Sul tempo nella storia

Giacché uno dei fini dei blog è quello di scambio di opinioni, di indagine, di approfondimento, riporto di seguito due commenti relativi al post Sul concetto di storia moderna che mi sono sembrati interessanti e che potrebbero ulteriormente essere sviluppati.

 

ClessidraScrive Aldo:

Una piccola riflessione:
… sarebbe interessante indagare sul concetto di “tempo” rispetto alla Storia. Se quest’ultima viene rappresentata come uno scorrere, un moto continuo, una successione di eventi (con un prima ed un dopo), allora essa non potrà mai essere colta (come totalità), e, quindi, sarà inconoscibile.
Per conoscerla concretamente abbiamo bisogno di un “puntatore” (calendario universale) che si posizioni su un accadimento storico specifico. Quest’ultimo conterrà, oltre ad una serie di fatti particolari, una sua qualità (ad esempio una visione razionale del mondo), che una volta individuata dal nostro spirito critico, verrà consegnata, fuori del tempo storico, all’eternità e all’universalità concettuale (ad esempio l’illuminismo).
In conclusione, sembrerebbe che studiare la Storia sia un continuo entrare ed uscire dal tempo

 

Annota Pier Luigi Zanata:

Ritengo che al di là delle segmentazioni utili per la studio, la storia moderna è da intendersi come elemento di rottura rispetto all’epoca medievale, caratterizzato anche dal processo di formazione degli Stati nazionali in Europa. Inoltre è quel periodo nel quale si sono svolti importanti avvenimenti politici che hanno portato alla società contemporanea.
Mi riferisco all’ invenzione della stampa con caratteri mobili, alla caduta di Costantinopoli in mano ai Turchi, alla fine dell’Impero bizantino e alla fine della Guerra dei cent’anni tra Inghilterra e Francia, alla caduta del Regno di Granada (ultimo baluardo musulmano in Spagna) e della conseguente unificazione delle corone spagnole, nonché alla scoperta delle Americhe da parte di Cristoforo Colombo e all’ inizio della diffusione della Riforma protestante. Avvenimenti che avvengono tra il 1448 e il 1517.

 

Le mie riflessioni sono state:

Aldo:

certo, per conoscere bene la storia abbiamo bisogno di periodizzarla, di stabilire certi limiti di studio, di, come dici, usare un puntatore. Significa che lo storico che si occupa di un determinato periodo analizza avvenimenti a esso legati, tenendo pur sempre una preparazione completa per comprendere l’intero ciclo, l’intero corso. Il continuum si riferisce al tempo che passa, che trascorre, a quel tempo fatto di attimi, a quegli attimi impregnati di storia. Diceva Marc Bloch che il flusso degli anni scorre senza interruzione e che abbiamo bisogno delle cesure per praticare un certo tipo di analisi… ma la storia segue. E le cesure, continua Bloch, saranno sempre arbitrarie, coincideranno con i principali punti di curvatura dell’eterno mutamento. Questi punti saranno allora, per esempio nell’età moderna, la scoperta dell’America, l’invenzione dei caratteri mobili gutenberghiani, punti di partenza di quell’epoca che qua trattiamo. Ma non possiamo capire Gutenberg se non studiamo Magonza, se non approfondiamo l’iter dei manoscritti, se non entriamo nei monasteri, se non guardiamo con attenzione il XV secolo. E il XV secolo è figlio del XIV, è figlio della Grande Peste, è figlio di certe università… insomma… un continuum.  

 

Pier Luigi:

è vero, però per certi storici il medioevo continua sino quasi alla rivoluzione francese, per altri l’età moderna include anche la prima guerra mondiale, tutto ciò per dire che il segmentare, il periodizzare, a mio avviso, serve a ben poco, serve magari a una certa specializzazione, ma alla fine per comprendere l’intero corso degli eventi bisogna avere un’infarinatura totale, completa. Non v’è ombra di dubbio, e concordo con te, che gli anni di Gutenberg, la scoperta dell’America, la caduta di Costantinopoli del 1453, l’emigrazione di importanti letterati e dotti bizantini verso la nostra Italia, e via dicendo, siano punti di un rilievo determinante che rompe col passato, col medioevo, che porta a una nuova e diversa visione dell’esistenza. Insomma, come tutto nella vita, sarà relativo anche il tempo nella storia?

