Apr 172009
 
Contadina di Roma, metà XVI sec. (da Cesare Vecellio, Degli habiti antichi e moderni)

Contadina di Roma, metà XVI sec. (da Cesare Vecellio, Degli habiti antichi e moderni)

La mobilità di oggi è davvero impressionante, giovani italiani che studiano a Parigi, economisti indiani che lavorano a Londra, tecnici informatici giapponesi che si trasferiscono a Silicon Valley, o americani a cui piace vivere nel nostro Paese… la lista potrebbe continuare all’infinito. Accade poi che tanta gente decide stabilirsi nei campi, fuori dalle caotiche città, per vivere a contatto con la natura, ma accade anche il contrario che dai piccoli paesini si emigra verso i grandi centri urbani per meglio entrare in contatto con una ben diversa realtà.

Ma la nostra ricerca è rivolta al ‘500, un secolo pieno di avvenimenti, di fatti, un secolo che vale la pena approfondire, giacché, a mio avviso, è un punto di partenza per comprendere la società contemporanea.

Ebbene, un contadino del XVI secolo che, abbandonando la sua campagna, si spostava in città, per esempio a Firenze, a Parma o a Bologna, rimaneva stupito nonché affascinato, addentrandosi in un modus vivendi cui non era abituato. “Comodità”, “agiatezza” e viveri tutto l’anno erano alla base di una comunità che talvolta toccava perfino i 20.000 o i 30.000 abitanti. Per le strade i suoi occhi si fermavano a guardare ogni tipo di bene: pane, focacce, verdure, carni, legumi, vini; poteva andare a desinare in una buona trattoria, dormire in un alloggio più comodo del suo di campagna.

Numerose furono le famiglie che emigrarono dalle campagne, si pensi che negli anni 50 del ‘500 nei dintorni di Parma e Piacenza scomparvero molte piccole aziende agricole, per restare solo quelle, poche in verità, concentrate nella prima fascia collinare, la cui terra era la meno fertile. Andandosene così i piccoli proprietari, la terra passava lentamente in mano dei latifondisti. Per fare un esempio concreto, a Modena, il duca, la nobiltà e la Chiesa controllavano oltre il 70-75% delle terre fertili.

Coloro che restavano desideravano condizioni di vita migliori. Fu proprio durante questo periodo, precisamente nell’anno 1524, che si ebbe una rivolta contadina nei paesi di lingua tedesca. Questi, oppressi economicamente, religiosamente e giuridicamente, si ribellarono contro il forte feudalesimo imperante, desiderando fra le altre cose l’abolizione della servitù della gleba.

Ritorniamo nelle nostre città. La medaglia ha sempre due risvolti e l’aumento della popolazione portò la crescita della povertà.

Napoli, 1572

Napoli, 1572

Isolate epidemie decimavano i poveri e i malnutriti, la gente non trovava occupazione stabile, gli affitti costavano troppo, dilagava la delinquenza, le strade erano piene di letame, di immondizia. Oltre a ciò, i poveri contadini venuti dalle campagne non erano educati alla vita urbana, a quel ritmo di vita, anche perché non avevano una qualifica, una professione che potesse inserirli nel contesto economico, sociale.

C’era però l’altra faccia della moneta, la realizzazione di nuovi paesi, quindi più produzione di beni e servizi, nuove case, strade, ponti, nuove vie di comunicazione: possibilità d’impiego saltuario. Sembrava il ripetersi degli avvenimenti accaduti fra i secoli XI e XII.

Alcune città raggiungevano addirittura i 200.000 abitanti, come Napoli o Parigi o i 100.000 come Palermo, Lisbona, Roma, Amsterdam, Messina, Siviglia. Seguivano altre la cui media era sui 40.000. Tutte con una serie di problematiche da risolvere.

Cagliari, 1572

Cagliari, 1572

Di fronte a questa nuova forma di povertà (»»qua), di pauperismo, le vecchie e tradizionali misure non funzionarono, erano insufficienti. Non esistevano strutture per accogliere tutta quella massa di persone. Certi governi si sforzarono di controllarla tramite leggi assistenziali, talvolta con mano dura, vietando l’accattonaggio e obbligandoli a trovare un lavoro. Accadde però che, spinti dalla necessità, tanti di loro furono sfruttati, pagati male e maltrattati. In numerosi centri europei divenne obbligatorio compilare elenchi in cui erano annotate le persone che chiedevano l’assistenza pubblica.

Iniziava a formarsi un’Europa che passava da feudale a moderna. Erano gli anni dello sviluppo della stampa, dei viaggi in America, della costituzione di nuovi e più solidi stati, del sorgere di potenze europee, del primo abbozzo di industrializzazione.

  10 Responses to “Campagne e città europee nel XVI secolo”

  1. In poche parole si cercava allora come oggi di stare meglio…..
    purtroppo come ci racconti le cose andarono in modo diverso!
    Ieri come oggi chi svende o abbandona una proprietà lo fa sempre a suo discapito e a favore di persone pronte ad arricchirsi maggiormente.
    Gli anni che ci racconti sono anni in cui le grandi città dovettero fare i conti anche con grandi epidemie di peste e colera, se non mi sbaglio…..
    Ciao rino, roberta ringraziandoti;)

  2. Roberta: certo, la popolazione doveva anche sopportare epidemie, non certo come quella del XIV secolo che decimò, nel vero senso della parola, la popolazione europea, ma in ogni caso ebbero un certo effetto. Città e campagne erano due risvolti della stessa medaglia, di quella medaglia il cui valore economico era per l’appunto il guadagno. Erano anni, quelli che andavano dal 1450 al 1650, più o meno, che il buon Braudel descriverà come il lungo XVI secolo. Una felice serata.

  3. Caro Rino, un OT: ti ho inviato un messaggio in posta elettronica qualche giorno fa. Non lo hai ricevuto, per caso?

    Tornerò per commentare il post.

    Buona serata
    annarita

  4. … e dietro tutto cio’ la regia nascosta, mica poi tanto della Chiesa Cattolica che ha frenato tutti gli impulsi fino ad oltre Galilei.
    Saba cattolico ancora non pentito, ma disilluso!
    Grazie Rino

  5. Grazie Rino per il tuo intervento sul mio blog. Ho avuto molti fastidi e speriamo di riprendere bene con l’aiuto del cielo. Il tuo post molto interessante la dice lunga sui corsi e ricorsi della storia. Certo nella società occidentale c’è più ricchezza e progresso rispetto al passato, ma come allora si va avanti con caoticità e a rimetterci è sempre il sud del mondo. Buona domenica.

    U.
    Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle

  6. Sabatino: non si può scrivere la storia dell’Occidente tralasciando la storia della Chiesa. La Chiesa, nel bene e nel male, è stata parte attiva nello sviluppo della nostra società. Una buona domenica.
    Ubaldo: spero sia niente di grave, ti auguro riprenderti ben presto e leggerti più spesso. Buona giornata.

  7. Direi che in “poche parole” hai effettuato una sintesi efficace della situazione, facendo emergere un quadro ben preciso del fermento e della trasformazione sociale che sono alla base della modernità, come in genere non è puntualizzato sui manuali scolastici.

    Una lettura chiara e godibilissima.

    Un abbraccio e a presto.
    annarita

  8. Sempre efficaci e precisi i tuoi post! E piacevoli da leggere! :-)

  9. Annarita: purtroppo in un post non ci si può dilungare, pena la noia di una lunga lettura. Cerco di dare solo cenni, accenni, con la speranza di invitare ad approfondire su buoni libri. Abbracci.
    Leo: grazie, anche per me è piacevole leggerti. Buona serata.

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