Florentinis ingeniis nil arduum est.
Nulla è difficile per gl’ingegni fiorentini.
(Parole del tipografo Bernardo Cennini, nella sottoscrizione del Servio del 1471, primo libro stampato a Firenze.)
A volte ci si immagina il passato come un qualcosa di misterioso, povero, primitivo, in special modo quel passato che non si conosce visualmente e di cui si hanno prevalentemente notizie di guerre, di lotte, di sangue. Eppure, l’epoca che tratta questo articolo era un’epoca in cui ci si rendeva conto dell’importanza d’imparare, del rilievo della ricerca, del valore di palesare i propri sentimenti, dell’accrescere il proprio spirito.
Mercanti e banchieri, signori e benestanti sovvenzionavano le arti e nello stesso tempo collezionavano dipinti, liuti, incisioni, testi tradotti dal greco e dal latino e tanti altri oggetti che si considerava di poter vendere o scambiare facilmente e che, in tal modo, dava prestigio, dava classe, dava un distinguo. Si investiva in cultura, nel sapere, nell’educare la gente al bello. I commercianti italiani e stranieri venuti a Firenze, finite le loro vendite, preferivano, dunque, essere pagati con tele e oggetti di valore, giacché erano di facile trasporto e meno visibili che una borsa piena di denaro, di monete d’oro, di fiorini d’argento: si sa, ai ladri la cultura piaceva e piace ben poco!
La città respirava un clima nuovo, un clima di cambio, un clima che lo storico francese Jules Michelet nel 1855 chiamerà Rinascimento, quel Rinascimento nato e sviluppatosi grazie a grandi uomini, letterati, pittori, politici, insomma, grazie agli uomini.
Indubbiamente non tutto era rosa, non tutto era facile. Le patrie galere detenevano ladri, ladruncoli, malfattori, gente poco raccomandabile, condannata o ancora sotto processo. Le peripatetiche girovagavano per la città, talvolta seguivano gli eserciti che andavano a conquistare o difendere altri possedimenti. Si pensi che per racimolare qualche fiorino in più, i mariti consentivano le mogli a offrire i loro servizi, era un modo per aiutare il bilancio familiare. Si è calcolato che circa un dieci per cento dell’intera popolazione fiorentina alimentava il proprio reddito in tal modo. I disoccupati erano ben pochi, tutti avevano un’attività di cui preoccuparsi.
Durante quegli anni, la voglia di leggere, di sapere, sia da parte degli uomini che delle donne, sia da parte degli agiati che dei meno abbienti aiutò l’incremento delle stamperie, delle botteghe di stampe. Si pubblicava di tutto, dalla Bibbia a testi tradotti dal latino, da poesie a saggi, a novelle. I libri si commerciavano a decine e se dovessimo paragonare ai giorni d’oggi… beh! meglio lasciar perdere.
Erano gli anni, quelli a cavallo fra il 1400 e il 1500, in cui vengono al mondo Machiavelli, Guicciardini, Michelangelo, Raffaello, Leonardo da Vinci, per continuare con Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Lorenzo il Magnifico, Savonarola, e tanti altri, includendo banchieri, artigiani, letterati, artisti poco noti, che daranno luce e prestigio alla nostra Italia. Firenze li accoglieva, Firenze li coccolava, Firenze li dissetava!
Perché proprio Firenze?
Forse e sicuramente perché il terreno era fertile, i mecenati numerosi, la gente pronta a crescere, a staccarsi dal Medioevo, dal feudalesimo, a rinnovarsi. Erano decenni, pertanto, in cui l’uomo era al centro dell’attenzione, decenni caratterizzati dall’affermarsi di un nuovo stile di vita, decenni in cui fiorivano le arti e gli studi. Erano anche anni in cui si moltiplicavano le feste, sia sacre che profane, quelle feste in cui il semplice cittadino o contadino era il protagonista: l’uomo usciva dal suo guscio e acquistava maggior coscienza di sé stesso!
