Se c’è un libro necessario e indispensabile per una conoscenza generale del periodo rinascimentale italiano, questo è dello svizzero Jacob Burckhardt (1818-1897), storico che descrisse con accortezza quegli anni.
La civiltà del Rinascimento in Italia, scritto nel 1860, parte dalla fine del Medioevo sino a tutto il Rinascimento, libro in cui lo studioso analizza la nostra civiltà come la migliore di quell’epoca, e non solo nel campo artistico o letterario, ma anche in quello politico, sociale, linguistico.
Sottolinea in modo particolare il passaggio verso l’individualità dell’essere umano:
“… l’uomo non aveva valore [riferendosi al Medioevo] se non come membro di una famiglia, di un popolo, di un partito, di una corporazione, di cui quasi interamente viveva la vita. L’Italia è la prima a squarciare questo velo e a considerare lo Stato e tutte le cose terrene da un punto di vista oggettivo; ma al tempo stesso si sveglia potente nell’italiano il sentimento di sé e del suo valore personale o soggettivo: l’uomo si trasforma nell’individuo, e come tale si afferma.”
Si intrattiene sulla condizione politica italiana, tratta di Firenze, accenna ai Baglioni di Perugia, agli Aragonesi di Napoli, ai Visconti di Milano, ai dogi di Venezia, e via dicendo, insomma un quadro generale del XV secolo. Non dimentica lo Stato pontificio, i suoi papi, da Sisto IV ad Alessandro VI, da Giulio II a Leone X, con un accenno a Enea Silvio Piccolomini, umanista e colto personaggio che sarà papa Pio II dal 1458 al 1464.
L’Umanesimo sarà argomento importante sia durante la trattazione di Firenze che durante lo svolgere temi quali la storiografia, il latinismo, l’epistolografia, le biografie, sino alla declino degli stessi umanisti nel XVI secolo. La sua attenzione si sofferma altresì sulla vita ordinaria, su quella vita quotidiana rappresentata dalla lingua volgare come base del vivere sociale, rappresentata dalla moda e dall’abbigliamento degli italiani, che all’epoca, ci dice, essere stati i più interessati ad apparire con eleganza, rappresentata dalla condizione della donna nel XV-XVI secolo, della sua cultura, anche come cortigiana.
A tal proposito annota:
“In nessun paese d’Europa, dalla caduta dell’Impero romano in poi, s’è cercato di dar tanto risalto al pregio della figura, al colore della carnagione e alla ricchezza dei capelli, quanto allora in Italia.”
Verso la fine del libro lo storico riflette sulla moralità, sugli assassinii pagati, sugli avvelenamenti, sulle offese, passando, per concludere, alla religione e al crollo della fede in generale.
Con i suoi pregi, i suoi difetti, i suoi limiti, il lavoro di Burckhardt rimane un eccellente punto d’inizio per approfondire il nostro Rinascimento, lavoro che tutti dovrebbero avere sempre a portata di mano.
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Piccola bibliografia:
- Karl Löwith, Jacob Burckhardt. L’uomo nel mezzo della storia, Laterza, 2004.
- Jacob Burckhardt, La civiltà del Rinascimento in Italia, BiblioBazaar, 2009.
- Jacob Burckhardt, Lezioni sulla storia d’Europa, SE, 2009.
Mi piace molto questo periodo della storia. E soprattutto l’arte che ha espresso. Abbiamo nella mia terra capolavori poco conosciuti, e alcuni addirittura nascosti. Spesso, assieme alla mia amica del Louvre, andiamo a riscoprirli. E io li fotografo.
Cito questo, andare a vedere anche la galleria.
Grande periodo il Rinascimento italiano.
I concetti di Rinascimento e quello di Umanesimo significano il grande rinnovamento culturale, nato in Italia e poi sviluppatosi nell’ intera Europa occidentale.
Grande momento anche per il pensiero filosofico che viene concepito come pensiero assolutamente autonomo e libero, recuperando coisi’ i tratti che caratterizzano la filosofia sin dal suo inizio.
