Apr 142009
 
Londra vista da Gustave Doré

Londra vista da Gustave Doré

La Rivoluzione industriale, abbiamo visto, portò cambiamenti sociali, economici, politici in tutto il nostro continente. La vita dell’uomo mutò di percorso, si formarono nuovi ceti sociali, si fondarono città e si svilupparono principalmente quelle che avevano una buona rete di comunicazione, si realizzarono bonifiche, si prepararono nuove strade, si allestirono nuovi ponti, ci fu una massiccia emigrazione verso le nuove zone di produzione, si concepirono nuove idee politiche, si formarono nuove potenze.

A principio del ‘700, la maggior parte della popolazione europea viveva nelle campagne, circa l’80-85% erano contadini che coltivavano la terra per il loro fabbisogno, mentre il prodotto eccedente veniva portato nei mercati cittadini.

In Inghilterra, alla fine della seconda metà del XVIII sec., la rivoluzione industriale aveva determinato un nuovo modo di vivere, sia per coloro che usualmente abitavano in città, che per gli agricoltori. Questi ultimi, in difficoltà per la pesante tassazione, ma anche con il sogno d’iniziare una nuova e più degna vita, abbandonarono le loro case per andare alla ricerca di nuove fonti di guadagno, nelle fabbriche, ma si incontrarono con una realtà ben diversa, una realtà difficile, dura, spesso violenta, a cui non erano preparati. La famiglia si disgregò, si accentuò il divario sociale.

In documenti risalenti al 1840, si legge che l’orario di lavoro era di 13-14 ore il giorno per sei giorni la settimana, mentre i bambini di 5-6 anni erano obbligati a lavorare persino 13-15 ore negli opifici o nelle miniere in situazioni malsane e pericolose. Non avevano facilitazioni, si ammalavano frequentemente, erano malpagati, sfruttati, denutriti. Solo nella seconda metà dell’800 si approverà una legge che cercherà di disciplinare il lavoro minorile.

In uno scritto del 1845, Engels annotava che gli alloggi degli operai erano situati in una parte quasi nascosta delle città, affinché fossero separati dalla borghesia, dagli industriali, dagli aristocratici, insomma dai ricchi. Parlando della città di Manchester, commentava:

“… Tuttavia, il meglio di questa situazione è che i facoltosi aristocratici del denaro possono superare i rioni operai percorrendo la via più diretta per raggiungere i loro uffici nel cuore della città, senza minimamente avvedersi passare accanto alla miseria più nera che regna tutt’intorno.” (1)

Riferendo ciò che vedeva passeggiando vicino le fabbriche, registrava:

“… In basso scorre, o meglio ristagna, l’Irk [N.d.R. fiume di Manchester], uno stretto corso d’acqua scura e maleodorante, che deposita la spazzatura e i rifiuti di cui è zeppo sulla riva destra, più piatta. Quando il clima è secco su questa riva resta una lunga fila di pozzanghere repellenti e fangose, di colore verdognolo, la cui superficie ribolle di continuo per i gas mefitici che salgono dal fondo, emanando un fetore insopportabile anche per chi è sul ponte, una quindicina di metri sopra il livello dell’acqua.” (2)

Le preoccupazioni di Engels erano confermate da una relazione di un’inchiesta parlamentare inglese sul lavoro degli operai in fabbrica:

A Tyldesley gli uomini lavorano a una temperatura da 29 a 30 gradi, 14 ore al giorno, compresa l’ora di pranzo. Durante le ore di lavoro la porta è chiusa, salvo una mezz’ora per il tè; gli operai non possono andare a prendere l’acqua per rinfrescarsi nell’atmosfera soffocante della filatura; anche l’acqua piovana è sottochiave, per ordine del padrone (…).”

E a proposito dell’abuso dei bambini, scriveva Bertrand Russell:

I fanciulli entravano dai cancelli della filanda alle cinque o alle sei del mattino, e ne uscivano alle sette o alle otto di sera. Unica sosta durante questa reclusione di 14 o 15 ore era costituita dai pasti, al massimo mezz’ora per la colazione e un’ora per la cena. Ma questi intervalli significavano unicamente un mutamento di lavoro: anziché badare ad una macchina in azione, pulivano una macchina ferma, mangiando il loro pasto come meglio potevano in mezzo alla polvere a alla lanugine che soffocava i loro polmoni.” (3)

Certamente non era una situazione igienica sopportabile: malattie, febbri, rare infermità colpivano chi viveva in quelle condizioni. Le prime leggi assistenziali si ebbero nella seconda metà del XIX sec., così come le prime associazioni operaie.

Lavoro minorile

Lavoro minorile

 

*****

- 1. Friedrich Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra, 1845.
- 2. Friedrich Engels, op. cit.
- 3. Bertrand Russel, Storia delle idee del XIX secolo, 1959.

