In una società come la nostra sempre più superficiale, fatta di oggetti passeggeri, di forte materialità e di mode di brevissimo periodo, che manca di cultura o in cui l’unica cultura è la non-cultura, mi vengono in mente le parole che i letterati del tempo solevano ripetere più o meno così:
“Noi vogliamo restituire il mondo all’uomo, e l’uomo a se stesso. Egli acquisterà una nuova nobiltà. Non intendiamo distruggere la sua mente per salvare la sua anima immortale: senza una vigorosa e libera mente creativa l’uomo è semplicemente un animale, destinato a morire come un bruto, privo d’ogni spiritualità. Noi vogliamo ridare all’uomo le arti, la letteratura, le scienze, la libertà individuale di pensiero e di sentimento, perché non sia avvinto al dogma come uno schiavo e non abbia a marcire in catene.”
L’Umanesimo fu un movimento intellettuale che si sviluppò principalmente in Italia intorno il XV secolo. Prese l’avvio dalla ricerca e dallo studio dei testi antichi, classici, quali Omero, Virgilio, Ovidio, Cicerone, Platone, considerati come maestri di vita. Si partì dall’idea della centralità dell’uomo, sintesi di tutte le potenzialità della natura, l’uomo come nucleo dell’universo e non più, come nel passato, contemplativo del divino e delle cose soprannaturali. Riflessione, quindi, sull’uomo, sulla sua parola, sul suo comportamento sociale e mondano, sulla sua storia.
Nella corte fiorentina di Lorenzo il Magnifico si riunivano letterati e filosofi, Poliziano, Luigi Pulci, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, oltre che pittori e scultori, Michelangelo, Verrocchio, Botticelli, Pollaiolo. Uno dei primi umanisti sembra sia stato Francesco Petrarca, grande amante dei classici della letteratura latina e greca, classici da lui considerati non in contrasto col suo tempo.
Dunque, le corti diventavano centro di sviluppo di nuove idee, nuove forme di pensare, di vedere la vita. Stessa cosa accadde con gli Estensi a Ferrara, i Montefeltro a Urbino, luoghi dove si leggevano poesie, si dibatteva di storia, filosofia, arte, dove le riunioni erano momenti di riflessione, di preparazione e di sviluppo.
Alla diffusione sia dell’Umanesimo che della cultura antica collaborò in modo specifico l’invenzione della stampa.
Dall’Italia, in modo particolare da Firenze, Roma, Bologna, Venezia, Mantova e via dicendo, si propagò in Francia, Germania, Spagna, seppur a carattere locale. Di seguito una mappa che ci dà un’idea generale .
E il termine Umanesimo è una parola coniata dagli storici tedeschi dell’Ottocento (1808 per l’esattezza). “Pierre de Nolhac, autore di Pétrarque et l’Humanisme, «reclamò l’onore di averla introdotta per primo nella lingua ufficiale dell’università francese, nel 1866, in occasione di un corso tenuto all’Ecole des Hautes-Etudes». Dunque è un termine «tardo», che per ciò stesso si presta facilmente alle interpretazioni personali, lecite o no. Fino a quel momento si era parlato di «umanisti», designando un gruppo di uomini ben identificati che, nei secoli XV e XVI, avevano adottato essi stessi quell’appellativo“. (1)
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Pensando di raffigurare l’Umanesimo con un dipinto dell’epoca, questo potrebbe ben essere La scuola di Atene, di Raffaello, opera in cui si cerca di risaltare le facoltà mentali dell’uomo, facoltà tramite le quali ci si avvicina alla razionalità della vita. Personaggi come Eraclito, Aristotele, Platone, Euclide e tanti altri sono rappresentati dagli artisti del tempo di Raffaello, vedi Michelangelo, Leonardo da Vinci, Bramante…, un rapporto fra età classica e moderna che continua, un legame imprescindibile per risaltare le capacità del pensiero umano.
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1. Fernand Braudel, Il mondo attuale, Einaudi, 1966, vol. 2, pag. 389.
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(Rivisto e aggiornato il 03 Febbraio 2012)













18 marzo 2009 at 4:13 pm
Visto che l’Umanesimo c’è già stato, e aveva i suoi testi “sacri”, la rifondazione di un nuovo Umanesimo a che testi dovrebbe attingere?
18 marzo 2009 at 5:22 pm
Alberto: mi domando, esiste veramente qualcuno che vorrà rifondare un Nuovo Umanesimo, o ritornare a studiare i classici, o, semplicemente, interessarsi di vera cultura? C’è qualcuno che desidera svegliare la propria coscienza storica? Mah! Una felice serata.
