Chi sta raccontando la storia odierna ai posteri? Come la si sta scrivendo, in che modo, con quali certezze?
Sono domande che qualche giorno fa, in una riunione fra amici che si occupano di storia, di letteratura, di comunicazione, ci siamo posti. Chi diceva che siamo noi a scriverla, intendendo per noi tutti coloro i quali hanno una penna, un quaderno, hanno un computer e una connessione internet, hanno un blog e possono facilmente comunicare i fatti e misfatti che si succedono in tempo reale. Chi affermava che ne dava notizia i giornalisti, gli articolisti, coloro che lavorano con la stampa quotidiana. Altri ancora asserivano essere gli scrittori, studiosi, analisti, che pubblicano libri di una certa rilevanza, di una indiscutibile profondità, frutto di indagini e ricerche. Insomma, tutti, tanti. Ma il problema era, e resta, un altro: quale è la fonte, da dove giunge la notizia, chi la dà e come?
E qui, cadde l’asino!
Accade di frequente, con le dovute e debite eccezioni, che la maggior parte delle notizie non sono altro che elaborazioni, rielaborazioni, copiature, ricopiature, imitazioni di una iniziale. Pochissimi sono i giornalisti che presenziano un fatto, pochissimi sono gli studiosi che vanno sul luogo a indagare, e ancora meno sono coloro che si scomodano per intervistare personaggi e gente comune per riportare l’essenza di un momento. Succede così che quel talentuoso, che ha pure il coraggio di assistere, partecipare, vivere un accadimento, viene “ripetuto” da coloro i quali, comodamente, restano a casa e battono sui tasti del computer dando solo le loro impressioni da testimoni esterni. E sono tanti, tantissimi.
Ecco la storia che sarà distribuita ai posteri, quella storia che si sta “confezionando” seduti, che si sta preparando comodante, che si sta scribacchiando senza sforzo alcuno… quella che si critica senza conoscenza. Ho dei dubbi sul fatto che riferisca o no la realtà dei nostri giorni, giacché minima è la quantità dei volenterosi a prendere macchina fotografica, registratore e taccuino e correre sul luogo dell’episodio, mi impensierisce forse perché la stiamo deformando, ché fra cento, trecento anni sarà quella che i nostri posteri leggeranno.
I pochi studiosi che cercano di scrivere ciò che avviene oggi lo fanno analizzan
do documenti poco esatti, materiali spesso e volentieri prefabbricati, preparati a tavolino. Alcuni ne sono coscienti, altri meno, altri ancora li credono tanto attendibili che non si pongono domanda alcuna sulla loro provenienza. E pensare che la prima preoccupazione del vero storico dovrebbe essere quella di analizzare lettere, articoli, dati, analizzare la veridicità delle testimonianze che ha sott’occhio. Mi pare che, purtroppo, anche codesta buona abitudine si stia perdendo, quanto meno in quei giovani che si stanno affacciando al balcone dello studio della storia.
Considerato che l’oggetto di questa disciplina sono gli uomini, bisogna pur investigare la loro psicologia, in primo luogo quella di coloro che, oggi, scrivono di storia. E se costoro si sono sistemati sul loro comodo divano, beh, non sarà facile consegnare al futuro la verità. Per non parlare poi che questi pensano di interpretare i fatti sconoscendo il passato, sia pure prossimo, perché come scrisse Michelet: “Chi vorrà limitarsi al presente, all’attuale, l’attuale non lo comprenderà” [1]. Giacché tutto è un continuum.
Che storia si consegnerà al futuro, quella che stiamo vivendo o quella che si sta scrivendo in modo poco conforme alla realtà? Mi preoccupa, dicevo, e non poco. Anche perché c’è svogliatezza, c’è fiacchezza, non c’è indagine.
Dunque, se per l’analisi del passato e del trapassato prossimo abbiamo a disposizione materiali che talvolta ci risulta difficile confutare, per l’analisi dell’oggi abbiamo documenti diretti che si stanno scrivendo con una certa superficialità.