Ricordo Telesio, Bruno e Campanella, sicuramente i più importanti rappresentanti della filosofia umanistico rinascimentale italiana. Senza dimenticare la nascita della scienza moderna con il grande Galileo Galilei.
Come giustamente hai sottolineato l’ opera di Jacob Burkhardt , una delle opere storiografiche fondamentali sul periodo in questione, sottolinea la differenza specifica tra Umanesimo e Rinascimento. Per ccontro, nel secolo scorso, la tendenza storiografica predominante e’ stata quella di un riavvicinamento dei due concetti, che vengono visti l’ uno come la fase preparatoria dell’ altra, tesi sostenuta soprattutto da Konrad Burdach.
Konrad Burdach insiste dapprima nel considerare il concetto di rinascita religiosa come espressione comune del Rinascimento e della Riforma; quindi sottolinea che le radici di entrambi i movimenti sono da ricercare nello spirito di renovatio ben presente in molte figure di primo piano del Medioevo.
Nella prefazione del suo “Dal medioevo alla Riforma, Konrad Burdach scrive:
Le due immagini nelle quali si annunciano i concetti di “Rinascimento” e “Riforma” rientrano l’una nell’altra, anzi, formano un’unità [...]; si può dire che a fondamento delle due immagini stia quel mistico concetto del “rinascere”, del venir ricreati, che ritroviamo nella antica liturgia pagana, e nella liturgia sacramentale cristiana [...]. La mistica immagine della Rinascita e della Riforma aveva vissuto, sotto entrambi i suoi aspetti, attraverso tutto il Medioevo [...] ora, dopo lo slancio religioso del XII secolo [...] dopo Gioacchino, Francesco, Domenico, dopo l’illimitato flusso di entusiasmo religioso, quell’immagine si muta nell’espressione di un sentimento e di un bisogno di tipo puramente umano, che dapprima empie di sé solo singoli individui, poi anche ampi circoli, ed al quale si mischiano la esigenza e l’immaginazione della fantasia, dell’anima sensibile. CosÍ diventa un segno di riconoscimento del consapevole progresso sul piano secolare: nel campo politico e nel campo sociale, e contemporaneamente nel campo poetico ed artistico. [...]
Queste idee imperialistico-millenaristiche vivono attraverso tutto il Medioevo [...] ma dietro a tutte sta l’incancellabile ricordo della grandezza soprannaturale di Roma, della sua potenza universale e della sua civiltà, che a sua volta era solo l’erede del dominio mondiale e della civiltà universale ellenistica ed orientale. E con questo ricordo si ravviva di nuovo la brama di ricreare per conto proprio il perduto splendore di questo mondo sommerso, di fondare una nova Roma. [...] Cosí – intendendo la parola Rinascimento nel suo significato ora abituale di “ravvivamento della cultura antica” – si hanno piú Rinascimenti [...], [ma] la caratteristica del vero e proprio Rinascimento è solo che in esso la riconquista della civiltà antica è un rinnovamento ed un elevamento di se stessi.”
Importanhte mi sembra anche questa proposizione:
“Lo spirito della Rinascita ebbe anche una forte valenza politica, che si espresse in Italia come sentimento nazionale (per la rinascita di Roma, per l’unità d’Italia).
