Abbiamo già scritto del Rinascimento, adesso soffermiamo brevemente il nostro ricordo su tre dei tanti personaggi che hanno contribuito al suo sviluppo in Italia:
Niccolò Machiavelli (1469-1527) fu uno dei grandi della fine del XV inizi del XVI secolo, sostenitore di uno stato moderno liberato da premesse religiose. Scrittore, storico, uomo politico e filosofo, deve la sua fortuna al libro il Principe – scritto nel 1513, ma pubblicato solo nel 1523 -, dove il nostro parla del ruolo del governate svincolato da ogni nozione etica e teologica. Fu proprio grazie ai vari incarichi diplomatici ricoperti che poté tracciare il profilo del principe ideale, che delineava con queste parole: […] è necessario a uno principe, volendosi mantenere, imparare a potere essere non buono, e usarlo e non l’usare secondo la necessità.
Di lui ricordiamo inoltre anche la Mandragola (1518), una commedia, Dialogo intorno alla nostra lingua (1515), De re militari (1519-1520), le famose Istorie fiorentine (1520-26) e tante altre opere.
Lorenzo de’ Medici (1449-1492), poeta, mecenate, Signore di Firenze, banchiere, era anche un raffinato umanista. Fu figura principale di quell’epoca di sviluppo culturale, figura attorno alla quale si riunivano, fra i tanti studiosi e artisti, Botticelli, Pollaiolo, Michelangelo, Marsilio Ficino, Giovanni Pico della Mirandola. Firenze sarà, per lungo tempo, polo del Rinascimento italiano. Riuscì altresì a dare all’Italia, tramite un’abile diplomazia, un periodo di pace, sebbene interrotto da brevi guerre a carattere locale. Il Magnifico è ricordato anche per essere stato un buon scrittore, oltre che prolifico.
Antonio Benci (1431 ca.-1498), meglio conosciuto come il Pollaiolo (il padre commerciava polli), era un noto scultore, orafo, incisore e pittore italiano che, insieme al fratello Paolo, conduceva una famosa bottega d’arte a Firenze. Di lui ricordiamo il bronzo Ercole e Anteo (1475 ca.) – nella figura qui accanto -, il Martirio di san Sebastiano, in cui si interessa dello studio dei movimenti delle forme umane, e la prima incisione rinascimentale eseguita in Italia, la Battaglia dei dieci ignudi (1470).
Dunque, tre figure chiavi che vale la pena approfondire e che riportano la nostra attenzione a un periodo ricco di innovazioni, di scoperte, in un periodo che vide Colombo scoprire Nuove Terre e venire alla luce la Bibbia di Gutenberg.
Rino, solleticando lo studio.







Sicurament eil mio preferito rimane Lorenzo De’ Medici!
arrivare al tuo blog e’ come ripassare piacevolmente un libro di storia , e piace anche a chi come me ,la striia a scuola non e’ mai piaciuta
ciao
grazie del tuo blog
Rita
Damiani: chissà perché il Magnifico piace un po’ a tutti! Buona serata.
Rita: benvenuta, grazie per le tue parole. Spero rileggerti presto. Un caro saluto.
un rapido passaggio per un caro saluto ed un breve commento.
I tre personaggi ricoprono ruoli differenti e, senza sminuire nessuno, penso che il Magnifico sia quello che più abbia avuto l’opportunità di incidere, con un maggior raggio d’azione e di competenze, sulla Storia dell’epoca, lasciando ai posteri un’immagine assolutamente positiva e priva di macchia…poi magari i lati d’ombra o i cadaveri nel cassetto li avrà avuti anche lui, chissà??
Comunque sicuramente è il più conosciuto a livello scolastico… poi anche i suoi ritratti tramandano una figura al di sopra della media per l’epoca.
Rifletto invece come l’aggettivo “machiavellico” sia sovente usato con un’accezione negativa, facendo un torto – a mio avviso – all’autore di un interessante testo come “Il Principe”!..
Stefi
Stefi: Lorenzo il Magnifico fu un personaggio grazie il quale il Rinascimento italiano a Firenze ebbe grande sviluppo. Certo anche di lui si hanno notizie poco positive, per esempio, quando la stampa entrò in Italia, tramite tipografi tedeschi venuti da Magonza, fu uno di coloro che, in un certo qual modo, ritardò l’apertura di tipografie a Firenze, mentre, in un secondo tempo, addirittura si fece pubblicare suoi scritti. La banca dei Medici durante la sua vita ebbe un certo decadimento, responsabilità? Qualcuna, anche se in quell’epoca iniziava una certa crisi economica. Indubbiamente riuscì, tramite alleanze, a mantenere la pace in Italia per un lungo periodo di tempo, con i pro e i contro che ne derivarono… insomma, accettiamolo così com’era, dopotutto ha fatto tanto per Firenze, e non solo.
