Ci sono modi e modi di visitare un paese, una nazione, un luogo e uno di questi è curiosare, aprire bene gli occhi, indagare, scrutare quelle piccole sfumature che solitamente passano inosservate.
Abbiamo già scritto che le nostre città sono piene di indicazioni che ci rimandano alla storia, ai fatti, agli avvenimenti: vie dedicate a persone ed eventi più o meno famosi, piazze donate agli eroi, statue che rappresentano il volto di insigni personaggi, e tanti altri particolari che servono a ricordare.
Rifletto così che la storia lascia segni, graffi, lascia ferite, la storia si fa leggere, a volte capire, a volte sfugge, a volte si mimetizza leggenda. L’uomo allora raccoglie le gocce, i frammenti e li ricorda tramite scritte che appende alle mura delle vecchie case, in pali di ferro zincato, in chiodi arrugginiti. Sono parole ataviche e nuove, sono parole che, per essere capite, bisogna studiarle con cura e attenzione, giacché è come investigare sé stessi.
Girovagando per le città troviamo qua e là targhe, lapidi, iscrizioni che ci ricordano che Giacomo Puccini nacque in quella casa o che in questa piazza iniziò la rivoluzione napoletana di Masaniello o che in questo caffè si dilettò a scrivere Boito o che Carlo Ludovico di Borbone si fermò brevemente in questo albergo.
Alzando gli occhi – cosa che raramente facciamo – possiamo leggere episodi, spesso a noi sconosciuti, dei nostri personaggi, di coloro che hanno influenzato il passato – ma anche il presente -, possiamo leggerli in quelle poche righe, dopotutto bastano solo alcune frasi per descrivere un accadimento.
Ecco allora tre immagini, a caso, che servono semplicemente a stimolare la nostra curiosità, curiosità che dovrebbe portarci a indagare.















29 giugno 2008 at 6:04 pm
E’ vero: le targhe, come tanti altri elementi, dalla nota di un libro ad una strada, possono rappresentare lo spunto per un piacevole e istruttivo approfondimento.
Un saluto
30 giugno 2008 at 10:41 am
Alessio: ti confesso che ultimamente sono i particolari a richiamare la mia attenzione; dopotutto l’universale è fatto di particolari. Un caro saluto mattutino.
30 giugno 2008 at 12:13 pm
In effetti capita che nella stessa città dove si vive, si passa distrattamente per anni e ….un giorno ti trovi una targa in pietra che..ricorda.
Ciao Michele.
30 giugno 2008 at 5:39 pm
E’ una delle cose che attira di più i turisti più curiosi!
30 giugno 2008 at 7:14 pm
Michele: sarà forse per la fretta, per questo mondo che gira troppo in fretta, sarà forse perché non siamo invogliati, ma conoscere i nostri luoghi, le nostre città, i nostri dintorni vale veramente la pena: ci identifica, ci ubica, ci fa capire tante cose. Buona settimana.
Damiani: … e la curiosità, se ben adoperata, è cultura. Buona serata.
30 giugno 2008 at 7:35 pm
..quelle targhe che a volte fanno piangere o discutere… nel tempo.
30 giugno 2008 at 9:48 pm
Anche se a volte hanno uno stile un po’ aulico, le targhe hanno un fascino irresistibile per me. Non resisto alla curiosità di leggerle sempre anche se sono di fretta. Chissà perchè.
30 giugno 2008 at 10:11 pm
Tizy: … quelle targhe che ci portano memorie del passato. Una buona serata.
Artemisia: la curiosità, dicevo innanzi, è alla base di un buon sapere, di una buona cultura. Ed è ciò che manca ai giovani d’oggi: approfondire la curiosità. Un abbraccio.
30 giugno 2008 at 11:55 pm
Dalle mie parti, ad eccetto delle delle cittadine, non ci sono targhe ma si possono invece ammirare, all’ingresso delle case che non sono state tinteggiate negli ultimi anni, delle immagini pittoriche che rappresentano soprattutto animali della montagna o antichi mestieri. In ogni caso particolari che fanno la storia dei paesi.
Un caro saluto
Dona
1 luglio 2008 at 7:39 am
Dona: come ben dici, anche quella è storia, magari si scoprono vecchi mestieri oramai dimenticati e animali poco conosciuti. A presto. Un abbraccio.