Mi sovvengono le parole di Marc Bloch, quando dice che “qualunque conoscenza dell’umanità, qual che ne sia, nel tempo, il punto di applicazione, attingerà sempre alle testimonianze altrui per una gran parte della sua sostanza. [L’investigatore del presente, a questo riguardo, non è affatto più favorito dello storico del passato.]“ [2]
*****
[1] Ripr. in Marc Bloch, Apologia della storia, Einaudi, 2007, pag. 32.
[2] Marc Bloch, op. cit., pgg. 41-41
Hai posto un quesito molto interessante che meriterebbe ampio dibattito e interventi autorevoli di “addetti ai lavori”.
Da profana, ma interessata, posso dire che uno storico attendibile è colui che riesce a raccontare i fatti con la massima obiettività. Facile a dirsi ma nella realtà non succede.
La Storia che ci è stata tramandata fino a che punto è attendibile? E più andiamo a ritroso nel tempo e meno sono le certezze in quanto dimunuiscono le fonti da consultare.
Fra qualche secolo come verrà trattato il periodo storico che stiamo vivendo?
Il dibattito è aperto…
Un caro saluto
Chirieleison: purtroppo il modo di comunicare sta cambiando, la diffusione delle notizie avviene – talvolta, non sempre -, senza nessuna ricerca, senza approfondimenti, semplicemente per esserci. Mi preccupa, giacché, si possono inventare avvenimenti che esistono solo nella nostra fantasia, o che così desideriamo dovrebbero accadere. Felice giornata.
Importantissima questa riflessione. La estenderei al campo dell’antropologia del contemporaneo e alla storia delle idee o storia della mentalità. Il punto importante, oltre a quello a cui ti sei riferito tu con giusta preoccupazione, è che, con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa (anzi con l’aumentare esponenzialmente degli utenti dei mezzi di comunicazione di massa, perché la stampa esiste già da più di qualche secolo), la storia la facciamo e la scriviamo tutti. Secondo me è indispensabile, al giorno d’oggi, la raccolta delle fonti orali e delle testimonianze della gente comune. E’ altrettanto importante conoscere i fatti macroscopici della seconda guerra mondiale come le conseguenze intime di questa sulla vita delle persone (ragionamento che, neonato, si potrebbe applicare anche retrospettivamente, come nel caso di Menocchio). Per quanto riguarda la storia del novecento, poi, il cinema ha avuto e avrà un’importanza straordinaria per il lavoro di studiosi contemporanei e futuri. Il lavoro dell’ideologia applicato all’immagine pura soprattutto grazie al montaggio potrà sempre essere pulito (o, meglio, contestualizzato). Più problematica, in effetti, la produzione giornalistica e di certi pseudo-storici. Occorrerà vigilare affinché non si giunga davvero alla tanto auspicata (da certi politici) corruzione della storia.
Comunque, grazie allo sviluppo della tecnologia e con la giusta sensibilità, chiunque di noi può (generosamente) contribuire a produrre materiale sulla nostra epoca da affidare agli intellettuali della prossima.
Sara: grazie. In effetti la mia riflessione, posta in termini semplicistici, potrebbe essere estesa a qualunque materia. Certo, è giusto che la storia venga scritta da tutti, ma, desidero sottolineare, che questi tutti dovrebbero almeno essere coscienti di ciò che fanno, essere informati, avere conoscenza dei fatti. La televisione, come la radio, il cinema, come i giornali, come internet, come i libri sono mezzi di comunicazioni eccellenti, ma nello stesso tempo pericolosi, spesso tendenziosi. Cosa si trasmetterà ai posteri? Sono cosciente che non è problema solo dell’oggi, lo è stato di ieri, lo sarà di domani, dopotutto l’essere umano ha una sua mentalità, un suo carattere, vive in un determinato contesto storico, contesto che rispecchia in ciò che fa. Un abbraccio.
