Buffer
Apr 062009
 

Sherlock Holmes.Ricerca significa indagine, significa investigazione, significa studio, significa essere un detective che, postasi la domanda, ricerca la risposta.

La maggior parte degli storici, sia antichi che moderni, hanno seguito e seguono un determinato metodo, seguono uno schema, seguono quattro fasi che dovrebbero portare a una conclusione.

- 1a fase: definizione del campo di ricerca, titolo del tema da trattare, formulazione della domanda. Da qui partirà la nostra investigazione, dall’avere già un’idea chiara di ciò che stiamo cercando, di ciò che dobbiamo esplorare. Può essere un ben preciso momento storico, per esempio il XVI secolo, può essere un personaggio di rilievo, Lorenzo il Magnifico, può ancora essere un’analisi, il rapporto fra la Chiesa e Carlo V, o la vita nelle campagne italiane a fine XV secolo, insomma abbiamo bisogno di determinare l’argomento.

- 2a fase: stabilito il soggetto inizia la ricerca, ricerca di documenti, possibilmente originali, ricerca di una buona bibliografia vecchia e moderna, ricerca di testimonianze che possono essere sia scritte che verbali, se il periodo da noi analizzato ha ancora protagonisti in vita, ricerca delle fonti, dunque, che ci daranno possibilità di avere un quadro quanto più completo e chiaro possibile. Biblioteche pubbliche e private, musei, archivi, tutto deve essere considerato per il nostro proposito.

- 3a fase: lettura, analisi, interpretazione del materiale raccolto. A tal punto, è ovvio, che bisogna prepararsi agli eventuali falsi, a quella documentazione che, sebbene a un primo acchito possa sembrare vera, alla fine si rivela poco attendibile. Ecco che ora lo storico diventa un vero investigatore, con lente d’ingrandimento e arguzia sempre a portata di mano. Scava, esamina, verifica, rilegge, compara, critica, cerca di comprendere. Casa Rocca Piccola, La biblioteca

- 4a fase: redazione finale e risultato dei suoi lavori, ovvero stesura del testo che non è mai conclusivo, ma semplicemente provvisorio, sempre pronto a essere rivalutato, corretto e aggiornato, giacché la storia è una continua indagine. In sintesi, lo studioso dovrà partire dal tema principale, sviluppare la sua esplorazione per avviarsi a una conclusione. E dovrà apportare note, fonti, dati reperibili affinché altri possano ripercorrere i suoi passi, dovrà dire da dove vengono i suoi documenti, dovrà esporre alla luce del sole il cammino da lui intrapreso.

Accade spesso che iniziato un lavoro bisogna interromperlo, o perché ha poche fonti a disposizione, o perché ha inquadrato male il campo di ricerca, o per tanti altri vari motivi. Ma non bisogna demordere, il detective storico deve essere tenace, costante, persistente. E una base non deve mancargli: una certa dose di curiosità, giacché la curiosità è il supporto di una buona ricerca storica.


*****

Articoli correlati:

