Bernardo Bellotto, un pittore, un fotografo

Lo abbiamo già detto, un quadro come fotografia di un’epoca, come istantanea di un angolo di una città, come dettaglio di un monumento, come momento storico da immortalare. E Bernardo Bellotto (1720-1780), insieme a Canaletto, suo zio, è stato colui che meglio ha riprodotto vari paesaggi del XVIII sec. Di lui abbiamo studiato precedentemente il bel dipinto dedicato a Dresda dopo il bombardamento del 1760 ad opera di Federico II.

Il nostro pittore si distingue, oltre che per un perfetto impianto prospettico, anche per i forti contrasti di luce che evidenziano i suoi lavori. Bianche nuvole, trasparenza mutevole delle acque, atmosfere fredde, ombre spesso lunghe sono i suoi punti di forza, non dimenticando la grande quantità di particolari topografici, particolari che furono utilizzati dagli studiosi per ricostruire determinati edifici distrutti dai feroci bombardamenti della seconda guerra mondiale, specialmente a Dresda e a Varsavia.

Al Bellotto affascinava dipingere certi angoli poco conosciuti della sua città, ma anche di altre, Torino, Lucca, Firenze, Roma, Monaco, Vienna e via dicendo, e li dipingeva con il cuore, con i sentimenti, con una vitalità d’animo che riversava abilmente nelle sue tele.

Aggiungo, di seguito, due preziosi quadri dedicati a Venezia, il primo è uno scorcio del Canal Grande, il secondo si riferisce a Piazza San Marco. Notare i dettagli, nonché la bella resa cromatica.  

                                                          *****

 


9 Risposte to “Bernardo Bellotto, un pittore, un fotografo”

  • Damiani

    Che splendide vedute, rino sai se è mai stata fatta una mostra in merito?

  • Stefi

    Stupende immagini!! ma soprattutto vive e naturali, scene di vita quotidiana ricca di particolari, come ad es. nel primo quadro l’uomo affacciato al balcone superiore, che le rendono delle effettive “istantanee” su tavola.
    Ho avuto la fortuna, recentemente, di ammirare una sua opera dal vivo in una mostra dedicata a: “Torino, disegnata dai principali architetti che vi operarono (Guarini, Juavarra, Antonelli)”. Il quadro, del 1745, è una “Veduta di Torino dai giardini reali” e confesso che mi ha catturato, non solo per la precisione fotografica, i colori e le luci ma soprattutto, più sentimentalmente, per l’emozione di vedere com’era quello scorcio di città a quell’epoca, e scoprendo cosa vi fosse prima del largo corso che oggi, occupa i prati e l’ampio fossato..
    grazie Rino per avermi rievocato il ricordo.
    Buon fine settimana
    Stefi

  • Artemisia

    I vedutisti ci danno il fascino del particolare quando ancora le foto non c’erano.

  • babilonia61

    Damiani: credo che nel passato ho letto di una mostra dedicata al Bellotto, ma non ricordo né dove, né quando. Cercherò di ritrovare l’informazione. Un saluto serale.
    Stefi: ciò che colpisce anche me, sono i tanti particolari che dettagliano l’insieme storico, quei dettagli che esaltano e risaltano la sua pittura, sempre fresca e sempre colorata. Un abbraccio.
    Artemisia: la pittura come foto, foto a colori di un’epoca veramente colorita. Buona serata.

  • ghearts

    In effetti la precisione della prospettiva rende l’idea di una foto; non è una precisa capacità del Canaletto e di Bellotto, ma frutto di un sistematico uso della “camera ottica”, che fu alla base dei rilievi grafici preliminari effettuati dai due artisti.
    Ciao

  • babilonia61

    Ghearts: certamente, sia il Bellotto che il Canaletto seppero ben adoperare la camera ottica per rappresentare la realtà storica della loro epoca. Grazie.

  • rosalia de vecchi

    Quale bellezza! Di rado mi è capitato d’incontrare un pittore che coniugasse così felicemente l’arte del riprodurre in fedeltà fotografica i soggetti e i luoghi descritti con uno spiccato senso del colore quale “contenitore” di luce e ombra, del dinamico dialogo insito in questa polarità! Mirabile dal punto di vista artistico, quest’altro “testimone” della singolare bellezza dei cieli veneziani, è egli stesso, con l’inesauribile e minuziosa dovizia di particolari dei suoi quadri, fonte storica, che attesta, e celebra senza alcunché di retorico, lo splendore di una città che né dominazioni straniere né il logorio lento e progressivo delle sue strutture architettoniche o l’incuria talora dei nostri attuali tempi potranno mai cancellare nella storia del Bello quale si è configurato nei secoli attraverso le opere degli uomini.

  • babilonia61

    Rosalia: mi sembra incantevole poter “vedere” oggi come era una città o un luogo 100-200 o 300 anni fa, o almeno come un artista dell’epoca la rappresentava. Ed è proprio dai particolari che si possono trarre maggiori informazioni, quelle notizie che ci servono per entrare nelle dinamiche sociali, ma non solo, di un determinato periodo storico… ecco, questo apporto artistico aiuta l’analisi storica.
    Grazie sempre per commentare, buona giornata.

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