Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, diceva qualcuno. E si trasforma anche il modo di comunicare.
Ciò che oggi si fa nelle comunità sociali on-line, in facebook, twitter, friendfeed e via dicendo, cioè lo scambio di idee e di informazioni tramite brevi scritte, lo si faceva già, per esempio, nella prima metà del seicento, tramite i “billets”.
“Comunicare tramite i biglietti è una cosa assai comoda, che è stata introdotta trenta o quarant’anni fa dalla marchesa di Sablé e dalla contessa di Maure”
scriveva Gilles Mènage nel suo Observations sur la langue française, 1675-1676, a pag. 395 del I volume. Le due nobildonne si passavano giornalmente vari biglietti, per riferirsi qualunque cosa, da semplici pettegolezzi a informazioni diplomatiche spesso riservate.











5 maggio 2009 at 7:20 pm
Nel 1600 i billets, oggi i social network e, appena ieri, la miriade di bigliettini scambiati a scuola durante le lezioni.
Lo scopo è lo stesso ma il cambiamento del medium ci permette di entrare in comunicazione con più gente e più facilmente.
5 maggio 2009 at 7:46 pm
Marmott: allora come oggi, c’è sempre la voglia di comunicare, di compartire, di non essere soli, di… vivere la vita. Buona serata.
5 maggio 2009 at 9:14 pm
Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, diceva qualcuno
…parola di Lavoisier!;)
Quoto Marmott!
Baci
annarita:)
6 maggio 2009 at 7:54 am
Sì el arte de la “buena” conversaciòn fuera como en la epoca de Madame de Sàble seguramente el mundo no seria el mismo.
Creo que seria interesante preguntarse.
Sabemos conversar?
Cata, reflexionando.
6 maggio 2009 at 9:41 am
Annarita: grazie, abbracci.
Cata: sì señora, tiene tota la razòn. El problema es que no sabemos conversar, màs aun, creo que no sabemos escuchar, somos muy egoistas. Un beso.
6 maggio 2009 at 11:46 am
Comunicare con i biglietti… bhe era una cosa che facevamo di continuo io e un’amica prima dell’arrivo di internet; decine di piccoli “papiri” in codice che mantenevano il filo quando non ci vedevamo.
Sono daccordo con chi dice che oggi non si sa più dialogare e soprattutto ascoltare forse qualche momento in più di silenzio sia audio che telematico aiuterebbe ad affinare l’orecchio sia con noi stessi che con gli altri.
buona giornata
6 maggio 2009 at 12:11 pm
Stefi: hai ragione, bisognerebbe dedicare un po’ del nostro tempo anche ad ascoltarci, stare soli… capirci. Televisione, internet e via dicendo distraggono abbastanza. Un caro saluto.
6 maggio 2009 at 1:51 pm
Bravissimo!!
6 maggio 2009 at 3:18 pm
bel precedente storico.
Peccato che ci siano anche i “pizzini”
marina
6 maggio 2009 at 4:42 pm
Tania: benvenuta. A buon rendere. Buona serata
? Un abbraccio.
Marina: eccezione che conferma la regola
7 maggio 2009 at 12:29 am
Credo che il bisogno di comunicare, di entrare in relazione con gli altri sia insito nell’essere umano che ha trovato i mezzi più confacenti nelle diverse epoche. Oggi con la rete ed i social network (così si chiamano??) sembrerebbe aumentata la potenzialità della comunicazione, che si tratti di semplice informazione (inclusa la pubblicità) o di vero e proprio dialogo fra soggetti diversi. Manca però quel fattore importante dell’espressione o della gestualità che, a mio avviso, completano la comunicazione.
Mi immagino, ad esempio, la contessa di Maure mentre riceveva un billet dalla marchesa di Sablé, coglierne nello sguardo o in un gesto repentino l’anticipazione del contenuto.
Una felice giornata.
Stefi
7 maggio 2009 at 7:29 am
In effetti era un metodo piu’ carino. Pensare che gli adolescenti oggi si dichiarano con un SMS mi fa un po’ specie.
Certo, come vedo sopra, tu non sei esente dal fascino dei social network, eh?
