Voltaire, Luigi XIV e la quarta età d’oro

VoltaireNel 1751, residente a Berlino presso Federico II, Voltaire (1694-1778 ) finiva di scrivere un saggio storico dal titolo Il secolo di Luigi XIV, in cui esaminava il periodo che andava dalla morte di Luigi XIII (1601-1643) con la reggenza di Anna d’Austria (1601-1666), fino alla conclusione della Guerra di Successione Spagnola (1713), avendo come principale protagonista l’epoca del Re Sole (1638-1715). La sua particolarità, di Voltaire, sta nell’aver inserito, accanto agli aspetti militari e politici, anche l’aspetto sociale, culturale, artistico.

Ecco come descriveva le quattro età che, secondo lui, avevano caratterizzato la storia dalla classicità greca ai suoi tempi:                                                                               

“Tutti i tempi hanno prodotto eroi e politici, tutti i popoli hanno subìto rivoluzioni, tutte le storie sono presso che uguali per chi vuole mettersi nella memoria null’altro che fatti. Ma chiunque pensa e, quel che è ancora più raro, chiunque abbia del gusto, novera appena quattro secoli nella storia del mondo. Queste quattro età felici sono quelle nelle quali le arti si perfezionano e che, servendo alla grandezza dello spirito umano, sono esempio alla posterità. Il primo di tali secoli, cui è legata l’autentica gloria, è quello di Filippo e d’Alessandro, o quello dei Pericle, dei Demostene, degli Aristotele, dei Platone, degli Apelle, dei Fidia, dei Prassitele, e quell’onore fu racchiuso nei confini della Grecia. La seconda età è quella di Cesare e d’Augusto, indicata anche con i nome di Lucrezio, Cicerone, Tito Livio, Virgilio, Orazio, Ovidio, Varrone, Vitruvio. La terza è quella che venne dopo la resa di Costantinopoli da parte di Maometto II. Il lettore può rammentare che si vide allora in Italia una famiglia di semplici cittadini fare quel che i re dell’Europa dovevano intraprendere. I Medici chiamarono a Firenze gli scienziati che i turchi scacciavano dalla Grecia: era l’epoca della gloria d’Italia. Già le belle arti vi avevano ripreso nuova vita: gli italiani le onoravano col nome di virtù, come i primi greci le avevano distinte col nome di sapienza. Tutto mirava alla perfezione. Le arti, sempre dalla Grecia trapiantate in Italia, si trovavano su un terreno favorevole, dove dettero frutti improvvisi. La Francia, l’Inghilterra, la Germania, la Spagna vollero a loro volta averne, di quei frutti, ma questi o non maturarono in quei climi, oppure troppo presto degenerarono.

La quarta età è quella che chiamiamo il secolo di Luigi XIV e delle quattro è forse quella che maggiormente si avvicina alla perfezione. Arricchita dalle scoperte delle altre tre età, in certi generi ha fatto più che quelle tre unite. In realtà non tutte le arti sono state portate più avanti di quanto siano state sotto i Medici, sotto gli Augusto e gli Alessandro, ma in generale la ragione umana s’è perfezionata. Soltanto in quest’epoca si conobbe la sana filosofia, e si può in verità dire che, partendo dagli ultimi anni del cardinale Richelieu per giungere sino a quelli successivi alla morte di Luigi XIV, si compì nelle nostre arti, nella nostra mente, nei costumi, come nel governo, una rivoluzione generale, destinata a servire in eterno come il segno distintivo per la gloria autentica del nostro paese. Tale felice influenza non s’arrestò soltanto alla Francia, si estese all’Inghilterra, suscitando l’emulazione di cui aveva allora bisogno quella nazione animata e ardita, portò in Germania il gusto e le scienze in Russia, ravvivò persino l’Italia languente, e l’Europa fu debitrice della sua raffinatezza e dello spirito della società alla corte di Luigi XIV.”                                                                        

 


5 Risposte to “Voltaire, Luigi XIV e la quarta età d’oro”

  • Michele

    Questa 5° eta’ del’oro della scienza e della cultura sta portando (e portera’), forse, piu’ innovazioni delle altre 4 messe insieme in (quasi) tutti i campi, piu’ alcuni nuovi che una volta, sostanzialmente, non esistevano (vedi l’informatica).
    Ma i sentimenti profondi dei singoli e dei popoli, quelle stesse passioni che compongono la micro- e la macro- storia, quelle, forse, non cambieranno mai.

    Ti scrivo questo commento oltre che ispirato dal post del tuo interessante blog anche per comunicarti che ti ho assegnato il premio Diktat ManuBlog per i contenuti storico-sociali del blog. Ulteriori dettagli in merito potrai trovarli nel mio blog.

    Cari saluti,
    Michele

  • babilonia61

    Michele: certo, quest’età è certamente interessante per lo sviluppo delle comunicazioni, spero solo che segua anche uno sviluppo culturale. Grazie per il premio, meriterò tanto? Buona serata.

  • silvio

    complimenti per il tuo blog e per le tue pubblicazioni, è sempre piacevole imbattersi in un amante della storia…poi hai lo sguardo IDENTICO a quello di donald pleasence: hai presente il falsario de “La grande fuga”? saluti e a presto!

  • El Eternauta

    A Donald Pleasence non avevo davvero pensato, ma trovo che silvio abbia ragione: ti somiglia!
    Certo che deve essere stata un’esperienza fantastica lavorare con Steve McQueen.

  • babilonia61

    Silvio: benvenuto; non avevo mai pensato a Donald, devo andare a indagare meglio… compito di un buon storico :-) Grazie per i complimenti, corro di già a sbirciare il tuo blog. Una buona giornata.
    Sergio: certo che lavorare con Steve! Un abbraccio, speriamo vederci presto.

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