  19 Responses to “L’Inghilterra e la Rivoluzione industriale”

  1. Quando si parla di rivoluzione industriale si pensa subito ai benefici che questa ha portato a tutti noi, tralasciando gli aspetti disumani in cui erano costretti a lavorare uomini donne e bambini……
    Grazie rino per averne parlato, roberta.

  2. Roberta: grazie. Un avvenimento può essere visto e analizzato da decine di angoli diversi, e mai, dico mai, lo si riesce ad approfondire a sufficienza. Questo è un diverso aspetto della rivoluzione industriale, esaminato con gli occhi rivolti verso il popolo. Buona giornata.

  3. oggi torno a scuola, un ripasso ogni tanto non fa male
    penso che se avvenisse oggi una rivoluzione industriale
    con i mezzi moderni e la mentalità moderna potrebbe dare una svolta in positivo
    senza abusi o soprusi
    siamo ricchi questo è un dato di fatto, la maggior parte del popolo è ricco
    servirebbe quella piccola mano per i più poveri
    non un rubare ai ricchi ma un aiuto concreto per me si può fare
    abbiamo acquistato un’intelligenza superiore
    ma non la sfruttiamo in positivo
    Irish semplicemente crede nelle buone possibilità dell’uomo.

  4. Rino, grazie per questo post che testimonia la situazione drammatica in cui versavano gli operai e in particolar modo i piccoli, di 5-6 anni! Una assurdità!!!

    Come ben dici, gli avvenimenti storici possono essere analizzati da diversi angoli e tutti concorrono a comporre il puzzle storico di un’epoca o di un avvenimento.

    Quello da te proposto è molto importante anche se in genere sui manuali di storia vi si accenna fugacemente.

    Baci
    annarita

  5. Sempre molto interessanti questi post che ci mostrano i vari lati, a volte oscuri e poco osservati, della storia.
    Il lavoro minorile ha lunga storia… mi vengono in mente le miniere neolitiche di selce (perché me ne ero occupata tempo addietro) con i loro cunicoli microscopici che presuppongono l’attività di nani o di bambini

  6. Irish: penso che stiamo già partecipando a una rivoluzione, una ben diversa rivoluzione attinente al campo dell’informazione, e al campo economico. La crisi dei nostri giorni ci mette davanti a una realtà cui non eravamo abituati, una realtà che ci fa capire che l’uno dipende strettamente dall’altro… Insomma, sarebbe un ben lungo discorso. Una felice serata.
    Annarita: erano anni particolari, in cui diritti e doveri venivano spesso confusi. In ogni modo, ritornando alla storia, è interessante analizzare sotto diversi punti di vista uno stesso avvenimento, ci da ampiezza di vedute, ci dà maggiori informazioni, ci dà la possibilità di entrare in profondità nell’argomento. E ciò dovrebbe essere fatto anche nell’affrontare i nostri problemi quotidiani, con vicino distacco. Un abbraccio.
    Leo: certo, il lavoro minorile in quegli anni, ma anche prima e dopo, fu fonte di guadagno per impresari poco coscienti. Talvolta penso che anche oggi accade, non certo a quei livelli, la medesima cosa. Buona serata.

  7. un fascio di luce necessario
    grazie, marina

  8. Anche oggi in molti Paesi le condizioni di sfruttamento dei bambini non e’ da meno del periodo a cui brillantemente fai riferimento.
    Anche in Italia, nel secolo scorso, i ragazzi non venivano trattati meglio. Basta ricordare i lavori dei carusi (sei-undici anni) e dei picciottedri (dodici-diciotto) nelle miniere di zolfo della Sicilia. Carusi e picciottedri che venivano comprati per poche lire dai propritari delle miniere e venivano pagati con altrettante poche lire per un lavoro svolto a trecento-quattrocento metri sottoterra, in gallerie senza aria e senza luce. Ma ricordiamo anche la piaga del lavoro minorile.
    Nel 2002 in Italia lavoravano 144.000 ragazzi tra i 7 e 14 anni e 31 mila di essi potevano definirsi letteralmente sfruttati.
    L’Istat, mentre la Fao discuteva di fame nel mondo (e di bambini costretti a lavorare in condizioni disumane) rivelava – e non per la prima volta – che la piaga del lavoro minorile (che andrebbe più propriamente chiamato “infantile”) infettava anche un paese ricco dell’occidente. Fatte, ovviamente, le debite differenze e le debite specificazioni. Nella sua ricerca, realizzata col ministero del Lavoro e presentata in occasione della prima giornata mondiale contro il lavoro minorile, l’Istat spiegava, infatti, che non tutto il lavoro under 14 andava considerato illegale. Bisognava distinguere tra i lavori veri e propri e i lavoretti fatti dai ragazzi spesso a casa e continuando a studiare.
    Quei dati, comunque, non vanno sottovalutati se ci dicono che l’11,8% di questo piccolo esercito di lavoratori ha prestato la propria attività in una fabbrica o cantiere. Un ambiente certo non salubre per un ragazzo di 14 anni.
    Secondo la ricerca possono essere considerati economicamente attivi (con lavori quindi anche all’interno del nucleo familiare o comunque parziali o stagionali) 12.168 bambini tra i 7 e i 10 anni, 66.047 tra gli 11 e i 13 anni e 69.070 ragazzi di 14 anni. Sulla media della popolazione dell’età corrispondente lavorano circa 3,1 ragazzi: 0,5% del totale dei ragazzi tra i 7 e i 10 anni, il 3,7 tra gli 11 e i 13 anni e l’11,6% dei quattordicenni. I dati raccolti, riferiti al 2000, sono in linea con le stime calcolate dal’ Ilo (ufficio internazionale del lavoro) per i paesi sviluppati (2%). Possono, invece, essere considerati “sfruttati”, 31.500 bambini, lo 0,66% dei ragazzi nella stessa fascia d’età. I più sfruttati, secondo l’Istat, sono i quattordicenni, il 2,74% del totale.