- L’insegnamento della storia nella scuola di oggi

- La storia odierna raccontata ai posteri

- Le false notizie della storia

- Marc Bloch, Henri Pirenne e la Storia

- Storia e Revisionismo storico

Comments

  20 Responses to “Cenni sulle quattro fasi della ricerca storica”

  1. @Rino
    vorrei portare un modesto contributo, da me appena accennato in un precedente post, relativamente al tema proposto della “ricerca storica”. Allora dissi che, per raccontare l’uomo, bisognava conoscerlo, non come oggetto tra altri oggetti, ma nelle sue dinamiche soggettive (personaggio) o intersoggettive (gruppi, popoli, ecc.), che plasmano ogni tipo di accadimento a rilevanza “storica”.
    Partendo da lì, mi preme ora sottolineare come l’approccio “storiografico”, non possa non tenere conto del fatto che la Storia è “storia dell’umanità” e di tutto ciò che ad essa possa essere imputato.
    Per un dibattito costruttivo sui “metodi storiografici”, mi sembrerebbe, quindi, utile tenere sempre presente, anche con un esplicito richiamo a Benedetto Croce, che l’approccio “storico” dovrebbe avvalersi di questo fondamentale pre-requisito: la consapevolezza che l’analisi ha senso se focalizza, attraverso i fatti e i documenti, il pensiero dell’uomo in continuo divenire (filosofia) e le sue motivazioni ad agire, conscie ed inconscie (psicologia).
    In modo tale che il materiale raccolto, debitamente interpretato e redatto, ci restituisca un prodotto finito condivisibile da parte degli “esperti” delle varie discipline umanistiche, con una necessaria coincidenza di vedute tra lo storico, il filosofo e lo psicologo.

  2. Aldo: grazie, e ben venga il tuo approfondimento che mi porta ancor più a ragionare. Certo, in un serio studio della storia bisogna partire dall’uomo sia come singolo individuo, sia come parte di una determinata società, e, sicuramente, come parte dell’umanità che si sviluppa in tutti i sensi. La storia ci insegna che alcuni eventi scaturiscono anche da una forte personalità, fermo restando che detta personalità ha radici legate alla collettività da questa frequentata, collettività intesa – anche, ma non solo – come corpo di pensieri, idee, modi di fare, agire, reagire. Ma la cosa va oltre: per esempio, lo storico inglese Lawrence Stone per esaminare le cause della Rivoluzione inglese va addirittura indietro nel tempo, partendo dagli inizi del XVI secolo, più o meno dal 1529, con i gentry, con l’inazione di Elisabetta I, con il protestantesimo e via dicendo. Ci fa capire che è nell’evoluzione di determinate idee, nello sviluppo di determinate classi sociali… insomma nel trascorrere e mutare degli eventi che bisogna ritrovare la vera essenza di un qualcosa.
    Dal canto suo, Croce era del parere, se ben ricordo (ahimè sono passati tanti anni), che la storia va snazionalizzata, ma non nel senso di sconoscere gli eventi, i fatti, gli accadimenti italiani o russi o inglesi, no, nel senso che gli eventi sono dell’uomo, universali. Dunque, un’analisi storica interessa anche il campo economico, sociale, filosofico, e via dicendo, interessa tutte le discipline con la quale la storia è connessa e deve esserlo per un maggiore approfondimento di sé stessa.
    E a tal punto entra in gioco una variabile che, a mio punto di vista, è rilevante, entra in gioco lo storico, inteso come studioso, come ricercatore, come uomo che ha le proprie idee religiose, le proprie convinzioni politiche, le proprie opinioni. Cosicché, per quanto condivisibile possa essere il risultato a cui questi arriva, sempre, sempre sarà il suo risultato. Una felice giornata e grazie ancora.

  3. una cosa che non mi manca è la curiosità
    che è la molla che scatta quando senti di voler approfondire un argomento
    tra vecchie e nuove letture mi sono persa molte volte,
    in alcuni casi purtroppo non ho avuto tutte le risposte che cercavo semplicemente perchè sono avvolte nel mistero
    o in quelle pagine che il tempo ha voluto cancellare
    ed è in questi casi che nasce quel perchè
    perchè cancellare quelle pagine? cosa nascondono?
    hai perfettamente descritto il percorso, dalla partenza all’arrivo

    grazie della partecipazione, ho capito il tuo pensiero
    buona serata Rino

  4. Ciao… Oggi solo ciao. Un abbraccio Saba

  5. Irish: la curiosità è alla base di una buona investigazione, di un riuscito studio storico, ma è anche, in generale, uno dei primi ingredienti che fa restar giovane la mente. E la molla, quella molla di cui tu parli, serve per andare avanti e indietro per non anchilosarsi su tabù e preconcetti. Un abbraccio.
    P.s.: grazie per aver capito il mio stato d’animo, un essere umano soffre per la perdita di un altro essere umano, anche se sconosciuto!
    Saba: grazie. La triste giornata di ieri, ti confesso, mi ha sconvolto, anche perché so che significa sulla mia pelle. Una serena giornata.