Il Rinascimento sarà, nel bene e nel male, un onore per il nostro paese.
E oggi?
Rino, ricercando il Nuovo Rinascimento.






Oggi? a mio modesto avviso siamo in un Medioevo tecnologico; ma sicuramente anche il Medioevo avrà avuto qualche aspetto positivo, mi verrebbe da dire, scusa il paragone poco letterario, come certe malattie che quando non uccidono, per lo meno immunizzano o fortificano i corpi. O forse, anche del Medioevo, ho ricordi troppo superficiali e pieni di luoghi comuni…e penso alle magnifiche cattedrali che di quell’epoca ci sono rimaste, ma anche ai roghi della Santa Inquisizione..
Purtroppo non mi pare che il terreno attuale sia molto fertile, ma ritengo valga la pena di continuare a seminare, così come fai tu, attraverso questa “scuola virtuale di vita e conoscenza” (perdonami ma non riesco a trovare una definizione forse più adeguata) che è il tuo blog, continuando ad instillare stimoli e curiosità, a fornire occasioni per risvegliarsi.
Chissà che intanto i tempi maturino e, corsi e ricorsi storici, non ci si ritrovi alle soglie di un prossimo futuro Rinascimento??
Auguriamocelo, sperando di poterlo vivere in prima persona e nel frattempo cercando di dare ognuno il proprio contributo, chi seminando, chi cercando di imparare.
Un riconoscente abbraccio.
Stefi
“La gente pronta a crescere”, questo non vedo oggi. Perché per i popoli è come per gli individui: ci vuole un impulso attivo della volontà per migliorarsi.
grazie per questa altra perla.
E poi mi piacciono le tranquille considerazioni con cui accompagni la tua lezione di storia.
grazie, marina
come sai, rino, è di moda parlare male degli italiani, della loro cultura.
“assenza di una cultura nazionale” (gramsci) è il punto di partenza di queste argomentazioni.
la realtà è più contraddittoria.
nella italianità c’è anche lo splendore economico ed artistico del rinascimento, veri anticipatori dell’illuminismo francese di secoli dopo.
la contraddizione (ammesso che lo sia) è che lo splendore si annida nel localismo.
il localismo si adatta poco alle trasformazioni della modernità ha un orizzonte più ampio.
eppure nei disegni urbani delle nostre città ci sono queste radici.
tu chiedi: e oggi?
rispondo : oggi occorre fare convivere localismo e ampiezza di orizzonti geografici.
e c’è anche la possibilità di farlo
intanto possiamo sempre sfogliare le pagine di questo periodo storico splendente
amalteo fiducioso
Stefi: si sta riconsiderando il Medioevo alla luce di una nuova corrente di pensiero, lo si sta revisionando, proponendolo sotto una veste meno dura, meno barbara. Non tutto era negativo! Per quanto riguarda oggi, sono sicuro verrà un nuovo Rinascimento; quando? Solo quando l’uomo ritornerà a conoscere se stesso e a capire che la bellezza e l’armonia esterna è un riflesso di quella interna. E i greci ce lo insegnarono. Buona serata.
Marina: hai colto nel segno, manca l’impulso, quell’impulso che dovrebbe spingere l’uomo a riscoprire il passato, le cose buone, e, nello stesso tempo, amalgamarle con quelle nuove, per, come ben dici, migliorarsi. Un abbraccio. A presto.
Amalteo: certo, localismo inteso come punto di partenza di un nuovo Rinascimento, dopotutto Firenze lo fece nel passato. Ciò che manca oggi è la voglia di curiosare, di migliorarsi, di conoscere con coscienza, è la voglia di vivere la vita alla luce della bellezza e dell’armonia. Educare, da qui si parte. Un caro saluto.
