Siamo nel 1667, in piena guerra di devoluzione, contro la Spagna. Il re di Francia Luigi XIV ha appena 29 anni e si reca al fronte come fosse un gioco di società a cui partecipare allegramente, accompagnato dalla moglie, dalle amanti, dalle cortigiane. Al suo seguito c’era anche sua cugina, la Grande Mademoiselle, Anna Maria Luisa d’Orléans, duchessa di Montpensier (1627-1693). Leggiamo come la duchessa, nelle sue memorie, ci descrive uno di quei giorni:
«A un’ora di notte il fiume era talmente grosso che ci volle del bello e del buono per passarlo a guado. Trovammo finalmente una casa, tutta sgangherata, in mezzo ai prati. La Regina discese di carrozza. Entrammo. Avevamo una candela. La Regina volle vedere se l’altra stanza era un po’ meglio. Madama di Béthume, che reggeva la candela, cercò di aiutarla dandole la mano. Io sostenevo lo strascico di Sua Maestà. Tutt’a un tratto sentii che una gamba sprofondava. Caddi ginocchioni sull’altra. La Regina diceva: “Cugina mia, mi tirate per la coda.” Risposi: “Madama, sono sprofondata in un buco. Datemi il tempo di venir fuori.” Ne uscii tutta infangata: “et tout cela sécha sur moi”: tutto il fango mi si asciugò addosso. La Regina era sgomenta. Il Re la confortò. “Bisogna aspettare il giorno. Ritorniamo nelle carrozze.” Staccarono i cavalli. Feci allineare la mia carrozza vicino alle altre. Mi infilai un berrettaccio di lana, e sopra il berretto la cuffia, e la mia veste da camera sopra il vestito. Mi slacciai un tantino: il busto mi martirizzava, stanca morta com’ero. Non arrivai a poter dormire. Un baccano tale! L’indomani ci fu la questione del mangiare. Era già sera che vennero a chiamarmi. “Il Re e la Regina stanno per andare a tavola.” Mi feci portare a tavola su di una seggiola, sarebbe stato impossibile arrivarci a piedi (a meno di calzare gli stivali) tanto era la mota. La Regina prese un brodo: ne rimase un po’ nella terrina: presi la terrina, mi affrettai a trangugiarlo. E poi, di nuovo, il gran problema di dormire. La Regina era disperata: diceva che si sarebbe ammalata se non le avessero trovato un letto da dormire. Il Re la consolò. “Ecco” disse “ ecco i materassi. Eccoli che arrivano. Nel letto di Romecourt c’è posto per tutti.” E lei: “Ma è orribile. Che? Dormire tutti insieme?” “E be’? Che c’è di male? Sdraiarsi tutti insieme su dei bravi materassi… ma si è vestiti! Chiedetene un po’ a mia cugina: possiamo rimetterci al suo parere: quello che lei dice lo accetteremo, come il lodo dei probiviri.” Io, per me, non trovai che ci fosse nulla di male se dieci o dodici signore dormivano vestite in una camera col Re, con suo fratello. La Regina, allora, acconsentì. Dietro di noi, nella sala, si udivano bofonchiare delle vacche, e degli asini.» (1)
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1. N. F. Madera, C. Chiericati, G. Rizzoni, Luigi XIV. Il re sole, Mondadori, Milano, 1970, pag. 85.
Stupisce l’idea di portarsi in battaglia moglie & co., evidentemente, per lo meno in questa fase, non v’erano pericoli che le dame e damigelle potessero incontrare se non quello dei disagi e di infangarsi le ricche vesti. Vorrei quindi chiederti se la presenza della regina, e di conseguenza delle altre dame, fosse necessaria alla causa della guerra di devoluzione. Leggendo l’interessante brano tratto dalle memorie (sono edite?) della cugina del re, si colgono tanti aspetti e sorgono delle curiosità, fra queste il richiamo agli stivali. Le donne, in qualche occasione, li utilizzavano o disponevano solo di scarpine eleganti? Durante i viaggi non disponevano di abbigliamento più comodo e più adatto? Certo che comunque, per essere dei nobili, dimostravano una grande capacità di adattamento: poco brodo per cena, il dormire in carrozza riparandosi dal freddo come potevano, o dormire in una sala su dei materassi per terra. (ma si penserebbe ad una stalla), tutti insieme.