  6. @Rino
    un’analisi storica interessa anche il campo economico, sociale, filosofico, e via dicendo …
    Direi questo: ogni campo d’indagine storica è indagine sul “pensiero” (da cui tutto discende).
    Ad esempio, il mercante, il nobile (Lorenzo il Magnifico) , l’artista, l’artigiano, il plebeo (vita nelle campagne italiane) e il sacerdote sono soggettività che veicolano un’ideologia (una visione del mondo) in senso molto generale.
    Il Croce sosteneva che tutto il pensiero è “pensiero storico”, in quanto è nella Storia che si manifesta concretamente il pensiero e l’azione conseguente (spirito dei tempi).
    Ma se questo è vero, allora la conclusione è una sola: lo storico è colui che, cumulando in sè le più diverse competenze (approccio interdisciplinare), ha l’enorme responsabilità di portare a sintesi e descrivere le modalità con cui la mente dell’uomo abita il mondo e lo “progetta” (dalla sedia al sestante, ai galeoni, alle colonie, alle chiese, alle ideologie, alle guerre, ai trattati, ecc.), sulla base delle proprie pulsioni, desideri, sentimenti e volontà di “esserci”. Sulla base, in definitiva, della propria essenza in continuo divenire che noi comunemente chiamiamo “umanità”. Leggere la Storia fondamentalmente vuol dire “conoscere” quell’uomo, che noi stessi siamo. Quindi la Storia è essenzialmente autobiografica. E’ uno specchio che ci riflette inesorabilmente.

  7. La storia, la ricerca e analisi storica interessano tutti i campi in cui si articola la societa’.
    Il discorso storico, il discorso degli storici, quella pratica che consiste nel raccontare l storia, e’ rimasta a lungo quella che era senza dubbio nell’ antichita’ e quella che rimane ancora nel medioevo, vale a dire apparentata ai rituali di potere.
    Nell’ eta’ moderna si ha invece una controstoria, sara’ il discorso di quelli che non possiedono la gloria, di quelli che prendono la parola e raccontano la loro storia.
    ‘ cosi’ che a mio giudizio oggi gli storici possono farci comprendere i diversi fatti che si sono succeduti nel tempo.
    Vale

  8. L’ ultimo capoverso va letto
    E’ cosi’ …

  9. Aldo: certo, è storia – anche, ma non solo – del pensiero umano, e lo storico deve dare visione dei fatti. Lo studioso di economia descriverà sotto quel dato profilo, quello politico si rifarà al suo campo d’indagine, e così via. Ma una cosa non deve fare lo storico: filosofare, nel senso proprio della parola. L’importante è, per quanto sia possibile, essere ex partis. Grazie per i tuoi interventi. Buona serata.
    Pier Luigi: mi viene in mente per prima cosa la scuola delle Annales francesi, poi Marc Bloch, Henri Pirenne, Jacques Le Goff e via dicendo, quegli storici che hanno, in un certo qual modo, ampliato il campo d’indagine. E ogni storico ha la sua specializzazione, chi nel campo economico, chi nel campo politico, chi nel campo sociale, ecc. ecc. Un abbraccio

  10. Caro Rino avevo proprio in mente la scuola delle Annales francesi.
    Vale

  11. Pier Luigi: noto con piacere che ci capiamo al volo :-) Una felice serata.

  12. Molto interessante, Rino. Sono d’accordo naturalmente sul siginificato di ricerca storica e sull’articolazione nelle quattro fasi citate.

    Mi viene a questo punto da fare una riflesione/domanda: Non è bene comunque che lo storico faccia di tutto per individuare il carattere alternativo delle vie dello sviluppo storico, al fine di ridurre al minimo la legge della necessità storica?

