C’è una parte della storia che stimola la mia attenzione, quella parte che parla dell’economia e delle monete in particolare, quella parte che è sempre stata il motore degli eventi nel trascorrere lento del tempo. Le monete, come gli uomini, hanno una nascita, uno sviluppo, un declino, hanno misfatti a loro legati, hanno leggende da raccontare.
Nella seconda metà del ‘400, con la scoperta di giacimenti di argento nelle Alpi e negli Erzgebirge (Monti metalliferi), a Schwaz, nel Tirolo, e a Schneeberg, in Sassonia, si cambiò l’aspetto della monetizzazione in quasi tutta Europa. L’abbondanza del materiale prezioso permise coniare monete più solide, più forti, più pure. Retrocedendo un po’ nel Medioevo, ricordiamo che quelle di prima erano sottili e fragili, tanto che si potevano spezzare facendo forza con le due mani, oltre ad avere una bassa percentuale di argento.
Il miglioramento, dunque, iniziò a Venezia, dove si coniò nel 1472 una moneta spessa e dura chiamata lira Tron. Si distingueva inoltre dalle anteriori perché v’era raffigurato il doge del tempo, appunto Nicolò Tron.
Pochi anni dopo, nel 1474, anche Milano ne foggiò una, leggermente più robusta di quella veneziana, recante sul rovescio il ritratto del duca Galeazzo Maria Sforza. Le due monete furono volgarmente chiamate testoni, dal ritratto delle teste dei principi governanti, e valevano 20 soldi.
Seguirono a ruota altre città italiane, Torino nel 1483, Genova nel 1492, Firenze 1535, oltre che nazioni straniere come i Paesi Bassi nel 1487, Inghilterra nel 1509, Francia nel 1513. (1)
Codesto denaro, ben accetto quasi ovunque, fu la base di un solido commercio fra gli stati europei e non, sino a quando, con la scoperta delle Nuove Terre, l’argento e l’oro spagnolo invase letteralmente il mercato monetario internazionale. La loro valuta, il real, e in particolare il real de a ocho, che aveva lo stesso peso di otto reali castigliani d’argento, istituito con una ordinanza reale del 18 novembre 1537, fu la moneta maggiormente adoperata nelle transazioni mercantili, e non solo in Europa, ma anche in Oriente, in Turchia, in Cina, in India. Si hanno notizie che a Milano arrivò nel 1551, a Firenze l’anno dopo, a Venezia nel 1585, nei Balcani nel 1530, ad Algeri si era già nel 1570, addirittura in Estonia, 1579. Prussia ricevette i primi reales nel 1590.
In sostanza, il peso o il duro, come comunemente si chiamava, era ricevuto in quasi tutto il mondo con cui la Spagna aveva contatti commerciali. Sebbene brutti a vedersi, mal coniati, rozzi, ebbero una grande diffusione, fu la moneta maggiormente scambiata per oltre due secoli, moneta che caratterizzò un esteso sviluppo economico e traffici con paesi lontani e poco noti.
Le cose cambiarono quando si introdussero monete a bassa percentuale di argento e leggermente più sottili, potendosi addirittura spezzare; i commercianti, le banche, gli stati, poco a poco, iniziarono a rifiutarla, il declino era vicino. In verità, i reales spagnoli non furono mai monete stabili come il Fiorino di Firenze o il Ducato di Venezia che contennero sempre la stessa quantità d’argento, il real, a secondo della sua provenienza – se dal Perù, o dal Messico, o da Siviglia - cambiava la percentuale effettiva di metallo prezioso. E la gente non era certo stupida.
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- 1. Carlo M. Cipolla, Conquistadores, pirati e mercatanti, ed. il Mulino, 1999, pag. 40.
- Prima foto: Lira Tron del 1572 (foto Wikipedia).
- Seconda foto: Un real de a ocho d’argento spagnolo coniato a Toledo nel 1590 (foto Fuenterrebollo).











