Prendo spunto da uno scambio epistolare di qualche giorno fa con una giovane studentessa campana, Mirella, riguardante le frontiere dell’Europa nella storia moderna per accennare un tema che mi sembra interessante.
Parlare di confini terrestri e marittimi nella storia non è certamente facile, per il fatto che questi non erano ben definiti, in quanto le ripetute guerre cambiavano sovente gli assetti territoriali delle varie nazioni, e non solo europee. Per esempio, la guerra dei Cent’anni, quella dei Trent’anni, poi ancora quella dei Sette anni, dove le frontiere erano le prime file degli eserciti e dove la conformazione di un paese mutava dall’oggi al domani. Insomma, non poteva considerarsi stabile frontiera una semplice linea tracciata su una mappa, anche perché spesso fortificazioni, castelli, fortezze potevano incunearsi, isolandosi, in una determinata regione fuori del proprio stato di appartenenza. Melilla, in terre africane, era spagnola già nel 1497, così come il Peñon di Velez occupato nel 1508. La frontiera, dunque, è quasi sempre associata a un’idea di guerra… una frontiera non è mai immobile. 1
E ancor più nel mare dove questa non esisteva e non poteva facilmente essere segnalata, né difesa. Ecco dunque nascere denominazioni come mar di Sardegna, mar Nero, mar di Genova, e così via, solo per indicare una certa appartenenza. Solo col passare dei secoli si stabilì, per gli stati che si affacciavano sul Mediterraneo, essere a tre miglia nautiche, il massimo, di allora, della gittata dei cannoni, oltre tale distanza nessuno aveva potere giurisdizionale. 
Il Mediterraneo, che giocava un importantissimo ruolo nel commercio fra gli stati, addirittura fra cattolici, protestanti, ebrei, musulmani, non era frontiera. Era luogo di incontri, scontri, era luogo di scambi, il Mediterraneo era denaro, era tratta di schiavi, era sviluppo, era cultura. Ricordiamo i corsari turchi attaccare ripetutamente le coste spagnole o italiane nel XVI secolo, la Calabria, la Sicilia, la Puglia, ma anche Nizza, citiamo Francesco I essere loro alleato contro Carlo V: una frontiera che non esisteva fisicamente, un mare che, generalmente, era di tutti, era del più forte, un mare che, a volte, era necessario solcare per rifornire, appunto, enclavi in terre straniere.
Per fare un esempio: pirati turchi che depredavano le coste calabre portavano le merci sequestrate ad Algeri. In codesta città commercianti genovesi o veneziani compravano e riportavano la merce a Livorno. Se nel tragitto la nave veniva assalita da altri pirati, be’, ritornava in Africa o in altre città europee per essere rivenduta. Per continuare: la caduta di Costantinopoli nel 1453 aiutò il fiorire dell’Umanesimo e successivamente del Rinascimento in Italia e altrove; eccellenti studiosi, Bessarione per ricordarne uno, emigrarono verso terre europee, contribuendo allo sviluppo della cultura classica, delle arti, del greco. Ancora: Michelangelo era stato chiamato dal sultano turco per disegnarli un ponte e cose simili. Il Mediterraneo, pertanto, via di scambio nel senso più ampio della parola.
Il Mare Nostrum non lo si poteva definire frontiera, ma nello stesso tempo delimitava teoricamente l’Europa.
Rino, senza frontiere.
1. Autori Vari, Le radici storiche dell’Europa, a cura di M. A. Visceglia, Viella, Roma, 2007, pag. 108.






Sono proprio contenta di averti incontrato….mi piace leggere la storia come la rappresenti tu.
Ciao e a presto, Roberta.
Roberta: grazie a te per seguirmi. Mi permetto segnalare ai miei lettori il tuo interessante post sui Doria e il tributo della Bannalità. Un caro saluto.
Caro Rino,
contemplando a lungo la cartina del post, e guardandola diversamente, i mari, se non sapessimo che tali sono, potrebbero sembrare a loro volta degli stati..però, in questo caso, con dei confini non modificabili ad opera umana..
…e rifletto che forse, anche nella Storia, il modificarsi delle frontiere terrestri sia dipeso dagli orizzonti, più o meno aperti, della mente e della cultura degli esseri umani.
Un abbraccio ed una felice giornata per domani.
Stefi
Stefi: purtroppo i limiti, i confini, le frontiere sono prodotti dell’uomo, della sua voglia di conquista, di avere. Ciò che una volta era tutt’uno, oggi è stato diviso per mezzo di patti, alleanze, guerre… ti confesso, mi duole il suo egoismo. Un forte abbraccio.
Interresante questo percorso tra confini marittimi e terrestri.
Un po’ tutta la storia si è giocata per la definizione di essi… come dici nel commento a Stefi frontiere “dell’uomo”… in effetti non sono che l’espressione dei “confini” mentali dell’umanità!
un saluto
sandra
Sandra: mi domando spesso: cosa sarebbe la Terra senza Nazioni, senza frontiere? L’uomo le ha create, spesso per necessità organizzative, e tali deve manternerle: unite. Poi penso alla Scozia che domanda indipendenza, alla Catalogna, poi ancora ai Paesi Baschi, oltre a una parte d’Italia, e via dicendo. Le Nazioni mutano territori e frontiere, si ingrandiscono, si riducono, le bandiere sventolano ora da una parte, domani dall’altra. Grazie per farmi riflettere. Buon pomeriggio.
Come sappiamo, la storia moderna è un periodo storico di rottura rispetto all’epoca medievale, che copre un arco temporale di circa tre secoli, dal XVI al XIX secolo ed è caratterizzato dal processo di formazione degli Stati nazionali in Europa.
Ma la storia degli stati è anche storia sociale e storia economica e cosa più del Mediterraneo può rappresentare il fil rouge tra le “storie” dei popoli che si affacciavano sul Mare Nostrum e di quelli che con il Mediterraneo ( mare intercontinentale situato tra Europa, Africa e Asia) avevano necessariamente a che fare?
Il Mediterraneo come limite ideale dell’Europa: una frontiera non frontiera!
Bel post come sempre.
Un caro saluto
annarita
ps: sono alle prese con il mio piano redazionale 2009/10 per la rivista e ho pochissimo tempo. Tornerò a leggere il post “culinario”…
Annarita: a volte penso cosa sarebbe l’Europa senza il Mediterraneo, senza quella grande via di comunicazione che diede vita a immense civiltà, che favorì sviluppo, commercio, scambi culturali, e le cui acque videro passare le più illustre menti; dov’era, dov’è la frontiera? Grazie. Un abbraccio e buon lavoro.
Davvero interessante questo post, su un argomento che non è usuale. Un’altra caratteristica che mi sembra interessante sono i popoli di confine che hanno comuni radici, sia che facciano parte di uno stato o dell’altro. A riprova che le frontiere non erano immobili. Condividendo il concetto del “senza frontiere”
U.
Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle.
Ubaldo: la bellezza dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo è avere una radice più o meno comune, caratteristiche, che seppur sviluppate diversamente, li interessano. In ogni modo, dovremmo essere fieri di appartenere a una civiltà che possiede mille e mille e mille anni di storia. Felicità.
[...] La città cadeva nell’assalto finale del 29-30 maggio 1453: l’impero bizantino, nato nel 395 d.C. con la scissione dell’impero romano, non esisteva più: gli ottomani si apprestavano a marciare verso il cuore dell’Europa. [...]