Infatti, sempre nella prefazione della sua opera Burdach scrive:
“Il Rinascimento sorse nel risvegliarsi, e per mezzo del risvegliarsi del pensiero di unità dello Stato nazionale. In Italia il sentimento nazionale non si era mai spento neppure durante il Medioevo. Si era conservato sotto le ceneri, anche quando Bisanzio, i Goti, i Longobardi, la monarchia franco-carolingia, gli imperatori tedeschi delle dinastie sassone, salica, sveva, avevano applicato le loro pretese al dominio politico sull’Italia, mentre d’altra parte la Cattedra di Pietro nella sua rivalità e nella sua lotta con l’impero universale tedesco, si era creata, a base del suo principatus ecclesiastico mondiale, un dominium terreno su terra italica, nella sede originaria della Monarchia universale antica, a Roma. Quel sentimento nazionale italiano visse sempre nel ricordo dell’antica grandezza dello Stato romano. Nel XII secolo avvampò nella rivoluzione e restaurazione nazionale di Arnaldo da Brescia, che poté essere abbattuta dal Papa e dall’imperatore Barbarossa. Ma dall’XI secolo i comuni italici erano giunti al fiore del benessere economico e civile [...] e quando, dopo la morte dell’imperatore Federico II e il tramonto della casa di Soave, ebbe termine la terribile lotta fra Impero e Papato per l’egemonia politica universale, quando l’Italia si sentí libera dal dominio tedesco, il suo sentimento nazionale divampò in un grande incendio spirituale, politico-sociale, artistico. Questa fu la fonte spirituale del Rinascimento.
L’antico pensiero di Roma, mai scomparso, vi fece affluire nuova e maggiore forza. Cola di Rienzo, ispirato all’idea politica di Dante, ma oltrepassandola, proclamò, profeta di un lontano avvenire, la grande esigenza nazionale della Rinascita di Roma. E su questa base l’esigenza dell’unità d’Italia.”
Rino grazie per avermi ricordato l’ opera di Jacob Burckhardt e avermi consentito di rispolverare anche quella di Konrad Burdach.
Vale
Alberto: grazie per l’interessante link, leggerò con cura e attenzione. Una buona serata.
Pier Luigi: interessanti le due opere, base per comprendere e capire l’essenza di quegli anni pieni di trasformazione e presa di coscienza. A volte mi domando cosa sarebbe stata l’Italia senza quel decisivo periodo, come si sarebbe sviluppata la storia, l’arte, la letteratura, il singolo cittadino, e via dicendo, senza quel risveglio che ha permesso l’uomo esprimere al meglio le proprie sensazioni (ovviamente la storia non si fa con i se e con i ma). E certamente i mecenati fecero la loro parte, dettero possibilità, per esempio, agli artisti poter dare il loro meglio, e non importa se esaltavano un condottiero, acclamavano la gloria di una battaglia vinta, o se glorificavano un regno, dopotutto era pur sempre espressione d’arte. Felice serata.
P.s.: devo andarmi a rileggere Konrad che sono decenni, ahimè, che non lo apro.
Rimango sempre affascinata a leggere i tuoi post, sono così dettagliati…..peccato che la mia cultura non sia così approfondita per poter dialogare con te su questi argomenti….comunque esco sempre da questo blog dopo aver imparato qualcosina….!!!
Roberta, riconoscente.
Roberta: grazie, non merito tanto, dopotutto ho tantissimo ancora da apprendere e approfondire, ignoro una infinità di cose. Buona giornata da una città ligure.
Gli studi di Burckhardt contribuirono indubbiamente a formare il concetto moderno di Rinascimento europeo.
Ho letto il libro anni fa e grazie al tuo post, lo rileggerò.
La civiltà del Rinascimento rimane l’opera più famosa, e ancora oggi una delle più importanti sull’argomento.
L’ opera tracci, in Italia (1860),gli schemi di transizione culturale dal Medioevo fino al risveglio dello spirito moderno e della creatività rinascimentale, identificando tale transizione con il passaggio da una società alla cui base era la comunità a un’altra che esaltava e idealizzava l’individuo, come hai messo bene in evidenza.
Ne La Civiltà del Rinascimento in Italia l’autore portò alle estreme conseguenze il tema della rinascita così come era stato formulato in origine. Negli umanisti italiani esso rifletteva infatti la coscienza di una crisi e la volontà di rottura con la cultura dei secoli precedenti. Burckhardt sembrò così accettare nella sostanza i miti che il Rinascimento stesso aveva elaborato: nel distacco e nella contrapposizione al Medioevo il mondo rinascimentale aveva trovato infatti il suo tono, così come nell’imitazione critica dell’antichità, rinnovata soprattutto in ambito artistico, e nella scoperta da parte dell’uomo di una serie di leggi oggettive che rendevano possibile all’individuo singolo di emanciparsi e di considerare l’ambito operativo delle sue capacità.
