Diceva qualcuno che i vestiti più che per ripararci servono per comunicare, apparire, dimostrare… sedurre. E non meno lo erano negli anni che stiamo prendendo in considerazione, in cui la tendenza all’esibizione serviva anche a mostrare la classe sociale.
Fra i tanti accessori tipici, tre hanno chiamato maggiormente la mia attenzione:
- la cravatta, che sebbene sia nata nel 1600, ebbe grande sviluppo il secolo dopo. Al principio era una semplice stoffa di lino legata soavemente a mo’ di farfalla, diventando col tempo laboriosa nella forma e nei nodi. Uno dei più celebri dandies del XVIII-XIX secolo, Beau Brummel, era conosciuto per la sua maniera bizzarra di annodarle al primo tentativo, spesse volte fallendo. Tanto fu il successo della cravatta che si pubblicò un libro dal titolo: L’arte di annodare la cravatta;
- il neo, voga eccentrica e curiosa, raggiunse il suo fulgore nel XVIII secolo. L’origine sembra – non è stata confermata – derivare dall’usanza di nascondere i difetti del viso delle donne, in particolar modo quelli derivati dal vaiolo. In cosa consisteva? Erano dei tessuti di taffetà o di morbida pelle dalle svariate forme, mezzaluna, stella, sole, e via dicendo, non mancando la carrozza con cavalli (sic), che si mettevano sulla pelle. Le donne meno agiate, per seguire la moda, adoperavano quelli fatti di semplice carta.
Raccontavano i fratelli de Goncourt: “Ecco l’ultimo tocco della toilette di una donna: cercare e trovare la posizione per quei nei posticci a forma di cuore, di luna, di cometa, di luna crescente, di stella, di spoletta. E che attenzione a disporre graziosamente queste esche d’amore, uscite dalle mani della famosa Dulac di rue Saint-Honoré: c’è la badine, la baiseuse, l’équivoque. E bisogna portarli secondo le regole: l’assassine all’angolo dell’occhio, la majestueuse sulla fronte, l’enjouée nella fossetta che si forma quando si ride, la galante in mezzo alla guancia, e la coquete, chiamata anche précieuse e friponne vicino alle labbra! La moda andò ancor più lontano: a un certo punto, le donne portavano alla tempia destra nei di velluto grandi come un picolo empiastro. E si vide addirittura sulla tempia della graziosa Madame Cazes un singolare neo contronato di diamanti” (1);
- il ventaglio, benché di origine antichissimo, fu portato alla ribalta nel XVII secolo dai portoghesi che venivano dai viaggi dall’Estremo Oriente, mentre in Francia era stato introdotto qualche anno prima da Caterina de’ Medici. Pieghettato o a semicerchio, riccamente decorato o no, di seta o di carta, l’accessorio fu adoperato dalle donne non solo per rinfrescarsi, ma anche come elemento di distinzione e di comunicazione. Infatti a secondo di come veniva mosso, voleva manifestare qualcosa. Per esempio, lasciandolo scivolare sulle guance indicava che si voleva bene a quella persona con cui si stava parlando, o appoggiarlo sulle proprie labbra significava che si desiderava essere baciati. Nel 1700, la Francia fu il paese in cui più di ogni altro luogo la cultura del ventaglio prese piede. Erano abbelliti altresì con scene di vita quotidiana, con famosi personaggi, spesso riprodotti in modo ironico, con figure scandalose.
Ancora i fratelli de Goncourt ci informano che durante i concerti o le feste da ballo, “mentre le due orchestre suonavano, i ventagli picchiano sulle dita, e non passa un minuto senza sentire il frufru di una seta stropicciata, e queste parole nella bocca di una donna: «Smettetela con queste pazzie!»” (2)
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1. Edmond e Jules de Goncourt, La donna nel XVIII secolo, Sellerio, Palermo, 2010, pag. 295.
2. op. cit., pag. 141.
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Altri articoli sulla moda:
- Costumi francesi del 1700, prima della Rivoluzione
- Costumi popolari francesi di fine 1700
- Costumi maschili italiani del 1700
- Delle mode e del Galateo nel Rinascimento italiano
Nota: 2^ e 3^ immagine da: madamedepompadour.com
(Rivisto e aggiornato il 24 Giugno 2011)
ragazzi occhio che i jabot stan tornando di moda!
Damiani: certo, magari con ricchi pizzi e pregiati ricami… tutto a mano, naturalmente. Buona serata.
Ma che bel post vezzoso! molto carino, grazie!
:-)
Leo: grazie a te. Felice serata. A presto.
Non conoscevo la storia dei nei, cioè con che materiali li facevano.
Come al solito esco da questo blog dopo aver imparato qualcosa…..
roberta riconoscente.
Buona serata rino.
