I cambiamenti climatici sono stati e saranno sempre peculiarità del nostro pianeta, cambiamenti che hanno caratterizzato e influito sulla storia degli uomini, sugli avvenimenti perfino economici.
Intorno al 1570 avvenne in Europa una mutazione climatica, un certo raffreddamento delle temperature che porterà alla cosiddetta piccola glaciazione. Diminuirono i raccolti, aumentarono le carestie, si soffrì un periodo di fame e penuria di alimenti. Dal 1450 fino ai primi decenni del 1600, la popolazione aveva cresciuto il suo numero, passando da 60-80 milioni a 90-100 milioni. Per esempio, la Germania, intorno al 1620, contava 15-20 milioni di abitanti, la maggior parte contadini – ricordiamo l’Europa essere principalmente agricola -, gente poco mobile, ancorata alla terra e alle tradizioni. I cereali, come altri beni di prima necessità, aumentarono di prezzo ed erano prerogativa dei ricchi, dei nobili, dei benestanti. Nello stesso tempo la crisi si affermava anche fra gli artigiani, calzolai, sarti, muratori e via dicendo, i quali vedevano ridotte gravemente le loro entrate. Chi se ne approfittava erano i proprietari terrieri, i grandi coltivatori, i mercanti, i mugnai, i macellai che facevano affari d’oro, modellando i prezzi a loro convenienza.
Il divario fra ricchi e poveri accrebbe, la carne sparì dalla tavola della gente comune, così come il burro e talvolta il pane, e i cereali furono sostituiti con semplici minestre di erbe di campo. Scriveva nel 1560 Gilles de Gouberville nel suo Journal:
“Al tempo di mio padre, si mangiava carne tutti i giorni, si facevano pasti abbondanti e si trangugiava il vino come fosse acqua. Ma oggi tutto è diverso; tutto costa caro… il cibo dei contadini più abbienti è di gran lunga inferiore a quello dei servi di una volta.”1
L’inflazione era all’ordine del giorno, e ricordiamo che l’andamento generale dei prezzi si basava sul fabbisogno di grano e di cereali (mi sovviene Braudel quando diceva: “La civiltà europea è una civiltà di mangiatori di pane”).
Ciò che rendeva furiosi i contadini era il fatto che i loro prodotti, dati alle autorità come contributo, come tassa da pagare, erano rivenduti a prezzi altissimi, mentre loro stentavano a vivere.
Alcuni governi reagirono, altri poco, in ogni modo le autorità cercarono di tutelare le proprie economie vietando l’esportazione dei beni e controllando i prezzi. La crisi demografica del secolo successivo segnò indelebilmente l’Europa.
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1 Fernand Braudel, Espansione europea e capitalismo, il Mulino, Bologna, 2006, pag 39.
Caro Rino, leggendo questo tuo ‘reportage’ mi veniva a mente Alberto Angela, ma anche Umberto Broccoli con ‘parole mie’… vuole essere un complimento!
Consentimi questo infospam:
NO ALL’EQUIPARAZIONE DEI REPUBBLICHINI DI SALO’ AI PARTIGIANI
E’ in discussione allaCamera la Proposta di Legge 1360: “Istituzione dell’Ordine del Tricolore e adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra“.
La norma in esame presso la IV commissione difesa, pretende di equiparare partigiani, militari e deportati ai repubblichini di Salò, per il conferimento dell’Onorificenza e la concessione di un assegno vitalizio. Se approvata la legge apre la strada a riconoscere non solo i soldati e gli ufficiali delle quattro divisioni di Salò ma anche quelli che della Guardia nazionale repubblicana, nelle Brigate Nere e nelle bande feroci legate alla RSI che per venti mesi fecero scempi nel territorio occupato dai nazisti. Un oltraggio ai caduti nella lotta di Liberazione.
L’ANPI e tutte le forze politiche, sociali, culturali che si richiamano all’antifascismo e ai valori della Resistenza sanciti nella Costituzione della Repubblica e tutti i cittadini democratici respingono il disegno di legge. Anche io. E tu?