Complimenti per il nuovo header!
hai colto un nodo cruciale: la scopiazzatura coattiva, con piccole e continue variazioni.
la televisione dà la prima informazione (già filtrata dalle rredazioni al pomeriggio)
l’indomani i quotidiani commenteranno.
e blogger a loro volta copiano e reinterpretano.
temo che lo storico di domanti corrà via sui nostri prodotti: li considererà “rappresentazioni” dei fatti.
e lavorerà sulle fonti (molte di più che ne passato, tuttavia) e sceglierà in queste fonti il suo particolare punto di vista.
ossia anche lui fornirà una rappresentazione (più fondata, certo) delle persone, dei gruppi sociali, delle decisioni. dei fatti.
mi piacerebbe tanto avere il tempo per approfondire!
La mia preoccupazione si somma alla tua e si volge in due direzioni: il passato e il presente. Mi preoccupa la riscrittura del passato, non perché il passato già storicizzato debba essere un monumento non più scalfibile, ma perché oggi lo si scalficsce per ragioni che non hanno niente da fare con il desiderio di scavarlo ancora meglio e di completarlo con studi ulteriori; ma lo si fa per ragioni politiche di bassissima lega e lo si fa da parte di personaggi che si improvvisano storici.
Per la storia del presente, di cui noi stiamo producendo delle fonti, la mia preoccupazione è addirittura maggiore. Viviamo in un mondo che produce troppa informazione e in cui tutti scegliamo in base ad umori e amori. La cronaca, politica, sociale, culturale, sentimentale del nostro presente è una cacofonia.
Non so se milioni di fonti siano democrazia fino in fondo. E se invece si annullassero l’un l’altra e restasse solo la voce di chi ha il potere, quello finanziario che si accoppia con quello comunicativo.
ho solo perplessità
ti ringrazio molto per aver sollevato questo tema: io non credo alla obiettività degli storici e forse nemmeno mi interessa. Mi interessa che molti storici siano all’opera ma secondo criteri verificabili, non al seguito di padrini finanziari o politici, né sull’onda di movimenti culturali.
Penso che il lavoro dello storico consista nell’ascoltare molte voci ma poi nel lavorare nel silenzio.
ciao, marina
scusa la lunghezza, non lo faccio più
Damiani: grazie, sono contento te ne sia accorto. Un caro saluto.
Amalteo: hai colto nel segno, è la mia reale preoccupazione. Sarà così, dunque, che si passerà l’informazione storica ai posteri? Sarà quella vera, quella giusta, quella che riferisce ex partis un fatto accaduto? O forse è la nuova forma di comunicare? Una buona serata.
Marina: sono contento della lunghezza del tuo commento. Capisco i tuoi dubbi e sono anche i miei. Il problema è stato anche nel passato, ma forse oggi si palesa maggiormente, e pensare che nel passato, talvolta, si avevano meno fonti a cui attingere per verificare una notizia, un avvenimento, un fatto. Oggi, invece, si hanno migliaia di documenti. Eppure, mi preoccupa come sono redatti questi benedetti documenti, con quale attenzione, con quale coscienza, come si dà l’informazione, chi la dà, con quale certezza. Lo storico, quello vero, indagherà, vaglierà, analizzerà con cura e attenzione, ma il fatto è che la maggior parte della gente dà notizie che spesso interpreta male, a sua convenienza e, si sa, quando una notizia è data da molti potrebbe diventare veritiera. Un abbraccio.
Io mi occupo raramente di storia contemporanea, non ho il fisico :). E’ uno studio molto diverso dagli altri campi della storia, perché la tipologia di fonti è del tutto peculiare. Al contrario della storia antica (dove le fonti sono rare e incomplete) con quella contemporanea si deve fare esercizio di sintesi della moltitudine di fonti spesso ridondanti che si ha a disposizione. Mentre solitamente gli altri storici (ad eccezione in parte dello storico moderno) devono interpolare, individuare il verosimile, lo storico contemporaneo deve fare il contrario: selezionare, sfoltire.