Un raro momento in cui l’aspirazione al profitto si sposava con il progresso culturale. Il Rinascimento fiorentino non era la società ideale perchè come hai ben sottolineato vi erano tanti aspetti negativi però la propensione verso la cultura, l’arte, il bello la rendeva una società destinata a far fare un balzo in avanti all’umanità.
Anche a me piacciono le tue pacate considerazioni con cui accompagni le tue lezioni.
Il Rinascimento è l’ultima epoca storica di cui può essere veramente orgoglioso un Italiano (a parte il breve periodo del Risorgimento, ma fino ad un certo punto)
per Stefi: i roghi della Santa Inquisizione sono espressione dell’età moderna e non del medioevo. Come hai scritto giustamente vi sono troppi luoghi comuni su questo complesso periodo storico.
Un saluto
Il rinascimento fu un’epoca di grande interesse culturale, di rinascita per il bello e per le arti. Questo è vero, ma secondo me non tutti ne fruivano, non dimentichiamoci che le fasce sociali erano due e la popolazione non agiata la cultura non sapeva neanche cosa fosse. Si stampavano più libri di ora, ma li leggevano solo alcune categorie di persone: non tutti sapevano leggere (l’analfabetismo era una piaga ancora agli inizi novecento). Oggi c’è la cultura di massa, ma c’è l’ignoranza per il bello. Le città sono al degrado ed il cittadino non viene educato o perlomeno stimolato ad apprezzare ciò che ci è stato tramandato da quei Grandi che hanno fatto dell’Italia la culla dell’arte (non solo Atene lo era). Manca la volontà da parte delle istituzioni di valorizzare quello che abbiamo e del quale abbiamo il sacrosanto dovere di consegnarlo ai posteri per rispetto di quegli artisti che impiegavano anni e anni per una sola opera, stando scomodi e con mezzi rudimentali dell’epoca. Gli antichi mercanti finanziavano l’Arte, ora investono in Centri commerciali: è questa la differenza.
Non sono pienamente d’accordo con l’analisi di Annamaria.
Direi che oggi si stampano ben più libri di ora, ma a parte questo… l’economia dell’epoca era assai diversa da quella di oggi e non è affatto vero che “gli antichi mercanti finanziassero l’arte”. Nel Rinascimento l’Italia era il paese trainante dell’economia mondiale e solo in minima parte investiva in “arte” (quel minimo surplus che avanzava dagli investimenti). L’Italia era ricca e per questo si permetteva anche il lusso dell’arte, ma ciò era una conseguenza non una causa.
Illuminanti i testi della Jardine (Affari di genio, Carrocci) e di Goldthwaite (Ricchezza e domanda nel mercato dell’arte in Italia dal Trecento al Seicento, Unicopli).
Ho scritto “Carrocci” invece di “Carocci”, chiedo venia.
“Direi che oggi si stampano ben più libri di ora”: ovviamente volevo scrivere “di allora”.
Oggi colleziono refusi
A parer mio, quel periodo storico non si ripeterà più qui nello Stivale.
E oggi? Oggi noi siamo sicuramente più ricchi dei nostri antenati dell’epoca, e se la cultura dominante sembra quasi imporci un modello di stupidità imperante, questo non deve distoglierci dal leggere, dall’apprendere e (seppur nel nostro piccolo) dal creare.
Concordo con Wislawa Szymborska, quando afferma che gli uomini si dannano nella moltitudine ma si salvano da soli.
@ Alessio Miglietta: Il curatore di questo bolg, docente di storia, dice che si producevano più libri nel rinascimento e non a torto, considerando che il rapporto fra la popolazione di undici milioni dell’epoca, era nettamente inferiore a quello attuale . I mercanti ed i banchieri di allora investivano una parte nell’arte, perchè amavano la vera Arte; ora le banche fanno investimenti diversi: è questa la differenza, non c’è amore per il bello che si tramanda. La mia analisi non va bene? Dov’è la risposta chiesta al quesito e… “oggi”?