    Credo ancora ci sia molto da fare per eliminare completamente questa piaga in Italia e nel mondo.
    Vale.

  9. Marina: grazie a te. Un abbraccio.
    Pier: interessante il tuo commento. Hai ragione, siamo ben lungi dal risolvere il problema dello sfruttamento minorile, e la cosa che mi preoccupa è che certi fatti avvengono anche nelle cosiddette civiltà avanzate… Buona serata.

  10. Ciao Rino,
    un semplice aspetto che mi ha colpito e fa riflettere è il ruolo importante che le vie di comunicazione hanno avuto nello sviluppo della società e penso che ai giorni nostri le vie di comunicazione, prima ancora che “on the road”, sono “on line”..ma questa è una Rivoluzione che studieranno gli storici del futuro. :-)
    Un caro saluto.
    Stefi

  11. Stefi: grande rilievo hanno avuto in quell’epoca, ma lo hanno anche oggi, le vie di comunicazione, e certi stati si adoperarono a migliorarle, ben sapendo che lo sviluppo sarebbe venuto proprio tramite loro. Cosicché, oltre ai fiumi, ampiamente adoperati per trasportare merce, le strade furono meglio organizzate affinché i trasporti potessero essere più semplici, comodi e veloci. Un caro saluto.

  12. Come al solito sei fonte di incredibili spunti riflessione in particolare per me che occupandomi di minori …

    Certo non posso dimenticare di aver sostenuto esami di sociologia e di conseguenza la memoria mi ha aperto un cassetto, facendo emergere che uno dei fattori importanti dell’industrializzazione: non implicava una crescita economica,ma anche lo sviluppo economico ad ogni costo.

    Un libro di Geoffrey Hurd “Lo studio della società” ed. Oscar Studio Mondadori( vecchissimo l’ ultima edizione è del ’77) si trova un capitolo dedicato alle Relazioni industriali _ il sistema di fabbrica_

    …Le mogli e i fili e gli apprendisti dei piccoli maestri vengono mezzi ammazzati di lavoro. Calci, schiaffi, imprecazioni e colpi vengono somministrati con abbondanza ai bambini in questo momento di frenetica attività… Verso le due del pomeriggio…

    Riprendendo in mano il libro… Tiziana
    ps Buon fine settimana.

  13. Tiziana: è un rapporto, quello della rivoluzione industriale e del lavoro minorile, che bisognerebbe approfondire maggiormente, magari analizzando il profilo italiano. Grazie per il consiglio, buon fine settimana.

  14. Mi ha molto incuriosita ed interessata questo sito. sto facendo una tesina liceale che ha come argomento lo sfruttamento dei bambini nei vari posti del mondo e nelle varie epoche. se avete da suggerirmi qualche sito interessante che possa tornarmi utile aggiungete un commento in risposta. mi farebbe molto piacere. vi ringrazio in anticipo!
    Selena

  15. Mi interessa molto l’argomento erchè ci sto scrivendo una tesina. grazie per le informazioni mi sono state molto utili.
    Selena

  16. Selena: grazie per passare e commentare. Per il momento non ho nessun buon sito da consigliarti, se lo trovo lo posterò di seguito. Buon pomeriggio.

  17. Stò scrivendo una tesina d’esame con argomento la seconda rivoluzione industriale…siccome mi piace molto l’immagine pubblicata a metà pagina,precisamente quella raffigurante i bambini in fabbrica,volevo chiederle se fosse così gentile da fornirmi alcune informazione sull’illustrazione,come titolo,autore ecc…grazie anticipatamente per l aiuto

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