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Mar 262009
 

Diciamolo chiaro e tondo, non c’è Paese al mondo che abbia maggiore concentrazione di opere d’arte quanto l’Italia. Artisti come Masaccio, Pinturicchio, Donatello, Michelangelo, Leonardo, Caravaggio, Filippo Lippi, Verrocchio, Raffaello, Giotto, Canova, e centinaia di altri, hanno lasciato un tesoro incommensurabile, un patrimonio artistico che tutti ci invidiano e che esalta la nostra terra.

Museo statale, ArezzoEbbene, dopo il grande successo di qualche anno fa dell’esposizione dedicata a Piero della Francesca, adesso lo splendido Museo statale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo ha da poco inaugurato una mostra che raccoglie tre generazioni di maestri, la famiglia della Robbia, le cui opere sono presenti in buona parte dell’Italia. E proprio nella mia città, Pistoia, abbiamo diversi esempi della loro grandezza, come sul loggiato del Duomo, una lunetta di Andrea della Robbia che rappresenta la Madonna col Bambino e Angeli, o nella chiesa di San Giovanni Fuorcivitas, dove Luca maneggia in modo esemplare la creta dando vita a una illuminata Visitazione (1445).

Ma andiamo con calma, magari con la stessa calma del treno che mi portò, qualche giorno fa, da Firenze ad Arezzo e il cui ritardo mi permise approfondire qualche mia lettura.

Luca della Robbia (1399/400-1482), dunque, della terracotta policroma invetriata sembra esserne il padre, il primo artefice conosciuto nell’Italia che usciva dal Medioevo per affacciarsi alla finestra del Rinascimento. Il nostro artista, che iniziò a lavorare accanto a Donatello e che condusse la ceramica da arte minore ad arte comparabile alla pittura e alla scultura, si distinse per eleganza, finezza, soavità, leggerezza. I visi delle sue Madonne, così come dei Bambini, hanno una grazia insita, risaltano per una decisa armonia, per una brillantezza che sembra richiamare la luce divina, quella luce che solo un artista dal buon cuore poteva dare. Sì, buon cuore, giacché le mani sono veicolo dei nostri sentimenti, ed emozioni e passioni sono il risultato del nostro carattere e quello sensibile di Luca lo porta a modellare in una maniera che incanta i nostri sensi. Luca della Robbia, Visitazione, 1445 ca. Chiesa San Giovanni Fuorcivitas, Pistoia

Pertanto, passeggiando lentamente per le sale del museo, mi soffermavo su un Ritratto di giovanetto (1445 ca.), un innocente e dolce volto di un ragazzo, su una Madonna col Bambino che stringe un pomo (1440-’45), in cui la pensierosa espressione della Vergine cattura immediatamente i nostri occhi, così come quella di un giocoso Gesù che stringe fra le mani una mela; poi ancora guardavo da tutti gli angoli un’altra Madonna con Bambino fra i santi Stefano e Caterina d’Alessandria e il podestà Brancadori (1428), opera giovanile: alcune delle tante terrecotte luchiane dove l’attimo è perpetuato dal vivace palpitare della ceramica. I colori che usualmente adoperava erano il blu cobalto, detto poi blu robbiano, per il fondo, il bianco o l’avorio per le figure, qualche volta il verde e il giallo per i festoni e le decorazioni. Luca sarà presente proprio in quel meraviglioso periodo in cui personaggi come Filippo Brunelleschi (1377-1446), Lorenzo Ghiberti (1378-1455), Donatello (1386 ca.-1466 ca.), Paolo Uccello (1397 ca.-1475), Masaccio (1401-1428), Michelozzo Michelozzi (1396-1472), e via dicendo, misero piede per onorare una terra che si preparava a un nuovo risveglio. 

Vado avanti, cambio sala, seguendo quel continuum che è anche dell’arte, così come della storia, dove l’esperienza e l’insegnamento del passato sono tesori per un miglioramento artistico.

Andrea della Robbia, Madonna col Bambino e angeli, Cattedrale, PistoiaAlla morte di Luca, il nipote Andrea (1435-1525) prende le redini della bottega di via Guelfa a Firenze, e segue gli insegnamenti che già da bambino aveva ricevuto proprio dallo zio, raggiungendo un lusinghiero successo e una fama che perdura sino ai giorni nostri. Perfeziona la tecnica dell’invetriatura, amplia la gamma dei soggetti, prepara nuove forme. Le sue doti sono altresì imprenditoriali, dando uno stampo protoindustriale all’azienda: prodotti di sua fattura si trovano in gran quantità in Toscana e Umbria, sebbene qualcuna sia giunta addirittura a Trapani, nella chiesa di Santa Maria di Gesù, o a Militello, vicino Catania, presso il Santuario di Santa Maria della Stella, ma anche oltre i nostri confini. Tutti lavori che, affrontando le intemperie, sopravvivono orgogliosi al passare del tempo, lavori degni di altissima lode: l’immobile vista del Ritratto di un fanciullo (1465), il Condottiero (1470 ca.), dove il deciso sguardo è sottolineato da marcate rughe e nere sopracciglia, mentre l’elmo identifica il carattere fermo e deciso dell’uomo, Santa Maria Maddalena (1510), i cui lunghissimi capelli coprono il nudo corpo, la triste scena de Il martirio (1490), la ferocia de La decollazione di santa Caterina (1500), il prezioso Arcangelo Michele (1478-79), e tantissimi altri che vale la pena assaporare con calma. Le ultime opere di Andrea risentono del fervore religioso di fine secolo, delle prediche del frate Savonarola, frate che questi ammirerà. E allora le sue figure saranno più semplici, meno policromate, rigide, ferme, poco vivaci. Ma tutto ciò non toglie nulla alla bravura del nostro, dà invece un diverso senso religioso alla sua arte, un concetto di primitiva spiritualità. Giovanni della Robbia, Visitazione, Ospedale del ceppo, Pistoia