Io non ho letto afffato in quest’articolo una cosa del genere. Comunque se Rino avesse scritto una cosa del genere, ritengo che sbagli. Oggi si pubblicano, anche in proporzione, molti più libri.
Non credo che Rino sia un docente di storia, ma un appassionato e bravo autore di storia.
Ribadisco che le banche NON fanno oggi investimenti sostanzialmente diversi da quelli che facevano cinquecento anni fa.
Semmai furono i committenti a “investire” in arte per accrescere il proprio prestigio. Ma come dicevo in precedenza investirono una parte estremamente esigua a questo settore.
Per quanto riguarda l’ultima parte del tuo intervento, desidero solo comunicarti che la mia non era una gara a chi scriveva l’analisi più azzeccata, ma solo un modo per imbastire un dialogo, partendo da una semplice critica.
Un saluto
Scusa questa è la tua analisi , ma la mia è molto diversa della tua. Ossequi
una tendenza alla crescita, allo sviluppo delle arti e delle scienze che ahinoi si è totalmente persa in favore della barbara ricerca della nullafacenza…che amarezza…
Artemisia: certe volte sviluppo economico e sviluppo culturale non vanno di pari passo, e lo si nota oggi, che pur avendo denaro a disposizione, si preferisce adoperarlo per altre cose; Firenze in quel tempo seppe ben scegliere in che posto stare. Buona giornata.
Eternauta: mi piace essere positivo e poter sperare in un Nuovo Rinascimento, una nuova epoca, dove cultura, amore per l’arte, buoni libri, ricerca interiore e via dicendo, riprendano il posto che hanno perso nell’evoluzione umana. A presto. Ciao.
Alessio: leggo piacevolmente lo scambio di opinione fra te e Annarita, due opinioni che aiutano a riflettere. Che aggiungere? Certo, un’epoca della quale dobbiamo essere fieri e orgogliosi, che, seppur con certi aspetti poco positivi, seppe caratterizzare una realtà storica. E di quello – certamente non solo – vive il turismo italiano oggi. A mio avviso dovremmo riprendere lo studio del Rinascimento, analizzare, conoscere, dovremmo riconsiderare che, accanto allo sviluppo economico vi dovrebbe essere anche quello culturale, quello che aiuterebbe a decidere meglio, a scegliere con coscienza, che aiuterebbe l’uomo a conoscere le vere potenzialità interne, potenzialità da sfruttare per il bene comune.
Come ben sappiamo, è difficile vedere il passato con gli occhi di oggi, magari uno storico la vede in un modo, un altro diverge, un altro ancora afferma tutto il contrario, un ennesimo nega una realtà, tutto dipende dalla nostra mentalità, dipende dai nostri studi, dalle influenze ricevute, dipende da un insieme di fattori variabili, fattori che spesso e volentieri cambiano come la moda, come bandiere al vento. Dunque che fare, che dire: personalmente, accetto la storia come romanzo, come un romanzo da leggere e rileggere, magari nelle diverse traduzioni, nelle diverse edizioni, affinché mi faccia un’idea sempre più completa. Un abbraccio.
Annamaria: grazie per i tuoi interventi, per palesare le tue opinioni. Desideravo solo sottolineare il fatto che per certi mercanti, per certi mecenati, per certi banchieri, gli oggetti, quali tele, liuti, arazzi, selle decorate, valori vari, in cui investivano erano considerati come merce di scambio, come beni che davano classe, come oggetto pubblicità, che servivano, – anche, ma non solo – a distinguersi, a evidenziarsi, a dar prestigio alla propria casata. Bisogna, però, dar loro il merito di aver scelto gli artisti giusti, con talento, con capacità, dar loro virtù, se di virtù si possa parlare, di averli aiutarli a manifestare l’idea del bello, dell’armonia, l’idea dell’arte.
