Costumi maschili italiani del 1700

Analizzando alcune statistiche, ho notato che c’è un argomento che attira l’attenzione dei lettori di questo blog: i costumi, la moda, gli abiti delle varie epoche storiche. Cosicché, mi accingo ad apportare un altro granello di sabbia in codesta immensa e variegata materia che è la storia dell’abbigliamento.

Abbiamo già trattato i Costumi italiani del 1400, i Costumi popolari francesi di fine 1700, poi ancora i Costumi francesi del 1700 prima della rivoluzione, ebbene, in questo scritto cercherò di delineare la moda italiana del XVIII secolo, secolo ispirato dal modus vivendi della Francia di Luigi XV (1710-1774).

Ricordiamo, innanzitutto, che siamo verso la fine dell’epoca dell’arte barocca e gli inizi del rococò, oltre che nel periodo in cui l’illuminismo influenzerà la forma di pensare e agire dell’uomo.

Il modo di vestire italiano di quegli anni diventa una divertente ostentazione, abiti colorati, capelli incipriati, glutei e gambe cinte da stretti calzoni. Sembra che l’eleganza e la finezza, esibita tramite colori allegri e tessuti vellutati di solito ampiamente decorati, sfiorino la follia di apparire a tutti i costi, una follia, direi, bella a vedersi.

Dalla corte di Luigi XV, oltre ad arrivare la moda dei merletti d’oro e d’argento, arriva anche l’uso di un ampio mantello senza maniche dal colletto ribattuto, pare già diffuso all’epoca di Luigi XIV, poi diventato redingote, dall’inglese riding-coat (mantello per cavalcare), confezionata con panno nero, blu o marrone, stretta in vita e spaccata dietro per, appunto, cavalcare comodamente. Caratteristico era l’habit à la française, ovvero l’abito con la marsina, marsina meno lunga e meno larga della redingote, che si adopererà, sia in Francia che da noi, fino alla fine dell’Ancien Régime, e poi ancora durante il Primo impero. La marsina nei primi decenni sarà senza collo, aderente al busto e allargandosi poco a poco per mezzo di pieghe, solitamente quattro o cinque, fin sotto le ginocchia. Segue la sottomarsina o la sottoveste, somigliante a un lungo gilet, con le maniche leggermente più lunghe di qualche centimetro rispetto alla marsina. Solitamente la parte anteriore era realizzata con tessuti preziosi, ricamati e ben adornati, mentre quella posteriore, poco o del nulla visibile, era fatta di tela di cotone o lino. La fine della prima metà del 1700 vedrà i calzoni, muniti di varie tasche, allungati, per arrivare appena sotto il ginocchio, qua legati con dei nastri.

Con il passare degli anni e l’avvento della ragione, dell’illuminismo, la moda cambierà, – siamo  oltre la seconda metà del secolo – questa si farà meno decorativa, meno vistosa, più funzionale, si pensi che si giungerà al punto che per cucire un abito si utilizzerà un terzo del tessuto che si usava nei decenni precedenti. Intorno il 1760, in Italia, come a Parigi, capitale della moda europea, avrà un certo successo lo stile di gusto militare, stile contraddistinto da galloni d’oro e d’argento.

Mentre la seta e il lusso erano la tendenza di inizio secolo, il cotone e la lana lo saranno verso la fine.

 

Rino, sarto per caso.

 

 

Pietro Longhi, Il precettore di casa Grimani.

 

 

Abito di cerimonie, Francia, 1729.

 

Alessandro Longhi, Ritratto di Antonio Renier, 1765.

 

 

Fra Galgario, Ritratto di cavaliere Costantiniano, 1740 ca.

16 Risposte

  1. Rino hai colto nel segno!

    Lo sai, i post modaioli sono in assoluto i miei preferiti!

    Quante scoperte e curiosità…fantastico.

  2. Molto interessanti queste informazioni. Pensa che quando ho la possibilità di assistere a sfilate o mostre di costumi d’epoca, io sono lì a contemplare quegli abiti che mi affascinano, e cerco di immaginare come fosse la loro vita e quali fossero i possessori di quei vestiti così pomposi?
    Il passato, almeno per me, non perderà mai la sua attrazione. Grazie per questo post.

  3. Damiani, mio caro buon Damiani, curiosità e scoperte sono alla base di una buona cultura e per chi le ricerca, come te, è un buon segno. Buona serata settembrina.
    Annamaria: ciò che a mio avviso è interessante, è il corso della moda, il suo variare nei tempi, il suo distinguere le epoche storiche, il suo caratterizzare una classe sociale, un popolo, una nazione. Il passato, ben dici, non perderà mai la sua attrazione. Un caro saluto.

