Tempo fa, ebbi l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere con un ricercatore storico, uno di quelli veri, uno di quelli che trascorre il tempo ad assaporare documenti e libri d’epoca col fine di conoscere la realtà del passato. Parlando del più e del meno si giunse a trattare un delicato tema, il Revisionismo. Concordammo che parlare di Revisionismo storico è parlare dell’evoluzione del pensiero, della metamorfosi delle idee, variabili che influiscono sul modo di percepire i fatti.
Revisionismo, così come io lo vedo, è quel processo che rivaluta determinati accadimenti, li ristudia, li rielabora alla luce di nuove testimonianze, alla luce di un nuovo flusso di idee, alla luce anche di una nuova matrice politica. Ciò che ieri era giusto, adesso è inesatto e, sicuramente, ciò che oggi lo si definisce certo, veritiero e definitivo, sicuramente fra qualche anno sarà obsoleto, criticato e svalutato.
Accadde, e tutti lo sanno, con l’illuminismo che cercava di storicizzare gli eventi sotto un punto di vista razionale, accade oggi, già da qualche decennio, con quella scuola di pensiero che deriva dagli annali francesi – Ecole des Annales -, che desidera vedere la storia come un insieme di storia della sociologia, dell’economia, della psicologia, della mentalità, dei comportamenti, e via discorrendo, visionando e includendo caratteristiche che prima venivano escluse. (Nella foto a lato, Marc Bloch, uno dei due fondatori della Scuola delle Annales, l’altro è Lucien Febvre.) Poi, alcuni revisionisti moderni sono arrivati al negazionismo, a contestare certi fatti, pur ampiamente documentati, ma questo già non è revisionismo e tutt’altra cosa.
Personalmente, mi piace prendere a prestito le parole del grande storico Emmanuel Le Roy Ladurie quando dice: ” (…) gli storici raccontano gli avvenimenti veri che hanno l’uomo per attore. La storia è un romanzo vero (…)”.
Per finire, desidero sottolineare solo paio di considerazioni: la prima, ognuno di noi interpreta la storia secondo il suo bagaglio culturale, bagaglio colmo di idee politiche, di esperienze di vita, di specifiche letture, di certe influenze di pensiero; la seconda considerazione, che dovrebbe scaturire dalla prima, è quella che bisognerebbe essere aperti a qualunque revisionismo giusto, idoneo, necessario, onesto, veritiero, coscienzioso, insomma così come l’uomo cambia, progredisce, si sviluppa, così anche la storia, non essendo una materia immobile, deve per forza di cose cambiare.
In fin de conti, la storia è conoscenza, chi conosce possiede, chi possiede ha in mano la vita.
Rino, revisionando.
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caro rino sono gli “ismi” che mi fanno abbastanza orrore.
nella operazione del “rivedere” c’è saggezza. il tempo consente uno sguardo più largo e una “mappa mentale” più adatta a vedere i grigi oltre che il contrasto fra bianco e nero.
quando il “rivedere diventa revisionismo ecco che una ideologia si aggiunge ad altra ideologia e l’ideologia – incontrollata con criteri di razionalità e di onesto sapere – è spesso “falsa coscienza”
grazie per la tua riflessione
ho una cosa da scriverti. ma abbi pazienza: di questi tempi vivo in una casa/orto/giardino con adsl a tempo, dai costi troppo eleveti per le mie tasche
ho l’appunto, tuttavia: tornerò
ciao
amalteo rivedente !?!
La questione del revisionismo è assai complessa e molto contrastata e fai benissimo a distinguerlo dal negazionismo.
Credo che il revisionismo sia un elemento imprescindibile per una corretta analisi della storia, sia che porti elementi di verità oppure no.
Sai come la penso sulla (in)volontaria influenza dell’ambiente esterno e finanche delle esperienze individuali dell’esistenza nell’elaborazione storiografica… come disse Gaetano De Sanctis: “Vita magistra historiae”.