 

Sarebbe interessante conoscere la vostra opinione, il vostro parere, sarebbe appassionante far uscire la storia dalle scuole, dalle accademie, vederla correre per le strade, per i campi, notare crescere una coscienza storica in ognuno di noi…

 



21 Risposte to “Sul tempo nella storia”

  • Alessio Miglietta

    Io credo che l’unica periodizzazione che possa avere un serio approccio scientifico non debba concentrare la sua attenzione sui fatti e sulle tendenze ma sulla tipologia delle fonti. I diversi settori dello studio della storia si differenziano anzitutto per il diverso metodo di studio nei confronti dei documenti.

    Per questo, come dice il primo intervento dei tuoi lettori, si potrebbe individuare nell’invenzione della stampa il principio della storia moderna, come il medioevo potrebbe avere inizio nei primi secoli della Cristianità, nel momento della grande diffusione del codice. Così si potrebbe asserire per quanto riguarda la storia antica, nella quale è necessario fare i conti, in maniera preponderante, con fonti del tutto peculiari, comprese le iscrizioni e le testimonianze archeologiche, le uniche a poter colmare le enormi lacune temporali lasciate dai seppur fondamentali storici.

    Sarebbe un modo per evitare sovrainterpretazioni e giudizi di parte, spesso dovute più alla mentalità e al contesto dell’epoca in cui questi si esprimono, che ad un vero intento di essere realmente obiettivi. Sono sicuro che presto questo atteggiamento storiografico avrà la meglio su tutti gli altri.

    Un caro saluto

    Un saluto

  • Sama

    Mi permetto di intervenire ponendo un punto di vista differente. Il criterio convenzionale della suddivisione periodica si basa sulle Scoperte: scientifiche, sociali, politiche; ma soprattutto su una visone eurocentrica talvolta imbarazzante per quanto ristretta. In un certo senso ci si riduce così ad una falsa partenza, indipendentemente dal criterio prescelto. Forse un approccio più antropologico potrebbe contribuire ad una ricostruzione più veritiera.

  • babilonia61

    Alessio: a volte penso che la Storia è come un fiume (magari l’Amazzonia, sic!) un fiume che scorre lento ma inesorabile, a volte si scontra con una pietra e cambia corso, altre volte rallenta la sua corsa, ma mai si ferma, altre volte ancora accelera come fosse inseguito. In ogni caso, come la storia, anche il fiume ha un inizio e una fine. Quale sarà la fine? Il mare, il mare dell’eternità. Un abbraccio.
    Sama: benvenuta e grazie per intervenire. Interessante il tuo punto di vista. L’uomo… la storia non esisterebbe senza l’uomo, senza i suoi fatti e misfatti… la totalità del suo operato, della sua esistenza come essere umano su questa terra. Ecco allora che nelle scuole, oltre alla nostra storia occidentale, si dovrebbero dare accenni di quella orientale, di quella storia che usualmente si tralascia o per mancanza di tempo o perché pensiamo erroneamente non essere interessante, ininfluente. Una buona domenica.

  • Alessio Miglietta

    Sama: forse un “aproccio più antropologico” potrebbe essere proprio quello che propongo al commento #1.

    Non è detto infatti che la periodizzazione a seconda delle fonti si riferisca ad uno stesso periodo cronologico per tutte le civiltà… un po’ come accade nella periodizzazione del periodo preistorico.

    Non so… voi che dite?

  • Alessio Miglietta

    Mi vorrei riallacciare al discorso di Aldo che hai pubblicato nel post.

