“Chi fu il primo che inventò le spaventose armi? Da quel momento furono stragi, guerre… si aprì la via più breve alla crudele morte. Tuttavia il misero non ne ha colpa! Siamo noi che usiamo malamente quel che egli ci diede per difenderci dalle feroci belve.” (Tibullo, I sec. a. C.)
Oggi, le battaglie si combattono davanti un computer, con la tecnologia, con la precisione, con il minor spreco di vite umane. Una volta – parlo della fine del Medioevo -, bisognava lottare palmo a palmo, metro a metro, con armi di taglio, archibugi, rudimentali cannoni, pesanti corazze ed elmi. Ma alla fine lo scopo è lo stesso, distruggere il nemico, depredarlo, ridurlo al silenzio affinché per anni non abbia modo di riprendersi e replicare all’attacco.
Conquistare una città fortificata, una roccaforte, spesso e volentieri, diventava impossibile, specialmente se questa era ben guarnita, rifornita via mare e l’assediante non riusciva a bloccare l’approviggionamento di viveri. Usualmente gli assedi iniziavano a primavera, tutt’al più a fine primavera, con l’intento di concludere la guerra prima dell’inverno, in quanto, in questa stagione, era difficile manovrare con le truppe e ricevere rifornimenti, sia per il male stato delle strade, sia per la neve, il gelo, i frequenti temporali, ma anche per la scarsità degli alimenti. Inoltre, nella cattiva stagione aumentavano le malattie e le epidemie che colpivano soldati e cavalli che vivevano all’aperto in condizioni igieniche non certo buone. Bisognava, dunque, che la lotta non durasse a lungo.
Viceversa, l’assediato, dall’alto delle sue mura, se ben equipaggiato, poteva resistere per mesi e, addirittura, qualche volta attaccare il nemico di sorpresa.
L’assediante bruciava e devastava il territorio nei dintorni della città, uccideva e depredava tutto ciò che incontrava, si lasciava andare a saccheggi con lo scopo di indebolire l’assediato. Animali, viveri, arnesi, possibili armi e armature, carri, ecc, venivano requisiti e da loro usati contro lo stesso nemico.
La popolazione assediata raramente capiva il motivo della guerra, ogni battaglia era per loro odiosa, esecrabile, pesante, motivo di sangue, di pianto, di carestia. Erano abituati a passare da una signoria all’altra, da un principe all’altro, da un duca all’altro, da una casata all’altra.
Era solito che l’assediante inviasse un messaggero al popolo invitandolo ad aprire le porte, promettendo loro vita e beni salvi. Iniziava, nella mente dell’assediato, un giuoco che talvolta favoriva l’attaccante: “E se dicesse una menzogna e, una volta entrato, depredasse tutto? E se invece fosse vero? Eppoi, sarebbe riuscito il loro capo a trattenere le truppe che desideravano accaparrarsi un buon bottino da portare a casa?” 
Per esempio, nell’assedio a Barchi, vicino Mondavio, nelle Marche, – siamo nella seconda metà del 1400 – Federico di Montefeltro avvertì gli assediati che se gli consegneranno il castello, la città sarà risparmiata e lui taglieggerà solo la guarnigione. Nello stesso tempo, invitò la guarnigione ad aprire le porte, anche contro il volere della popolazione, promettendo vita e libertà ai soldati, mentre la città sarebbe stata messa a sacco. Questa duplice mossa ebbe un effetto straordinario: popolazione e militari si affannarono per consegnare per primi la fortezza.
La presa d’una roccaforte avveniva in più tempi: inizialmente l’occupazione della città, che era difesa dai bastioni, poi l’attacco al castello e infine alla rocca, quella parte spesso a strapiombo su un abisso e difficile da conquistare con le armi. Il destino di tutti dipendeva dal vincitore, dalla sua magnanimità. Spesso la fortificazione era saccheggiata e data alle fiamme e alcuni cittadini impiccati, altre volte era risparmiata, pur sempre dimostrando il vincitore la sua forza e il suo potere militare.
Dunque, si colpiva il povero, il ceto basso, coloro che vivevano a stento, coloro che avevano ben poco e quel poco, talvolta, lo perdevano. Per quanto riguarda il signore, il duca, il principe, se catturato era adoperato come merce di scambio o addirittura come ricatto per riscuotere ingenti somme di denaro, denaro che, alla fine, sarebbe servito a preparare altre battaglie.












28 aprile 2009 at 11:09 am
questa idea che la primavera fosse anche la stagione in cui cominciavano gli assedi mi ha colpito e mi fa tristezza. mannaggia a gli umani che non hanno mai capito che la primavera è vita e non morte
ciao, marina
28 aprile 2009 at 2:00 pm
Fino ad ”Enola gay” e ad Hiroshima le strategie della guerra non sono state poi molto diverse da quelle del medioevo. Il generale ”Inverno” ha poi sconfitto molti dittatori che volevano conquistare il mondo.
