L’intervistato di oggi cattura in modo rilevante il passato storico come psicologia dell’individuo, individuo come parte di un tutt’uno che trascorre nel tempo e con il tempo. Amante della natura e del giardinaggio, Paolo Ferrario è docente di legislazione sociale e sanitaria (»»qua un suo libro), oltre che autore di autorevoli pubblicazioni e di un interessante sito, dove l’essere umano è elemento principale di un percorso socio-psicologico, con i suoi bisogni, le sue necessità, le sue domande.
Che cos’è per te la Storia, che rapporto hai con essa?
La storia è un processo di conoscenza del passato che si effettua con gli occhi del presente e che è orientato a comprendere le radici del tempo presente.
Il mio rapporto con la storia ha dunque a che fare con la fondamentale domanda “conosci te stesso”. È esattamente con questo atteggiamento di ricerca che affronto un testo storico.
Che significa avere coscienza storica e a che serve?
Avere coscienza storica significa costruire una mappa mentale che carica di significati gli eventi: li colloca nelle geografie e nei flussi del tempo e si prova ad interpretarli.
Questo lavoro della mente serve a conoscere i continui rapporti che i singoli individui intrattengono con le trasformazioni sociali.
Credi che la Storia abbia dei corsi e ricorsi?
Il tema dei corsi e ricorsi mi affascina e, in un certo, senso tranquillizza. Non credo, tuttavia, in una “teoria” delle repliche storiche. Forse nel passato è possibile individuare qualche ciclo che si ripete. Oggi, invece, il processo mi appare più articolato e dialettico: in parte c’è una continuità (le dinamiche del potere, le ambizioni, gli interessi, le strategie, la mobilità sociale, il sesso, ecc.), ma dall’altra ci sono varianze che rendono specifico il periodo. Quando la dinamica del mondo entra in relazione con i singoli stati e con le loro localizzazioni ancora più interne cambiano molti fattori storici e, quindi, il tempo presente assume una sua unicità difficilmente prevedibile nelle dinamiche future.
Qualcuno parla di revisionismo storico, di rivedere la Storia – anche – alla luce di nuove idee, spesso politiche e di parte, che ne pensi?
Penso che se il “revisionismo” diventa una delle tante ideologie che stanno sul mercato della filosofia storica, allora sarà un “mettere le brache sulla storia”, come diceva Antonio Gramsci, forse a sua volta citando altri. In tal caso questa operazione ha un intento che serve solo alla competizione politica.
Se, all’opposto, si va alla radice della questione e si vanno a ri-leggere i documenti, a trovarne di nuovi, a scavare in ipotesi precedentemente non percorse, allora l’atto del “rivedere” contribuisce alla conoscenza. E in tal caso diventa illuminante e lo apprezzo molto.
Credi che bisogna snazionalizzare la Storia, nel senso che essa, pur concependosi in nazioni, paesi, va oltre?
In epoca di relazioni inter-statali globalizzate e in cui “un battere le ali di una farfalla provoca lo tsunami in un’altra parte del globo” occorre leggere una dinamica interna di un paese anche alla luce delle connessioni esterne.
Tuttavia ci sarà sempre bisogno di “storie nazionali”. Ancora di più: ci sarà bisogno di “micro-storie”, riferite alle città, alle periferie, alle valli, alle specificità territoriali.
Non alimenterei una competizione metodologica fra il “globale” e il “territoriale”. È un problema di misura: occorre integrare nella propria mappa mentale le due dimensioni.
C’è differenza fra ricerca storica condotta in Italia e in altri paesi europei, in generale?
Non ho una cultura ampia di tipo comparativo sulla questione e posso riferire solo le mie impressioni di lettore. Degli inglesi mi piace il metodo empirico e privo di fronzoli di Denis Mack Smith, per esempio, nella sua Storia d’Italia dal 1871 al 1997. Degli americani invidio i mezzi che hanno a disposizione per analizzare i dati, come in Robert Kagan, Paradiso e potere, America ed Europa nel nuovo ordine mondiale. Ai francesi si deve quel dono all’umanità che è la metodologia della storia sociale di Fernand Braudel: il suo Memorie del mediterraneo dovrebbe essere una lettura necessaria per ciascuno di noi cui è dato di vivere su questo lembo di terra.
Ma gli italiani non hanno nulla da invidiare agli altri: Giorgio Candeloro e Giuliano Procacci hanno formato bene le mie impalcature di conoscenza storica.
Insomma non vedo astrali differenze nei metodi, ma piuttosto negli oggetti di ricerca.
Come si potrebbe attirare l’attenzione dei giovani verso la Storia?
Oggi ogni rapporto con i giovani passa attraverso la loro dimestichezza con le tecnologie internettiane.
L’accesso alle fonti è veloce, potente, dilagante, consumistico. Occorre quindi insegnare a distinguere fra le fonti, ad ordinarle in griglie di ipotesi. In fondo il metodo esiste già: è quello della retorica classica che si fonda sui tra passaggi del “sapere”, “convincere”, “farsi capire”. Solo che diventa necessario elaborare il metodo in rapporto alle ricerche che si rendono attive con i comandi di Google.