18 agosto 2008 at 12:12 pm
Veramente molto bello e interessante… e un plauso ulteriore per la citazione del grande Cipolla!
p. s. Ma dimmi un po’… non è che ti sei montato la testa e hai deciso di scrivere un libro, magari a quattro mani?!?!?
18 agosto 2008 at 5:37 pm
Alessio: interessante davvero la storia dell’economia nel contesto dell’età moderna. Ricordiamo che secondo il buon Fernand Braudel la stessa economia era il motore delle civilizzazioni.
P.s.: certo che le notizie in internet girano velocemente. Come hai saputo che sto scrivendo un libro di storia e quattro mani? Accipicchiolina!
Buona scrittura.
19 agosto 2008 at 1:45 am
Il bello di questo blog è che la sorpresa sta sempre in agguato dietro l’angolo, pardon, intendevo dietro al post!!
)
…mio babbo era appassionato di monete ma anche di francobolli, mi spiegava che in essi si potevano leggere frammenti di Storia: personaggi, simboli, addirittura dei concetti, che denotavano l’epoca ed eventi importanti di specifici regni, stati…, purtroppo non ha avuto il dono di farmi apprezzare e poi condividere fino in fondo questa sua passione. Leggendo il post ritengo che un pò di ragione l’avesse..
Fra le due immagini mi ha colpito subito quella del “real de a ocho”, che subito subito mi sembrava avesse un qualche motivo arabeggiante. Poi, ingrandita l’immagine, mi sembra quasi di vedere, in quella di dx, un simbolo di casato speculare nella croce, il tutto racchiuso dal profilo di un fior di loto a 8 petali!… Ma forse la mia immaginazione è troppo vivida!!!
Più triste e severo il il Tron veneziano che però non mi suscita nessuna suggestione!
Certo che il real spagnolo, all’epoca, assunse più o meno il ruolo che in epoca moderna ha avuto il dollaro: la più diffusa moneta di scambio commerciale… cambiano gli imperi e cambiano le monete ma non è mai cambiato il loro ruolo!…
Comunque molto interessante e piacevole!
Stefi con tanta immaginazione!
19 agosto 2008 at 7:47 am
Stefi: immaginazione, ma non tanta, dopotutto basta osservare per interpretare certi simboli. E dietro tutta una simbologia c’è anche la realtà, la fantasia, le idee, le storie, le leggende di un popolo, di una nazione.
Il peso spagnolo era per l’epoca ciò che oggi è il dollaro, seppur in crisi, dollaro il cui nome è di origine europeo – Boemia -, proveniente, si dice, dal taller di Sankt Joachimstal, conti di Schilck e proprietari di miniere d’argento che fecero coniare il Joachimstaler, poi semplicemente detto Taller. Siamo alla fine del 1500.
Storie del passato ancora presenti.
Il fior di loto, a me sembra più un disegno di un azulejo arabo. Buona giornata piena di sole interiore.
19 agosto 2008 at 12:03 pm
Rino se non ci devi tenere aggiornati sul tuo libro!!
non vedo l’ora di leggerlo!!
un abbraccio
20 agosto 2008 at 1:24 am
… già! non mi è venuta in mente subito l’immagine di un azulejo arabo perchè di questi ne ho un ricordo più geometrico che non floreale…però propendo per l’idea che centri molto di più questo soggetto , da te suggerito, che non un fior di loto…:-)
infine non posso che esprimere anche io un augurio non di una buona, bensì di una ottima scrittura alle quattro mani che si accingono all’opera, qualquiera essa sia!
con molta simpatia e riconoscenza
Stefi
20 agosto 2008 at 7:37 am
Damiani: grazie, cercherò di tenerVi informati sullo sviluppo del libro a quattro mani, per il momento siamo solo all’inizio, anzi, agli accordi preliminari, direi
. Un caro saluto.