A questo proposito qualcuno mi raccontò che, non ricordo l’epoca a cui si riferiva, i Cavalieri quando si trovavano a pernottare in locande o altri luoghi comuni, trovandosi a fianco una donna, frapponessero la propria spada fra sè e quella, a significare simbolicamente il rispetto che sarebbe stato garantito. Chissà se ciò ha fondamento.
Scusa le troppe domande.
Un buon fine settimana ed un caro saluto.
Stefi
Stefi: andare in guerra con damigelle, moglie, annessi e connessi non era tanto consigliabile (visto con i nostri occhi), in ogni modo dobbiamo immedesimarci nell’epoca e nel modus vivendi di Luigi XIV, re che a quel tempo aveva appena 29 anni. Inoltre, desideravano, codeste dame, essere sempre eleganti e ben vestite per presentarsi al suo cospetto, l’etichetta era ben veduta. Certo, potevano adoperare i vestiti che usualmente indossavano quando andavano a cavallo o per le passeggiate campestri, immagino fu una decisione repentina del sovrano quella di portare le sue donne nei pressi del campo di battaglia. E poi: per amore al re si fa questo ed altro! (sic). Un abbraccio.
Una storia esilarante e anche grottesca. Certo questi regnanti le studiavano tutte per uscire dalla routine quotidiana. Costruisci sempre bene i tuoi post, Rino. Un caro saluto.
U.
Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle.
Come credo di averti già detto adoro gli estratti: danno un senso così vivo alla storia.
In realtà non mi stupisce più di tanto l’idea della corte in battaglia perché bisogna ricordare che la corte francese, almeno fino alla realizzazione di Versailles, era una corte itinerante tra un castello e l’altro (vedi le meravigliose costruzioni sulla Loira), necessità dovuta soprattutto a questioni igieniche.
L’importanza di questo resoconto sta poi nel fatto che si tratta di uno degli ultimi esempi di una tale vita: con Luigi XIV la corte diventa stanziale e gli spostamenti copriranno distanze inferiori e avranno, per le donne almeno, carattere di gita (o saranno dovute ai matrimoni, vedi il viaggio di Maria Antonietta). In ogni caso saranno sempre un’inferno a causa del clima continentale non proprio mite, delle strade accidentate e dei banditi che popolavano le regioni meno abitate.
L’aneddoto che riferisce Stefi lo conoscevo anch’io, credo di averlo sentito su History Channel nella serie di approfondimenti sulla vita medievale andata in onda quest’estate.
un vero regalo! mi sono così divertita! e ho provato una gioia così maligna!
grazie, marina
Ubaldo: grazie, spesso e volentieri era per sfuggire alla routine diaria, alla monotonia delle feste! Un caro saluto.
Marmott: grazie per il tuo contributo. Una buona serata.
Marina: uno squarcio nella vita di corte francese di meta ’600. Un abbraccio.
Ragazzi che pagina sfiziosa e ricca di curiosità!
Sembra di esser lì anche noi.
un abbraccio
Fanno quasi tenerezza queste dame. Quando si dice “sentirsi fuori luogo”.
Un caro saluto,
Artemisia
Damiani: grazie, una buona giornata.
Artemisia: ciò che per i nostri occhi è curioso, per loro, nella vita di quegli anni, era quasi normale, anche perché era un onore poter stare e seguire il re in ogni suo spostamento. Certo, anche a me, confesso, mi viene da dire poverine. A presto. Un abbraccio.
Bleah.. che schifo io non amo la stroria.. ero venuta qui per fare una ricerca. Sono una studentessa.. però mi ha affascinato la storia di Luigi XIV
Giulia