Goethe e la Roma del 1700

Fra i tanti documenti che uno storico può analizzare per le sue ricerche vi sono anche i diari di viaggio, testimonianza scritta dei viaggiatori di un tempo.

Per approfondire la Roma del ‘700, mi sembra interessante dare una buona occhiata a Goethe e al suo Viaggio in Italia.

Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, Goethe nella campagna romana, 1787Venuto nel nostro Paese anche alla ricerca della sua perfezione di intellettuale e di artista, Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), già famoso all’epoca per I dolori del giovane Werther, iniziò il suo giro quasi in segreto, il 3 settembre 1786, e soggiornò nella nostra penisola sino all’aprile 1788. Si innamorò di Napoli, sebbene la sua vera passione fosse stata Roma, quella Roma di papa Pio VI, papa dal 1775 al 1799.

Goethe la incontrò diversa da come l’aveva immaginata, scoprendo una città in decadenza e del cui passato splendore restava ben poco. Annotava nel suo diario il 7 novembre:                                                                                                                                                   

” … è una dura e contristante fatica quella di scovare pezzetto per pezzetto, nella nuova Roma, l’antica, fidando in una soddisfazione finale impareggiabile. Si trovano vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo che superano la nostra immaginazione. Ciò che hanno rispettato i barbari, l’han devastato i costruttori della nuova Roma”.      

     

Ben sappiamo che lo scrittore era un amante della bellezza e dell’arte e riferendosi a essa e ai romani in particolare scriveva il 20 luglio 1787:                                                           

“Mi trovo nel paese delle arti: è necessario lavorare questo campo a fondo, così che ce ne venga pace e gioia per il resto della vita e si possano imboccare altre strade. Non v’è, a tal fine, luogo migliore di Roma. Qui non si trovano solo opere di ogni specie, ma anche uomini d’ogni specie, che fanno le cose sul serio, che procedono nella via giusta e frequentando i quali è possibile progredire senza difficoltà e senza indugio. Grazie a Dio, comincio a saper imparare e acquistare dagli altri”.                                            

                                 Piranesi, Veduta di Roma, metà del 1700

Se invece ci interessa esaminare la quotidianità della vita cittadina, qualche pagina dopo leggiamo:                                            

“Per tutto l’anno, la domenica e i giorni festivi, regna sul Corso una forte animazione. I cittadini più distinti e più ricchi vi convergono numerosi a passeggiare in carrozza, per un’ora o un’ora e mezza prima della notte; i cocchi scendono da Piazza Venezia tendono la mano sinistra; quando il tempo è bello escono di porta, passando dinnanzi all’obelisco, e proseguendo sulla via Flaminia, spingendosi sino a Ponte Molle”.                                                                                                                                                                    

Qualche anno prima Piranesi si era dedicato a immortalare la città Eterna.



17 Risposte to “Goethe e la Roma del 1700”

  • annarita

    Uno dei motivi che spinse lGoethe a lasciare Weimar fu la necessità di nuove prospettive, di un nuovo “sguardo sul mondo” cui potersi basare per le sue opere future. A Weimar, Goethe era già un grande artista, anzi il successo de “I Dolori del giovane Werther” aveva fatto di lui l’unica attrazione turistica della città; tuttavia, il suo viaggio in Italia (il primo: 1786-88) fu decisivo per confermarlo – al mondo e a se stesso – “genio universale”.

    Grazie, Rino, per questo bel post.

    Buon week end
    annarita

  • babilonia61

    Annarita: certo, ricordiamo inoltre che in quegli anni era d’uso il viaggio, quel viaggio che spingeva a conoscere la cultura classica – ma non solo – del nostro paese. Roma, Napoli, Firenze, la Sicilia, e tanti altri posti, erano luoghi di peregrinazione, luoghi dove si potevano incontrare tracce del nostro glorioso passato. E molti personaggi vennero in Italia alla ricerca del bello, dell’arte, dell’eleganza… come non citare il grande Johann Winckelmann. Buona serata.

