegnamento rigido e severo, in assenza di eccessi, produca nell’individuo una sana e robusta struttura che gli consente, con maggiori e forse migliori strumenti, di confrontarsi con la realtà che lo circonda.
    Comunque è un argomento complesso e pertanto difficilemnte riducibile in un commento.
    Grazie come sempre.
    Un forte abbraccio ed una felice giornata.

    Stefi

  10. Stefi: non è facile, a mio avviso, parlare d’insegnamento, per alcuni bisogna adoperare metodi più o meno rigidi, per altri invece no. In ogni caso penso sempre che l’esempio sia una delle cure necessarie affinché si possa trasmettere qualcosa, esempio dato sia dalle famiglie che dagli insegnanti, ma anche dalla società in generale. Una buona giornata, carissima.

  11. Torno sia per scusarmi con l’Eternauta che, per un lapsus, ho citato erroneamente con altro nickname e per convenire con le tue conclusioni, sagge come sempre.
    Una felice giornata.
    Stefi

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