18 marzo 2009 at 8:56 pm
Oggi parlando con una mia amica, Prof di lettere in pensione, abbiamo pensato di organizzare un gruppo di lettura cercando di coinvolgere un po’ di gente, leggere poesie e pagine di libri e poi commentarle insieme, un po’ come si faceva durante L’Umanesimo….;)
Ti sembra una bella idea?
Ciao Rino, Roberta.
18 marzo 2009 at 9:22 pm
Roberta: l’idea è meravigliosa, eccellente, e il solo fatto di riunirsi, leggere, commentare in modo costruttivo è già, di per sé, un grande risultato. Dopotutto è l’insieme delle esperienze che accrescono l’essere umano e se queste esperienze sono compartite, meglio ancora. Una buona serata.
18 marzo 2009 at 10:34 pm
Ciò che ricordo dell’ Umanesimo è la figura dell’uomo che viene rivalutata. Non è più visto come un essere debole: nella morale, per il fatto di nascere nel peccato originale,ma adesso è forte, dunque essere pensante capace di dominare il creato. Concetto che riprenderà ed approndirà più avanti Copernico pubblicando la sua tesi della terra che ruota attorno al sole; dimostrata poi, da Galilei.
Notte,
Tiziana.
19 marzo 2009 at 11:43 am
@Rino
Lo storico …. deve studiare il passato con un certo distacco e riportarlo così come è avvenuto …
e, infatti, descrivendo il pensiero umanistico, tu constati, senza partigianerie, che gli “umanisti” dicevano: “Noi vogliamo restituire il mondo all’uomo, e l’uomo a se stesso”. Bene. Prendo spunto da questo dato, per chiedere: il lettore di Storia può interpretare (diversamente dallo storico) gl’eventi e chiedersi se loro, (gli umanisti), avevano ragione ? Può, dunque, la Storia essere anche “magistra vitae” ? E’ questa la sua funzione ?
Buona giornata!
19 marzo 2009 at 12:55 pm
Mi permetto di lasciare il mio contributo, ancorato a meditazioni sul presente, piuttosto che a studi storici.
Sono convinto che la tecnica ci sta declinando in ogni nostra manifestazione.
La società della conoscenza distrugge ogni presunzione d’arte perché fa capire all’uomo che ciò che conta non è “l’inizio”, “L’ALTRO INIZIO”, ma la fine, cioè il risultato.
Tutto è pervaso di funzionalismo, e ciò è il grande limite che io riscontro in un’arte o di una letteratura che si instaurano come ufficiali (almeno secondo me).
Neppure il famoso “grado zero” della letteratura, a mio parere, è sfuggito alla mercificazione, assumendo contorni di eccentricità e ricercatezza che, comunque, fanno marketing.
Ho ventisette anni, e passo il mio tempo nell’alternanza dei pensieri, in attesa di un “altro inizio”, cha mai arriva.
Chiedersi perché è sempre molto pericoloso, meglio un edficante spirito patriottico, un sano umanesimo visto dal rassicurante incunabolo di una biblioteca.
Non è una polemica ma è lo stato attuale della classe culturale italiana.
Insomma se la cultura è Bildung, Dio muore ogni volta a 18 anni.
19 marzo 2009 at 2:48 pm
Tizy: l’uomo esce dal gregge per comprendere la forza della sua individualità, per mettersi su un piano diverso a quello dov’era decenni prima, e lo fa guardando al passato classico, sempre presente e onnipresente. Un abbraccio.
Aldo: un lettore di storia, e non solo, interpreta i fatti e misfatti a secondo del suo carattere, dei suoi sentimenti, delle sue letture, a secondo dell’educazione ricevuta, a secondo del suo modo di pensare, a secondo, cioè, di tante variabili, variabili che influiscono nella percezione del testo. Se mi permetti, ti consiglio un libro davvero interessante curato da Guglielmo Cavallo e Roger Chartier, Storia della lettura, edito da Laterza, dove si analizza la lettura in tutte le sue sfaccettature passate e moderne, partendo dalla Grecia sino ai nostri tempi, soffermandosi sui diversi tipi e gradi del leggere. Ritornando al nostro tema, la storia si può assaporare, diceva un grande storico, anche come fosse un romanzo, in cui l’uomo è il protagonista principale.
Prima di domandarmi se può essere maestra di vita, mi domanderei – e lo faccio personalmente ogni giorno – se apprendo dai miei propri errori. Un sempre grazie. Buon pomeriggio.
