Pistoia, 4 settembre 2008
Carissimo Alessio,
con piacere ho ricevuto e letto la tua lettera del 2 settembre c.a. sulle tue considerazioni intorno alla stampa religiosa della fine del XV e XVI secolo.
Concordo con te nel dire che sia i protestanti sia i cattolici abbiano visto nell’invenzione del nostro Gutenberg un mezzo per comunicare e diffondere le loro dottrine. Il luteranesimo lo farà con atteggiamento critico – se atteggiamento possiamo chiamarlo -, invogliando il popolo alla lettura, ma nello stesso tempo stimolandolo a riflettere sulle parole che la Bibbia desiderava comunicare. La Chiesa cattolica ostacolerà lo sviluppo delle eresie con tutti i mezzi possibili, scomunica, roghi di libri, proibizioni, ma – e sicuramente sarai d’accordo – più si vietavano, più queste crescevano e si sviluppavano, più Lutero, Calvino e via dicendo acquistavano forza.
Mi dici di Magonza, di Norimberga, e io aggiungerei altresì, qualche anno dopo, Francoforte, Strasburgo e zone limitrofe, tutte località in cui maturava e prosperava una nuova classe benestante e l’espansione commerciale permetteva un ulteriore impulso alla diffusione del libro. Magonza, città dove Gutenberg sviluppò le sue idee, a quel tempo era un centro mercantile di primaria importanza, in cui i borghesi acquistavano poco a poco una indubbia influenza nelle decisioni politiche e sociali. Ancor di più, aggiungo: Magonza era un famoso arcivescovado cattolico, ciò fa riflettere – anche, ma non solo – sul perché la Bibbia a 42 linee fu la prima opera stampata di un certo rilievo.
Non so se avrai notato che la prototipografia si sia sviluppata lungo il fiume Reno, fiume navigabile e fondamentale via di comunicazione e di scambio merci, in quel meraviglioso fine XV sec., essendo un dato, codesto, che ci fa capire quanto sia stato fondamentale avere un corso d’acqua nei pressi o dentro una città. Infatti, narrano le cronache, i libri spesso viaggiavano – non ancora rilegati – tramite imbarcazioni, dentro botti chiuse per evitare, per quanto possibile, l’umidità.
Insomma, caro mio, il passato ci riserva sempre piacevoli sorprese, a tal punto che stamani, gironzolando come un flâneur per Pistoia, mi chiedevo sul peso dei caratteri mobili nelle lingue nazionali. In proposito, ricordo che dal XVI secolo si cominciarono a stampare opere in volgare, segnalandomi tu stesso, il Decameron di Boccaccio in Italia e perfino Rabelais in Francia, opere, d’altra parte, censurate dalla Chiesa cattolica.
Concludendo queste righe, quanto pensi che l’Umanesimo abbia influito sulla diffusione della lingua volgare? E il ruolo della stampa?
Quanti punti su cui possiamo conversare!
Qua ti lascio, aspettando il tuo seguito su questo gradevole tema, tema che ci portava via intere ore dialogando placidamente davanti una buona tazza di caffè; caffè rigorosamente Espresso, per favore.
Un abbraccio,
Rino.
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- Rino ad Alessio: Riflessioni su Gutenberg, lettere a un amico (I)
Invidio un’amicizia come la vostra, che arricchisce, anche intellettualmente. Immagino voi, ognuno seduto alla propria scrivania, vi scrivete carichi di scienza e magari, senza confessarlo, saltuariamente aprite l’enciclopedia per controllare… due giocatori di Risiko, e il vostro mondo da conquistare è la scienza.
E’ eccezionale leggervi e apprezzare ogni riga intellettuale e amicale che sapete scambiarvi…
grazie di proporcele!
Marmott:
… no, lo giuro! Noi l’enciclopedia non l’abbiamo sbirciata :)
al massimo l’Encyclopédie :)
Damiani
Sì, ma ora ci vuole un po’ di vis polemica :)
Rino
Avrai presto mie notizie…
Marmott: grazie. Ti confesso che i dialoghi con Alessio sono sempre fruttiferi, portano a interessanti conclusioni, a riflessioni che spingono maggiormente all’indagine e all’approfondimento.
Dice bene, l’Alessio, sbirciamo l’Encyclopédie – l’originale, però :-) . Buona giornata.
Mio caro Damiani, cerchiamo di dare solo ciò che abbiamo, e da parte mia è poco, quasi nulla, forse solo la passione per una materia che da decenni mi ha preso mente e corpo. Un abbraccio.
P.s.: Quando Alessio parla di vip polemica intende dire che gli – ci – piacerebbe instaurare un dialogo anche con i commentatori, magari tramite domande, opinioni, riflessioni, insomma, far sì che il lettore sia coinvolto nella nostra corrispondenza.
Alessio: aspetto tue nuove. A leggerci, dunque.
Ci si sente un po’ intrusi in queste vostre dotte conversazioni.
Il rogo dei libri mi fa pensare all’inquietante Fahrenheit 451 che sto leggendo in questo periodo.
Artemisia: il nostro scopo è cercare di intavolare un dialogo con coloro che lo desiderano, aprire le nostre lettere a tutti, spingere alla riflessione; per favore, non Vi sentite intrusi, qualunque parere aiuta ad approfondire l’insieme.
Tornando al tuo tema, a quello del rogo dei libri – interessante tema che prenderemo in esame nelle nostre lettere -, l’Inquisizione, l’Indice, gli stessi roghi, i libri vietati politicamente e via dicendo sono tutte caratteristiche che dimostrano il valore dell’invenzione, della diffusione della stampa, della potenza della comunicazione scritta. E lo capiranno i cattolici, i luterani, i calvinisti, i re, i principi, i primi giornalisti del XVIII secolo, insomma, Gutenberg rivoluzionò anche la vita sociale, economica….
Buona serata.
Sono belli i dialoghi culturali tra amici, e fruttuosi. Il libro stampato è stato la più grande rivoluzione di tutti i tempi. Non dobbiamo dimenticarlo, perchè la comunicazione cartacea è essenziale. Se dovesse morire, morirebbe la cultura.
U.
Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle.
Ubaldo: sissignore, la più grande rivoluzione di tutti i tempi. Felice settimana.