Si sa, la terza generazione è abitualmente quella che conclude un percorso. I figli di Luca andranno avanti con l’arte plastica, Giovanni - di cui Pistoia conserva il fregio presente all’Ospedale del Ceppo raffigurante la Visitazione -, Marco, Francesco, Luca il giovane, Girolamo, appunto quella terza generazione che giungerà sino a quasi fine XVI secolo. Poi, la gloria di un passato!

Non mi dilungo, lascio solo l’invito di affrettarvi a godere della bellissima mostra, che alberga altresì stupende opere dei loro concorrenti, i Buglioni, e tante altre che non possiamo dimenticare.

I della Robbia lo meritano.

***** 

 


Altri articoli relativi a mostre:

- Il Pinturicchio ritorna a Perugia;

- Il Canova e l’introspezione;

- Vincent van Gogh e la liberazione dell’anima.

Comments

  10 Responses to “I Della Robbia, tre generazioni ad Arezzo”

  1. graqzie, è stata una bellissima passeggiata; come sempre ci guidi con competenza e con eleganza
    marina

  2. Ho letto avidamente, non sazia ho letto ancora! Potendo così riassaporare le parole, immaginando forme e colori.
    Grazie Rino!
    Tiziana.

  3. Marina: bentornata e grazie per seguirmi. Una buona serata.
    Tizy: la stessa cosa ho fatto visitando la mostra, passeggiando avanti e indietro, addirittura ho rifatto il percorso 3 volte. Ne valeva la pena. Un abbraccio.

  4. E’ proprio un bel dono quello che ci offri, di poter godere, attraverso le tue descrizioni, di tanta bellezza che difficilmente si avrà l’occasione di ammirare di persona.
    Grazie
    Un abbraccio
    Stefi

  5. credo sia ben il 75% dei beni
    quello che risiede nella nostra Italia
    e da quà è facile capire perchè è una delle terre più visitate, amate e scelte come dimora
    bellissimo post, un itinerario da prendere in considerazione

  6. Stefi: grazie di cuore. In ogni modo consiglio andare, giacché spesso ciò che si percepisce presenziando è ben diverso da ciò che si legge. I della Robbia valgono davvero la pena essere visitati, c’è tutto un mondo da scoprire. Un forte abbraccio.
    Irish Coffee: benvenuta e grazie per commentare. L’Italia ha avuto la fortuna di essere baciata dalla presenza di grandi artisti che le hanno dato fama e gloria, quella fama e gloria che perdura ancora oggi. Eppure, talvolta non capisco perché tanti la denigrino. Un felice pomeriggio.

  7. ed ha anche lasciato molte tracce nel mondo, tracce ancora visibili e ben custodite
    già, la tua è una domanda alla quale non riesco a rispondere
    ma teniamoci quel bene immenso che abbiamo, penso che un pò siam anche invidiati
    grazie del ritorno, ho l’impressione di averti già incrociato nel web solo che non ricordo dove…
    e non sei stato per nulla banale, anzi tutt’altro
    buon sereno week end

  8. Irish Coffee: proprio l’altro ieri sera, a cena con un docente universitario di storia dell’arte, si parlava delle meraviglie che possiede la nostra Italia e ancor più delle soprese, ahimé, stazionate nei sotterranei di certi musei italiani. Firenze, per esempio, mi diceva, ha tesori nascosti per mancanza di spazio, per mancanza di denaro, per mancanca di… che sarebbe bello avere davanti i nostri occhi. E allora penso che mostre come quella che Arezzo ha dedicato ai della Robbia hanno il grande pregio di raggruppare in poche migliaia di metri quadrati opere di tre generazioni di artisti, artisti a cui mi inchino. Grazie per ripassare. A presto.

  9. Post molto interessante, caro Rino. Ho letto e apprezzato l’itinerario artistico che hai tracciato. Peccato non poterci essere!:(

    Un abbraccio e buon fine settimana. Annarita

  10. Annarita: peccato davvero, spero che gli insegnanti di arte facciano conoscere meglio i della Robbia, unici nel panorama artistico italiano ed europeo, e invitino gli alunni a visitare la mostra. Una felice giornata. Abbracci.

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