Pensando al revisionismo “controverso” (non a quello giustamente celebratissimo degli annales, né a quello di critica all’Illuminismo di stampo relativista, che tu hai giustamente citati e neppure a quello, recentissimo, sulla rivoluzione scientifica) vengono subito in mente il fenomeno del nazismo (e di tutto il periodo della seconda guerra mondiale) e quello del risorgimento italiano (almeno nel nostro paese). Nel primo caso è innegabile che la storia, scritta dai vincitori, è una storia “emotiva” e poco scientifica; anche nel secondo c’è un fondo di verità, in particolare nella critica alla eccessiva retorica romantica dei protagonisti e degli avvenimenti prodotta dagli storici post-unitari.
La storia è una montagna, diceva Carr… basti pensare alle due grandi biografie di Federico II: quella di Kantorowicz e quella di Abulafia, così diverse da presentarci praticamente due distinte personalità. Chi ha ragione? Probabilmente nessuno dei due, perché in molti casi (se non sempre) ci è negata la verità, mentre è solo possibile avvicinarsene.
Concludo col mio motto preferito in storiografia, “Sapere aude”, con il quale si distinguevano i bollandisti nella lotta intellettuale contro i Gesuiti, in nome della verità storica contro i falsi dogmi.
Un saluto e perdona la lunghezza del commento
Amalteo: spesso il ritrovamento di un documento, o l’accesso a tutta una serie di testimonianze, mette lo storico di fronte a nuove evidenze – evidenze certamente da controllare, da verificare, – allora la storia, quella parte di storia deve aggiornarsi. E il lavoro deve essere fatto con somma attenzione e cognizione di causa, evitando che personali concetti e idee entrino in gioco. Grazie. Aspetto curioso, impaziente e felice il tuo scritto. Buona vacanza nell’orto-giardino.
Alessio: indubbiamente, negazionismo è tutt’altra cosa – mi viene in mente quando qualcuno negò l’evidenza dei campi di sterminio ebrei, mah!
Diceva Marc Bloch – di cui parlerò nel prossimo post -: I fatti storici sono, per essenza, fatti psicologici che trovano, di norma, i loro antecedenti. La realtà si presenta ai nostri occhi in una quantità infinita di linee, linee che vanno verso un solo punto. Da qua la difficoltà di decidere qual’è la migliore, la giusta, quella corretta. E lo storico, nel suo intimo, spesso soffre.
Grazie per il tuo apprezzato commento. A presto vederci.
sicuramente la Storia non si può buttare in freezer e congelare come fosse una scatola di bastoncini Findus, e credo, come giustamente ci ricordi, che ognuno si pone rispetto ad essa in un’ottica che nasce dal proprio bagaglio.
Giusto quindi rivederla, ma prestando una grande attenzione proprio per evitare di partorire mostri come quelli del negazionismo.
un accaldato saluto, Riccardo
Riccardo: sì, ma è pur vero che un atteggiamento di totale rifiuto ad una rilettura più obbiettiva del periodo della seconda guerra mondiale e di tutta la storia contemporanea, e anche non contemporanea, rappresenta un “mostro” difficile da abbattere. Sapere aude!
Mi riferisco, ad esempio, alla vergognosa censura a “Pasque di sangue” in nome di una malintesa difesa nei confronti dell’antisemitismo.
Ecco il più terribile dei mostri: la censura. Per questo è meglio qualunque tipo di revisionismo, anche di negazionismo, rispetto a tabù intellettuali e censori. Il negazionismo, a mio avviso, va confutato e non rifiutato.
Ricordo un magistrale intervento, che sostanzialmente ricalca questa posizione, di Hobsbawm che certo non può essere definito uno storico negazionista.
Un saluto (grazie a Rino per lo spazio)
Riccardo: indubbiamente, la storia è viva, per tal motivo bisogna spesso e volentieri rivisitarla, per vedere come sta e se ha bisogno di qualcosa. Accade però che c’è gente che desidera analizzarla sotto punti di vista che giovano certi interessi, be’, allora quella non è revisione, è ben altra cosa. Grazie sempre. Buona settimana.
Alessio: concordo quando dici che è meglio qualunque tipo di revisionismo, anche di negazionismo, rispetto a tabù intellettuali e censori., quanto meno si stimola certi altri storici a rivedere e confutare tesi, per quanto assurde possano essere. Gli scambi intellettuali, le aperture di mente, le dovute revisioni aiutano a capire meglio le diverse questioni e, se possibile, spronano a un confronto che potrebbe portare buoni risultati. Dopotutto, la vita nasce da una scintilla. A presto vederci.
