Pistoia, 13 settembre 2008
interessante leggere l’excursus storico che hai proposto nella tua passata lettera, e non posso far altro che concordare, giacché il latino per molto tempo, dopo l’invenzione gutenberghiana, fu la lingua maggiormente stampata almeno sino a tutto XVI e buona parte del XVII secolo.
Indubbio, il passaggio al volgare fu lento, progressivo, azzarderei a dire, un continuum di quel progresso linguistico che identificava le nazioni europee, avvenendo quasi contemporaneamente in Italia, Francia, Germania, e via dicendo, ognuno con i suoi particolari, ognuno a suo modo; e la stampa collaborò.
Del volgare se ne farà interesse Lutero, che imprimerà migliaia di pamphlet in tedesco per diffondere le sue idee, affinché queste potessero raggiungere la base di una nazione, il popolo, il volgo, il cittadino, il contadino, ma anche il borghese. Tutto questo mentre la Chiesa sonnecchiava, indecisa sul da farsi. Poi, con la Controriforma, siamo già a metà del ’500, anch’essa accoglierà, seppur malvolentieri, il volgare come lingua per divulgare i suoi concetti.
Ma la Chiesa vieterà, ostacolerà che dai torchi uscissero libri che potessero danneggiarla, non solo spiritualmente o moralmente, ma anche economicamente. Nasce così, nel 1559 per ordine di Paolo IV, l’Indice, quell’elenco di libri vietati fra i quali era additato finanche il povero Boccaccio o addirittura il Petrarca, per non dimenticare Rabelais, Giovanni Della Casa, Pietro Aretino.
Pensavo, caro amico, che più una cosa si impedisce, più la gente ha curiosità di sapere il perché, cosa, come, per cui l’oggetto vietato ha più fama e gloria di quello libero. Allora come oggi, nulla cambia nel lento trascorrere dei tempi!
Bene, dicevo, le interdizioni della Chiesa fecero sì che le pubblicazioni diminuissero di numero e che codeste fossero mirate e ben precise, ma nello stesso tempo aumentarono i libri clandestini, i libri importati – anche – da quelle zone in mano ai protestanti, i libri riprodotti in case private, e a tal proposito ricordo il famoso stampatore napoletano Lorenzo Ciccarelli che fra il 1710 e il 1720 dette vita a tanti testi che pochi si azzardavano a presentare.
Di conseguenza, il lettore, il lettore cattolico, doveva stare attento a non peccare, visto che leggere un libro proibito era disobbedire alla Madre Chiesa, peggio ancora se nella sua biblioteca albergava simili opere, ecco dunque nascere un nuovo senso di colpa.
Attenzione però, anche da parte protestante le cose non andavano in modo diverso, certamente non erano tanto i divieti quanto codesti appena citati, e mai ben organizzati. In ogni modo, per esempio, lo stesso Calvino sosteneva che non tutto il popolo era preparato a leggere qualunque cosa, per cui bisognava controllare la produzione e diffusione delle opere. Tutto ciò accadeva nei primi secoli dopo l’invenzione di Gutenberg.
Mi sorge spontanea, in questo preciso istante, una domanda: da parte politica, re, imperatori, principi e reggenti, come vedevano costoro la stampa? La accettarono volentieri, negarono anch’essi pubblicare opere?
Ecco dunque che la nostra conversazione si fa interessante, entriamo in un campo tanto vasto quanto il mondo intero, nello stesso tempo pericoloso da giudicare, comparare, misurare.
Ti lascio l’interrogativo, me ne vado a prendere un caffè e a riflettere su ciò che accade ai giorni d’oggi.
In attesa di presto vederci, un abbraccio.
Rino.
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Immagine: Paolo Belmesseri, Opera poetica, Parigi, Simon De Colines, 1534. Silografia.

E’ una lettera che apre varchi immensi sulla storia del libro e sulla sua diffusione. Interessante anche il concetto di mettere all’indice i libri e incuriosire di più i lettori.
Ciao Michele.
Dev’essere stata un’epoca entusiasmante da vivere quella della prima stampa, una vera rivoluzione culturale.
un saluto grato, marina
Michele: grazie, ci sarebbe tanto da scrivere su quel periodo e sulla rivoluzione gutenberghiana, e noi stiamo appena iniziando. Un caro saluto.
Marina: certo, immagino, quanto meno, più effervescente culturalmente di quella di oggi. Un abbracio.
Alla lettura di questa lettera ho avuto l’esilarante visione dei vari Papi che si sono succeduti, da Leone X in poi, infuriato contro questo strumento del demonio che permetteva a Lutero di diffondere capillarmente le sue teorie. Loro che continuavano a diffondere per l’Europa le loro bolle minacciose sontuosamente vergate a mano e lui che “senza sforzo” diffondeva la nuova religione. Ho spesso messo in relazione la diffusione delle idee luterane con l’invenzione del torchio, una casualità storica stupefacente: poco prima e Lutero avrebbe dovuto investire un bel po’ di risorse nel cercare copisti compiacenti, poco dopo e quello stesso mezzo sarebbe diventato di uso comune, forse banalizzato.
Che epoca che è stata questa… mi ci sto appassionando sempre più, come un quadro confuso che si schiarisce a poco a poco.
Un bacione
Marmott: gran parte della rapida diffusione delle idee luterane si deve alla stampa, e lo stesso Lutero diceva: La stampa è l’ultimo dono di Dio, e il più grande, Dio vuol far conoscere la causa della vera religione a tutta la terra, fino ai confini del mondo. Pensa che tra il 1520 e il 1525 migliaia di pamphlet in volgare – si parla addirittura di 300.000 opuscoli – divulgarono il suo pensiero in tutta la Germania, piccole pubblicazioni di poche pagine ricche di illustrazioni, illustrazioni che saranno fondamentali nella diffusione del pensiero protestante. La Chiesa cattolica sonnecchiava! Col tempo anche i cattolici si accorsero che i torchi potevano servire all’uopo, cioè arrestare l’avanzata pubblicitaria del nemico, e lo fecero stampando anche in lingua volgare.
Grazie per il tuo buon intervento. Un abbraccio.
Questi tuoi scritti su Gutenberg mi hanno ricordato il suo concorrente cattolico ed il museo a lui dedicato in quel di Anversa
http://museum.antwerpen.be/plantin_Moretus/index_eng.html
Un saluto dall’Eternauta, che di professione… stampa.
Eternauta: chiamerei Plantin uno dei primi editori organizzati del XVI secolo, ricordando magari, anni prima, il veneziano Manuzio, ideatore dei primi tascabili. Ambedue sono due figure degne di nota, due personaggi che diedero impulso e diffusione alla stampa.
Interessante il link. Grazie. Una buona serata.
Anche Pirandello rischiò di essere messo all’indice.
U.
Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle.
Ubaldo: non lo sapevo. Grazie. Buona domenica.
Caro Rino sono di ritorno da Bisanzio :)
Presto risponderò, un saluto
Alessio: carissimo, spero la tua peregrinazione a Bisanzio sia stata vantaggiosa. Attendo. Un saluto.