L’economia è stata quasi da sempre la forza motrice dello sviluppo di una società e ancor più in quei secoli decisivi del XV e XVI, secoli che sembrano portare inequivocabilmente all’espansione europea e a un certo primo capitalismo.
Con questa piccola premessa, presento un prezioso libro di Fernand Braudel, storico francese che partecipò alle Annales, vissuto dal 1902 al 1985, e docente, fra i tanti incarichi, al Collège de France e all’Ecole des Hautes Etudes. Dicevo del libro, Espansione europea e capitalismo, edito da il Mulino, che vale la pena leggere, magari più di una volta, per intrufolarsi nei 200 anni fra il 1450 e il 1650.
Braudel, in poco più di 80 pagine, delinea diligentemente i tratti di uno sviluppo storico che chiama il lungo XVI secolo. Sempre attento ai passaggi temporali, ai lunghi, brevi e corti periodi, in questo saggio l’autore introduce gli anni in cui il capitalismo europeo prende forma, si delineano le fortune dei grandi banchieri fiorentini come i Medici o di quelli tedeschi come i Fugger, si scoprono nuove terre, si importa l’argento dall’America, il sistema economico aiuterà la crescita delle società.
Annota Braudel: Nel XVI secolo sorgerà e si svilupperà ampiamente una industria rurale, libera dalle costrizioni, ma anche priva della protezione di regolamenti corporativi. La presenza dei mestieri nei centri di campagna non costituisce una novità: il fatto nuovo è invece che i mestieri siano sempre più al servizio, agli ordini della città vicina, imprigionati nelle vaste reti di un economia capitalistica.
E il capitalismo porterà allo sviluppo dell’arte, dell’architettura, porterà benessere, porterà la formazione del ceto borghese, porterà l’aumento delle importazioni e delle esportazioni, degli scambi commerciali. Ma nello stesso tempo, come in presenza dei flussi e riflussi dei grandi movimenti secolari, capitalismo significa anche avere periodi di crisi. Così sarà alla metà del XVI secolo.
Cicli storici che, sotto altre forme, si ripetono anche oggi.
Rino, invitando alla lettura.











“E il capitalismo porterà allo sviluppo dell’arte, dell’architettura, porterà benessere, porterà la formazione del ceto borghese, porterà l’aumento delle importazioni e delle esportazioni, degli scambi commerciali.”
Questa frase è davvero emblematica: chi possiede la ricchezza vuole palesarla, le commissioni non sono così più solo della Chiesa o di principi ma diventano private… penso alla meraviglia del Tondo Doni, penso alla singolarità di quella bella cittadina che hai visitato di recente, San Giminiano, che si distingue per le sue torri, simbolo della ricchezza dei suoi cittadini, simbolo di un capitalismo nascente, penso alla collezione Guggenheim, a quella degli Agnelli. Penso alla letteratura che si fa borghese, che esce dalle corti per diffondersi a macchia d’olio, e qui ha tanta parte anche il tuo amico Gutemberg.
Marmott: ben dici che chi aveva ricchezza voleva palesarla, e la palesava tramite opere d’arte, quadri, sculture, oggetti preziosi, manoscritti… e con buon gusto. I 200 anni che considera il buon Braudel sono davvero importanti nello sviluppo della storia moderna, hanno un profondo divenire che studiarli è necessario per capire il continuum storico che porta ai nostri giorni. 200 anni che abbracciano eventi, fatti, misfatti che dovrebbero far riflettere, non solo lo studioso, ma anche il profano: sviluppo del primo capitalismo, la stampa gutenberghiana, la Spagna di Filippo II, l’oro e l’argento americano, i commerci con occidente e oriente, la classe borghese che si affaccia alla politica, i turchi che avanzano, la caduta di Costantinopoli… insomma. Grazie. Una buona giornata.
Ma quante guerre in quei duecento anni! E’ il trionfo delle armi da fuoco. Mi sembra che sempre l’uomo ha accompagnato le sue migliori scoperte con le peggiori
marina, sconsolata
Che bello! Hai parlato, e fatto parlare, il mio storico preferito. “La méditerranée” + forseil più grande libro di storia mai scritto,
Un caro saluto
Marina: guerre, sempre guerre, troppe guerre… guerre, motore dell’economia (sic!). Buona domenica.
Alessio: grande storico il nostro Braudel. Preziosi tutti i suoi scritti, ma uno in particolare: Civiltà e imperi nel Mediterraneo nell’età di Filippo II, un capolavoro. Un abbraccio.
Guerre! C’era fame di terra e di potere. Il mio professore di economia politica diceva che ogni guerra si fa per fame di terra. Un abbraccio, Rino, sempre colto e puntuale.
U.
Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle.
[...] gia’ centinaia le comunita’ che hanno iniziato la loro Transizione. La strategia della transizione si basa su 5 linee di azione che ogni singola comunita’ mette in pratica adattandole alla sua [...]
Ancora una volta un testo essenziale pubblicato da Il Mulino, casa editrice attenta e imprescindibile per la storia e la saggistica culturale.
Ubaldo: purtroppo le guerre sono state e sono motore dell’economia, quel distruggi e ricostruisci che tanto piace alla stirpe umana. Un caro saluto.
Damiani: buona casa editrice il Mulino, si possono trovare eccellenti testi per approfondire determinati argomenti storici. Una buona settimana.
[...] l’andamento generale dei prezzi si basava sul fabbisogno di grano e di cereali, per cui, citando Braudel, la civiltà europea è una civiltà di mangiatori di [...]
[...] è il nostro approccio con i fatti: la storia moderna parte dagli ultimi anni del 1400 sino a raggiungere il Congresso di Vienna, dopodiché abbiamo il cosiddetto Risorgimento, passando [...]
[...] fuoco, o la scoperta di nuove terre, per non dimenticare la prospettiva nel campo pittorico; – il commercio sposta il suo asse dal Mediterraneo all’Atlantico, con le terre americane; – invenzione della [...]
[...] Articoli che potrebbero aiutare nelle risposte: – Masaniello e la Repubblica partenopea del 1647. – 1600, un secolo di scoperte. – Espansione europea e capitalismo dal 1450 al 1650. [...]
[...] del XV-XVI. – Filippo II e l’oro americano. – Campagne e città europee nel XVI secolo. – Espansione europea e capitalismo dal 1450 al 1650. – Le monete e il real spagnolo nel XVI secolo. – I bauli coloniali [...]