Per quanto riguarda i libri, indubbiamente la produzione per l’epoca, quella fine 1400-inizi 1500, era relativamente alta rispetto ad altre città, altri paesi – azzarderei a dire anche qualitativamente, con i dovuti distinguo -, ma consideriamo che i caratteri tipografici mobili, quelli che permettevano la stampa di più esemplari di uno stesso libro, erano stati da poco inventati, per cui ancora si era allo stato iniziale, ci voleva tempo e denaro per la stampa. A tal punto che spesso, i collezionisti, i cultori, preferivano ancora il manoscritto, riccamente illustrato, riccamente decorato… più prestigioso. Un caro saluto.
Damiani: indubbiamente. Eppure anche oggi ci sono le persone colte, preparate, magari sono poche e si contano in poche decine, ma… alla fine bisogna scovarle con la lente d’ingrandimento. Ce ne dovrebbero essere molte, molte di più! Una buona mattinata radiante.
Sottoscrivo tutto quello che hai scritto, d’altronde ormai son anni che ci conosciamo e che discutiamo su questi argomenti.
Di teorie storiografiche su un unico argomento ce ne sono tante, lo sappiamo bene. Ed è bello conoscerle tutte e, magari, poi adottarne una, senza innalzare barriere nei confronti delle altre.
Quello che mi interessa comunicare (vedi anche il commento a Stefi) è che molto spesso, durante la nostra formazione, ci vengono poposte solo alcune versioni storiografiche, e spesso già superate da un pezzo, semplicemente perché inesatte.
Faccio qualche esempio:
A scuola ci hanno tramandato un Medioevo oscuro e permeato di ideologia papista e cattolica. Ci hanno insegnato che tutto era in funzione della Chiesa e che essa deteneva il monopolio della cultura e del pensiero. Oggi le teorie storiografiche più avanzate negano questa realtà, argomentando che la nostra percezione del medioevo è filtrata dalle uniche fonti scritte che abbiamo a disposizione: i manoscritti dei monaci. Ma la storia non si fa ascoltando un’unica voce. Come mia bitudine segnalo un testo: Ludo Mills, Monaci e popolo nell’Europa Medievale.
Altro esempio: l’Inquisizione, il controllo sistematico e maniacale delle coscienza, è un atto tipico dell’età moderna e non di quella medievale (vedi Guida allo studio della storia moderna, La Terza, mi sfugge l’autore)
Oppure: per quanto riguarda il Rinascimento, a scuola ci insegnano praticamente la versione di Michelet (che tu sai quanto ami). Ma questa versione è troppo ingenua. Mostrare come la ricchezza e la cultura materiale condizionino la richiesta d’arte non significa denigrare una delle massime espressioni creative della nostra civiltà, ma al contrario evidenziarne il fascino, ponendo l’arte nel suo contesto più essenziale (questo indirizzato anche ad Annarita).
Potrei continuare con altri mille esempi, ma poi rischio di annoiare…
Un caro saluto
Lo studio, evidentemente, non mi dà alla testa.
Ecco l’elenco dei refusi:
Ho scritto La Terza, ovviamente è Laterza
Il testo di Ludo Mills è edito da Einaudi
I manoscritti dei monci non sono l’unica fonte scritta del medioevo, bensì dell’alto medioevo… dall’XI secolo in avanti arriveranno le fonti comunali.
Scusa per la prolissità
Alessio: grazie, la tua prolissità apporta chiarimenti, dettagli e note, come i testi che citi, per esempio.
Come ben dici, a scuola, per continuare il tuo discorso, noi si leggeva la storia su testi del Villari, e ben sappiamo come la pensava; poi cambiai autore per confrontare, paragonare, ampliare. Ognuno di loro, mi ripeto, con una idea ben precisa, determinata dalla sua esperienza, dalla sua scelta politica, dal suo intorno: da lì usciva la storia: filtrata, di parte.
