Buffer
May 032009
 

La storia non è solo una serie di sterili date, di noti eventi, di famosi nomi, è fatta anche di quotidianità, di accadimenti popolari, di piccole vicende. Per poter capire un determinato periodo bisogna analizzare altresì la vita di tutti i giorni, la vita del popolo, dei contadini, degli artigiani, di coloro senza i quali i fatti non avrebbero senso.

Hans Burgkmair, Cuoco cucinando, xilografia XVI secoloFacciamo i curiosi e apriamo, osserviamo, studiamo una casa tipica dell’Italia centrale del ‘400. Differenziamo innanzitutto fra una costruzione di una persona agiata e una meno agiata, per esempio un contadino o un artigiano. In una dimora del ceto medio non dovevano mancare le botti piene di vino, di aceto, un torchio da uva, un bigoncio, una piccola caldaia. La camera matrimoniale aveva un buon letto con baldacchino, materasso, cuscino, federa, un paio di lenzuola, un piumino per coprirsi nelle fredde giornate invernali, un banco e qualche sacco di grano nascosto come riserva alimentare. Inoltre, orci per l’olio, tovaglie, asciugamani, camiciotti, cappucce, calze. Se quella casa aveva una seconda camera, ecco allora un altro letto con relativo materasso, coperta, federa e piumino, vestiti. La cucina era un elemento importante, dove ci si riuniva, si cucinava, si preparava il pane. Qui c’era un pentolino, una pentola e un pentolone, un paio di molle da fuoco, un attizzatoio, lucerne, mestolo di ferro, grattugia e perfino un paio di padelle. Certamente era presente una buona e grande tavola con rispettiva tovaglia, oltre a un paio di panche, qualche paniere, scodelle e piatti.
Tutto qua.
Come? Mi domandate: e il bagno? Beh! La selvaggia natura aiutava a nascondersi dagli altrui occhi indiscreti; all’aperto, insomma!
Frughiamo adesso la casa di una persona meno agiata, verrebbe meglio scrivere mediamente povera. Un letto fatto di assi, poca biancheria e pochissime stoviglie, un tavolo, qualche sedia, un paio di panche. Quasi sempre c’era un grosso sacco pieno di paglia, un materasso, un copriletto e, nel migliore dei casi, lenzuola e federa; presente un asciugamano anche se logoro dall’uso. La tavola era fatta da alcune lamine di legno sostenute da due cavalletti, poi qualche sgabello, un paio di botticelle, bacinella e pentolino di rame, piatti di legno, un calderone, un imbuto, un piccolo tino. In una famiglia cattolica non mancava il crocifisso, in legno, posto dentro un tabernacolo. Normalmente si dormiva insieme in un’unica camera e nello stesso luogo si cucinava. Non si conosceva il bagno.
Cosa si mangiava?Taccuino sanitatis, 1300, Le olive
Come sempre le cose di buona qualità andavano a chi poteva pagarle, ragion per cui la classe agiata comprava frutta, verdure, carni sottosale, cacciagione. Al povero contadino gli restava il solito pollo, il maiale ingrassato a stento o l’agnello scappato dall’ovile del vicino, nonché cereali, qualche volta grano, più comune segale e orzo. Ortaggi e legumi erano disponibili nella giusta epoca di raccolta: lattughe, rape, cipolle, zucche, cavoli. Patate e pomodori arriveranno dopo la scoperta dell’America nel 1492. Tutto ciò sempre e quando l’annata era buona. Il consumo di formaggi, latticini e uova ebbe un incremento dopo il ’300.
A proposito, si mangiava con le dita, ricchi e poveri. Un solo coltello serviva a tagliare la propria porzione di carne, che veniva portata alla bocca con le mani. Non era ancora diffuso l’uso della forchetta. Il brodo e la zuppa erano bevuti direttamente dal piatto o dal recipiente.
Come ci si vestiva?
Donna del 1400Il popolo: le donne avevano lunghi e semplici vestiti ricoperti da un grembiule, il capo coperto da una cuffia. Gli uomini portavano un cappello, tuniche corte e la solita calzamaglia colorata. Le scarpe erano aderenti, a punta. Il ceto medio usava un largo copricapo, tuniche bordate di pelliccia, calzamaglia e scarponcini aderenti. Le nobildonne, lunghi e ampi abiti che strisciavano per terra, alcune volte di seta abbelliti di pelliccia o di merletti. Un fazzoletto dalla testa scendeva fin sulle spalle.
Ricordiamo che il secolo precedente era stato un triste periodo non solo per l’Italia, ma anche per l’Europa in generale, in quanto una terribile peste aveva decimato buona parte della popolazione. Si passò da 73 milioni di persone nel 1.300, a poco più di 45 milioni nel 1.400. La carente alimentazione e le pessime condizioni igieniche erano la principale causa di una cattiva salute del popolo.

 

 

Comments

  13 Responses to “Vivere nel 1400”

  1. Sempre preciso, chiaro, e soprattutto riesci a dare informazioni rendendo “quotidiana” la storia!
    grazie

  2. Complimenti, Rino, una descrizione accurata ed efficace del modus vivendi dell’epoca. Mentre leggevo il post, mi sembrava di essere immersa nell’atmosfera e negli ambienti dell’epoca!

    La mancanza del bagno…e le altre condizioni igieniche precarie, oltre all’alimentazione insufficiente o inadeguata, sono sempre state incubatrici di epidemie e pandemie terribili purtroppo.

    Un abbraccio.
    annarita:)

  3. Leo: grazie. Una felice settimana.
    Annarita: purtroppo per avere il bagno in casa si dovette aspettare almeno sino al XIX secolo, sebbene ancora in pieno XX secolo vi siano state abitazioni prive di esso. Un abbraccio.

  4. Dopo mesi e mesi, tornando nella blog-sfera ritrovo il tuo interessantissimo angolo e ricomincio a viaggiare sulla “macchina del tempo”… che bello!
    un abbraccio

  5. Condivido i commenti di chi mi ha preceduto, hai descritto le varie situazione con così tanta precisione che leggendole sembrava d’esserci…..
    Ciao rino e buona serata, roberta

  6. Ma come fai? Immetti nelle scene, fai “vedere” la Storia.
    Grande!

  7. Roberta: grazie, davvero gentile. Buona giornata.
    Cristina: penso sia piacevolmente curioso scoprire come vivevano i nostri avi, quanto meno per valorare ciò che abbiamo oggi. Un caro saluto.

  8. Dimmi come vivi e ti dirò chi sei. Un post che è una miniera d’informazioni. Direi che la storia vada studiata così come tu fai, in sintesi, ma toccando con l’interesse concreto della vita quotidiana.

    U.
    Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle.

  9. [...] lo sviluppo delle città e l’abbandono delle campagne, la questione dei rifiuti si presentò in maniera palese, con [...]

  10. [...] storico. Per esempio fra la fine del cosiddetto Medioevo e l’inizio dell’Età moderna, fra il 1400 e il 1500. Di seguito alcune considerazioni sulle trasformazioni che si ebbero nel XVI [...]

  11. [...] le persone allontanandole dalle chiese. “I nobili e borghesi – osservava verso la fine del Quattrocento il domenicano Valeriano da Soncino nel suo Quaresimale -, quando dovrebbero andare ad ascoltare la [...]

  12. [...] di questo prezioso liquido. L’approvvigionamento idrico in campagna, nei secoli che vanno dal XV al XIX, era difficoltoso normalmente per la distanza da percorrere, in quanto non tutte le case [...]

 Leave a Reply

(required)

(required)

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>