La Guerra dei sette anni, che alcuni storici dicono essere stata la Prima guerra mondiale, giacché si combatté sia in Europa, sia nelle colonie americane, sia in India, e in cui parteciparono vari stati, fu una sanguinosa e tremenda guerra, dove morte e devastazione fecero da padroni.
Nel 1760, prima che gli alleati austro-russi si muovessero per attaccare Federico II di Prussia, questi anticipa le loro mosse ed entra in Sassonia col proposito di attaccare Dresda. La città resiste, è dura da conquistare, cosicché Federico il Grande la mette a ferro e fuoco e ordina il bombardamento, il primo bombardamento nella storia che la città subisce. Violento, spaventoso, feroce: aggettivi che non riescono del tutto a identificare la caratteristica dell’evento. Per capire il risultato di quel micidiale cannoneggiamento ecco un’immagine, un quadro del grande pittore Bernardo Bellotto (1721-1780), nipote per parte di madre del famoso Canaletto, dipinto intorno al 1770: sembra quasi la Dresda del 1945, della Seconda guerra mondiale.
L’artista raffigura in modo magistrale una piazza, in mezzo i resti della chiesa di Santa Croce, oramai crollata sotto le bombe di Federico II, il centro storico distrutto, rovinato, completamente cancellato. La sua stessa casa, situata nel sobborgo di Pirna, viene distrutta in quel triste luglio, stimando le perdite in 50.000 talleri, fra oggetti d’arredamento, opere d’arte e lastre d’incisioni.
Alla fine Dresda non cede, l’imperatore sarà costretto a indietreggiare, l’invasione della Sassonia dovrà essere rimandata.
Rino, nelle immagini della storia moderna.
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Povera Dresda! E non doveva finire lì, purtroppo.
Alla fine della seconda guerra mondiale (o dovremmo dire terza?
) fu rasa al suolo dagli Inglesi e dagli Americani, senza nessun motivo strategico, visto che la Germania era già in ginocchio; fecero strage di civili e, quei macellai, utilizzarono bombe al fosforo e armi che oggi loro stessi definirebbero “di distruzione di massa”.
La storia dell’uomo è una terribile sequela di massacri.
Un saluto
Alessio: strana storia quella di Dresda, città martoriata da tutti! Poi, la distruzione del 1945 fu davvero senza senso, forse un capriccio di coloro i quali si dicevano portare democrazia e libertà. A presto vederci.
sembra che alcune città siano destinate ad attrarre la follia del genere umano.
Quadro molto bello!
un buon fine settimana
un’ottimo modo per riflettere sulle prospettive della storia passata…
Riccardo: grazie. A mio avviso, anche le città, come gli uomini, hanno un destino, un destino da compiere, magari l’uomo si differenzia per il libero arbitrio che lo aiuterebbe a scegliere. Buona domenica.
Damiani: grazie. Sino a quando l’uomo non acquista coscienza storica, sarà costretto a ripetere gli stessi errori. Buona serata e buon fine settimana.
Ricordo quando passavo da Dresda in epoca fine-DDR, quando lo Zwinger era volutamente destinato a portare i segni dei bombardamenti alleati. Ti dirò che quella città, all’epoca, mi ha fatto molta paura, parecchi dei sui abitanti erano allora profondamente razzisti ed io sembravo ai loro occhi un tipico polacco, solo la targa della mia auto mi ha salvato da una buona dose di calci e pugni.
Eternauta: beh!, ricordi che fanno parte di passati tempi storici, quelli della caduta del muro di Berlino e l’unione delle due Germanie. Grazie. Buona serata.
[...] vari paesaggi del 1700. Di lui abbiamo studiato precedentemente il bel dipinto dedicato a Dresda dopo il bombardamento del 1760 ad opera di Federico [...]
[...] Federico II di Prussia (1712-1786) si sentiva accerchiato dall’alleanza Francia-Austria-Russia, e invase, senza preavviso, la Sassonia. Era l’inizio della Guerra dei sette anni. Grande stratega e buon sovrano, riuscì a creare un forte ed efficiente esercito. [...]
Il tuo post, Gaspare Amato, non può non richiamare alla memoria il triste destino della città e dell’intera nazione tedesca nel secondo conflitto mondiale. Ed invero anche il triste destino di dei principi di Etica e di Morale dell’intera cultura occidentale, ridotti come le macerie di Germania o di Hiroshima, alla fine della guerra.
Nel caso che hai raccontato, Dresda resiste e non cede. Purtroppo, il suo destino, poco meno di un paio di secoli più tardi, non sarà più lo stesso.
E quelle macerie che sono state dipinte dal Bellotto non sono altro che un’anticipazione del panorama di distruzione che si è potuto “ammirare” (contemplare, forse è un pò più appropriato, se alla parola contemplazione elimini ogni connotato di gioiosità e lasci solo l’attività di elaborazione del pensiero) nella civile Europa (e nel mondo, in senso più ampio) nel 1945.
Se vuoi – scusa intanto l’intrusione nel tuo blog, entro per la prima volta, e non vorrei sembrare invadente, ma ho trovato stimolante quello che hai scritto – passa sul blog della repubblica indipendente, ovviamente se ti va. Proprio ieri ho messo qualche riflessione su questi aspetti (quelli che ho messo sopra), messi a modo mio (non di storico).
[...] il Nord Europa, la parte settentrionale dell’Italia ne risentirà in un certo qual modo. Poi la Guerra dei Sette anni, fra il 1756 e il 1763 con le mire espansionistiche di Federico II di Prussia. La situazione [...]