Caro Rino, in effetti un conto e’ intendere il revisionismo come un guardare un periodo storico con meno emotivita’ e con piu’ elementi dati dal fatto che e’ passato piu’ tempo. Un conto e’ “negare” che ci sia stata differenza tra chi combatteva da una parte e chi dall’altra, tra partigiani e repubblichini (tanto per esser chiari).
Il revisionismo come l’hai spiegato tu mi sembra sacrosanto.
“c’è gente che desidera rivederla sotto punti di vista che giovano certi interessi”: hai ragione. Ho questa sensazione quando leggo interventi di “revisionisti” del risorgimento, per esempio quando criticano la figura (che come dicevo prima è stata avvolta in un’aura retorica ormai obsoleta) di Garibaldi che rimane, con tutti i suoi difetti, un eroe del XIX secolo. Certo l’unità d’Italia senza inglesi non ci sarebbe stata, certo Garibaldi non era un santo sceso in terra, ma l’eccessiva critica mi pare piuttosto forzata. Non so cosa tu pensi al riguardo… Rimane comunque molto interessante poterla confutare… chissà magari in futuro qualche post si potrebbe fare al riguardo…
Diciamo che a me pare un revisionismo in parte giustificato e in parte ideologico (fisiologico al momento politico del nostro paese, che si tratti della questione meridionale-filo borbonica o di quella settentrionale-filo leghista)
A te la palla
Artemisia: se ti riferisci ad una differenza “morale” non sono affatto d’accordo.
p.s. per completezza al #8 aggiungo anche lo sfruttamento dei Savoia nei confronti del meridione e il supposto degrado del sud, successivo solo (secondo questo revisionismo) all’unità d’Italia.
Artemisia: come diceva Alessio nel suo primo intervento, parlare di revisionismo è difficile e complesso. In ogni modo, ripeto le parole del buon Bloch: I fatti storici sono, per essenza, fatti psicologici che trovano, di norma, i loro antecedenti., e il revisionismo, a mio parere, non fa eccezione. Buona serata.
Alessio: palla calda!
Da ignorante quale sono, mi domando, perché alcuni negano o criticano il Risorgimento con i suoi eroi? il tutto fa parte della nostra storia, e non c’è dubbio che Garibaldi abbia commesso errori e che i Savoia abbiano approfittato dello sviluppo di certe situazioni, ecc. ecc. Chi è senza peccati scagli la prima pietra, diceva Qualcuno. Che si debbano rivedere i fatti del passato alla luce di nuovi documenti, di nuove testimonianze e con un maggiore distacco e rigore storico, è certamente doveroso. Per alcuni Luigi XIV fu un grande del suo tempo, per altri solo un re alla mercé del destino. E poi, concordando con te, la storia si comprende, non si giudica! A presto.
Se con “revisionismo” si intende la continua ricerca e il sistematico approfondimento che può portare a nuove scoperte storiche, è un conto e mi sta benissimo, perchè la storia è anche questo.
Se invece con “revisionismo” si intende una specie di piede di porco per far propaganda politica nel tentativo di inventarsi antenati presentabili (come cerca di fare Alemanno) o di sostenere che durante la Resistenza erano tutti uguali (fascisti e partigiani, occupatori tedeschi e anglo-americani)…beh, allora non mi sta più bene.
Luciano: benvenuto. Capisco il tuo ringhio, però, in codesto post, parlo di storici veri, storici che trascorrono il loro prezioso tempo alla ricerca di nuovi documenti, di nuove testimonianze, gente come Bloch, Braudel, Febvre e tantissimi altri, anche contemporanei. La gente – e parlo in generale – di cui tu dici non posso definirli storici, iniziando dal fatto che non hanno coscienza, memoria storica. Grazie del tuo intervento. Una buona serata.
Caro Rino, ecco il punto. Dipende da quale livello di astrazione si parte. Anche io, come tu sostieni, parlo dal punto di vista prettamente storiografico, non dal punto di vista morale né politico.
Forse da qui che parte l’incomprensione (mia) con le opinioni di Artemisia e Luciano.
Ecco perché il revisionismo deve essere sempre bene accetto quando non è ideologico ma fondato su documenti e teorie storiografiche attendibili. Parimenti, chi confuta le teorie revisioniste, deve attenersi alla stessa visione distaccata e non ideologica.