L’ANPI denuncia questo nuovo tentativo di sovvertire la storia e le radici della Repubblica in una Conferenza pubblica che si svolgerà a Roma, martedì 13 gennaio alle ore 16 alla Sala del Cenacolo – Camera dei Deputati, Vicolo Valdina 3/a. Io ci sarò.
;-) duccio
ciao rino,
questo articolo mi è piaciuto particolarmente anche perché qualche tempo fa a scuola cercavo proprio spunti per un legame interdisciplinare tra scienze e storia, trattando dei climi.
avevo trovato sì del materiale, ma era più riferito all’antichità o alla storia contemporanea che a quella moderna, per cui con questo post ho nuovi spunti per il prossimo anno :)
già che sono qui, non dubitare che io non ti segua. ormai commento molto poco sui blog perché sono attivo in friendfeed, che mi assorbe completamente, ma sei sempre nel mio greader e ti considero sempre un caro amico.
un salutone
Duccio: grazie per l’informazione. Una felice giornata.
Adamo: che bello sapere di te. So che mi segui, così come il tuo blog è nel mio google reader.
Sono contento sapere che il post ti sia piaciuto e servito. Un caro saluto.
Rino, che bel post! Adatto a Scientificando. Adesso sto per andare a scuola. Riunione per nulla piacevole! Ma appena ho un attimo la segnalo sul mio blog, se sei d’accordo:)
Abbracci
annarita:)
Annarita: grazie, certo che puoi. L’argomento mi è sembrato interessante, magari in un futuro amplierò con altri particolari, giacché quella Piccola glaciazione prese in pieno il periodo della Guerra dei Trent’anni (1618-1648), influenzando, in un certo qual modo, gli avvenimenti. Un abbraccio.
riflettiamo e impariamo dalla Buona Maestra.
so che il rapporto clima eventi storico-economici è oggetto di studio degli storici. ringraziandoti per la lezione di storia ti segnalo, a mi avolta un interessante articolo che tratta il tema sotto una luce particolare:
http://claudiorise.blogsome.com/2009/01/13/servirsi-del-clima-per-stare-meglio/
Damiani: grazie, una buona serata.
Paolo: interessante l’articolo. Be’, anche a quei tempi ci si domandava se la rigidità degli inverni non fosse dovuta a un eccesso di peccati, a una certa forma di non soddisfare i disegni divini. Grazie per il link. Una buona serata.
Molto interessante. In effetti quando pensiamo ai secoli passati non ci viene mai in mente che il clima puo’ aver influito anche sugli eventi. Ci si immagina che le stagioni siano sempre state uguali.
Rino, il post è su Scientificando.
Ciao:)
annarita
Artemisia: in effetti studiando la storia si possono capire tante cose, sebbene paragonarli è molto difficile, se non impossibile. A presto.
Annarita: grazie, a buon rendere; Un caro saluto.
Mi trovo all’estero per studio, scusate l’assenza sul blog.
Una bella riflessione, Rino, molto attuale. Ecco i corsi e ricorsi storici: c’insegnano che la Storia non è lux veritatis, altrimenti gli uomini eviterebbero di incorrere sugli stessi errori. Ubaldo, riflettendo.
U.
Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle
Complimenti per l’articolo. E’ un ottimo mezzo per riflettere sul condizionamento esercitato dal clima sui fatti storici. Aspetto che spesso non viene preso molto in considerazione. D’altronde la storia è fatta di tanti elementi, tutti ugualmenti importanti.
Ubaldo: proprio come ben dici. Dopotutto, diceva il Santayana: Coloro che non ricordano il passato saranno costretti a viverlo di nuovo . Buona giornata.
Giorgio: la storia è fatta, come da te sottolineato, da tanti elementi, da tanti fattori, da tante considerazioni che influiscono nel nostro capire il presente. E il vero storico è colui che riesce ad amalgamare sapientemente tutti i documenti a sua disposizione. A presto. Un saluto.