Stefi: ricordiamo che la Spagna veniva da secoli di dominazione araba, dominazione che lascerà impronte indelebili nell’arte, nella ceramica, nella storia, nella geografia, nell’agricoltura. In ogni caso, il tuo commento mi sta portando ad indagare su certi particolari del peso, sul disegno, sulla coniatura, e cose del genere.
Grazie per il sincero augurio. Un simpatico abbraccio.
20 agosto 2008 at 6:22 pm
Intendiamoci… ho sentito solo delle voci: io non ne so nulla.
21 agosto 2008 at 7:30 am
Alessio:
26 agosto 2008 at 1:26 am
…già l’amore??.. anche questo in una dicotomia perenne: da un lato l’amore per la cultura e le arti e, contemporaneamente, le guerre (antitesi dell’amore) di conquista o consolidamento…. come giustamente tu ricordi.. ma mi pare che di ciò si possa trovare alquanto anche nel post successivo a questo: “Lettera di Luigi XIV al figlio”… (ma meglio, anche se qui non ci starebbe male, fare commento ad hoc). Comunque non posso che compartire la tua risposta all’eterno quesito: “mah!!”
una serena e gioiosa buona giornata.
Stefi
26 agosto 2008 at 7:27 am
Stefi: dubbi di amletica memoria! Una felice giornata.
29 settembre 2008 at 6:20 pm
buon giorno, sono piero ottusi,scenografo. scrivo anche.
il romanzo al quale sto lavorando che potrebbe anche diventare secondo le mie intenzioni, spettacolo teatrale, tratta del viaggio di comici della commedia dell’arte in partenza dalla toscana alla volta di parigi attorno al 1550 /1580.
potrebbe aiutarmi a capire quale sia stato il denaro corrente in quel periodo, il formato, il valore, il materiale di conio e soprattutto la diversità tra diverse regioni (toscana, liguria, provenza, bretagna, parigi.)
se avrà tempo e voglia e tempo di aiutarmi le garantisco sin d’ora che verrà sicuramente reso noto il suo impegno.
cordiali saluti.
29 settembre 2008 at 6:33 pm
Piero: benvenuto e grazie per scrivermi. La prego di scrivermi una mail affinché possa io capire esattamente ciò che le interessa, giacché il tema monetario è vasto e spesso variava da città a città, da regione a regione. Lo stesso Dürer, durante un suo viaggio in Italia, ammetteva di aver cambio decide di volte valuta, per cui… è un ampio tema. Cercherò, nei miei limiti, di essere disponibile. A presto.
25 novembre 2009 at 9:52 pm
Mentre leggevo, mi sono rivista da bambina che cercavo monete da ogni provenienza ne andavo orgogliosa, in particolare di un dollaro d’argento e di due pezzi da cinquecento lire sempre in argento.
Scrisse Epicuro: la felicità è equilibrio di piacere e dolore, e che può arrivare solo dopo un periodo più o meno lungo di attesa.
Tiziana.
25 novembre 2009 at 10:02 pm
Tizy: anch’io facevo collezione di monete da piccolo, poi, fra un trasloco e un altro, le ho perse, così come anche quella dei francobolli. Un abbraccio serale.
10 ottobre 2010 at 12:17 am
[...] magari qualche mercante sarebbe stato disposto a pagarlo. Venne il suo turno, estrasse uno dei pezzi da otto che aveva guadagnato quella mattina e chiese al cassiere di restituirgli, il medaglione della [...]
10 ottobre 2010 at 1:49 am
Complimenti per l’ottima ricerca e grazie per l’inconsapevole aiuto che mi ha dato… anch’io sto scrivendo qualcosa e avevo proprio bisogno di conoscere la situazione monetaria della Spagna della metà del 1500.
Auguri per il vostro libro.
Gabriele.
5 giugno 2011 at 9:42 am
[...] di oro e argento dirette verso la Spagna, verso il porto di Siviglia (>>qua e >>qua e >>qua), oro protetto in quei famosi bauli a tre chiavi di cui abbiamo già detto (>>qua). Veracruz [...]