Naturalmente complimenti per la tua ricostruzione storica.
Vale
28 aprile 2009 at 4:41 pm
Marina: ‘sta benedetta primavera portava guerra e preparazione dei raccolti, lavori nei campi e lavori nelle guarnigioni. Guerra e pace. Un abbraccio.
Pier: grazie. In fin dei conti, il fine ultimo era, ed è ancora, eliminare la forza offensiva del nemico, non importava il modo, la maniera, bisognava distruggere i suoi mezzi, umani e materiali. Una buona serata.
28 aprile 2009 at 11:24 pm
Ed ecco un altro aspetto di Federico di Montefeltro, oltre che uomo colto e fine a corte, astuta ed ingannevole volpe sul campo di battaglia!
Una felice e proficua giornata.
Stefi
29 aprile 2009 at 5:03 am
Stefi: hai saputo ben cogliere una caratteristica di Federico, condottiero e amante delle arti. In guerra, quasi tutto era permesso e nessuna delle due parti risparmiava colpi, anche bassi, all’altra pur di aver partita vinta. Più o meno come accade oggi. Buona giornata.
29 aprile 2009 at 7:51 am
sai una cosa Rino? tu porgi la storia, mi pare di averlo già detto, da giornalista, da presente al fatto.
è intrigante e divertente leggerla.
ma perchè non la insegnano così nelle scuole?
a proposito di assedii ed espugnazioni, ma è mai possibile che il popolo continui a fare da concime per chi si pasce di loro, senza ribellarsi mai?
grazie
ciao
29 aprile 2009 at 9:00 am
Concordo appieno con Cristina:la storia nelle scuole andrebbe insegnata così ,sempre in relazione con l’oggi , sempre ragionando sulla causa-effetto, mai perdendo di vista la gente .Grazie
Tinti
29 aprile 2009 at 7:07 pm
Mi fai sentire a casa: la terra in cui vivo, le Marche, sono piene di storie di assedi e piene di roccaforti. In estate le manifestazioni che hanno per tema “l’assedio del castello” si sprecano da Mondavio a Gradara, tutte uguali e tutte diverse… chi sa se anche allora si nutrivano di piadine?
29 aprile 2009 at 9:05 pm
Caro Rino, sono cambiate le epoche, ma non l’animo umano. L’uomo ha affinato tecniche e congegni, ma sempre lupo è rimasto!
La povera gente ha sempre pagato il prezzo più alto e così continua ad essere…
Ricostruzione avvincente, resa con efficacia.
Baci
annarita
29 aprile 2009 at 9:32 pm
D’inverno anche gli istinti andavano in letargo!
un saluto, belli e interessanti anche gli altri post (ero un po’ in arretrato ma mi sono messa in pari!)
30 aprile 2009 at 4:28 pm
Cristina: grazie, mi lusinghi. Purtroppo è sempre il più debole a soffrire delle conseguenze decisionali dei più forti, dovendole accettare quasi passivamente. Un caro saluto.
Tinti: benvenuta e grazie per il tuo gentile commento. A presto, una felice serata.
Marmott: le manifestazioni di cui parli dovrebbero servire a rivivere certi eventi del passato, ma nello stesso tempo riflettere sulle condizioni di coloro che vivevano duramente quella quotidianità. Un abbraccio.
Annarita: grazie. Ben dici, cambiano le regole, le tecnologie, ma alla fine gli indifesi sono i maggiormente colpiti.
Leo: grazie a te per passare. Una buona serata e che il tuo libro abbia un grande successo. Buona serata.
30 aprile 2009 at 6:37 pm
“…si colpiva il povero, il ceto basso, coloro che vivevano a stento, coloro che avevano ben poco e quel poco, talvolta, lo perdevano…”.
… passa il tempo,ma la storia è sempre la stessa: colui che “paga” è sempre il più povero…
Tiziana, riflettendo…
30 aprile 2009 at 8:34 pm
Tizy: chissà se un giorno tutto questo finirà, o forse l’uomo è talvolta alla mercé delle decisioni altrui! Un abbraccio.
8 maggio 2009 at 10:11 pm
La guerra era una vera e propria arte: quello che oggi ammiriamo come arte costruttiva erano un tempo volute per essere imprendibili. A volte un solo uomo era in grado di difendere una rocca. Gli strateghi ricorrevano ad altri mezzi per la conquista di castelli e piazzeforti, prendendoli per fame.
U.
Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle.
9 maggio 2009 at 9:46 am
Ubaldo: erano periodi abbastanza tristi, dove guerra e pace si alternavano di sovente, dove morti e feriti erano all’ordine del giorno, dove la vita era ben poco considerata e rispettata. Un caro saluto.