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Aug 292008
 

Veritatem dies aperit

Il tempo svela la verità (Seneca).                                                                        

La storia è anche raccolta di informazioni eseguita tramite l’analisi di documenti, corrispondenze, archivi, dichiarazioni scritte e orali. E non solo è questo, ma è altresì psicologia delle testimonianze.

Lo storico, non avendo una conoscenza immediata e personale degli avvenimenti di un tempo, più di ogni altro, dovrà appurare la verità di una testimonianza, dovrà verificare se una data notizia è vera, è infondata, è verosimile. A volte non è facile, se pensiamo che addirittura un falso racconto ha provocato la furia delle folle sconvolgendo uno status quo. Le testimonianze possono essere false del tutto, vere in parte, possono avere briciole di realtà, possono essere tanto fantasiose da risultare avvincenti. Di sovente nascono da osservazioni personali inesatte, non volute appositamente, quasi fossero casuali. Così come le verosimili notizie di un articolista che affrettato dalla chiusura del giornale si appresta a terminare un articolo fantasticando con aggettivi e attributi per abbellire il racconto e completare le righe a sua disposizione, articolo che fra 50, 100, 500 anni sarà studiato da uno storico per verificare l’attendibilità.

In tutto ciò, i periodi di guerra sono stati e sono cune di false notizie, in cui una coscienza collettiva ha potuto, e può, trasformare una semplice voce in una storia dalle apparenze veritiere. I soldati spesso inconsciamente alteravano i racconti a loro giunti, abbellendoli, arricchendoli, fantasticandoli, stuzzicando l’immaginazione. Ancor di più, a molti soldati piaceva deformarli inconsciamente per metterli d’accordo con una linea di pensiero generalmente accettata. Lo studioso avrà duro compito nel riuscire a discernere la menzogna dalla verità.

Racconta Marc Bloch, storico di cui abbiamo già parlato, che ha partecipato alla Prima guerra mondiale e alla quale di seguito si riferisce:                         

“Mi rammento che, quando, gli ultimi giorni della ritirata, uno dei miei superiori mi diede l’annuncio che i Russi bombardavano Berlino, non ebbi il coraggio di respingere questa deliziosa immagine; ne avvertivo vagamente l’assurdità e l’avrei di certo rigettata se fossi stato in grado di riflettervi; ma era troppo piacevole perché uno spirito depresso in un corpo affaticato avesse la forza di non accoglierla”. 1                                                                                        

Se ciò accadeva meno di un secolo fa, immaginiamoci tutte le false notizie o le mezze verità che la storia possiede e che è difficile controllare. Dunque, il compito dello storico è anche analizzare la psicologia di una notizia, in che epoca si sviluppò, in che ambiente culturale, in quale circostanza storica, in quali caratteristiche mentali, in quale paese, in quale ceto sociale. Due o tre documenti, che a primo acchito sembrano attendibili perché concordanti, si possono rivelare falsi, vuoi perché l’uno copiato dall’altro, vuoi perché si basano su un’artificiosa notizia, vuoi perché, ed è spesso accaduto, uno degli autori semplicemente non è mai esistito e gli altri due hanno copiato un… inesistente.

Diceva Bloch:                                                                                                       

L’arte di discernere nei racconti il vero, il falso e il verosimile si chiama critica storica.”                                                                                                     

Ed è codesta critica storica, difficile e ardua, che sta alla base di una affidabile e credibile Storia. Non dimentichiamo l’ammonizione di Tucidide (460 a.C.-400 a.C.) che oltre 2000 anni fa disse che                            

la maggior parte degli uomini, piuttosto che ricercare la verità, che è loro indifferente, preferisce adottare le opinioni che vengono loro riferite già belle e pronte.”                                                                                                         

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1. Marc Bloch, Storici e storia, Einaudi, 1997

Comments

  14 Responses to “Le false notizie della storia”

  1. Quanta saggezza in quello che dici. Tutto ciò che ci perviene tramite notizia, tutto ciò che ci riferiscono… ha sempre una parte di inverosimile. Quando si dice è storia… è tutto documentato… e così è anche per la cronaca: la verità sta negli occhi di coloro che hanno visto. Io credo che l’uomo sappia che i racconti sono gonfiati dai narratori: l’intreccio fra fantasia e realtà è un segreto dell’autore. Buona giornata.

