Brescia, 24 gennaio 2009
Museo Santa Giulia
Giornata fresca, ma piacevole per assaporare arte, storia e girovagare per una bella città, quale è Brescia.
Il van Gogh predicatore ritorna nel Museo bresciano di Santa Giulia, monastero benedettino femminile di San Salvatore e Santa Giulia, in quel museo che lo vide ospite qualche anno prima insieme a Guaguin. Dicevamo predicatore, in quanto il nostro artista leggeva la Bibbia, nel tempo trascorso nel Borinage, fine 1878, ai minatori belgi, gente povera con cui piaceva trascorrere le giornate. Scriveva infatti al fratello Théo il 2 gennaio 1884:
Quanto a me preferisco stare con quelli che il mondo neppure lo conoscono, come ad esempio contadini, tessitori, e così via, piuttosto che stare a chi appartiene a un mondo civile, il che è per me una fortuna.
La mostra dei suoi disegni e di alcuni dipinti, capolavori avuti grazie al Museo Kröller-Müller, apre un mondo ai più sconosciuti, un mondo che ci permette analizzare il cammino di un pittore autodidatta. Disegni, dunque, che vanno da uno dei primi, Minatori nella neve, del 1880, in cui si denota un van Gogh alla ricerca delle proporzioni, che proseguono con Tessitore al telaio, del 1884, di un certo impegno stilistico, continuando con Campo di grano recintato con sole e nuvola, del 1889, eseguito un anno prima della sua morte.
Ma c’è un dettaglio che risalta ai miei occhi: un cambio, un cambio nel suo rappresentare la natura, i luoghi, le persone, nel rappresentare il mondo come lo percepisce tramite colori, composizione, tecnica. Ed è un cambio, a mio avviso, avvenuto dopo il 1888, dopo quel tragico 23 dicembre. In quel tempo van Gogh ospitava Gauguin, nelle sue stanze di Arles, pittore da lui ammirato, con cui aveva avuto ripetuti scontri verbali. Quel giorno il nostro artista, raccontano le cronache, avrebbe rincorso Gauguin per la strada con un rasoio, per offenderlo. Non avendo avuto il coraggio, rientrò a casa, dove si tagliò metà dell’orecchio sinistro, sembra in balia ad allucinazioni. 
Da quel momento, il modo di dipingere di van Gogh si trasformò. Le sue pennellate sembrano essersi sciolte da un qualcosa che li legava, li incatenava, adesso volano, scorrazzano qua e là, giocano. Nascono quadri come Alberi davanti all’asilo Saint-Paul, del 1889, La notte stellata, anch’essa del 1889, Strada con cipresso, 1890, tele in cui il movimento dei colori rivela una certa liberazione, liberazione da forme e caratteri, liberazione da stereotipi e concetti, liberazione, insomma, dalla mente, dai pensieri. In quei due anni di vita – morirà nel 1890 -, in quei due anni di lavoro, il suo tocco si manifesterà quasi senza ricercare le misure, le regole, le giuste armonie cromatiche. Il taglio dell’orecchio pare simbolizzare il non voler più ascoltare la ragione, il non voler sottostare a determinati metodi e logiche.
Otto anni prima, nel luglio 1880 aveva scritto:
E gli uomini si trovano spesso nell’impossibilità di fare qualcosa, prigionieri di non so quale gabbia orribile, spaventosamente orribile. […] Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione? Non credo, e poi uno si chiede: “Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l’eternità?”.
Vincent ora vola, la sua anima è libera di palesare la sua felicità, il suo quasi essersi unita al Divino. E uno dei ultimi quadri, Cipressi con due figure, del 1889, completato nel febbraio 1890, lo rivela. I cipressi, immagine dell’eternità dell’anima, sembrano volteggiare verso il cielo, si confondono con esso, non v’è separazione, e lo stesso cielo ondeggia per accoglierli, abbracciandoli, stringendoli a sé. Le due figure di bianco, passeggiano liete in una miriade di piacevoli colori, in un campo pieno di fiori che li circonda. Ora la mente non è più un ostacolo, i pensieri si fermano per dare spazio all’anima di esprimere la sua vera essenza. Il tutto in una perfetta estasi sovrannaturale. Il tutto in un’euritmia spontanea, naturale, universale.
Annotava nel 1882:
Se si sente il bisogno di qualcosa di grandioso, di infinito, di qualcosa che ci faccia sentire la presenza di Dio, non c’è bisogno di andare lontano per trovarlo. Penso a volte di vedere qualcosa di più profondo e di infinito, di più eterno che nell’oceano, negli occhi di un bimbo, quando si sveglia al mattino, e ride, perché vede il sole che splende sulla sua culla.
A codeste riflessioni mi portò la visita agli indimenticabili disegni di van Gogh, camminando lentamente per le sale, soffermandomi fra gente assorta, fra adulti e bambini, tutti attratti dalla grandezza di un artista che seppe dare il meglio di sé, che seppe svincolarsi dalla mente e lasciare disegnare l’anima…
quella cosa che chiamiamo anima si dice non muoia mai e viva sempre e cerchi sempre e sempre, e sempre ancora. (van Gogh)
Rino, incantato.