Non invidio i neo-educatori che hanno a che fare con persone dal linguaggio contratto e con la loro neogrammatica in cui un “che” diventa “ki”.
Un altro approccio passa attraverso i loro consumi culturali: in particolare la musica ed il cinema. Fare storia a partire dalla musica o da altri prodotti multimediali, come i video.
Un libro che consiglieresti, oggi, così, senza pensarci due volte.
Senza pensarci due volte è sempre il mio maestro Carlo Tullio-Altan. I suoi libri sono sempre lì sullo scaffale, a portata di occhi e braccio. Ne consiglio due:
Carlo Tullio Altan, Manuale di antropologia culturale. Storia e Metodo, Bompiani.
Carlo Tullio Altan, La nostra Italia, clientelismo, trasformismo e ribellismo dalla Unità al 2000, Università Bocconi editore.
ti ringrazio , Rino, per l’invito a fare questa riflessione.
Come sai non faccio lo storico. Mi occupo di un segmento importante delle politiche sociali: quello dei servizi alla persona e alla comunità (come una legge del 1998 ben definisce, chiarendo ruolo e vocazione).
Diciamo che mi avvalgo del lavoro degli storici per collocare nel tempo le azioni di politica pubblica.
Forse lo chiarivo meglio qui in un capitolo dedicato alle origini del welfare state:
“”si precisa che i vari riferimenti storici non hanno un valore sistematico, ma esclusivamente funzionale al tipo di esplorazione che si intende condurre: non si vuole elaborare una storia dell’assistenza, della previdenza e della sanità, bensì scegliere alcuni dati per interpretarne le funzioni”
nel libro Politica dei servizi sociali, pag 41
volevo, infine, ringraziarti per la tua presentazione.
quel tuo accenno alla mia tendenza a “coltivare” la natura è davvero molto centrato sul mio stile esistenziale.
ti auguro buoni giorni
e buone ricerche storiche
Paolo: grazie a te per aver dedicato il tuo prezioso tempo a rispondere. A mio avviso era essenziale e necessario sottolineare il tuo essere – anche, ma non solo – amante del giardinaggio, giacché uno spirito che ama la natura, ama la vita e chi ama la vita non può che vivere in armonia con essa e i suoi figli. Felice giornata.
bella intervista. Il tuo lavoro continua arricchendosi e arricchendoci
grazie, marina
Marina: grazie a te per leggerci. Una buona serata.
Caro Rino scusa l’intrusione spammoblogghica, ma tu non puoi mancare, va bene anche se posti in ritardo!
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani compierà 60 anni il prossimo 10 dicembre.
Invito tutti i blogger a preparare entro quella data un post, una poesia, una immagine, un disegno, un filmato, un pensiero, quello che volete, sul tema dei diritti umani prendendo spunto dagli articoli della dichiarazione.
Non è una catena di S. Antonio, una gara a chi è più bravo e nemmeno un ‘meme’, ma un impegno civico concreto. Buoni blogger, buoni cittadini e viceversa.
Uniche condizioni:
* pubblicare il post tra le 10 e le 12 del 10 dicembre
* chiamarlo “Nessuno può toglierti i tuoi diritti”, che è il 30° ed ultimo articolo della dichiarazione
L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica su ciò che troppo spesso si da per scontato. Basti pensare che lo scorso 20 novembre l’ONU ha approvato per il secondo anno consecutivo la moratoria contro la pena di morte, con 105 paesi, sei in più del 2007, ma all’appello mancano ancora 79 paesi tra cui gli Stati Uniti. Pubblicando più post con lo stesso nome alla stessa ora la rete dovrà accorgersene per forza!
Buon lavoro,
Duccio
Come far appassionare i giovani alla storia? un piccolo esempio tra molti credo sia anche far leggere loro delle pagine interessanti e scritte in modo semplice come spesso succede qui. Io lo faccio con mia figlia maggiore, la chiamo e leggiamo assieme, talvolta non capisce ma per esempio resta affascinata dalle tue descrizioni di quadri e di usanze di un tempo.
Un caro saluto
Dona
Duccio: grazie, un anniversario da ricordare, ma non solo per un giorno, bensì tutti i giorni. Cercherò di parlarne, non proprio domani, non ci riesco, mi riserverò l’argomento, importante e doveroso, per poi. Un caro saluto.
Dona: troppo gentile. Cerco di scrivere sempre in modo chiaro e facile, dopotutto rispecchia la mia vera essenza. Un bacio.
Che emozione Rino, entro nel tuo blog e trovo un libro che conosco molto bene,nonché l’autore noto nei Servizi Sociali. Grazie, veramente un abbraccio forte forte, Tiziana
ciao tiziana
mi rendi felice con le tue parole
spero semmpre che il mio lavoro lasci qualche seme
ti auguro buoni giorni
Tizy: Paolo, oltre ad essere un eccellente professionista, è un essere umano davvero umano. Un abbraccio.
Paolo: grazie a te. Sono sicuro il tuo lavoro ha lasciato, lascia e lascerà ben più di un seme, seme che ha già germogliato come robusta quercia. Una buona giornata.
…semplicemente…vi abbraccio, ringraziandovi di permettermi di poter beneficiare del vostro lavoro.
Tiziana.
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