Rino: grazie per partecipare; la colpa, se colpa vi possa essere, a mio avviso, non è della tecnica, non è delle invenzioni che tu chiami funzionali, non è degli oggetti, ma dell’uso che ne facciamo. Certo, concordo con te, il grado di cultura generale odierno è mediocre, sempre con le dovute eccezioni, tendente più al fine e non al percorso sperimentale, oramai specializzato nel fainomai, nell’apparire, piuttosto che nell’essere. Dovrebbe essere sempre valida la massima dei nostri padri greci, Nosce te ipsum, da lì parte tutto. Se non mi conosco, non posso domandare alla vita ciò che reputo necessario per il mio sviluppo fisico, mentale, intellettuale, sociale, e via dicendo. A presto. Buon pomeriggio.
19 marzo 2009 at 3:23 pm
creare piccoli nuclei di resistenti alla incultura…
tu qui ne hai già creato uno
marina
19 marzo 2009 at 3:32 pm
Grazie Rino per avermi costretto a 8ri)pensare all’ Umanesimo.
Complimenti.
E’ vero l’ umanesimo prese l’ avvio dall’attività di ricerca, ricopiatura e studio dei testi antichi svolta da Francesco Petrarca, considerato il “protoumanista”. A suo modo, Petrarca cercò di dare voce nuova al mondo latino antico anche con l’Africa, per non dire dei suoi tentativi di far tradurre l’Iliade di Omero e di rimetterla in circolazione in Occidente.
Forse pero’ precursore di questo movimento intellettuale e’ Cicerone, il quale nelle sue humanae litterae o studia humanitatis designava l’educazione alta di tipo letterario e filosofico.
A mio giudizio, l’ Umanesimo ha avuto il pregio, oltre a rivalutare l’ Uomo, di essere il precursore del Rinascimento, che ha avuto bel altro impatto per la nostra cultura. E’ vero che l’umanesimo rappresenta una rottura con la mentalità Scolastica del Medioevo, che si basava su due principi fondamentali: il principio d’autorità, secondo cui è vero ciò che sostengono i testi e gli autori più accreditati, indipendentemente da ogni controllo nei fatti; e l’idea della corrispondenza tra la sfera della religione e le sfere della conoscenza e dell’arte, con la tendenza a dare una lettura allegorica e simbolica della realtà culturale, ma e’ il Rinascimento, con il quale spesso viene confuso, che ha dato una svolta alla vita intellettuale italiana. Si pensi al suo intenso sviluppo artistico, intellettuale, scientifico e civile, a Bernardino Telesio, a Giordano Bruno, a Tommaso Campanella, a Galileo Galilei, Leonardo da Vinci, Nicolo’ Machiavelli, Pico della Mirandola …
Per me che sono un umanista, per studi e formazione, l’ Umanesimo ha una grande importanza perche’ il recupero dei testi antichi si accompagnò a un’attività filologica che sottopose i testi al vaglio critico da un punto di vista linguistico e sviluppò la sensibilità necessaria per la loro collocazione nella giusta dimensione storica.
Mi pare che oggi si riviva un neoumanesimo che sta (ri)configurando la dimensione moderna della civiltà occidentale. C’ e’ infatti a mio giudizio, come allora nel 1400, la (ri)scoperta di un rapporto tra passato e presente, per meglio (ri)collocare l’Uomo e meglio (ri)definire il suo comportamento sociale e mondano.
Vale
19 marzo 2009 at 6:03 pm
Marina: grazie, grazie anche a te che partecipi. Un abbraccio.
Pier Luigi: eccellente il tuo contributo che approfondisce un tema che dovremmo trattare più spesso. Indubbio, l’Umanesimo segna un distacco col passato medievale, un distacco avvenuto lentamente, ma sicuro e fermo, un distacco cui Petrarca ne è uno dei precursori. E fai bene a precisare che Umanesimo non è lo stesso che Rinascimento, molti lo confondono, per non dimenticare, fra le altre cose, che il Rinascimento è più italiano che europeo. C’è un bellissimo affresco del coro di Santa Maria Novella a Firenze dove il Ghirlandaio raffigura alcuni personaggi della corte medicea, fra questi Marsilio Ficino, Angelo Poliziano, Cristoforo Landino, e qualche altro, un quadro che rappresenta l’Umanesimo fiorentino nel suo vero splendore. Oggi? Non so, non saprei dire se stiamo vivendo un neoumanesimo, è vero che c’è un piccolo risveglio anche grazie alla rete, a internet, che ci sono scambi culturali che spesso avvengono a livello amatoriale, mi sembra presto poter affermarlo. Un caro saluto.