Da considerare che non sono tanti gli storici che ricercano, sbirciano, analizzano con cura: la maggior parte dei testi odierni sono copiature di altrui idee. Quando parlo di storico, parlo di colui che va all’origine, alla fonte, di colui che si prende la briga di esaminare documenti originali, lettere, quadri, testi, dettagli, curiosità, quello è uno storico, un ricercatore storico.
(Ben tu sai che il discorso è troppo lungo per un commento come questo.)
A presto. Un saluto da una Pistoia afosa.
Ci tengo a puntualizzare che il mio nome è: Annamaria.
Grazie per le precisazioni, in tutti i casi è bello argomentare sulla storia passata che ha fatto la nostra. W l’Arte!
Buona giornata a tutti.
Annamaria: grazie Annamaria, i tuoi interventi sono sempre benvenuti, anche perché aiutano ad approfondire gli argomenti. A presto. Buona giornata.
P.s.: scusami del lapsus calami, correggo subito l’errore.
per Alessio Miglietta: ti ringrazio per i tuoi commenti sul Medioevo che non fanno che confermarmi quanto sia difficile dare un’interpretazione il più oggettiva possibile di, parti, della nostra Storia.
E con questo rifletto sul fatto che o uno ha il tempo, oltre che lo stimolo, per dedicarsi quasi esclusivamente alla ricerca oppure, se trattasi di una persona che può dedicare una minima parzialità del suo tempo a questi interessi, rischia di restare per sempre vittima dei luoghi comuni e della superficialità..
Buona giornata.
Stefi
Carissima Stefi, hai toccato un punto secondo me importantissimo. Affrontare i problemi storici (e anche il resto) scevri da pregiudizi e da luoghi comuni è la strada maestra per comprendere (almeno un po’) la realtà.
E’ forse questo il modo migliore di rispondere alla domanda di Rino “E oggi?”. Oggi il principio primo della nostra società (vedi ad esempio come si comportano i mass media, che non sono altro che gli oggetti d’arte e gli incunaboli dei nostri tempi, in quanto a capacità di comunicazione) è presentare agli indvidui una realtà semplificata, stilizzata, spesso fuorviante. E chi si abitua alle cose semplicistiche, stupide, infarcite di luoghi comuni, non è poi più in grado di realizzare le opere complesse e bellissime che ci ha regalato l’uomo del Rinascimento.
Comunque sia, rimango pessimista, non credo che possa riotrnare un nuovo Rinascimento, almeno in Italia.
Un saluto
Stefi: grazie per commentare e condividere le tue opinioni: solo così cresce una società. Un caro saluto.
, nutrendo la speranza che i prossimi decenni siano di rinascita. A presto.
Alessio: concordo pienamente, solo che permettimi essere positivo
Ammiro il tuo ottimismo, lo sai.
I fieri assalti di crudel Fortuna
I fieri assalti di crudel Fortuna
scrivo, piangendo la mia verde etate,
me che ‘n si vili ed orride contrate
spendo il mio tempo senza loda alcuna.
Degno il sepolcro, se fu vil la cuna,
vo procacciando con le Muse amate,
e spero ritrovar qualche pietate
malgrado de la cieca aspra importuna;
e, col favor de le sacrate Dive,
se non col corpo, almen con l’alma sciolta,
esser in pregio a più felici rive.
Questa spoglia, dove or mi trovo involta,
forse tale alto re nel mondo vive,
che ‘n saldi marmi la terrà sepolta.
http://www.letteraturaalfemminile.it/isabellamorra.htm
Tizy: ti sono davvero riconoscente, e, a parte il fatto che sconoscevo Isabella Morra, il tuo link porta luce su un altro aspetto del Risorgimento, quello della letteratura femminile (purtroppo non è il mio forte), che sarebbe interessante studiare. Grazie ancora per il tuo benvenuto commento. Buona serata.
Grazie a te per avermi fatto scoprire cose di me…una nuova passione.