Quando si sostiene che è sbagliato considerare “durante la Resistenza, fascisti e partigiani, occupatori tedeschi e anglo-americani, tutti uguali” compie un analisi morale o politica, ma non storica. E di questo avviso era proprio il Bloch che tu citi, vittima di un campo di concentramento nel 1944.
Scusa se ti “riempio” di commenti. Vorrei precisare il commento #9 perché potrebbe sembrare una contraddizione (ho scritto di fretta).
Volevo dire che non sono d’accordo sul giudizio “morale” all’interno del contesto storiografico, non in assoluto. Mi è venuta male le frase, ritenevo erroneamente che fosse implicito il contesto, visto che il tuo blog è un blog di storia.
Un saluto
Alessio: io cerco – dico cerco – di vedere la storia con occhi distaccati, senza pregiudizi e cose simili, ora, alcune volte riesco, altre meno. In ogni modo, la lucidità di Bloch, ucciso dai tedeschi in piena 2^ guerra mondiale, proprio mentre stava scrivendo Apologia della storia, mi sembra palese. Chiaramente anche lui aveva un certo concetto degli invasori della sua Francia, però, nei suoi scritti, ultimi scritti, lo menziona raramente, anzi credo che non ne parla affatto (dimmi se ricordo male).
Dunque, ciò che personalmente intendo come revisionismo storico è quella capacità di rivisitare il passato alla luce di nuovi documenti, nuove testimonianze, nuovi quadri, revisionare per approfondire e dare alla luce una storia quanto possibile più storia dei fatti, vera. Ricordo, e mi ripeto citando Bloch, che i fatti storici sono fatti psicologi, dunque fatti soggetti alla nostra psicologia, psicologia che varia, cambia, muta, si trasforma.
Interessante tutto questo. Grazie per stimolarmi.
molto interessente e stimolante questo post e tutti i commenti successivi, che tenterebbero anche me di cambiare rotta..ma cerco, con non poca fatica, di mantenere il timone su quello che mi sembra essere il cuore del discorso. Se poi sbaglio, accetto di buon grado di dover “invertire rotta”..
: trovo istintivamente qualcosa di molto sensato nella citazione di Bloch: “I fatti storici sono, per essenza, fatti psicologici che trovano, di norma, i loro antecedenti.” ma qui si apre un’ulteriore voragine di riflessioni, quindi non vi tedio più, attendendo pazientemente il prossimo post…
Mi ricollego, per associazione di idee, al commento di Rino al precedente post (Roma, lo Stato pontificio l’usura) rispetto al fatto di (cercare di) comprendere la Storia e non giudicarla.
Già questa affermazione mi aveva fatto riflettere un pò sulla soggettività di CHI cerca di decifrare la Storia e di come e quanto questa influisca sulla sua esposizione ai posteri della Storia stessa.
Ora questo post mi fornisce qualche elemento in più che mi porterebbe a dire, e spero di aver colto correttamente il senso, che CHI vuole leggere la Storia per capirla e non per giudicarla, oltre che ad un atteggiamento quanto meno possibilmente influenzato dalla propria personale vicenda umana, dovrebbe tenere in considerazione oltre che i documenti disponibili (peraltro sempre soggettivi come dimostra la citazione di Alessio sulle due differenti se non addirittura antagoniste biografie di Federico II.. post 2) anche di altri fattori di contesto, e Rino sottolinea, fra gli altri, l’aspetto psicologico umano che, per sua natura si modifica (per l’esperienza, per l’età…) cambia muta si trasforma…
E qui mi verrebbe da chiedere: ma per provare a capire la Storia si dovrebbe provare a capire cosa, durante gli avvenimenti si è, o non, modificato nella psiche di Alessandro Magno, di Giulio Cesare, di Napoleone o Mussolini o Hitler o piuttosto cosa si è trasformato nella nostra psiche moderna che ci porta a re-interpretare le loro azioni?
Calandomi, impropriamente, nei panni di uno storico propenderei per la prima, ma quanto poi la seconda ipotesi non sarebbe un elemento soggettivamente di disturbo?