Per il resto nulla cambia rispetto agli altri periodi: le fonti sono SEMPRE faziose, di parte. Nessun buono storico prende per vere le notizie che legge nei documenti in modo diretto, il buon storico deve leggere cosa c’è dietro ai documenti. E per la storia contemporanea il compito è ancora più dfficile.
Un elemento però rende il lavoro dello storico contemporaneo meno efficace: il suo apporto personale, la sua mentalità, il suo punto di vista è inevitabilmente più presente rispetto a quello degli storici degli altri periodi (che comunque non ne sono affatto privi).
Sarà probabilmente più facile per uno storico del XXIII secolo valutare le motivazioni e i meccanismi di un evento come, ad esempio, la guerra in Iraq di quanto possa fare oggi il miglior giornalista indipendente, al di là della veridicità e completezza delle fonti di cui si servirà.
Ai posteri…
Alessio sia tu che io accettiamo il pensiero del buon Marc Bloch, specialmente quando dice che la storia è anche storia della psicologia. Ieri, come oggi, come domani, è così, sarà così; l’uomo è fatto, oltre che di carne e ossa, anche di sentimenti, sentimenti che variano, che mutano, che ruotano attorno ad interessi. Spero solo che lo storico del futuro, certamente avendo migliaia di documenti a cui attingere, abbia la volontà di ricercare la verità, per quanto possa, di alzarsi dalla sedia, dalla cattedra, mettersi al lavoro, quella verità spesso nascosta in un solo documento. Un abbraccio.
Osservo, nel mondo che mi circonda, una perdita progressiva e ahimè sempre più rapida della qualità, ivi inclusa quella legata alle professioni in genere ma anche alle passioni, e ciò in modo direttamente proporzionale al bisogno di velocizzare…di arrivare sempre più in fretta prima di qualcun altro…Alcuni anni fa incominciò a circolare, in ambienti di lavoro, il motto: “grezzo ma veloce” … e la velocità, a mio avviso, è in netta contrapposizione con la ricerca.
Posso solo auspicare che, in futuro, la figura dello storico non sia destinata a scomparire o a trasformarsi in qualcosa di diverso. Ma visto che già ai giorni nostri il problema esiste, non mi faccio troppe illusioni.
Infine, il commento di Guccia mi induce a segnalare, se già non li conoscete, questi due interessanti siti:
Archivio diaristico nazionale: http://www.archiviodiari.it/
Banca della memoria: http://www.bancadellamemoria.it/index.php
Un caro saluto
Stefi poco ottimista
Stefi: in un certo senso non è facile ai giorni d’oggi, la massa condiziona, la televisione fa la parte della regina, internet quella del re. Le notizie, spesso e volentieri, vengono deformate e adattate al nostro uso, siamo in balia di una comunicazione a volte scarna, superficiale, di parte, poco utile… Il futuro? Spero in un Nuovo Rinascimento, lo spero, la storia è ciclica, i periodi si susseguono, alti e bassi. Ci saremo? Felice serata. Un abbraccio.
p.s.: i link sono davvero interessanti, grazie.
Capisco e condivido la tua preoccupazione, Rino. Però ho fiducia negli storici. I bravi storici sapranno vagliare le fonti poco attendibili da quelli, come dici, tu che vanno sul posto con macchina fotografica e taccuino. Sarà un lavoro duro ma non impossibile, credo. Forse l’eccessiva quantità di informazioni sarà depistante ma d’altra parte certi mezzi tecnologici (penso ai video, alle immagini, ai file) aiuteranno a capire. Spero. Temo di più la sopravvivenza dell’umanità messa in pericolo dallo scempio delle risorse naturali. Speriamo quindi più che altro… che gli storici ci siano!!