Artemisia
7 maggio 2009 at 8:38 am
eheeheh. so che in classe di mia figlia durante le lezioni (è vietato ovviamente l’uso di cellulari) pur di non rimanere senza comunicare è tutto un passare di foglietti in codice fra i banchi: giocoforza tornare all’antico! (lo so perché pare che una delle maggiori fruitrici e istigatrici del sistema sia proprio la mia signorina con grande lamentele a me dei suoi prof)
7 maggio 2009 at 8:53 am
Stefi: il tuo commento mi porterebbe a pensare alla calligrafia, come venivano scritti, con che ardore, con quale passione, quelle piccole brevi lettere. E si sa che in una scrittura manuale c’è tutto il nostro carattere. Un abbraccio.
Artemisia: i social network sono un modo per stare in contatto, tramite loro mi sono incontrato fisicamente con 3-4 persone, gente stupenda, gente con cui si ha tanto da condividere… Bisogna stare al passo con i tempi. Dopotutto l’uomo è un animale sociale. A presto.
Leo: non importa, i giovani hanno bisogno di comunicare, devono farlo, è una necessità innata. Un caro saluto.
7 maggio 2009 at 10:34 am
Vedo che anche tu sei sintetico in questi primi giorni di maggio!… ma in ogni modo esaustivo.
Io ho una certa avversione contro i bigliettini; questo deriva soprattutto per quelli che vengono lasciati sul bancone in corsia che equivalgono sempre a qualche altra mansione da aggiungere e i l tempo rimane sempre quello. Per il resto qualsiasi forma di comunicazione, usata con intelligenza penso sia forma di crescita e condivisione.
Un caro saluto
Dona
7 maggio 2009 at 11:59 am
Hai ragione Rino, non ci avevo pensato. Sarà forse per questo che qualcuno dove e quando può, utilizzando il PC, cerca di usare font più affini alla propria personalità? In rete mi pare ci sia più omologazione ma forse richiesta anche per una miglior leggibilità.
Comunque qualche cartolina o lettera ho ancora il piacere di scriverla e riceverla ed in effetti contengono un valore aggiunto.
Un abbraccio a te e buone letture.
Stefi
7 maggio 2009 at 12:05 pm
Dona: è vero, sono stato insolitamente breve e sintetico, come un bigliettino
forse sarà la nuova strada che intraprenderò, chissà. Un caro abbraccio.
Stefi: certamente in internet, in rete c’è più omologazione, ma chi riesce a leggere fra le righe può percepire il caratterre di chi scrive, magari ci vorrà più tempo e attenzione. Un beso.
8 maggio 2009 at 10:26 pm
Anzi, esisteva una vera e propria comunità e una letteratura. Esattissimo, Rino, nulla si crea e nulla si distrugge.
U.
Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle.
9 maggio 2009 at 7:52 pm
[...] · Nessun Commento L’altro giorno, leggendo dal mio amico Rino un post dal titolo “I BIGLIETTI DI IERI COME I SOCIAL NETWORK DI OGGI”, sono affiorati i ricordi di un vecchio post che vi [...]
14 maggio 2009 at 6:49 pm
Sono convito che i metodi tradizionali per comunicare risultavano molto più densi di significato rispetto a quelli attuali. Apprezzo molto le modalità con le quali si riesce a interagire tramite i social network, ma penso che un bigliettino è molto più affascinante. I bigliettini è come se fossero frammenti di pensiero affidati al momento e non soggetti all’eterno presente del web.
14 maggio 2009 at 7:27 pm
Giorgio: due epoche, due modi diversi di comunicazione, ma, alla fine, è palese la voglia dell’uomo di condividere le sue idee, di esprimere i suoi sentimenti. Grazie del commento. Una felice serata.
29 dicembre 2009 at 11:36 am
Niente come avere un virtual amigo storico. Bravo
29 dicembre 2009 at 11:40 am
Ricardo: grazie a te e un saluto al meraviglioso Brasile. Buon 2010.
31 dicembre 2009 at 2:56 pm
[...] aspetti della vita che piu’ tradizionali e atavici non si può: l’uso di messaggi brevi-biglietti, il baratto (vedi i tanti social network dove è possibile scambiarsi gli oggetti che si [...]