Rino, ti ringrazio per averlo proposto alla nostra attenzione.
Baci
annarita
Caro Rino,
sempre molto interessanti gli argomenti che proponi o riproponi spostando l’obiettivo su sfaccettature diverse di uno stesso tema.
A me ha particolarmente colpito l’aspetto dello svegliarsi della consapevolezza del sè e, dico io, con la conseguenza del cimentarsi con le proprie potenzialità, del sentirsi spinti a scopire i propri talenti, le proprie aspirazioni, di avere lo stimolo ed il coraggio di lasciar emergere inclinazioni o doti ma, a mio modesto avviso, non vissute in una funzione strettamente individualistica.
Poi i mecenati, forse essi stessi per primi colti dalla cognizione del proprio fondamentale ruolo, lo hanno giocato anche nel favorire l’affermazione di singole persone che hanno brillato nell’arte, nella scienza, ecc.
Insomma, quasi una perfetta coincidenza di tempi, situazioni, circostanze, soggetti, che ha promosso il fiorire di questa luminosa epoca.
Poi mi sono fatta l’idea che questo libro, che non ho mai letto, sia anche una specie di trattato sociologico ante litteram.
Ancora una volta la mia curiosità in ambito storico è stata sollecitata e per la profana che sono è moltissimo e non mi stanco di ringraziarti.
Un abbraccio
Stefi
Annarita: necessario senza dubbio il libro di Burckhartd, testo base per iniziare a studiare il Rinascimento, ma bisogna superarlo per andare oltre il testo, che, ricordiamo, è stato scritto quasi 150 anni fa con le conoscenze di allora e con la mentalità del tempo. In ogni modo gli spunti che dà invitano ad approfondire, specialmente nell’ambito sociale. Grazie, un abbraccio da una allegra Liguria.
Stefi: mi permetto sottolineare un particolare da tenere in considerazione nelle ricerche: la storia è un continuum, un susseguirsi di momenti che hanno legami l’uno con l’altro, dipendenti. Il Rinascimento non si sviluppò dall’oggi al domani, non si ebbe con una precisa data di partenza e non finì con un’altra; il Rinascimento è un continuo susseguirsi di eventi, e il risveglio umano, culturale, sociale, artistico avvenne poco a poco, culminando, se così vogliamo dire, più o meno nel XVI secolo. Un forte abbraccio.
Mi sento rinascimentale anch’io. Con un po’ di nostalgia.
questo paese avrà un nuovo rinascimento? se sì, tu sarai il Burckhardt che lo descriverà…
ti abbraccio, marina
Artemisia: speriamo davvero in un altro Rinascimento! Un caro saluto.
Marina: eccoti, sono contento leggerti. Non merito tanto, a mala pena so leggere e scribacchiare quattro parole, credimi. Un abbraccio serale.
Io stò leggendo questo libro per un esame di storia contemporanea 4 e francamente, devo dire che in questi commenti si respira un area tardo ottocentesca che sarebbe il caso di smettere, o quantomeno di integrare a quelle che sono state le risposte successive degli storici. Questa grande presa di coscienza di cui Burckhardt parla è una presa di coscienza collettiva ? Siamo sicuri che queste parole “coscienza collettiva” rappresentino qualcosa davvero ?
di cosa si stà parlando ? Io vi consiglio di porvi domande invece di assorbire risposte perchè le cose sono più semplici di quanto non sembrano e più complesse per certi altri aspetti.