Concordo, nella mia profondissima ignoranza, che si dovrebbe tenere conto di tutto ciò e forse, alla luce di nuovi documenti, testimonianze (ricordandoci della loro “soggettività”) anche provare a “rileggere” (forse questo termine è meno inquietante che “revisionare”?ma la sostanza è la stessa) la Storia e tutto ciò forse ci porterebbe ad avvicinarci un poco di più alla realtà dei fatti.. ma purtroppo mai alla verità come dice Alessio…
Forse dirò qualcosa di molto banale, e me ne scuso, ma della Storia, alla fine ne possediamo solo dei fotogrammi che proviamo a decifrare né più né meno come per i quadri che Rino sempre ci invita a scrutare nei dettagli più particolari, poi le motivazioni e le emozioni dell’autore del quadro così come quelle dei grandi condottieri, imperatori, ecc. che hanno fatto la Storia, a mio avviso si possono solo cercare di intuire… ma questo rende ancora più interessante, appassionante l’investigazione.
In realtà è come la ricostruzione di un Puzzle che, a parità di pezzi e a perfezione di incastri, come risultato finale potrebbe dare molteplici e differenti immagini, tutte coerenti e plausibili…
Mah, temo di essere stata prolissa senza riuscire ad esprimere la sostanza, ma qui concludo e con ciò vi grazio
Stefi elucubrante.
Hai fatto una distinzione molto vera. Oggi noi italiani sembiamo ancora non maturi per guardare in faccia il nostro passato al di là delle ideologie. Certo è che certi steccati ci sono e bisogna riconoscerli, non si può confondere tutti in un tutto senza contestualizzare, Ciao. Giulia
Stefi: lodevole il tuo intervento, davvero.
Parto dalla soggettività dei ricercatori storici. Generalmente dovrebbero essere al di sopra delle parti, quanto meno quelli seri, coloro a cui non importa essere da un bando o dall’altro, non hanno nulla da guadagnare, i veri storici. Per esempio, Marc Bloch, un grandissimo di cui stiamo parlando, fu ucciso dai tedeschi nella seconda guerra mondiale, vide invasione della sua Francia, eppure analizzò i fatti con un certo distacco, non con critica, non giudicando: allo storico non interessa rimproverare o disapprovare un accadimento, a lui interessa raccontare come sono andati gli eventi. Ora, certamente la psicologia dell’uomo influenza un qualcosa, anche senza volerlo, come i pensieri hanno un enorme potere anche se non sono vociferati.
Capire la Storia, è capire l’uomo, le sue evoluzioni, il suo comportamento in una determinata circostanza, i perché del suo agire, ma, ripeto, senza giudicarlo. La storia, diceva Ladurie, è un romanzo da leggere, il cui attore principale è l’uomo, aggiungo, con le sue debolezze, i suoi problemi, le sue passioni… ed è il più bel romanzo da leggere… da leggere.
Dici bene che di una parte della storia possediamo solo fotogrammi, appunto quello è il compito dello storico, unire i diversi fotogrammi per fare un film, unire le diverse parti di un puzzle per completarlo – anche se non verrà mai finito – congiungere senza intervenire con le sue idee. Se poi vi riesca o meno, be’, il futuro dirà.
Grazie ancora. Un abbraccio.
Giulia: la mancanza di coscienza storia, di memoria storica è un grosso problema per un popolo, una civiltà che desidera andare avanti civilmente e gli italiani, mi sembra, spero sbagliarmi, ne hanno poca. Grazie di cuore. A presto.
Argomento spaventevole e di difficile maneggiabilità.
Bisognerebbe rifletterci continuamente quando siamo di fronte a una pagina di storia, di manuale, biografia…
Sopratutto da studenti, universitari e non.
grazie di averna parlato Rino!
Rino, Stefi: io tenderei ad un passo ulteriore. Riprendo un paio di passi da cluni miei sritti sulla storiografia (che forse potrebbero contribuire alla discussione):
Sulla questione del giudicare il passato:
“Secoli di storiografia hanno focalizzato la propria attenzione sul rapporto tra presente e passato. “Capire il presente alla luce del passato”: frase giusta e veritiera; ma non sufficiente. La missione dello storico, e dell’uomo innanzitutto, deve essere quella di comprendere l’alterità, la diversità, le differenze che il passato presenta, e riconoscerle come tali, rinunciando a fuorvianti analogie col presente. Perché è indispensabile, proprio per le molteplici esperienze del nostro quotidiano, abituarsi all’”altro”, riconoscere e rispettare le culture lontane e aliene; per comprendere, non per tollerare.”
