An nescis longas regibus esse manus?
Non sai che i re hanno le mani lunghe? (Ovidio)
Ci sono personaggi che hanno influenzato il corso della storia, sia del proprio paese sia della stessa Europa, personaggi di forte carattere, risoluti, decisi a tutto pur di far grande la loro esistenza.
Uno di questi è Federico II di Prussia (1712-1786), nato a Berlino e morto a Sans Souci, Potsdam.
Era figlio di Federico Guglielmo I di Prussia, il Re Sergente, e di Sofia Dorotea di Hannover. La famiglia reale aveva avuto ben quattordici figli, di cui dieci sopravvissero; lui era secondogenito dopo la sorella Guglielmina.
Federico II, contemporaneo di Maria Teresa d’Austria (1717-1780), di Caterina di Russia (1729-1796), qualche anno più giovane di lui, di Luigi XV (1710-1774), visse durante l’epoca illuministica, epoca di grandi trasformazioni, epoca che vedrà anche, ma non solo, la Rivoluzione Francese come protagonista.
Di lui mi piace tratteggiare una parte del suo carattere, duro, bellicoso, forte, assolutista. Combatté sedici grandi battaglie, ne vinse tredici, un record ancora oggi insuperato: da lì nasce il nome di Grande.
Bisogna che un regno sia forte, continuava a dire, perché la forza è il solo argomento che si può impiegare con questi cani di re e imperatori. Cosicché fece del suo esercito la sua casa, un esercito forte, robusto, imbattibile, sempre pronto a combattere, equipaggiato con le migliori armi e le migliori divise.
Disprezzava l’essere umano, lo considerava poco capace di reagire, ipocrita, falso. Disse una volta al suo ministro degli Esteri: Quel che mi stupisce è che il mondo non diventa più saggio. Anche dopo che si è visto quel che valgono le garanzie scritte, la gente si fa ancora fregare dai trattati: gli uomini sono tutti stupidi. Lo stesso Voltaire, con il quale Federico era costantemente in contatto, ricevette una volta una lettera dove si diceva: Gli uomini non sono fatti per la verità; per me sono un branco di cervi nel parco di un grande nobile, che non serve a nient’altro se non a riprodursi e popolare il parco.
Eppure non era un disprezzo di classe, egli non faceva distinguo fra un re, un principe, un nobile o il semplice popolo, per lui era una massa uniforme, omogenea, monotona.
Sposato con Elisabetta Cristina di Brunswick, non ebbe figli e morì solo, solo come un cane, animale che lui amava e che vezzeggiava più di ogni altra cosa, specialmente il levriero.
Queste poche righe per accennare a un personaggio che fece grande la Prussia, che diede le basi alla futura Germania, a quella Germania che darà l’avvio alle due guerre mondiali.
Rino, nella Prussia che non esiste.









da un po’ di tempo penso SCANDALOSAMENTE che ci vorrebbe uno di quei sovrani illuminati per il nostro paese
marina, sottovoce
Severo e austero, fu anche un ottimo musicista.
Maneggiava con la stessa perizia la sciabola e il flauto traverso
Un saluto
Marina: chissà! forse una Elisabetta I d’Inghilterra, o una Maria Teresa d’Austria o, addirittura, una Caterina la Grande di Russia… troppo? Mah! Buona serata estiva.
Alessio: credo che una sua marcia si suoni ancora nell’esercito tedesco, correggimi se sbaglio. A presto vederci.
efficace ritratto al tratteggio
sei bravissimo.
strano sentire da marina quel pensiero sottovoce
comunque oggi non è più possibile.
per fortuna i vincoli esterni sono più forti delle personalità al potere
amalteo, dall’orto/giardino
La storia del passato si è tinta di sfondi luminosi quando alla guida c’era un Grande. Se ci fosse un ritorno alla monarchia in Italia, cosa accadrebbe? Avremmo la fortuna di essere governati da un probo o da un dittatore disonesto? Avremmo un’economia migliore o… ? Tutto sta nelle persone che vanno al potere, beati coloro che hanno vissuto al tempo in cui c’erano quei governanti che pensavano al loro amato popolo, senza riempirsi le loro tasche! Federico II disprezzava l’ipocrisia umana e creò uno stato forte, guereggiando… purtroppo (si conquistavano i territori solo con le armi, un po’ come ancora adesso, là dove non esiste il dialogo).
E’ bello riflettere su argomenti storici che finiscono nel dimenticatoio: grazie Rino!
Amalteo: tratteggiare per poi unire! Buon lavoro nel paradisiaco orto-giardino. Un caro saluto.
Annamaria: mah, chissà cosa accadrebbe! Diceva qualcuno che la storia non si fa né con i se né con i ma, però, ti confesso, talvolta la mia fantasia vola, immaginado… beh! futuri impossibili.
Ritornando al nostro Federico, che in un certo qual modo potremmo chiamare padre della futura grande Prussia, fu un uomo che non aveva mezzi termini: attaccava militarmente in inverno, quando solitamente ci si riposava dai rigori del maltempo; rompeva facilmente i trattati, definiti da lui semplici pezzi di carta; si occupava di tutti i dettagli sia del suo esercito che del suo regno con una dedizione davvero unica; eppure, nello stesso tempo amava la musica, le arti, la letteratura, i cani. Sovrano illuminato, ma piuttosto duro. Buona giornata.
[...] 1760, prima che gli alleati austro-russi si muovessero per attaccare Federico II di Prussia, questi anticipa le loro mosse ed entra in Sassonia col proposito di attaccare Dresda. La città [...]
Il mondo non è diventato più saggio neanche adesso. Povero Federico! Se lo sapesse!
Artemisia: purtroppo è vero, sembra che l’uomo non apprenda dal passato storico, ricadendo quasi sempre negli stessi errori. Buona domenica.
Personaggio singolare che ha detto tante verità sulla verità, non a caso in collegamento con Voltaire.
Ubaldo: uomo duro, deciso, forte di carattere, forse, azzarderei dire, fino a farsi male se stesso. In ogni modo preparò la Prussia per un futuro da protagonista, certo, nel bene come nel male. Grazie. Buona giornata.