    Una “scienza dell’uomo e per l’uomo” può essere “scientifica” come una scienza esatta? Nella storia interagiscono dialetticamente libertà e necessità. I processi non possono essere rappresentati come sub specie necessitatis.

    Baci
    annarita

  13. Annarita: interessante ragionamento il tuo. La storia non potrà mai essere scienza esatta, non può riprodurre in laboratorio gli eventi accaduti. Le variabili sono tante quanto se ne possano immaginare, così come le verità. Lo storico si imbatte spesso in false testimonianze, falsi documenti, date approssimative, lavora insomma in un mondo mutabile. Ciò che oggi era vero, può essere verosimile domani o viceversa, basta una nuova scoperta per mettere in discussione tutto un periodo, un personaggio. Diceva Marc Bloch: La storia è ancora una scienza in via di elaborazione, e continua che i fatti storici sono, per essenza, fatti psicoligici. Una felice giornata.

  14. Ottima sintesi metodologica! buon pomeriggio! Leo

  15. Leo: grazie, a buon rendere. Felice serata.

  16. Interessante post, come sempre caro Rino, che mi fa riflettere come questo metodo possa essere valido, in linea generale, per i più diversi campi di ricerca..
    Ho sempre avuto una passione per le investigazioni ma per la Storia non posso che usufruire delle tue approfondite e serie ricerche e studi.
    Grazie.
    Un abbraccio
    Stefi

  17. Stefi: l’importante, in tutto ciò di cui si parla in questo articolo e nei commenti, è una sola cosa: la passione, se non c’è passione, non c’è vera ricerca, non c’è studio, non c’è contentezza in quello che si fà. Un forte abbraccio.

  18. Scusate l’intervento ex abrupto: ma per voi quale sarebbe una “scienza esatta”?

  19. Per Alessio Miglietta: sono un fisico, penso perciò di poterti fornire una risposta attendibile.

    Sono ritenute Scienze esatte la Matematica e quelle basate sul calcolo, quali la Fisica ad esempio.

    La Storia, l’Antropologia, la Psicologia, la Sociologia, che studiano i rapporti dell’uomo con l’ambiente, sono invece ritenute Scienze umane

    Ciao.
    annarita:)

  20. Ricevo e pubblico (con il consenso) questa mail giuntami:

    siamo un gruppo di giovani ricercatori che conoscono l’autore e stiamo cercando di creare un dibattito.

    Le mandiamo la mail di nicola guerra: nicolaguerra1969@hotmail.it

    Le mandiamo la breve descrizione condivisa con l’autore:

    Questo studio, basandosi su fonti di archivio e pubblicazioni dell’epoca, prende in esame, nel territorio corrispondente all’attuale provincia di Massa Carrara, gli eventi e le condizioni sociali successive alla presa di potere sabauda del 1859. Il quadro che emerge si dimostra da subito complesso ed articolato evidenziando una situazione sociale e politica ben lontana dalla collettiva sollevazione popolare filounitaria spesso narrata. È presente, infatti, una reazione filoestense, determinata da scelte e comportamenti individuali e collettivi, che assume i tratti tipici di un movimento di resistenza e di un fenomeno di volontariato militare. L’inquadramento di tali eventi all’interno del dibattito storiografico nazionale porta l’autore a formulare e rispondere ad un chiaro interrogativo: il Risorgimento fu moto di unificazione nazionale, rivoluzione mancata o guerra civile?

    E la presentazione:

    Nicola Guerra

    Nato a Massa (Ms) nel 1969, laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Pisa con una tesi sull’emigrazione italiana, ha pubblicato una importante monografia (Partir Bisogna. Storie e momenti dell’emigrazione apuana e lunigianese, 2001) e numerosi articoli sul fenomeno migratorio nazionale e locale.
    Attualmente è dottorando di ricerca presso l’Università di Turku (Finlandia) dove si occupa di studi sul volontariato militare italiano.

    Grazie mille

 Leave a Reply

(required)

(required)

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>