Vi pregherei di leggere la vita di Benvenuto Cellini scritta da sé medesimo, anch’essa facente parte del programma intelligentemente deciso dalla mia professoressa Silvana Seidel Menchi, che mostra quanto belle siano le parole di B. e quanto possano farci sentire fieri in quanto italiani, ma quanto siano legate a un senso puramente estetico della realtà che non ha nulla a che vedere con le vicende che realmente coivolsero l’Italia in quel periodo. Fra l’altro: sapete che la classificazione temporale di B non è più quella che gli storici adottano ? lui fa finire il medio evo e iniziare il rinascimento con Dante, cioè nel XIV secolo (Dante muore nel 1321) e lo chiude nel XV- XVI secolo e non poteva fare altrimenti visto che per lui il rinascimento è Leonardo da Vinci.
Sarebbe interessante che vi interessaste a integrare questa lettura della civiltà del rinascimento di B, con dei libri un pò più recenti dove si cerca di spiegare al lettore che no, in effetti l’autore di un libro di storia non possiede il dono dell’oggettività, che in effetti la sua penna, per quanto dotta e bella ci possa sembrare scrive in una determinata epoca ed è quella determinata epoca che lo induce a parlare come parla dell’epoca storica che descrive;
il consiglio, sempre seguendo questa geniale professoressa, è di dare un’occhiata alle sei lezioni sulla storia di E. Carr nelle quali -specialmente nella seconda- questo grande storico mette in chiaro alcuni concetti che ci sono sfuggiti durante questa brillante idea che abbiamo avuto di recente, di fare l’inventario di quanto è accaduto prima che venissimo; non ci resta solo che capirlo così da non spendere inutilmente il nostro tempo a immaginarci un rinascimento dove l’individualità era già presente, dove ciascuno viveva la sua vita pienamente, dove la religiosità era vissuta come qualcosa di ingombrante e di cui era il caso di sbarazzarsi.
Benvenuto Cellini, autore fra le altre cose della statua (anche se quella è una copia, quando la fece fu esposta esattamente nello stesso luogo) di Perseo con la testa di medusa in piazza della signoria, vi darà modo di capire quanto resta di vero delle parole di B.
buona lettura
pardon Raffaello
molto, molto gradito questo articolo, che sa toccare, nella sua chiara e concisa ma assai significativa visione d’insieme, l’importante e sostanziale ruolo che ebbe l’italia per l’intera Europa e oso dire per l’intera civiltà occidentale a venire . Oggi, infatti, che l’aurea coscienza di Sè inaugurata dal genio italiano cede troppo di frequente il posto ad un aspro ed egoistico indidualismo, trovo quanto mai indicato e terapeutico richiamare l’attenzione dei più sulla funzione che ebbe l’Italia e che, se vogliamo accogliere rivelazioni quali ad esempio quelle fatteci dal Dottor Rudolf Steiner a proposito della missione delle diverse anime di popolo, dovrebbe continuare ad avere nel mondo occidentale. Rudolf Steiner dice che la qualità di questa cultura italiana che nel Rinascimento toccò l’apogeo del suo splendore dovrebbe, o direi avrebbe già dovuto, permeare tutta l’azione politica e da questa espandersi in Europa.
A te, Gaspare, sempre i miei più garbati ringraziamenti per ciò che scrivi e per l’interesse che susciti!
Rosalia: grazie a te per commentare. In effetti il Rinascimento potrebbe definirsi l’epoca d’oro dell’età moderna – e non solo italiana -, di quell’età in cui gli esseri umani prendevano coscienza delle proprie capacità e spingevano lo sguardo oltre certi limiti che il Medioevo sembrava aver fissato. Se pensiamo all’influenza che questa rinascita ebbe nel resto dell’Europa, forse potremmo azzardare a dire che in quegli anni siamo stati il centro del mondo culturale, artistico, letterario e via dicendo, abbiamo portato quella luce che permetteva (e forse permette ancora) illuminare il cammino umano. Oggi, ahimè…
Buon pomeriggio.
grazie per questo post, gaspare
ne faccio memoria qui: http://antemp.wordpress.com/2011/08/13/la-civilta-del-rinascimento-in-italia%C2%A0burckhardt-%C2%AB-babilonia61/
un caro saluto
paolo