Machiavelli, più che un buon scrittore, mi sembra essere stato un buon ambasciatore, con pochi peli sulla lingua, direi.
Grazie. Una buona domenica. Un abbraccio.
…torno brevemente su Machiavelli completando il mio pensiero in merito. Non mi riferivo alle sue capacità letterarie.
L’aver formulato un trattato teorico su come dovrebbe essere un governante, sicuramente come ben tu annoti nel post, è stato favorito della sua attività di ambasciatore. A mio avviso ciò è stato probabilmente anche il frutto di una personale propensione all’osservazione ed all’analisi della Storia (non solo quella che stava vivendo in prima persona, ma forse anche di quella passata). E’ questo che mi ha colpito.
Comunque il fatto che sia stato un ambasciatore con pochi peli sulla lingua me lo rende ancor più simpatico!
Mi rendo conto che c’è molto, troppo da approfondire e non solo sul Machiavelli… ed il tempo non rende giustizia!
Grazie ancora a te augurandoti buona domenica.
Stefi
Stefi: indubbiamente, per studiare un personaggio, in codesto caso il buon Machiavelli, bisogna analizzare il contesto storico nel quale visse, il suo entourage, la sua formazione, oltre a tanti altri particolari. Machiavelli fu ambasciatore in Francia, presso la Santa Sede, in Germania, Machiavelli viaggiò; Machiavelli fu colpito dal modo di governare di Cesare Borgia, duro e deciso… insomma, esperienze che lo formeranno e daranno vita alle sue opere. Una buona domenica, da una Pistoia nuovolosa.
Subentro nella discusisone e vi chiedo: siete propensi ad appoggiare la tesi più accreditata su Machiavelli, che lo vuole propugnatore del tipo di assolutismo di cui parla nel Prinicipe, o la tesi romantica che lo vuole il primo a denunciare le “nefandezze” e il cinismo del potere, attraverso un sottile e ambiguo gioco letterario?
Io rimango sempre molto indeciso, ho come la sensazione che tra le tante fuorvianti (ma affascinati) analisi storiografiche ottocentesche questa possa avere un fondo di verità.
Un saluto
Alessio: chissà, forse ognuno di noi lo vede da un diverso punto di vista, a secondo del bagaglio culturale e tipo di mentalità che ha. Personalmente, come te, resto dubbioso, dopotutto mi è già difficile capirlo. A presto vederci.
Non so se molti artisti del Rinascimento avrebbero potuto esprimersi al meglio se non ci fosse stato Lorenzo de’ Medici.
Gli aspetti negativi della sua vita a questo punto passano in secondo piano e la sua opera di mecenatismo è senza dubbio il motivo dominante per cui è passato alla Storia.
Chirieleison: senza dubbio, che ne sarebbe stato del giovane Michelangelo voluto a casa di Lorenzo se questi non avesse alimentato l’ispirazione dello scultore? Ahimè… avremmo avuto la Pietà, il Mosè e le altri grandiose sue opere? Buona giornata.
Ed invece recentemente ho sentito un interessante giudizio negativo sul Machiavelli da parte del magistrato Roberto Scarpinato che nel libro “Il ritorno del Principe” lo indica come un pensatore che ha avuto effetti negativi sull’etica politica del nostro paese.
Se vuoi puoi sentire l’intervista qui:
http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/mostra_evento.cfm?Q_EV_ID=256242
Artemisia: grazie del link, andrò ad ascoltare. In ogni caso si è detto e si è scritto tanto di Machiavelli. Da parte mia lascio giudicare gli altri, non l’ho studiato con profondità, eppoi, sono passati 500 anni, sono passate diverse epoche storiche, sono passate mentalità, cambiando il modo di vedere e vivere la vita, è difficile giudicare con gli occhi di oggi. Buona settimana.
[...] altra è l’ultima parte di quegli splendidi e decisivi anni che daranno vita all’Umanesimo, al Rinascimento, alla stampa con i torchi e via [...]
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la documentazione sul personaggio è poco approfondita
Simone: ti ringrazio per aver commentato. Desideravo solo aggiungere che in un blog, affinché la gente ti segua e ti legga, non è conveniente scrivere più di 300-400 parole: l’essenzialità serve solo a dare un’infarinatura, tocca poi al lettore approfondire nei libri o nei siti specializzati l’argomento che interessa.
Buona serata.
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