Un caro saluto,
Artemisia
Artemisia: ciò di cui mi preoccupo è la quantità d’informazione – necessaria, per carità – che spesso è poco curata, poco veritiera, proveniente da fonti spesso di parte, ambigue, poco sicure… I buoni storici ci sono e ci saranno, ne sono sicuro, fatto sta che devono attingere a una enorme quantità di notizie la maggior parte di dubbie provenienze. Spero solo, concordando con te, che l’umanità possa capire che il cammino intrapreso, dello scempio delle nostre risorse, porta solo all’autodistruzione. Una felice serata.
Preoccupazione condivisa.
I mezzi di comunicazione di cui disponiamo non sono “tutto” bisogna saperli usare con intelligenza in modo che cio’ che proponiamo abbia dei contenuti ma oggi ci si sofferma piu’ alla forma che alla sostanza, questo e’ quello che richide una buona fetta di umanita’, purtroppo.
un caro saluto
Dona
Dona: vogliamo tutto e in fretta, e ciò provoca un inesorabile impoverimento di noi stessi. Tutto passa rapidamente, la moda dura un giorno, domani abbiamo bisogno di una nuova notizia per soddisfare la nostra… Un abbraccio.
Come sempre, affronti qualsiasi tema con il tuo garbo e la tua educazione (che è molto più di saper dire “buongiorno” e “buonasera” e non mettersi le dita nel naso a pranzo). Alle riflessioni di Rino, vorrei aggiungerne una. Forse gli storici del futuro, quando tratteranno la nostra epoca, avranno davanti a se un grande e grave problema. NON quello (la scarsità o addirittura la mancanza di documenti) che ha afflitto per secoli gli studiosi. Ma il contrario: l’immensa e spropositata quantità di fonti e di documenti. Come si destreggeranno in questo gigantesco e caotico universo mediatico?
E allora faccio un’ipotesi: gli storici del futuro “racconteranno” poco (ciò sarà affidato ai documenti, giornali video foto film web dischi libri archivi eccetera, facilmente reperibili da chiunque) e saranno soprattutto interpreti del passato, attraverso sintesi critiche.
Luciano: chissà se dalla troppa informazione possa avvenire una indigestione! Scherzo, o forse no! fatto è che sarà sempre più difficile scovare la verità quando si hanno miriadi di documenti, spesso l’uno copia dell’altro. Spero solo che gli storici abbiano la forza e il coraggio di raccontare il vero, o almeno il meno falso. Felice giornata.
L’eccesso di informazioni è, per certi versi, un disastro. Pensiamo al sistema mediatico (televisione, internet, giornali, radio eccetera) di questi anni: malgrado l’apparenza e malgrado esista una minoranza di persone abbastanza avvedute, la stragrande maggioranza dei cittadini è MENO informata di qualche decennio fa. Quando i dati erano pochi ma venivano metabolizzati a fondo. Adesso invece le innumerevoli informazioni durano 24 ore: si sa molto sull’Isola dei Famosi, sulle donne di Cassano, sul divorzio di Madonna, sul delitto di Canifrasso di Sotto, sul raffreddore di George Clooney, ma si dimenticano in un lampo e nel frattempo perdono di vista le cose importanti. Insomma, anni fa, si riusciva a vedere la foresta, mentre ora ci si attarda a guardare le cacatine delle formiche e non si sa che siamo in mezzo a un bosco.
Luciano: la nostra cultura sta diventando piatta, uniformata, omogeneizzata, direi. Quanti programmi culturali, nel vero senso della parola, trasmettono le televisioni sia pubbliche che private? Dov’è finita la buona terza pagina dei nostri quotidiani? Certo, vi sono le dovute e debite eccezioni, ma la massa, il popolo, noi siamo tartassati da una comunicazione spesso e volentieri falsa, poco veritiera… e lo storico del futuro avrà tanta di quella documentazione che faticherà a trovare quella giusta, quella vera, quella storica. Grazie. Una buona giornata anche a Michele Crismani, che verrò a interrogare fra qualche giorno.