19 marzo 2009 at 9:17 pm
Belli i tuoi accenni sull’Umanesimo, un movimento di grande valore, confuso a volte con il Rinascimento, come sottolineate giustamente tu e Pier Luigi.
Non sono uno storico, ma adoro la Storia…
Pier afferma che Cicerone è stato probabilmente il precursore di questo movimento, ma la prima affermazione umanistica nella filosofia occidentale può essere addirittura attribuita a Protagora: « … di tutte le cose misura è l’uomo, di quelle che sono, per ciò che sono, di quelle che non sono per ciò che non sono »
Operando un salto temporale nel Quattrocento, possiamo affermare che questo secolo segnò la nascita dell’Umanesimo, un movimento di grande rinnovamento culturale, in cui la riscoperta della cultura classica si accompagnò a una nuova concezione del mondo: gli umanisti riscoprirono il valore dell’esistenza terrena, ponendo l’uomo al centro dell’universo.
Fra Quattro e Cinquecento ebbe poi inizio una nuova epoca di grandissimo sviluppo delle arti, della letteratura e delle scienze: il Rinascimento, di cui tutti sappiamo.
Il Rinascimento italiano politicamente terminò con la morte di Lorenzo il Magnifico (1492), mentre culturalmente proseguì per tutto il secolo successivo, fino agli inizi del XVII secolo.
Facendo ancora un salto temporale, alcuni autori contemporanei hanno allargato il significato della parola Umanesimo, intesa come periodo storico, definendo umanesimo le correnti pacifiste e non violente.
Per citarne alcuni:
Sartre, come esempio di Umanesimo esistenzialista ( si legga ad esempio il suo testo “L’esistenzialismo è un umanismo”);
Maritain, come esempio di Umanesimo cristiano.
E ce ne sarebbero altri…
Un abbraccio
annarita
19 marzo 2009 at 9:36 pm
Annarita: eccellente apporto, grazie. Desideravo sottolineare l’importanza della stampa, dei torchi tipografici gutenberghiani, che hanno dato una mano allo sviluppo sia dell’Umanesimo che del Rinascimento, forse, azzerderei dire, accelerato quel percorso iniziato nel XV secolo. Ma non dimentichiamo che con la caduta di Costantinopoli, in quel 1453, tanti letterati, studiosi e colti personaggi bizantini sono venuti in Europa, Italia in particolare, ma anche in Francia, contribuendo, sicuramente in modo rilevante, allo sviluppo culturale. Una felice notte.
20 marzo 2009 at 8:42 am
Quello che mi piace in questo blog sono questi “accenni” (come li chiami
) che poi portano a una discussione che va a toccare punti e problematiche che fanno riflettere al di là del dato oggettivo. Davvero una sorta di “circolo umanistico” con nuove tecnologie pratiche. Vivo e non statico.
(se magari non dico nulla è perché ascolto e assimilo e non ho nulla da aggiungere, ma sono sempre seduta qui di lato, non me ne vado…)
20 marzo 2009 at 10:03 am
Leo: grazie a te, a tutti coloro che commentano, a tutti coloro che leggono in silenzio, questo blog esiste, sennonché sarebbe solo un sito pieno di sterili notizie storiche. I buoni interventi, civile scambio di idee, sono il pane quotidiano per sviluppare fertile comunicazione, per far riflettere, per approfondire un determinato tema. Ancora un immenso grazie a tutti! Un abbraccio e una buona giornata.
20 marzo 2009 at 1:19 pm
Ci sarebbe proprio bisogno di un nuovo umanesimo…
Buona giornata, Rino.
20 marzo 2009 at 4:53 pm
Artemisa: grazie, buona serata anche a te.
19 maggio 2009 at 7:43 pm
Molte grazie, giusto domani devo affrontare una prova proprio sull’umanesimo e con questa pronda lettura ho appreso tante cose…….complimenti a tutti!
24 marzo 2010 at 2:00 pm
Quale uomo venne posto al centro dell’universo? Quello che parla latino e lavora per le corti, oppure l’uomo che lavora in direzione di una diffusione organica della cultura, usando una lingua accessibile a tutti o quasi? L’umanesimo parla di porre l’uomo al centro del mondo, sostituendo cosi’ l’universalismo dei secoli precedenti, ma fallisce tanto nel proporre una riforma religiosa, che svincoli l’umanita’ dal timore divino, quanto una vera e propria coscienza laica. Il vero umanista, quello che esclude il ludus dalla propria prospettiva e’ Machiavelli: in lui la praxis dell’uomo e’ al centro della realta’.