Jacopo de’ Barbari e la Venezia del 1500

Continuiamo a scrivere di cartografia e fermiamo la nostra attenzione su un pittore, un incisore veneziano, Jacopo de’ Barbari (Venezia? 1450 ca. – Malines, Fiandre, 1515 ca.), che si distinse per un suo particolare stile, essendo, a mio avviso, uno dei precursori del trompe l’oeil.

Siamo in pieno Rinascimento, il nostro artista, divenuto famoso in vita, lavorò per celebri personaggi, fra i quali Massimiliano d’Asburgo e Margherita d’Austria. Pare che Dürer lo abbia chiamato suo maestro e addirittura lo abbia conosciuto personalmente nel suo primo viaggio a Venezia. Così di lui annotava:        

  

[…] Non ho trovato nessuno che abbia scritto qualcosa sui canoni delle proporzioni umane, eccetto un uomo chiamato Jacob, nato a Venezia e pittore affascinante. Mi mostrò le figure di un uomo e una donna, ché realizzò in base a dei canoni matematici di proporzione, così ebbi modo di vedere ciò che intendeva, anche se egli non volle mostrarmi completamente i suoi principi, come intesi chiaramente.”


Ciò che di lui ci interessa in codesto articolo è la stupenda e pregiata silografia della Pianta di Venezia, un grande lavoro certosino pieno di dettagli, particolari, rifiniture, mappa edita da Anton Kolb nel 1500, lavoro prodotto, si crede, da un solo uomo che impiegò tre anni a finirlo. Capolavoro della cartografia di quei tempi – e non solo -, la cartina rappresenta la città lagunare nei minimi dati, nelle calli ben definite, nei palazzi, nelle navi che entrano in porto, il tutto visto dall’alto, come fosse da un uccello in volo, una sorta di fotografia aerea. De’ Barbari fu uno dei primi a stabilire criteri del tutto innovativi sia per le dimensioni, sia per l’eleganza del lavoro. Ma non bisogna dimenticare che ancora nel XVI secolo, le carte geografiche erano “altresì veicoli di ulteriori significati astratti o concettuali” (1), nel senso che illustravano anche particolari idee o specifici avvenimenti, così come potevano essere mezzo di informazione e propaganda.

Da notare, fra le tante cose, l’elegante campanile di San Marco.          

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1. Juergen Schultz, La cartografia tra scienza e arte, Franco Cosimo Panini, Modena, 2006, pag. 50.

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- Un bellissimo link per scoprire le varie parti della xilografia: http://www.tridente.it/venetie/map/map.htm

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(Articolo rivisto e aggiornato il 7 Febbraio 2012)


13 Risposte to “Jacopo de’ Barbari e la Venezia del 1500”

  • Stefi

    Stupendo entrare a poco a poco nella veduta di Venezia!
    Interessanti come sempre i tuoi post, ma questo e quello precedente mi hanno particolarmente colpita anche perché poco tempo fa ho visto la mostra: “La città disegnata dagli architetti. GUARINI, JUVARRA, ANTONELLI. Segni e simboli per Torino”, avendo così modo di approfondire un po’ la mia città attraverso quadri, disegni, foto. E mi ha molto emozionata, in un’incisione del 28-10-1640 di Giovenale Botto – su disegno di Michele Antonio Raynero -, che rappresenta la veduta della città di Torino durante l’assedio del 1640, scoprire che quello che è il quartiere dove sono nata e vivo esisteva già come borgo sulla riva destra del fiume, mentre la città entro le mura si stendeva sulla riva sinistra.
    Ho scoperto molte altre curiosità come questa lettera sul compenso per la consulenza di Filippo Juvarra per il sopralluogo e i calcoli per l’innalzamento della Cupola del Santuario di Vicoforte: “Al Signor Abbate Don Filippo Juvarra in 10 luiggi d’oro, annelli, istoria e confiture, veture per lui e il suo servo nella venuta, e ritorno da Torino, oltre la cibaria di 4 giorni somministrata dal Monastero £ 275.10.0” …ed oggi camminando fra le opere dei tre grandi architetti ne godo appieno.
    Un caro saluto
    Stefi

  • babilonia61

    Stefi: ecco, questa è coscienza storica, è memoria storica, è conoscenza del vissuto: complimenti! Ed è ciò che manca ai giovani d’oggi, ricercare, curiosare, indagare, sapere dove vivono, da dove provengono certe loro tradizioni, è capire il passato, giacché solo comprendendolo si può essere coscienti che siamo frutto dei nostri padri, dei nostri nonni, della nostra terra, delle influenze culturali, sociali, economiche anche dei nostri vicini… Come scrisse Santayana: Coloro che non ricordano il passato, saranno condannati a viverlo di nuovo. Un sincero abbraccio.