Sull’interpretazione storiografica soggettiva, inevitabilmente presente:
“Scrivere di Storia, infatti, ha significato anzitutto scrivere del passato con gli occhi del presente: molto spesso le opere di storiografia dicono più del proprio autore e della relativa epoca, di quanto riescano a dire sui fatti oggetto di analisi.”
[...]
“Si può quindi concludere, senza timore di esser smentiti, che l’opera storica può più facilmente consentire al lettore di comprendere il pensiero e la mentalità dell’epoca in cui la stessa è stata scritta, di quanto possa fare nei riguardi dell’epoca sulla quale l’opera è stata scritta. Non è forse vero che La storia delle Crociate di Michaud dice più sull’uomo romantico che su quello medievale? ”
Ho letto in un commento di Chirieeleison in questo blog di critica all’impostazione storiografica di cui stiamo discutendo che dice più o meno così: “Non giudicare per non essere giudicato?” (la risposta implicita è ovviamente negativa per la scrivente).
Non credo affatto che siano questi i termini del discorso. La frase per me corretta è: “non giudicare se vuoi capire”. A me personalmente poco importa di essere giudicato, non è il mio l’atteggiamento ipocrita di chi non vuole esprimere giudizi perché si ritiene vulnerabile a sua volta.
Insomma poco vale in storiografia la massima evangelica: “Chi non ha peccati scagli la prima pietra”. In storiografia è più appropriata la frase: “Chi vuole capire non scagli pietra”
… e come ho scritto nel primo passo oggi più che mai dobbiamo sforzarci a comprendere l’alterità anche se ci sembra lontanissima dal nostro formato culturale. Non è una possibilità, è una vera necessità. O la comprendiamo o ci scontreremo con lei con effetti devastanti.
Un saluto dal sempre più prolisso
Alessio
Damiani: sicuramente, bisognerebbe riflettere e ancor di più bisognerebbe avere una coscienza storica, una memoria che ci possa far capire chi siamo, da dove veniamo, perché siamo qua a questo punto della storia. E i francesi, per citare un popolo, un nazione, sono un paio di passi davanti a noi. Grazie di cuore.
Alessio: interessanti, le opinioni si stanno facendo interessanti.
Bene, apporto il mio granello di sabbia di oasi africana. Indubbio il fatto che lo storico, ma anche noi gente normale, di tutti i giorni, non debba giudicare, né paragonare il passato al presente, né presentare una data civiltà superiore a un’altra. Concordo pienamente con te quando dici che non dobbiamo tollerare le altrui culture con cui possiamo venire a contatto, non importa dove se nella nostra propria terra o altrove, bensì dobbiamo comprenderle, capirle, studiarle, dopotutto ogni sapere è utile per migliorare la nostra esistenza, per fare un passo avanti e cercare di non andare indietro come il gambero – lui avrà le sue buone ragioni!
Ovviamente non è facile capire il passato con gli occhi del presente, ciò che ieri era norma e modus vivendi oggi può sembrare barbarico, rozzo, fuori dal comune, ed è qui lo sbaglio di alcuni di coloro che scrivono di storia – ritorniamo al precedente punto -, quello di giudicare il passato, isolarlo da un contesto generale, da quel continuum che è la storia. E la storia è un essere vivo, un essere, seppur ancora giovane, che cammina, che ha bisogno di essere alimentato e si alimenta tramite la ricerca, l’indagine, l’analisi, si alimenta tramite l’osservazione, quell’osservazione che, a volte, bisogna fare da lontano, con attenzione, con cura, con distacco, sennonché si cade in uno studio di parte. E se talvolta bisogna revisionare determinati aspetti di un’epoca o certi argomenti, ben venga tale revisione, purché seria, precisa, doverosa.
In questo momento sto leggendo un bel libro del grande Fernand Braudel, dove parla del lungo XVI secolo alla luce dell’espansione economia, quei duecento anni che sono stati influenzati dal XIII e XIV secolo e che influenzeranno i secoli successivi. Ecco, il suo discorso non è mai di parte, non è di critica, non giudica, semplicemente analizza i fatti, li scompone, li assembla, ce li porge in un piatto condito e preparato sapientemente: lo storico Braudel è Storico.