  4. Si parla quasi esclusivamente della moda femminile, sorvolando su quella maschile, e si tace sull’importanza che ha avuto l’abbigliamento come specchio della società, esternazione del vivere di un’epoca e non solo, determinante stesso delle usanze e delle architetture come la necessità, tra fine 1600 e 1700 di allargare le porte dei palazzi perché le donne, nei loro vestiti sempre più larghi, non riuscivano a passarci più attraverso. Mi spiace di essermi persa le puntate precedenti… recupererò con calma sfogliando il blog.

  5. Marmott: certo, si parla sempre della moda femminile, eppure quella maschile non era da meno, avendo avuto uno sviluppo davvero interessante da studiare, specialmente, a mio avviso, a partire dal 1500. E accanto al modo di vestire c’è il modus vivendi di un’epoca, di una mentalità. In certi quadri, e lo abbiamo visto, è ben rappresentata, vedi il buon Vermeer, Bruegel e, ancora prima, da Domenico di Bartolo nella sua famosa opera Curare gli ammalati, dove si notano calzature di tutti i tipi. Un caro saluto.

  6. … altro che marsina e sottomarsina … gli uomini in infradito di oggi :-)
    Come sempre caro amico mi hai dato qualche conoscenza in piu’.
    Ps. bella immagine che hai scelto come testata di blog!
    un caro saluto
    Dona

  7. A parte che a me la parola “codesto” mi manda in visibilio, visto che la usate solo voi toscani.
    A parte che a me le infradito sembrano orrendissime oltre ogni dire (soprattutto se a portarle sono gli uomini)…io porto compatti sandali birkenstock.
    A parte che come sempre i tuoi post sono vari e interessanti.
    La domanda che volevo farti è questa (anzi “codesta”): avresti un libro da consigliarmi sull’evoluzione della moda dall’antichità ad oggi? intendiamoci: a me della moda non me ne impippa un tubo (indosso solo sandali, t-shirt comprate ai concerti, felpe, scarpe solide e millenarie, pantaloni comodi, giubbotto non griffato per la bora triestina…), ma mi piacerebbe leggere qualcosa sul rapporto abiti/evoluzione sociale.
    Un salutone

  8. Dona: altre epoche, altre mode, mode a cui oggi attingono gli stilisti.
    Grazie, sono contento ti sia piaciuta l’immagine della testata, è uno dei tanti panorami che si vedono da San Gimignano. Un abbraccio.
    Luciano: certo che con un commento del genere, il rossore del mio viso raggiunge facilmente la punta estrema del mio nasone! grazie. Di libri in commercio ve ne sono tanti, a me piace prendere spunto un po’ qua un po’ là, giacché ognuno di loro ha caratteristiche diverse. Te ne segno qualcuno che mi è piaciuto – sono ampiamente illustrati:

    - Christoph Weiditz, Autenthic everyday dress of the Renaissance, Dover Publication Inc., New York, 1994;
    - Paolo Peri, Eleganza e lusso, Settegiorni editore, 2008;
    - John Peacock, Storia illustrata del costume, Mondadori, 1996;
    - I. Bigazzi (cur.), Apparire con stile. Guardaroba aristocratici e di corte, costumi teatrali e sistemi di moda, Edifir, 2007.
    - Cocciolo Laura, Sala David , Storia illustrata della moda e del costume, Giunti Demetra, 2004.

    Un saluto ai tuoi. A presto. Buona serata.

  9. [...] Costumi maschili italiani del 1700 [...]

  10. Che vanitosi! Fuor di metafora, il tuo post è eccezionale, Rino.
    Ubaldo, lodando i “costumi” maschili.

    U.
    Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle

  11. [...] – Costumi maschili italiani del 1700 [...]

  12. [...] demografico: Londra passò da quasi 600.000 abitanti a 900.000, Parigi da 450.000 a 600.000, Napoli da 300.000 a 450.000. Stessa cosa accadde in quelle più piccole come Marsiglia, Amburgo, [...]

  13. [...] e colletto alto, poi  portato di sera, per le occasioni eleganti. Oltre al frac fu creata la redingote, all’inizio una giacca usata per l’equitazione, la “riding coat”, ossia una lunga giubba a [...]

  14. [...] progetto costituzionale, riformando anche la giustizia. Una crisi manifatturiera attraversava l’Italia, crisi dovuta per lo più alla concorrenza estera che proponeva prodotti a basso costo. Nello [...]

  15. [...] Vincenzo Corrado era un esperto cuoco dal buon gusto, proprio in un’epoca in cui si parlava di buon gusto. Delle tantissime ricette proposte, ne ho scelto quattro che hanno attirato la mia attenzione di [...]

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