Qualche giorno fa, nella mia piccola e umile biblioteca, stavo cercando un certo libro per approfondire un argomento. Così, sbirciando qua e là, mi ritrovai per le mani un volumetto edito nel 1970 da A. Mondadori, dalla graziosa copertina verde, illustrato da due dorati cavalieri che annunziavano la nascita del Grande Delfino Luigi di Borbone (1661-1711), un libro, dicevo, che tratta di Luigi XIV. Sfogliando le pagine mi colpì una lettera del 1668 che il Re Sole aveva mandato al figlio, a cui dava istruzioni su come comportarsi.
Diceva:
Se c’è un orgoglio legittimo in noi, ci sono anche una modestia e un’umiltà non meno lodevole. Non pensate, figliolo, che queste virtù non siano fatte per il re. Invece ci appartengono più che a qualsiasi altro uomo. Perché, tutto sommato, quelli che non hanno nulla d’eccezionale né per fortuna né per merito, qualunque opinione abbiano di se stessi, non possono mai essere né modesti né umili; queste virtù suppongono in chi le possiede un minimo di superiorità, un minimo di grandezza dalla quale può trarre ragione di vanità…
Non confrontatevi, figlio mio, con principi inferiori a voi: pensate piuttosto a quelli vissuti nei secoli scorsi, che più sono ammirati e stimati… Riflettete con una certa severità alle vostre debolezze. In questo modo soltanto sarete umile. Ma quando invece si tratterà del posto che avete su questa terra, dei diritti della Corona, del re insomma e non del privato cittadino, tenete alti più che sia possibile il cuore e la mente. Non tradite la gloria dei vostri avi, né l’interesse dei vostri successori che rappresentate. Perché allora la vostra umiltà diventerebbe bassezza.
Modi e mentalità di un’epoca.
Rino, cercando e ricercando.







“Riflettete con una certa severità alle vostre debolezze”… ha ragione Luigi XIV: è un esercizio da compiere quotidianamente, un consiglio da seguire.
Un saluto, a presto
Come possono essere incisivi certi modi di pensare. Questo del Re Sole dato come consiglio al figlio e’ molto intelligente e “fine”… chissa’ se ne ha tratto insegnamento.
Un caro saluto
Dona
ottima lezione!
sia quella del re che la tua per noi, come sempre
ti abbraccio, marina
Alessio: purtroppo, il problema sta nella difficoltà della riflessione, a volte non accettiamo – accetto – una nostra debolezza. Buon inizio settimana.
Dona: il figlio non salì al trono, non era legittimo, al suo posto venne Luigi XV, il pronipote. Non ho notizie se abbia – dico del figlio – seguito l’insegnamento del padre, mah! Buona serata.
Marina: bentornata dalle vacanze che, sicuramente, avrai disfruttato con buoni libri e buona musica. Un abbraccio, a presto leggerci.
affascinante tuffo nel passato.
Che anche a noi sia dato di trovare i giusti consigli in questa lettera?
un abbraccio!
Estimado Don Babilonia:
“Nobleza obliga” decian los abuelos.
Un noble sin humildad no podria ser llamado noble.
Un saludo desde el blog de al lado.
Cata
Damiani: forse i vecchi precetti sono ancora validi, chissà. Buon pomeriggio di fine agosto.
Cata: usted tiene toda la razòn, Nobleza obliga. Un beso desde una Toscana verde.
… quanto amore in questo padre re che dà i giusti consigli al figlio (ma sapeva che il figlio non gli sarebbe succeduto??? conoscere ciò sarebbe utile per provare a decifrarne le intenzioni..) e qui, confesso, che Cata mi ha preceduto perché anche a me è venuto in mente lo stesso pensiero: “Noblesse oblige”…, a prescindere!!
A mio avviso, che sian re o semplici umani.., la “grandezza” di una persona deriva, o è proporzionale, alla capacità di riconoscersi come la più infinitesimale parte dell’insieme… e comunque sia, non è cosa da poco, incluse o soprattutto, le proprie debolezze o limiti!!
beh, scusate, ma così mi è uscita … Poi non dimentichiamoci della dicotomia…tanto amore da un lato ma altrettanta determinazione in guerre di conquista o di consolidamento dall’altro!… Insomma: un colpo al cerchio ed uno alla botte!!…ma ormai mi pare di capire che la Storia funziona così: un alto costo e, a volte, un alto beneficio (ma nessuno ha mai provato a fare un “bilancio”???)