    Aldo definisce “inconoscibile” la storia studiata come flusso di eventi: se consideriamo tale premessa vera, allora la conclusione, cioè che si dovrebbe estrapolare alcuni concetti e isolarli dal flusso del tempo, dovrebbe essere necessariamente falsa. Mi spiego: chiunque utilizzi il “puntatore” lo farebbe comunque stando all’interno del flusso di tempo, non fuori da esso. Stando così le cose, sarebbe “inconoscibile” anche il “puntatore”. Si pensi a due “puntatori” individuati da due studiosi ad un secolo di distanza: sarebbero stati stabiliti in modo completamente differente.

    Prendiamo l’esempio: l’interpretazione dell’Illuminismo (compresi fatti storici, giudizi di merito o semplici tentativi di descrizione) è mutata negli ultimi duecento anni in maniera eclatante. Si pensi a quello che pensavano fosse l’età dei Lumi i Romantici e cosa ne pensa oggi uno storico della scienza.

    In sintesi non credo che la Storia sia un continuo entrare e uscire dal tempo, proprio perché noi tutti siamo parte del tempo e non possiamo descrivere la Storia se non immersi nel nostro proprio tempo, che distorce il nostro punto di vista. Siamo incapaci di individuare un “puntatore” in grado di darci una visione assoluta della realtà.

    Un saluto

  • marina

    anche io credo che le cesure siano sempre arbitrarie, inevitabili ma abusive. Il futuro è sempre contenuto nel presente di cui ci occupiamo e anche nel passato. Il compito di uno storico è anche quello di riconoscerlo
    ciao, marina

  • babilonia61

    Alessio: se il “puntatore” di cui parla Aldo è un semplice estrapolare un periodo per meglio studiarlo e approfondirlo, ben venga, sempre e quando sia considerato parte del tutto, di quel continuum di cui sempre si parla. E bisogna analizzare i fatti con gli occhi del loro tempo, con le abitudini, caratteristiche, comportamenti di quel determinatio periodo, non dimenticando che la storia va sempre messa in discussione, nel senso che va sempre ricercata, approfondita, indagata… revisionata. Felice serata.
    Marina: a volte le cesure dell’uomo sono arbitrarie (a volte o sempre?). Un caro saluto.

  • Stefi

    Caro Rino, interessante dibattito anche se troppo al di là della mia portata.
    Semplicemente penso che il tempo fluisca incessantemente e non possa essere congelato, fissato in momenti top. L’incedere delle stagioni, il susseguirsi del giorno e della notte ecc., il nascere, crescere, invecchiare, morire hanno posto l’uomo di fronte ad eventi che in qualche modo hanno richiesto di dotarsi di misurare, in qualche modo, questo tempo. In epoca più moderna il tempo (nel senso della misura per produrre un bene ed i relativi costi) ha assunto un valore centrale nell’economia.
    Credo che anche nello studio della Storia ci sia stato il bisogno di creare delle convenzioni (non sempre concordanti), fissare date ed epoche, “decidere” che il Medioevo finisce con… piuttosto che con…, ecc.
    La necessità di trovare “puntatori”, di avere calendari, orologi, che sempre più pesantemente condizionano la nostra vita, credo che dipenda esclusivamente dall’incapacità di comprendere l’infinito, frammentandolo così in segmenti finiti ed apparentemente più decifrabili.
    Un abbraccio e l’augurio di una felice settimana.
    Stefi

  • babilonia61

    Stefi: l’uomo si è inventato le periodizzazioni, gli etruschi non sapevano di vivere nell’età etrusca, il rinascimento non venne definito tale se non nel 1800, la prima guerra mondiale fu così chiamata perché ve ne fu un’altra decenni dopo. Insomma, all’uomo piace stabilire delle età per meglio analizzarle, età che corrispondono a certi sviluppi, certi cambiamenti, certi fatti che, in un certo qual modo, rompendo con una vecchia routine, una vecchia quotidianità danno l’avvio a un’altra routine, un’altra espressione della quotidianità. E le età che entrano nei nostri programmi di studio fanno capo alle tradizioni occidentali, tralasciano l’oriente, i loro accadimenti, i loro eventi. Non dimentichiamo che tutto è connesso, tutto è un unico corpo: la storia dell’essere umano.
    Se poi parliamo di come il passare del tempo influisce nella storia… la questione si fa più complessa. Un grande abbraccio.