Piccola bibliografia:
- Vincent van Gogh, 150 lettere, Linea d’ombra Libri, Treviso, 2008.
- Vincent a Théo, van Gogh in parole e colori, Edizioni di Pagina, Bari, 2007.
- Vincent van Gogh, Una distesa infinita, Ultime lettere, Passigli editori, Firenze 2008.
- Van Gogh, Disegni e dipinti, Capolavori dal Kröller-Müller Museum, Linea d’ombra Libri, Treviso, 2008.











Una maravilla leer sus cronicas, Don Babilonia!
Su alma sabe de arte y su pluma la sigue delicadamente.
Mis respetos,
Cata, la doncella del blog de al lado.
Purtroppo non potrò godere la mostra.
Resto quindi a mia volta incantata leggendo il tuo post, illuminante come sempre. Grazie.
Un caro saluto.
Stefi
Hai superato te stesso. Complimenti.
Bellissimo post.
Cata: sus palabras son luces para mis pensamientos. Mil y un beso.
Stefi: grazie. Un abbraccio sincero.
Alessio: grazie a te per leggermi oramai da oltre tre anni. A presto, mio caro.
Ho finito giusto in questi giorni di ascoltare Alle otto della sera su Van Gogh a cura di Giordano Bruno Guerri. Molto interessante. Sapevo poco della biografia di questo pittore. Anche il Guerri insiste sul fatto che la sua presunta pazzia in realta’ altro non era che un’estrema e incompresa sensibilita’.
Artemisia: per capire van Gogh bisogna, o almeno tentare, mettersi sul suo stesso piano. Vincent è stato un personaggio insolito nella storia dell’arte, e chi lo inquadra fra gli impressionisti, a mio avviso, sbaglia. Il suo fu un percorso autodidatta, risultato dell’espressione della sua anima, e non della sua mente. E proprio dopo quel dicembre 1888 si può vedere un certo cambio nella sua pittura, un cambio preannunciato già da qualche tempo. Buona serata.
Adoro Van Gogh. Adoro la sua personalità e le sue opere d’arte. Non conoscevo le meravigliose parole che ha scritto. Un grazie a te Rino per avermi permesso di conoscerle. Anch’io sono incantato.
Giorgio: grazie. In effetti non tutti conoscono le lettere che van Gogh scrisse, la maggior parte al fratello Théo, ma anche a sua sorella, a Pizzarro, a Gauguin… A presto.
Caro Rino, incantata come te e i tuoi lettori.
Van Gogh è stato un personaggio straordinario, assolutamente fuori dagli schemi. Un autore non nato con la vocazione del pittore, che ci ha lasciato opere di una bellezza quasi dolorosa, o almeno questo è quanto comunicano a me.
Ho”incontrato” Van Gogh nella mostra di Roma molti anni fa quando ero una ragazzina e l’impatto è stato sconvolgente.
Sono d’accordo con te, Van Gogh non è un’impressionista. Non rientra, a mio avviso, in alcuna corrente o schema classifcatorio. Van Gogh è se stesso e basta. Un’anima sofferente, insolita, incompresa in vita.
Post staordinario. Grazie Rino
Un abbraccio
annarita
Annarita: certamente, van Gogh non si può catalogare, schedare, lui aveva uno stile tutto suo, inconfondibile, unico. E lo si può vedere maggiormente nei disegni che lasciò. Un caro saluto.
No,no,no,….pure io volevo tanto e questa è la seconda volta!!!
E’ meraviglioso poter leggere e rimanere estasiati… grazie, con un pò d’invidia ( si era capito?)
Un bacio, con affetto Tiziana.
Tizy: sicuramente ci sarà un’altra opportunità per assaporare van Gogh. Un abbraccio.
Sono stato al Museo Kröller-Müller e al Van Gogh di Amsterdam, due musei favolosi per chi è appassionato dei mirabili quadri del pittore. La sintesi che tu hai fatto, caro Rino, è esemplare e per certi versi commovente. Veramente, Vincent era una grande anima, la quale vive ancora in tutto il mondo con questi stupendi esempi.
U.
Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle.
Ubaldo: certo, van Gogh è presente ancora oggi attraverso i suoi disegni, le sue pitture, attraverso quell’anima che vive eternamente. Buona giornata.
[...] le parole, poeti, scrittori, come Dante, Montale, altri pochi attraverso la pittura, Raffaello, van Gogh, altri pochi ancora attraverso la scultura, Michelangelo, Canova, e via dicendo. Ecco allora uscire [...]
Post eccellente. Grazie per averlo scritto.
Renato: benvenuto. Grazie a te per passare.
[...] – Vincent van Gogh e la liberazione dell’anima. [...]