Notte, Tiziana
Colgo l’occasione della risposta di Alessio commento 23, ed in particolare de suo inciso: “(vedi ad esempio come si comportano i mass media,…)” per fare una riflessione ed una conseguente domanda che, ovviamente, sono rivolte a tutti.
La prima è che forse i mass media (TV in particolare che è quello più diffuso), nel passato qualche tentativo di diffusione di cultura forse hanno provato a farlo. Cito a memoria e quindi grossolanamente: “Pickwick”, in cui Baricco leggeva brani di libri, oppure un’altra trasmissione sull’invito all’opera, in cui Lubrano spiegava, prima della trasmissione di sintesi di opere famose, la trama, l’autore, il contesto. Per citare le prime due che ho seguito, anni fa, purtroppo sempre in orari notturni e quindi di ridotta fruizione… Però sulla “qualità”, sull’oggettività che per l’appunto si citava nei commenti, non saprei pronunciarmi. Posso solo dire che in me hanno suscitato molto interesse.
La domanda, in merito, si riferisce ad una trasmissione televisiva che cerco di non perdere (preciso che non guardo molto la TV e negli ultimi tempi resta spenta il più delle sere) e che tratta di Storia, di Arte, di Cultura e, forse indirettamente anche di Filosofia. Si tratta di “Passpartout” condotta la domenica all’ora di pranzo su Rai3 da Philip Daverio. Mi piacerebbe avere un’opinione in merito, da appassionati di Storia, ma non solo…, quali voi siete.
A me piace molto, anche se in alcune occasioni (ad es. quando tratta di arte contemporanea) non sempre riesco a coglierne i riferimenti o a condividerne gli apprezzamenti, ma spero sia anche una questione di gusti e non solo di ignoranza (la mia).
Ciò che la prima volta mi colpì, quando casualmente mi imbattei in questo programma, e mi convinse a non cambiare canale, fu quel pannello che appare alle sue spalle mentre parla dallo studio, con una frase tutta cancellata tranne che alcune parole (in francese) che, non ricordo letteralmente, ma fanno riferimento all’insinuare la curiosità, o qualcosa del genere.
Buon fine settimana a tutti.
Stefi
Stefi: purtroppo sono il meno indicato a risponderti, giacché è da oltre 10-12 anni che non ho, né guardo televisione. I miei ricordi mi portano a Quark, di Piero Angela, e a qualche altra trasmissione che non mi sovviene alla mente.
Personalmente credo che c’è sempre qualcosa di buono nei programmi culturali televisivi, specialmente quando sono fatti bene e condotti da personaggi preparati, colti, espressivi, e in Italia, per fortuna, ne abbiamo qualcuno. Basta scegliere, curiosare e magari, se un argomento interessa, approfondirlo. Oggi la tv. dà ben poco, usualmente la gente fruisce e gioisce davanti a bacco-tabacco-venere: la cultura, quella vera e profonda, interessa solo a pochi.
Parli dell’arte moderna: ti confesso, quella astratta di oggi proprio non la capisco, malauguratamente resto legato al passato, dove i sentimenti venivano espressi armonicamente tramite tecniche ben precise a cui gli artisti dedicavano anni per migliorarle.
Grazie per il tuo stimolante commento. Un abbraccio.
Città impareggiabile Firenze. Ce ne fai cogliere il gusto supremo, Rino. Ubaldo, lodando le giuste lodi di Firenze da parte di Rino. Un caro saluto
I.
Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle.
Ubaldo: grazie. A buon rendere. A presto.
Ha regione Stfi. Passepartout è il migliore prodotto televisivo degli ultimi venti anni.
Grazie Alessio per il conforto…magari imparerò poco..ma almeno sono un pò più tranquilla che non sto perdendo tempo con il solito “specchietto per allodole” televisivo..!
Un affettuoso e riconoscente saluto a tutti.
Stefi
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