Mi chiamo Redouane Rais.
Sono diventato corsaro per essere libero di amare.
E per esser ancor più libero mi sono fatto turco.
E turca è la mano che si è presa il mio cuore.
E sempre turca sarà la lama che armerà la mia vendetta.
Il piacevole libro che ho letto nella primavera di quest’anno porta il titolo di Cristiani di Allah, di Massimo Carlotto, edito da edizioni e/o. Ambientato ad Algeri, nel nord Africa, città cosmopolita, multietnica, commerciale, è un romanzo a sfondo storico, come storico è l’attacco di Carlo V a Tunisi nel 1535 e quello ad Algeri nel 1541, epoca in cui si svolge l’azione. Il protagonista è un cristiano rinnegato, Redouane, che ama un altro uomo, Othmane, uomo che lo tradirà con un giannizzero.
Tre giorni dopo l’arrivo dell’ultima flotta venne dato l’annuncio dell’apertura del mercato degli schiavi. La piazza di El Djenina era piena all’inverosimile di mercanti, compratori, venditori ambulanti curiosi. […] Gli schiavi erano nudi e ogni compratore aveva il diritto di avvicinarsi e accertarsi dei loro pregi e difetti.
Queste poche parole del libro ci riportano indietro nei tempi, periodo di schiavitù, di servitù, di prigionia, di quando i corsari barbareschi scorrazzavano per il Mediterraneo, saccheggiando città e prendendo uomini e donne per schiavizzarli. Gli schiavi saranno merce di scambio per molti secoli, simbolo di potere di colui che li possedeva. L’origine di molti pirati e corsari era calabrese, napoletana, sarda, ma anche spagnola, olandese, tedesca, inglese, gente alla ricerca di un bottino, gente che sfuggiva alla giustizia, impostori, debitori, ladri, gente che non aveva di che mangiare, gente a cui piaceva l’avventura. E non importava se andassero a depredare la loro stessa città natale, e non importava se lo schiavo appena catturato fosse calabrese o romano, a loro importava commerciare, e lo schiavo era merce di scambio. E l’impero ottomano li accettò, con poche regole, ma li accettò.
Lampedusa, in quei tempi, era una zona franca, una zona dove si rifugiavano per riposare e per riassettare le navi corsare. Nessuno sapeva come mai l’isola fosse da tutti ritenuta tale, sia dai cristiani sia dai musulmani, ma una volta lì, ognuno poteva rifornire i propri legni o cacciare selvaggina senza venire alle armi se incontrava il nemico. V’era una grotta dedicata dai cattolici alla Madonna, dove si mescolavano oggetti e simboli di culto delle varie religioni. Ancor di più, c’era sepolto un marabutto turco. La tolleranza e l’accettazione era da tutti praticata. A volte.
Rino, piacevolmente schiavo della lettura.







Ho visto in libreria questo libro un paio di volte, ma alla fine non l’ho comprato… sono rimasto un poco perplesso dal cd in regalo della “colonna sonora”.
Me lo consigli?
Un saluto
Rino noi amici di romanoir lo abbiamo anche recensito!
http://www.romanoir.it
un abbraccio
Ho trovato questo libro interessante come del resto il tuo post, un caro saluto,. Giulia
Alessio: il cd in regalo (?) è una raccolta di musiche d’ispirazione corsara, araba e via dicendo. Il libro è di piacevole lettura, trascorrerai un paio di ore, leggere, deliziando e svagando la mente. A presto.
Damiani: grazie dell’informazione. Ciao
Giulia: troppo gentile. Buona serata.
Mi hai fatto venire in mente Mediterraneo di Predrag Matvejevic, un piccolo saggio degno dei grandi scrittori che in passato scrivevano sui propri viaggi.
duccio
Eh si, Lampedusa è stata una nichia ecosociale per secoli, dopo che Romani, Greci, Fenici ed Arabi l’hanno utilizzata come sosta e approdo. Forse non è mai stata abitata fino al 1700 perchè non ci sono sorgenti.
Ci andavo in vacanza negli anni ‘80, quando le auto erano senza targa e con il tetto segato… e l’immigrazione non era una emergenza.
Duccio: non conosco quel testo che citi, andrò a curiosare, giacché i taccuini di viaggio mi sono sempre piaciuti. Bella Lampedusa, ci sono stato un paio di volte, tantissimi anni fa, mi piacerebbe ritornare per vedere gli eventuali cambi. Un saluto.
C’è sempre da imparare con i tuoi post e poi un consiglio di lettura fa sempre piacere. Mi hai riportato alla mente “Il mirto e la rosa” di Annie Messina per il tema non facile di amore omosessuale. Un caro saluto, Annarita
Rino sei un grande. Post sempre interessanti, concisi ma ricchi di significato.
Grazie.
… Quanta carne al fuoco!! non so da dove iniziare…
Notai questo titolo durante un fugace giro in libreria.. ma un po’ per la fretta, un po’ per lo stupore suscitato dal binomio: “titolo-autore”… non ebbi tempo di approfondire… ma il post offre tanti spunti che invitano alla lettura!
Un tema appassionante quello dei corsari, forse più tradizionalmente legato ad immagini letterarie come Sandokan o storiche come Francis Drake che da “semplice” corsaro fu nominato “sir” per i suoi servizi come Vice-Ammiraglio contro la “Invincibile Armada”, la dominante flotta spagnola!! Molto meno conosciuti, per lo meno per me, i corsari delle nostre acque…
Una storia d’amore… fra due uomini? beh che differenza fà?!! l’Amore è Amore! Ciò che rattrista è che poi il tradimento ed il dolore, sentimenti profondamente umani, sempre emergano a prescindere dal genere!