  • Marmott79

    Ciao Rino, adoro le stampe di città ma in realtà non mi ero mai curata di vedere chi ci fosse dietro, non mi ero mai soffermata a pensare che anche loro sono frutto dell’ingegno di uomini, opere d’arte proprio come i quadri. Per me hanno sempre avuto il senso che io gli attribuivo, quello dei miei ricordi: visito una bella città storica e come souvenir mi porto a casa una stampa… adesso il mio solo problema è che non ho più porzioni di muro libere. La cosa curiosa? Non ho stampe delle città in cui ho vissuto.

  • babilonia61

    Marmott: a questo serve la storia, a capire che dietro ogni azione, ogni evento, ogni fatto, che dietro ogni mappa, ogni cannone, ogni spada, che dietro ogni idea, ogni ideale, ogni… c’è l’uomo! E ancor più la sua psicologia. La storia è anche storia della psicologia umana, diceva il buon Bloch. Un abbraccio e buona settimana di proficue letture.

  • Dona

    Deve essere stato un tipo molto calmo Jacopo de Barbari per riuscire a compiere tali capolavori o al contrario riusciva a scaricare il suo nervosismo in cosi’ fini grafie… chissa’!
    un caro saluto
    Dona

  • babilonia61

    Dona: certo, pazienza, tranquillità e soprattutto mano ferma. Un grande abbraccio.

  • Tiziana

    Oscar Wilde disse:
    “E’ molto più difficile parlare di una cosa che farla. Nell’ambito della vita di oggi questo è naturalmente ovvio. Ciascuno può fare della storia, ma solo il grande storico può scriverla”.
    Aggiungerei, le immagini dal passato sono quanto di più meraviglioso arriva a noi. Basterebbe solo dedicare la giusta attenzione, soffermasi ed osservare.
    Felice fine settimana, Tizy

  • babilonia61

    Tizy: come disse qualcuno: Fra il dire e il fare ci sta di mezzo il mare!. Indubbiamente, parlare di un evento non è tanto facile, bisogna ascoltare e leggere un po’ tutto, poi sintetizzare, poi adoperare le giuste parole, poi saper comunicare, poi… insomma. Buon fine settimana. Un abbraccio.

  • ubaldo riccobono

    Giusto, Rino. La ricerca è essenziale, non solo nella storia, ma in tutto. Bisogna approfondire, indagare, sceverare, con occhio critico. Solo così si può fare storia e cultura.

    U.
    Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle.

  • babilonia61

    Ubaldo: indubbio, solo con la curiosità si possono fare avanzi scientifici, letterari, artistici. E nella storia ancor di più. A presto.

  • Flavia

    Ho visto ieri una delle copie alle Sale Monumentali della Biblioteca Marciana.
    Una emozione!
    Qualche idea su “come” abbia potuto eseguirla? Intendo: sembra vista dall’alto……come è possibile? L’unica risposta fa appello alla “visione”, alla capacità di vedere oltre, partendo da ciò che si conosce.
    Anche la mappa di Frà Mauro, però……….mica male :-)

  • babilonia61

    Flavia: benvenuta. Certo, è sempre un’emozione vedere le opere da vicino, seppur non possono toccarsi, ahimè!, c’è un rapporto diretto, si possono vedere i dettagli, curiosare certi aspetti che nelle foto scappano, a volte anche odorare il vecchio… Buona serata.

  • rosalia de vecchi

    Questa silografia della Pianta di Venezia possiede un tono pittorico assai pregevole e direi raro… ha un acccentuato carattere plastico che io trovo davvvero importanete per lasciare testimonianza” viva” di un momento storico della città!

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