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May 132009
 

Benedetta Craveri, La civiltà della conversazioneLa conversazione è un’arte, una piacevole arte che affonda le radici nella storia della comunicazione. Nel corso del ’600 e del ’700 entrò a far parte della vita quotidiana degli ambienti aristocratici francesi, parigini in particolare. Diversi e vari fra loro furono i salotti in cui la conversazione era protagonista di gradevoli riunioni. Benedetta Craveri ne ha sapientemente descritto, nel suo interessante libro La civiltà della conversazione, edito da Adelphi, una moltitudine, iniziando da quello di Madame de Rambouillet e la famosa Camera azzurra, per continuare con quello di Madame de Longueville, della marchesa de Sablé, della Grande Mademoiselle, e ancora con quello di Madame de Sévigné, Madame de La Fayette, e via dicendo. Tutte donne di una non indifferente istruzione che hanno saputo fare dei loro salotti luoghi di sapere, che hanno influito, spesso e volentieri, nelle decisioni politiche e sociali. E sebbene in quelle stanze si parlasse usualmente di cultura in generale, letteratura, storia, filosofia, negli ultimi anni del XVIII secolo, uno dei temi preferiti era tutto ciò si riferisse al nuovo modo di vedere i cambi che la società francese, influenzata dai Lumi, stava attraversando: di lì a poco l’Ancien Régime sarebbe stato rovesciato dalle idee rivoluzionarie.

“Già nel corso del XVI secolo più di una dimora privata era stata teatro di nobili svaghi e di dotte conversazioni, e la marchesa [N.d.R.: di Rambouillet] non era certo l’unica donna della sua epoca ad avere coltivato l’ambizione di fare della sua casa un luogo d’incontro culturale e mondano.Madame de Sévigné

Da dove derivava tale tradizione?

“Non era nelle sue splendide corti che l’Italia del Cinquecento aveva elaborato una civiltà delle buone maniere a cui era andata l’ammirazione di tutta l’Europa?”, continua la Craveri.

Non poca, dunque, sarebbe stata l’influenza del nostro Ariosto negli ambienti francesi, difatti era l’autore italiano maggiormente conosciuto, così come Baldassare Castiglione e il suo Cortegiano, libro letto e riletto continuamente in quei ritrovi.
Il libro della Craveri, oltre a esaminare e approfondire il periodo storico in questione, si sofferma anche sulle capacità delle padrone di casa che riuscivano a valorizzare gli ospiti, magari solleticandoli negli argomenti a loro maggiormente congeniali, spingendoli a dichiarare le loro idee. E le idee sarebbero state punto di partenza e di arrivo delle loro conversazioni.

Da un secolo a questa parte il corso delle idee è stato interamente guidato dalla conversazione”, avrebbe detto Madame de Staël verso la fine dell’Ancien Régime.

*****

- Benedetta Craveri, La civiltà della conversazione, Adelphi, 2006.

Comments

  8 Responses to “La civiltà della conversazione”

  1. Distratto da amabili … conversazioni, ritorno a commentare i sempre tuoi coltipost partendo da questo dedicato all’ interessante volume della prof.ssa Benedetta Craveri, francesista, grande conoscitrice della civiltà letteraria francese del XVII e del XVIII secolo.
    Hai fatto proprio bene a segnalare lo scritto della prof.ssa Craveri, che, brillantemente, ricostruisce la storia, leggendaria e al tempo stesso sorprendentemente attuale, di un’arte del vivere fiorita in Francia tra Sei e Settecento e destinata a imporsi come modello delle élites europee.
    Oggi purtroppo quest’ arte non esiste piu’.
    E’ in auge l’ urlato, soprattutto nei ”salotti” televisivi.
    O tempora, o mores, avrebbe detto Cicerone, dove tutto avviene in un clima da cortile dove ci sono troppi galli, in un clima da … gran canaio, come avrebbe commentato la mia nonna toscana.
    A proposito di canaio, soprattutto dopo le ultime vicende che hanno interessato il nostro satrapo chigiano, mi son ricordato di un altro bel libro di Benedetta Craveri,
    ”Amanti e regine. Il potere delle donne”, sempre di Adelphi.
    Una lettura che consiglio.
    Vale

  2. Pier: ben dici, oggi l’arte della conversazione mi sembra sia quasi scomparsa, soppiantata da urla e grida… e pensare che una volta chi alzava la voce era preso per un ineducato! Hai fatto bene a ricordare l’altro libro della brava Craveri, uno dei tanti che vale la pena leggere con somma cura. Buona giornata.

  3. Caro Rino,
    sarebbe auspicabile il ritorno di tali abitudini!
    Purtroppo le “evoluzioni” (io le chiamerei involuzioni) hanno portato gli esseri umani a isolarsi nei propri spazi inibendoli agli altri e alle loro idee.
    Viviamo in un’epoca buia, silenziosa di qualità ma urlata di mediocrità.
    Sempre molto interessanti le tue proposte storiche.
    Un abbraccio e felice giornata.
    Stefi

  4. Stefi: purtroppo sono tempi cosiddetti modermi, in cui la conversazione è, forse, l’ultima cosa a cui si pensa, anche perché conversare significa saper ascoltare e, mi sembra, oggi tutti parlano, ma nessuno ascolta. Un abbraccio.

  5. Conversare, dialogare, è il fondamento per gettare dei ponti anche tra culture completamente diverse, ma per affinare quest’arte, oltre al tono della voce, occorrerebbe anche un vocabolario pià ricco, cosa che oggi giorno, con il continuo contrarsi di tutto, grazie a SMS cifrati e mails “anoressiche”, è veramente raro avere. Occorrerebbe, inoltre la capacità di alzare lo sguardo verso l’altro, tendere le orecchie e aprire il proprio cuore…
    In quanto a ciò che propone la TV, no comment, gia nel momento che si accende è difficile avere la possibilità di conversare :)

    una radiosa giornata!

  6. Stefi: purtroppo è vero, ben dici, non abbiamo più le capacità di dialogo di una volta quando, per esempio, dopo pranzo, magari domenicale, ci si intratteneva a discutere del più e del meno, tutti, indistintamente, senza fretta. Oggi il problema è ben più grave: non sappiamo ascoltare, ci stanchiamo dall’ascoltare gli altri, abbiamo le orecchie chiuse… E da ciò inizia anche uno dei mali dell’umanità: l’incompresione! Grazie a te. Buon pomeriggio.

  7. libro starordinario imperdibile vorrei poter fare molte domande all’autrice

  8. questi libro che mi ha molto appassionata apre la porta a molte domande:
    sarebbe interessante sapere qualche cosa di più riguardo i privilegi di cui queste donne godevano, più specificamente in che modo essi fossero garantiti e tanto più come e da chi amministrati. Di molto si parla e direi sopratutto delle inclinazioni letterarie filosofiche umanistiche religiose, sarebbe curioso saperne qualche cosa di più sui costumi più prosaici della quotidianità e sul backstage di tanto magnificente spettacolo, per esempio si dice che a quell’epoca le persone non si lavassero; è proprio verò? come puo conciliarsi la sporcizia a tanta sofisticatezza di modi e di pensiero?

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