Carino davvero questo post. In effetti mi sono sempre chiesta a che serve la cravatta. Una delle poche sofferenze “estetiche” a cui si sottopongono gli uomini anziche’ le donne. :-)
Fantastico… come sempre, Tiziana che non può uscire senza il suo profumo ;)
Baci.
Roberta: grazie, in effetti anch’io spesso mi domando da dove provengono certi usi e costumi moderni, come la cravatta per esempio, e allora mi metto a cercare, leggere, sbirciare finché non trovo. Sono un curiosone :-) Una buona serata.
Artemisia: strano il percorso della cravatta… ti confesso l’avrò usata, nella mia vita, non più di una decina di volte; non mi ci trovo, mi soffoca! Un abbraccio.
Tizy: grazie carissima; anche il profumo è un elemento essenziale nella moda. Abbracci.
OT: rino ho provato a inviarti una mail ma il sistema non accetta l’indirizzo mail come faccio a comunicare con te?
Roberta
Roberta: ti ho appena mandato una mail. Ciao
Forse ci sono riuscita;)
Roberta: ricevuta, grazie.
Molto interessante questo post, Rino.
La storia della cravatta è intrigante! Sembra che nel 1880 i membri dell’Exeter College di Oxford tolsero i nastri dai propri cappelli per annodarseli al collo creando, di fatto, la prima vera cravatta da club. Il 25 giugno 1880 ordinarono ad un sarto di produrre dei nastri appositi con i colori del club. Diedero così il via ad una moda che contagiò presto club e college inglesi.
Dal 1924 la cravatta divenne quella che conosciamo oggi, fu Jesse Langsdorf (New York) a trovare la soluzione giusta per la produzione, tagliando il tessuto con un angolo di 45° rispetto al drittofilo, impiegando tre strisce di seta da cucire successivamente. L’idea venne brevettata ed esportata in tutto il mondo. Ancora oggi le cravatte di qualità sono create con il medesimo procedimento;)
Baci
annarita:)
Annarita: è vero, la storia della cravatta, come anche di altri suppellettili, è davvero curiosa, una moda inventata secoli prima, poi ripresa alla luce dell’Ottocento, infine definita così come la vediamo oggi. Un percorso evolutivo di un accessorio che, ancora ai giorni d’oggi, è segno di eleganza. Grazie per il tuo interessante apporto. Baci.
Tre accessori curiosi e per nulla banali.
non saprei perchè e non vorrei essere lugubre, ma la cravatta a me ricorda molto il cappio degli impiccati. Forse, ma sto azzardando, col tempo l’oggetto ha assunto un significato estetico ma a conservare la memoria di uso forse meno elegante.. chissà.
Ricordo, comunque, che negli anni ’70 o giù di lì molte donne iniziarono ad indossarla…poi, forse una minor dimestichezza nel fare i nodi, ne scoraggiò la diffusione della moda.. :-)
Sul neo, invece, mi viene da pensare ad una meno permanente anticipazione dei tatuaggi.
Ma l’oggetto più significativo, più misterioso è il ventaglio. Vero e proprio codice usato per infrangere i limiti della comunicazione fra i due generi.
Per me, più che sventagliato dalle dame della corte francese del 1600, il ventaglio è quello elegantemente mosso dalle ballerine di flamenco!
I tuoi post incuriosiscono sempre caro Rino!
Stefi
Stefi: grazie. Ogni oggetto rispecchia una certa epoca, un certo modo di voler essere. Questi tre accessori sono solo alcuni dei tanti che allora, come oggi, servono, in un certo qual modo, a identificare una persona, un preciso carattere, un determinato comportamento. Gli anni sono passati, tanti, ma alla fin fine la voglia dell’essere umano di apparire è rimasta sempre la stessa. Buona giornata. Un abbraccio.
Aggiungerei che i nei erano noti fin dai tempi degli antichi romani. Si chiamavano “splenia lunata” e servivano probabilmente a nascondere piccoli difetti della pelle. Decaduti col Cristianesimo, che condannava tutto ciò che era superfluo e segno di vanità, tornarono in auge nella Francia di Luigi XIV e nel secolo successivo.
Ciao Rino
Caro Rino, vorrei aggiungere due note: i nei erano conosciuti già all’epoca dei romani che li chiamavano “spenia lunata”. Era dischetti portati sia da uomi sia da donne e servivano non solo a nascondere i difetti del viso, ma anche per attrarre l’attenzione. Di essi dice il poeta Marziale:”questi piccoli assassini amano la bellezza e con aria provocante dicono: voglio che mi si ami”.
In quanto al ventaglio hai ragione a ricordare che ha origini antichissime. Tuttavia i primi ventagli pieghevoli furono inventati nel Seicento. Molti ritratti cinquecenteschi mostrano che già nel rinascimento questo accessorio era già in uso, ma nelle forme a zampa d’oca, a banderuola, a ciuffo di piume.
Ciao, Bianca
Grazie Biancamaria, i tuoi approfondimenti sono sempre benvenuti. Buon anno.