  • chirieleison

    sono da poco rientrata in sicilia e qui trovo questo bel post sul soggiorno romano di Goethe. Ma in genere sul suo soggiorno in Italia durato quasi due anni e che furono, a suo dire, i più belli e sereni della sua vita.
    Mi piacerebbe leggere ancora di altri grandi viaggiatori del passato che sono rimasti affascinati delle bellezze italiche.
    Buona serata a te caro Rino

    P.S.
    ho visto che hai cancellato il tuo profilo su facebook.
    Mi spiace ma non per questo ti perderò di vista :-) )

  • polser

    mi sembra che sia passato anche dalle parti del lago di como.
    non ne sono sicuro
    l’italia è talmente bella che sono tanti gli stranieri ad amarla.
    peccato che gli italiani non la amino altrettanto
    ciao rino
    grazie per la visita alla nuova storia del jazz
    le tue parole sono molto appropriate: il jazz è oggi la musica che sa interpretare lo spirito del tempo
    frammentazione e globalizzazione
    entrambi assieme
    amalteo.splinder.com

  • babilonia61

    Chirieleison: sono contento leggerti. Qualche mese fa avevo parlato di Guy de Maupassant e del suo viaggio in Sicilia, in particolar modo della Venere di Siracusa. Vero, e vero, i viaggiatori del XVIII-XIX secolo hanno lasciato pagine piene di ammirazione per la nostra Italia, la nostra storia, la nostra arte. Un abbraccio.
    Paolo: hai ragione, gli italiani non vedono di buon occhio la loro patria, peccato, non sanno cosa si perdono. Buon sabato.

  • Stefi

    Caro Rino,
    questo bel post mi fa riflettere sui viaggiatori di oggi.. e mi chiedo se ve ne siano ancora in grado di cogliere l’essenza di ciò che vedono ed abbiano la capacità di scriverne in modo altrettanto efficace.
    Un grande abbraccio.
    Stefi

  • babilonia61

    Stefi: eccellente riflessione la tua. A me sembra che oggi si viaggi per apparire, per far sapere, per dire di essere stato, ma la vera essenza del viaggio, cioè il conoscere, il sapere, lo scoprire, lo studiare, l’approfondire, forse è stata smarrita durante il cammino – il tutto con le dovute eccezioni. E allora non vi è crescita, non vi è stimolo, non vi è sana curiosità, il viaggio diventa solo moda. Un abbraccio.

  • Artemisia

    Se Goethe parla della Roma del ’700 come “devastata dai costruttori” chissà cosa direbbe della Roma di oggi? E magari anche di quella di domani….
    Grazie, Rino!
    Un caro saluto,
    Artemisia

  • babilonia61

    Artemisia: chissà, forse direbbe che non è Roma, ma un ammasso di ignota modernità! In ogni modo i tempi cambiano, e ciò che vediamo oggi, sicuramente fra 100 anni non sarà lo stesso: ahimè, l’inesorabilità del passare degli anni. Felice serata.