Infine uno spunto per riaprire un altro commento (unendo pensieri..), com’è diverso l’insegnamento ad un Principe che emerge da questa lettera da quello che nel “Principe” ne fa il Machiavelli (n.b.: il mio definire interessante l’opera non intendeva qualificarne o condividere le origini , i presupposti o le intenzioni, semplicemente sottolineare come possa essere importante conoscere un punto di vista o un teorico “modus operandi” che potrebbe essere condizionante nella vita, in una certa epoca… ieri come oggi…, di un “principe” dominante sui suoi “sudditi”…).
Ma non è mai tutto oro quel che luccica… (come la lega di certe monete ci ha fatto intendere!!..) e forse nemmanco il fulgore di un re Sole!!
Stefi dubbiosa
Stefi: la dicotomia, a mio avviso, è alla base della vita, dell’uomo, indi, della storia. Guerra e pace, cultura e ignoranza, amore e odio e via dicendo, bagnano il nostro vivere e permettono quello sviluppo – sia esso positivo che negativo – e quel continuum che caratterizza una coscienza storica. Machiavelli, come Luigi XIV, come tanti altri, sono stati personaggi che hanno influenzato un’epoca, hanno segnato una strada, hanno dato ciò che era nel loro dare. Il Re Sole invitava il figlio alla modestia e all’umiltà, ma nello stesso tempo gli faceva capire che il suo rango era di un principe, anzi più che un principe. Ecco la dicotomia: può un principe essere umile? Forse sì, e penso a Gautama. Eccezione alla regola? Forse no. Dicotomia, la mia! Un abbraccio.
Il re Sole aveva un cuore e grandi valori morali. L’umiltà è una virtù che se possedessero in tanti, sicuramente avremmo un mondo migliore. Bellissima lettera, così attuale nei contenuti, sembra uno scritto di un anonimo padre ad un comune figlio. Peccato che i nobili del periodo abbiano navigato in altre acque, come ora fanno tanti potenti ed amministatori indegni. Le tue segnalazioni Rino sono sempre di spunto riflessivo. Un saluto.
Annamaria: Luigi XIV diede molto alla sua epoca, influenzò il modo di pensare e vivere di tutta un’epoca. Il suo essere mecenate aiutò lo sviluppo culturale francese in quel, direi meraviglioso, XVII secolo. Certo, intraprese anche guerre… faceva anche gli interessi di uno stato, o forse suoi.
Grazie per il commento. A presto. Una buona felice serata.
Gautama, vero mio caro Rino, un esempio “storicamente” forse unico, chissà..
però mi viene da riflettere che Gautama. non ha realizzato la complementarità suggerita da Luigi XIV al figlio, ha operato una scelta fra due opposte: ha rinunciato alla condizione di Principe in favore di un’umile povertà per scoprire la verità… ma qui parliamo di una cultura diversa e per giunta ancor più antica di quella trattata…
per noi “più giovani occidentali” l’auspicio di trovare, prima o poi, perlomeno un equilibrio nelle nostre dicotomie!
Grazie ancora per stimolare una riflessione a tutto tondo!
Un abbraccio riconoscente.
Stefi
Stefi: concordo, Gautama veniva da una diversa cultura storica, da un passato karmico ben differente, aveva superato la dicotomia, insomma… entriamo in un altro cammino. Felice giornata.
Era l’imperativo dei re essere umili con gli umili e grandi nell’esercizio delle proprie funzioni.
Anche in questo era il carisma di un regnante.
Un abbraccio
Chirieleison: chi ci riusciva, chi no: fra il dire e il fare c’era di mezzo il mare.
P.s.: chissà per quale remota e recondita causa non posso più commentare nel tuo blog. Un saluto.
acc… hai ragione!
L’ho reso commentabile solo agli utenti splinder perchè da qualche giorno un tizio/a spammava link assurdi a raffica su tutti i post.
Proverò a renderlo accessibile a tutti, non voglio perdere i tuoi commenti.
A presto
“piccola e umile biblioteca”, dai Rino, non fare il modesto: sarai sommerso di libri!
Un caro saluto,
Chirieleison: grazie di cuore, vengo di subito a commentare, se mi permetti. Un abbraccio.
Abbracci.
Artemisia:
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