Ci sarebbe tanto da scrivere. Mi fermo. Grazie a te e buona serata.
Per Alessio: sì, il mio (e penso anche quello di Luciano) è proprio un giudizio “morale e politico”. Il giudizio storiografico lo lascio a voi che siete più esperti di me.
[...] amico di Marc, era uno storico belga vissuto fra gli anni 1862 e 1935, contemporaneo del francese Marc Bloch (1866-1944). Pirenne fu un grande studioso dell’età medievale, dando all’economia il ruolo [...]
Ciao Rino, sono stata un pò assente,ma ti ho letto ad ogni tua pubblicazione.
Oggi, con un ragazzo marocchino ( risiede in Italia dall’età di tre anni ed ha notevoli strumenti culturali,ma grandi difficoltà relazionali con la famiglia che profondamente radicata in una cultura che ancora appartiene a loro) ho utilizzato una parte di ciò che hai scritto per far comprendere quanto sia importante conoscere la storia del proprio paese e quella del paese dove si vive. In effetti, la tua conclusione, mi ha aiutata molto, le tue parole,
“l’uomo cambia, progredisce, si sviluppa, così anche la storia, non essendo una materia immobile, deve per forza di cose cambiare.
In fin de conti, la storia è conoscenza, chi conosce possiede, chi possiede ha in mano la vita.”
sono state capaci di aprire una comunicazione profonda su temi importanti e profondi che hanno mosso i suoi stati di ansia ed angoscia così, insieme siamo andati avanti nella lettura dei tuoi post.
Un abbraccio di cuore, con sincero affetto, Tiziana.
Tizy: non sai la felicità che sento nel leggere le tue parole. Le parole hanno un enorme potere, così come i pensieri, per tal motivo è importante il modo di comunicare di ciascuno di noi, cercando di non ferire nessuno, aiutando coloro che lo chiedono e lo desiderano, sempre e quando noi siamo pronti a farlo.
Dici della storia, chi non conosce le proprie radici, come può cocoscere la propria vita? la storia è nel nostro DNA, non possiamo cambiarla, solo comprenderla e accettarla, possiamo intervenire nel presente per migliorarla e migliorarci come persone… giacché la storia è storia dell’essere umano. Un grande abbraccio e grazie ancora.
Ho riletto (cosa che mi piace fare, quando una discussione sta arrivando al termine) il dibattito. Come sempre accade sul blog di Rino, il livello degli interventi è alto, i commentatori si confrontano con opinioni motivate educate sensate garbate. E Rino dirige il traffico da par suo.
Che bella persona
Luciano: codeste parole dette da te acquistano un particolare valore, perché so da dove provengono.
Ed è questa l’Italia che va avanti, quella che accetta e confronta idee, quella che sa ascoltare, ma sa anche dire la sua opinione con enfasi, senza insultare, quella che è educata e piena di sani principi. Ed esiste!
Un grande grazie e un carissimo saluto.
Beh… io attendo impaziente la prossima disputa, il prossimo duello tra nobiluomini; abitro, e vigile, il nostro Rino.
Aspetto soltanto il guanto di sfida
Alessio: fammi solo pensare un argomento che possa suscitare curiosità e argomentazioni, sebbene qualunque possa essere utile per scambiare opinioni.
[...] premessa, presento un prezioso libro di Fernand Braudel, storico francese che partecipò alle Annales, vissuto dal 1902 al 1985, e docente, fra i tanti incarichi, al Collège de France e all’Ecole [...]
[...] – Marc Bloch, Henri Pirenne e la Storia [...]
[...] raccontata ai posteri. – Le false notizie della storia. – Marc Bloch, Henri Pirenne e la storia. – Storia e revisionismo storico. – Sul concetto di storia moderna. – L’insegnamento della storia nella scuola di [...]
[...] raccontata ai posteri. – Le false notizie della storia. – Marc Bloch, Henri Pirenne e la storia. – Storia e revisionismo storico. – Sul concetto di storia moderna. – L’insegnamento della storia nella scuola di oggi. – La storia [...]
[...] Marc Bloch, storico di cui abbiamo già parlato, che ha partecipato alla Prima guerra mondiale e alla quale di [...]