  • Artemisia

    Anch’io come Stefi non mi sento tanto all’altezza del dibattito. Nel mio piccolo direi che la segmentazione della storia e’ una convenzione necessaria per facilitarne lo studio. L’importante e’ tenere sempre presente che e’ una convenzione arbitraria.

  • babilonia61

    Artemisia: convenzione arbitraria che varia, dunque da storico a storico, da scuola a scuola. Per alcuni studiosi, lo abbiamo sottolineato, l’epoca moderna inizia dalla fine del 1400 sino ai primi del 1800, per altri continua molto più in là, sino ai primi due decenni del ’900. Per altri ancora, nel medioevo si include addirittura il rinascimento, il 1600, iniziando, per loro, la storia moderna, a partire dalla rivoluzione francese…
    A tal punto sorge una domanda: quanto è importante un avvenimento per rilevare una data epoca? E inoltre: come si fa a giudicare importante un fatto, un misfatto, un accadimento? La stampa, e tutti mi sembra siamo d’accordo, l’introduzione della polvere da sparo, altrettanto decisivo, la rivoluzione luterana, la Controriforma… e le evoluzioni delle caravelle, dei velieri armati, delle navi, insomma il perfezionamento delle tecniche di navigazione, che hanno permesso agli spagnoli, ai francesi, agli inglesi, agli olandesi solcare comodamente i mari e conoscere altre realtà, altri mondi, altri popoli, altre culture? Una buona settimana.

  • ubaldo riccobono

    E’ quello che tu fai sul tuo blog, Rino. Fai uscire la Storia dalle Accademie e la fai vedere in concreto, nel modo di vivere, nel modo di essere, dei singloli, della collettività, dei vari strati sociali. Gli eventi sono anche determinati dal modo di essere e di atteggiarsi della gente comune, cosa che assai spesso non compare. Un caro saluto.

    U.
    Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle.

  • babilonia61

    Ubaldo: grazie; cerco di dare solo quel poco che ho, e, ti prego credermi, spesso mi sento ignorante.
    In ogni caso, la ricerca, la coscienza storica, a mio avviso, sono alla base di una buona civilizzazione. Non si possono dimenticare i fatti e i misfatti del passato, non possiamo sempre dire che non servono a nulla, dobbiamo, invece, studiarli per comprendere gli eventuali errori, se di errori si tratta, e, alla loro luce, migliorare il presente. Un caro saluto.

  • Pier Luigi Zanata

    Concordo con te. Le periodizzazioni sono solo un comodo mezzo per studiare gli eventi, ma bisognerebbe avere sottocchio il quadro generale, e soprattutto sarebbe necessario poter conoscere anche gli aspetti minuti che hanno portato ai grandi eventi.
    Per questo come tu ben scrivi sarebbe opportuno che la storia uscisse dalle accademie e dagli archivi. Credo infatti che la storia sia fatta di cio’ che gli umani pensano tutto il giorno e di cio’ che creano.
    Fra duecento anni rileggendo le nostre elucubrazioni webiche ti sapro’ dire in che periodo abbiamo vissuto.
    Vale

  • babilonia61

    Pier Luigi: è vero, oggi non riusciamo a capire la potenzialità degli eventi che stiamo vivendo, fra duecento anni, come ben dici, sicuramente avranno già etichettato quest’epoca con qualche strano nome e analizzata a dovere. Un caro saluto.

  • polser

    grazie per la tua riflessione sui tempi della storia e per le integrazioni dei tuoi ospiti

  • babilonia61

    Paolo: grazie a te per essere con noi. A presto.

  • Leo

    Ho delle giornate un po’ frenetiche, ultimamente, e non ho trovato il tempo di dirtelo prima: questo e il post precedente, con tutta la loro discussione sono davvero stimolanti. Me li sono salvati per leggerli con calma perché necessitano di tempo e mente ma meritano molta attenzione.
    Grazie!

  • babilonia61

    Leo: grazie, mi lusinghi. In effetti sono temi davvero intriganti. Una felice giornata.

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