  2. L’estate scorsa mi capitò sottomano il libro di Sarah Bradford “Lucrezia Borgia”, Oscar Storia Mondadori, che stravolge completamente la consolidata visione che di questo personaggio storico è stata tramandata. Alla donna vipera, arrivista e avvelenatrice si sostituisce quella di donna, moglie e madre: una donne comune quasi, travolta dagli eventi e dai suoi familiari che l’hanno utilizzata come strumento per accrescere il proprio potere. Ora, così come non ho mai voluto credere alla teoria della donna perfida, non credo nemmeno che si possa ridurre la Borgia a casalinga premurosa… alla fine scelgo l’immagine che preferisco, anche se so che potrebbe essere falsata.
    PS: grazie del commento, è molto carino, è da un po’ che mi sono messa il tuo feed sul reader di google, così so quando aggiorni.

  3. Annamaria: potrei azzardare a dire che noi vediamo la storia con gli occhi degli altri, almeno quella che non viviamo o abbiamo vissuto personalmente, con gli occhi dello studioso, dello storico, ma anche con gli occhi di chi l’ha vissuto e la racconta. Il nostro compito, di coloro che desiderano approfondire, è andare all’origine delle cause, degli avvenimenti, dei fatti, cercando di consultare più teorie possibili, quanto più punti di vista possibili, quanto più documenti possibili. In ogni caso non sempre è facile. Una buona serata.
    Marmott: benvenuta. A volte la verità sta nel mezzo, a volte di lato, a volte è troppo nascosta. Chi racconta la storia la racconta dal suo punto di vista, da come l’ha studiata, con gli occhi pieni del suo carattere, delle sue esperienze, del suo volerla raccontare. Gli storici, per quanto possono, si distaccano dall’opinare, desiderano solo dare una critica storica quanto più vicina alla realtà dei fatti. Ci riescono? Qualcuno. Grazie a te per commentare. Un saluto.

  4. Io ho una grande ammirazione per il lavoro degli storici (onesti), ma so che anche quando sono onesti lavorano con qualche cosa di fluttuante e inafferrabile. Eppure bisogna raccontare agli uomini la loro storia di uomini.
    grazie, marina

  5. Marina: dici bene che bisogna raccontare agli uomini la loro storia di uomini, e a questo punto mi domando: vogliono, desiderano loro ascoltarla? Felice domenica di fine agosto.

  6. Verissimo. In particolare con certi tipi di fonti, come le fonti delle arti figurative… presto mi cimenterò su alcuni post di questo argomento :)

    Un saluto

  7. Bellissima citazione quell’ultima frase sulle opinioni servite belle e pronte, ci leggo molto del tempo corrente, non trovi?
    Laura

  8. Alessio: … arti figurative di cui aspetto leggere tuoi posts. Felice fine domenica.
    Laura: beh!, dopotutto la massima di Tucidide è valida anche per i nostri giorni; poca gente spende il tempo alla ricerca della verità, generalmente credono quasi tutto gli fornisce la televisione, la radio e certi libri – con le dovute eccezioni. Un saluto.

  9. E’ tutto vero ma ciò fa sì che uno alla fine si senta smarrito: a chi credere? Un po’ la stessa cosa per quanto riguarda le notizie di attualità. A chi credere?
    Un caro saluto,

  10. Artemisia: l’importante è avere un’ampia visione dei fatti. Eppoi, come diceva Bloch, anche nei falsi c’è una storia! Buona serata.

  11. Come hai ragione amico mio!
    Proprio per questo non riesco a credere totalmente a quello che si legge sui Vangeli scritti molti anni dopo la morte di Gesù e sulla base di racconti tramandati a voce.
    Per non parlare delle manipolazioni ai testi fatte durante il Concilio di Nicea.

  12. Chirieleison: certo, e aggiungo: tradotto e ritradotto dall’arameo, al greco, al latino, all’inglese, all’italiano, al…. considerando anche che certi vocaboli non avevano, né hanno corrispondenza con certi altri linguaggi. Buon martedì.

  13. Che cos’è la verità? Un bel problema, sul quale si sono arrovellati filosofi, scrittori, poeti. La verità è relativa? La verità storica esiste ed è dimostrabile? Ben detto, Rino, ci fai meditare davvero.

  14. Ubaldo: a mio avviso vi sono tante verità materiali quante le menti esistenti! Buona settimana.

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