Abbiamo già parlato dei taccuini sanitatis, fonte inesauribile di informazioni storiche del XIV secolo. Aggiungo solo che all’immagine seguivano poche righe che la completavano, righe piene di grande freschezza narrativa.
Vi lascio tre rappresentazioni: nella prima si descrive la preparazione del formaggio, notiamo i vari utensili adoperati all’epoca, il focolare scoppiettante, gli abiti caratteristici e il grosso cane che guarda assorto l’uomo innanzi a sé; la seconda scena si svolge in una primitiva sartoria, ci da un’idea dei semplici abbigliamenti che si adoperavano nel ‘300, oltre al fatto che sono tutte donne, colpisce il modello delle forbici e la cliente che esce da uno stanzino con un vestito di seta appena confezionato; l’ultima figura, la terza, rappresenta degli individui, sicuramente una famiglia, dedicati a cantare la messa, erano anni di fede e devozione; bisogna pur ricordare che il XIV sec. fu particolareggiato oltre che da carestie, anche dalla grande e terribile peste nera, che decimerà circa un terzo della popolazione europea.















1 settembre 2008 at 7:30 pm
Che forte… non avevo mai pensato che i camerini potessero risalire al XIV secolo. A pensarci bene è incredibile il numero di cose che ci portiamo dietro dalla storia, alcune attualissime come il passaporto, altre completamente sorpassate come gli assegni. Chi sa per quanto tempo ci porteremo dietro internet?
2 settembre 2008 at 7:41 am
Marmott: è indubbio che il nostro presente sia impregnato dal nostro passato, dalle azioni, decisioni dell’ieri, dopotutto siamo il frutto dei nostri genitori, dei nostri nonni, dei nostri avi, anche, e specialmente, nella nostra mentalità, carattere, modo di agire e pensare. Ciò che mi sconsola un po’ è la mancanza di coscienza storica dei giovani di oggi, giovani che guardano più al futuro, giustamente, ma non al passato e, forse, nemmeno al presente – con le dovute eccezioni. A presto leggerci. Un caro saluto.
2 settembre 2008 at 5:47 pm
Mi sono soffermata sulla prima immagine perche’ in questi giorni ho vissuto una simile atmosfera ( come del resto da 3 anni a questa parte a fine agosto quando organizziamo una piccola festa nella mia frazione).
Nel cortile davanti alla “casa vecia” allegri e quasi improvvisati cuochi rimestano la polenta nelle vecchie “cagliere”, la fiamma che solidifica l’acqua alla farina sembra uscire dalla ghiaia. Le quaglie girano infilzate e stanno ultimando l’abbronzatura, nella “lobia” si macina la carne col lardo secondo la regola dei “conz”. Sara’ una bella festa!
un caro saluto
Dona
3 settembre 2008 at 7:50 am
Dona: molte tradizioni che ancor oggi seguiamo affondano le radici nel passato, epoca moderna, medioevo, età imperiale, e via dicendo. Ed è per codesto motivo, anche ma non solo, che insisto si dovrebbe studiare la storia con occhio leggermente critico, ciò permetterebbe capire il nostro presente e di conseguenza accettarlo. Un abbraccio.
8 settembre 2008 at 1:55 am
Non finisci mai di stupirci, proponendoci del passato cose che ignoravamo, ma interessanti e istruttive da scoprire. Grazie, sempre per i particolari e i dettagli.
U.
Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle.
8 settembre 2008 at 2:21 am
Ciao Rino
sai, nei periodi in cui mi distacco dal web rifletto sempre sulle modalità in cui questo immenso mondo virtuale influisce sulla nostra vita, sulle nostre abitudini.
Quando poi il distacco finisce, e riesco a trovare del tempo per leggere con calma scritti come i tuoi, mi rendo conto di quanta ricchezza questo mondo virtuale possa offrire, perchè la conoscenza è ricchezza.
E fortunatamente esistono luoghi in cui nozioni e conoscenze vengono messe a disposizione di chiunque le sappia apprezzare.
Ed allora penso che c’è del buono anche nella realtà della rete.
Perdona questi pensieri un po’ slegati, ma è quello che ho pensato ritornando a leggere i tuoi scritti dopo questo mese di assenza.
Un caro saluto a te
8 settembre 2008 at 7:21 am
Ubaldo sono dettagli che illustrano il passato, un passato che sembra lontano, ma non lo è, eppoi un’immagine vale mille parole. A presto. Un caro saluto.
Carlo: grazie, i tuoi pensieri sono da me accettati con tutto i cuore. I mezzi, la materialità, gli oggetti se adoperati con cognizione di causa, per ciò che sono e valgono, possono apportare tanto, se poi ne diventiamo schiavi, beh!, è preoccupante.
Speriamo un giorno incontrarci e poter dissertare del più e del meno. Un abbraccio.