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Jan 312009
 

Rivoluzione industrialeFra il 1760 e il 1830 una serie di cambiamenti interessarono, in modo particolare, la Gran Bretagna, alterando vistosamente non solo la sua economia, perfino la struttura della società. La rivoluzione industriale cambiò le famiglie, cambiò il modo di lavorare, cambiò la cultura e il pensiero, cambiò la nazione. Certamente, il tutto non avvenne né in pochi anni, né in pochi decenni, ma fu tale che lo stato inglese dopo il 1830 era un altro.

Ma che cosa fu esattamente la Rivoluzione industriale?

Per dirla con Joel Mokyr, “fu in primo luogo un’età caratterizzata da una tecnologia di produzione in rapido mutamento alimentata dall’attività tecnologica ”1. Ciò che salta subito all’occhio, analizzando certi particolari, è che mentre le scoperte e le invenzioni avvennero sul continente europeo, in Francia in particolare, gli adattamenti furono prerogativa inglese, ricordiamo il caso della macchina in piano per la fabbricazione della carta di origine francese – N. L. Robert, 1798 -, introdotta a Londra nel 1807 da Bryan Donkin, o l’illuminazione a gas, o ancora il candeggio delle fibre tessili mediante il cloro, e via dicendo. Insomma, gli inglesi seppero apportare miglioramenti a tecnologie già note, microinvenzioni a macroinvenzioni, come la macchina a vapore, quella macchina che seppe combinare energia cinetica e energia termica. E fu proprio nel 1712 che Thomas Newcomen produsse la prima, sebbene solo nel 1765 James Watt, con l’introduzione del condensatore separato e altri dettagli, la perfezionò a tal punto da diventare uno dei motori della rivoluzione.

Accanto a questa, nel 1769, nacque, grazie a Richard Arkwright, la filatrice ad acqua, e tutta una serie di invenzioni che porteranno, in pochi decenni, la Gran Bretagna all’avanguardia tecnologica nel continente europeo. Rivoluzione industriale.

La società si trasformò, artigiani come birrai, cartai, fabbricanti di vasi divennero ben presto membri del parlamento, conti, baroni, uomini d’affari importanti, tutto ciò per la ricchezza ricavata dall’opera industriale. Chiaramente, nello stesso tempo, aumentò il divario sociale, si ebbe un qualche impoverimento della classe più debole, costretta a lavorare, spesso e volentieri, in condizioni fisico-ambientali non certo idonee. Il lavoro, poco a poco, passò dall’essere eseguito nelle case all’essere sviluppato nelle industrie, nelle aziende, con una serie di problematiche psicologiche e fisiche che avrebbero investivo la collettività. La famiglia avrebbe perso la propria autonomia, la propria forza aggregatrice, la propria libertà.

Ma com’era la Gran Bretagna prima della rivoluzione industriale?

A grandi linee, aveva un’economia aperta, importava dall’Asia, dall’America, dall’Africa, commerciava con mezzo mondo; i capitali entravano e uscivano senza grossi problemi; gli intellettuali erano in corrispondenza con l’Europa; le persone viaggiavano per conoscere; le idee circolavano con una certa libertà, così come le tecnologie e le scienze. Insomma, l’isola poteva dirsi pronta a prendere atto delle proprie forze. Certamente è da ricordare che il continente soffrì una serie di guerre nel periodo fra il 1760 e il 1830, e sebbene anche la Gran Bretagna partecipò in alcune di esse, la nazione rimase per lo più al riparo di saccheggi o ribellioni o devastazioni.

Un’altra peculiarità del periodo preso in considerazione è che già all’inizio del XVIII secolo gli scienziati tenevano conferenze pubbliche, letture, riunioni su temi di meccanica e tecnica, coinvolgendo le persone comuni, commercianti e artigiani. Eppure la nazione dove si stampavano più periodici scientifici era la Germania!

Considerando che i tenori di vita salirono e che la società ebbe un progresso generale, sorge spontanea una domanda: sarebbe accaduto lo stesso senza la rivoluzione industriale?

La risposta la lasciamo allo storico T. S. Ashton:                                                

“Oggi nelle pianure dell’Asia ci sono uomini e donne coperti di piaghe e affamati che conducono una vita non molto diversa […] da quella delle bestie che faticano con loro […] questi livelli asiatici e questi orrori non meccanizzati sono il destino dei popoli che crescono di numero senza passare attraverso una rivoluzione industriale.” 2

Samuel Scott, Una banchina sul Tamigi, XVIII sec.


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Ulteriori informazioni sulla rivoluzione industriale in G. Armato, Passeggiando per la storia, dal 1200 al 1800, Mini Edizioni Il Papyrus, Pistoia, ristampa 2009, pagg. 171-172-173.

1. Joel Mokyr, Leggere la rivoluzione industriale, il Mulino, Bologna, 2002, pag. 34.

2. T. S. Ashton, La rivoluzione industriale, 1760-1830, Laterza, Bari, 1972, pagg. 168-169.

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Per ulteriori approfondimenti, scarica la monografia, »»»qua.

Comments

  13 Responses to “La rivoluzione industriale e la Gran Bretagna del XVIII secolo”

  1. Interessante ed esaustivo, come sempre sai essere! Salutissimi e buon fine settimana.
    Annarita

  2. Post straordinario, Rino, molto utile sotto il profilo didattico perché coniuga Scienza, Tecnologia e Storia.

    Vado a segnalarlo su Scientificando come utile risorsa per docenti e alllunni.

    Buon w.e.
    annarita

  3. Perdona le tre “l” di alunni!;)

  4. Annarita: grazie. Metto il link anche qui, affinché si possa visitare il tuo interessante blog dedicato agli alunni, e non solo. Un abbraccio.
    http://scientificando.splinder.com/post/19727590#more-19727590

  5. Ciò che hai scritto mi ha fatto venire in mente la nascita in un certo qual modo di quella forma di primo Servizio Sociale.
    Ora non ricordo bene, ma da qualche parte devo aver letto che inizia proprio a sostegno della famiglia.Proprio come sottolineavi: sul cambiamento della famiglia, della condizione della vita degli individui all’interno della stessa.
    Non ricordo, e me ne dispiaccio, conoscendo la mia precisione… ciò che mi viene alla mente è solo che nella seconda metà dell’ottocento in America si concretizza fortemente il servizio sociale, grazie alla comparsa delle scienze sociali.
    Oggi sono proprio stanca, un abbraccio Rino con la speranza di ricordare molto presto!

  6. Raccolgo l’invito.
    All’Università ti fanno studiare quello italiano e le sue origini, vi sono degli accenni a quello europeo ed americano. Comunque raccoglierò un pò di notizie e magari te le invierò via email.
    A presto felice serata.
    Tiziana.

  7. sito molto interessante, ti avevo già letto da annarita, tornerò a trovarti….
    Ciao Roberta.

  8. Tizy: grazie per il tuo intervento. Sarebbe bello se ci raccontassi qualcosa sul Servizio sociale e sulla sua nascita. Un sincero abbraccio.
    Roberta: benvenuta, grazie. Verrò a trovarti, curiosone come sono. A presto leggerci, dunque.

  9. Tizy: grazie, aspetto tue notizie, dunque. Un bacio.

  10. sto leggendo un bellissimo testo del mio storico preferito….
    quindi questo post dovrà aspettare :-))
    marina, immersa nell’arte nella storia

  11. Marina: sono seduto, aspetto. Buona serata e felice lettura :-)

  12. Sempre molto stimolante.
    Grazie, Rino industrioso!

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