  • duccio

    Caro Rino, molti grandi del passato amavano cimentarsi durante i loro viaggi di conoscenza ed ispirazione tenere diari che poi diventavano opere. Ma soprattutto erano e sono testimonianze dirette di come si viveva nel loto tempo, come era il paesaggio.
    La gita fuori porta, intesa proprio come fuori delle porte delle mura romane, è stata un pratica lunga secoli, giunta sino a noi. Goethe, in questo passaggio, ci dice che Roma finiva a piazza del Popolo, e che i romani arrivavano a ponte Molle (oggi ponte Mollo, come lo chiamiamo noi romani). Li si poteva fare il bagno, c’erano le hosterie fuori porta, appunto, e chi voleva si poteva spimgere nelle tenute vicino, ricche di selvaggina, a caccia.
    Io spesso mi fermo a Ponte Milvio, a prendere una boccata d’aria, un po’ di sole, a guardare un paesaggio mozzafiato. A est il ponte di Corso di Francia, il nuovo ingresso monumentale a Roma voluto da Mussolini. Anche a quello sono affezionato, citato e cinepreso anche da Nanni Moretti nel suo ‘Caro Diario’. Ma Ponte Mollo è davvero speciale. Credo sia l’unico ponte in Italia (forse ce n’è uno a Ravenna) i cui archi sono cerchi che proseguono sott’acqua, motivo della sua forza e longevità. Un tempo il ponte non era tutto in muratura. Il lato sud era di legno, con un ponticello elevatoio, che impediva o consentiva il passaggio. La torretta del Valadier a nord invece era per le guarnigioni e gli avvistamenti. Il Tevere li è molto largo. Un tempo biondo, il tevere si fa in piccole rapide a ovest del ponte, scorrendo fra i campi sportivi delle associazioni, sul lato sinistro, e la pista ciclabile su quello destro. Dal muretto del ponte si vede lo stadio olimipico, gli edifici del foro romano, il verdissimo monte mario con villa Madama, l’osservatorio astronomico, e alcune cupole di alcune delle oltre 2.000 chiese di Roma, giù nella zona prati trionfale.
    E’ un momento magico, che mi ricorda un volume che lessi molti anni fa: Il ponte sulla Drina, di Ivo Andric, opera scelta da Elio Vittorni per i tipi Mondadori nel 1960, anno della mia nascita, per questo lo ricordo bene.
    Ti ricordi Rino, quelle tremende immagini della guerra dei balcani, quando si vede in diretta un ponte medioevale crollare sotto le cannonate? Beh, il libro parla anche di quel ponte, della vita che per secoli si è dipanata tra religioni, lingue diverse, auspicando ma evidentemente non insegnando bene agli uomini che la convivenza e l’integrazione era una cosa possibile, sconvolta in epoca recente dalla stupidità umana.
    Il ponte come unione di modi possibili, il ponte come tappa di un viaggio, come memoria e ‘pensamento’.
    Ho cominciato a scriverti questo commento di getto, senza sapere ciò che avrei scritto ne come ne perchè. Ora lo so. Con la testa sono andato sul mio ponte.

    PS: ma come cavolo hai fatto a tirare fuori quel mio vecchio post?

    PS bis: … e se vieni a Roma senza fare un fischio ti ci appendo a quel ponte!

    PS per ARTEMISIA: le cose si, cambiano, ma non tutto cambia. Via del Corso è ancora lo ‘struscio’ per eccellenza dei romani, le gite fuori porta si sono spostate solo più in la sulla cassia e la flaminia, perchè si sono aggiunti ben altri cavalli!!! ;-) duccio

  • babilonia61

    Duccio: pensavo proprio a te quando ho corretto ‘sto piccolo post. A te e a Roma. E le tue interessanti riflessioni apportano attualità alla Città Eterna che Goethe degustò circa trecento anni fa. Grazie!
    P.s.: spero venire presto a Roma, ho paura perdere il mio collo :-) Un carissimo saluto.

  • annarita

    Rino, sono passata per augurarti buon inizio di settimana:)

    Abbraccioni.
    annarita:)

  • copyman

    C’è voluta un po’ di pazienza per scovare nuovamente questo blog di cui avevo perso le tracce, ma la qualità ripaga sempre.
    Un saluto augurando una buona settimana.
    M.

  • babilonia61

    Annarita: anche a te una felice settimana. Un abbraccio.
    Copyman: benvenuto e grazie per ricercarmi, ne sono lusingato. Una buona giornata.

  • drugo86

    Un blog “culturale”!
    E’ Raro trovarne in rete. Credo che passerò di qua ogni tanto, se ti può interessare il nostro blog offre alcuni spunti di “cultura” (tra un polemica politica e sociale e l’altra) sulla Storia Romana. La rubrica è “Roma il trionfo e la caduta”

    Ciao

  • babilonia61

    Drugo: benvenuto e grazie per passare. Certo, verrò subito a trovarvi. Una buona serata.

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