Commercio di schiavi: attività profondamente redditizia in tutte le epoche ed a tutte le latitudini… a mio avviso tema drammaticamente attuale per quanto mascherato… a significare che purtroppo dalla Storia si è imparato troppo poco e piuttosto la si ripete seppur in forme più “moderne”…
Lampedusa.. ahimè che ancora non ho avuto il piacere di visitare fra le perle della splendida Sicilia! Chissà perché, ma credo vi siano luoghi che per vari motivi, più di altri, rappresentino un “territorio neutro” per tutti, se non addirittura posti catalizzatori, in questo caso, di pace, di quiete, di recupero delle energie..o… ai giorni nostri l’approdo forse per una chance diversa…peccato sia diventata un’emergenza!
Un allettante invito ad una lettura per approfondire un po’ il periodo: mentre su terra ferma fiorivano e si sviluppava le arti, in mare, l’altra faccia della medaglia…,ci prospetta i corsari…
Stefi
(ricordando anche…”la nonna del corsaro nero” della sua fanciullezza!!:-) )
Annarita: ti confesso che non conoscevo il libro della Messina, dovrò pur rimediare, se me lo consigli. Un sempre grazie per partecipare. Buon fine settimana.
Paolo: troppo gentile, ti ringrazio, anche per leggermi, ne sono lusingato. A presto.
Stefi: interessantissimo il tuo commento, ci sarebbe da scrivere a lungo. Certo, le arti, le guerre, gli schiavi, tutti motivi di studio, ma nello stesso tempo motivi di riflessioni. E ciò che maggiormente mi fa riflettere è il binomio cultura-guerra, come se ad un maggiore sviluppo culturale, vi fosse anche un maggiore bisogno di guerre – intentendo per guerre anche periodi di crisi sociali e cose attinenti. Come se, dicevo, l’uomo avesse bisogno di epoche dure per svilupparsi anche intellettualmente, come se l’equilibrio, se di equilibrio si possa parlare, fosse il risultato delle due componenti. Mah, ci sarebbe da meditare profondamente! In ogni modo, il ‘500 fu un bel periodo.
Lampedusa la visitai anni, ma tanti anni fa, lavorando da quelle parti. Merita, è un isola che merita tutta l’attenzione del caso, perla del Mediterraneo, ricca di storia e tradizioni, nonché di leggende.
Un grande abbraccio, sincero.
Caro Rino, sì, anche a me nella vita ed anche nella Storia, ha sempre colpito osservare l’agire di uno strano binomio: quello delle antitesi che, paradossalmente, nel loro coesistere danno un impulso a…, (stavo per scrivere “progredire” ma forse è meglio mi limiti a dire, visto il ripetersi degli errori nel corso della storia…,) andare avanti, proseguire nel movimento… il movimento produce energia, e questa, produce vita…
Un forte abbraccio a te e buona domenica, aspettando tante altre occasioni per riflettere.
Stefi
Caro Rino,
duccio
dopo che mi hai fatto ricordare ‘Mediterraneo – un nuovo breviario’ di Predrag Mathvejevic, me lo sono andato a capare dalla mia piccola biblioteca. Lo lessi una 15ina di anni fa, e sfogliarlo ora è una emozione. Ecco, è questa la cosa belle dei libri che ti entrano dentro, toccarli, annusarli, ripescando ciò che hai letto e che ti ha emozionato è una emozione più grande. Una filologia del mare, come scrive Magris nella prefazione, intelligente e poetica, che tutti noi contiene, aggiungo io. Se lo trovi non perdertelo.
Dal mio nome qui sopra, invece, arrivi ad un mio raccontino, che ti segnalo con piacere.
Un salutissimo,
Stefi: certo, dai contrari nasce la vita, dalla forza, dalle energie che si scontrano… e l’amore? Mah! Un abbraccio.
Duccio: faccio tesoro del tuo commento, andrò a ricercare quel testo di cui parli. Corro a leggere del tuo racconto, corro, sono curioso. Un saluto domenicale.
Rino, un bel libro, l”ho letto anch’io questa primavera, ma rileggerlo attraverso i tuoi “occhi” è ancora più bello!
Grazie
Sandra
Sandra: a mio avviso, ogni libro da sempre un qualcosa, magari basta un particolare che ci fa riflettere per far sì che la lettura sia stata proficua. Grazie, una buona settimana a venire.
Miguel de Cervantes, che tra l’altro era stato fatto prigioniero dalla flotta musulmana, nel Quijote menziona vari “rinnegati”, quasi tutti originari dell’Italia Meridionali, persone che dopo essere state catturate in battaglia, abiuravano la religione cristiana e si convertivano all’islam. Nel capitolo 39, Cervantes cita il caso di quello che lui chiama “el Uchalì”, un rinnegato calabrese che era riuscito addirittura a diventare comandante della flotta musulmana di stanza ad Algeri. Cervantes lo chiama addirittura “Rey de Argél”
Eternauta: certo, Occhialì, famosissimo pirata, non era altri che Giovanni Dionigi che prenderà il nome di Alì, poi Occhialì, poi ancora di Ulug Alì, ed era di origine calabrese. L’unico che nella battaglia di Lepanto salvò sia se stesso che parte della sua flotta. Un saluto.
E’ un libro fuori dal comune dove Carlotto è riuscito a dare una visione “interessante” e ben articolata.
Ciao Michele
Michele: certo, un visione differente, più umana, particolare. Grazie. Un saluto serale.